Il luogo della notte

Notte è il luogo dove si scrivono le parole e questa voce che si sente lei viene da sé. Si insinua nelle molecole d'aria e fluttua tra i fili di polvere galleggianti nel buio della stanza. Notte è un posto che tu ci vai e dentro è notte, e fuori notte. Notte è il luogo della passione, dove vai se sei sveglio e fai le cose che davvero vuoi fare, e quelle riescono. Non ti sono riuscite tutta la mattina perché eri altrove dalla notte, e poi la notte viene, tu ci vai, e quelle cose, loro riescono naturali. Vi incontrate lì, o lì le avevi lasciate e poi ci dovevi tornare, nella notte vai e poi ritorni indietro da noi come se non fossi andato da nessuna parte. C'è quella voce nella notte che prende i fili del discorso e continua lei a fare come vuole, ti mette da parte e ti spinge in fondo e la lasci fare.
Ora è lei che controlla il corpo. La voce che urla, non bisbiglia sommessa dal suono della strada rumorosa della mattina, ormai è andata nella notte. Notte è il luogo dove la voce strilla e il corpo scrive le parole che lei strilla. E lei ci va, al buio di notte quando sei quasi per dormire e ti distacchi dal resto - il giorno dopo neanche ricordi - prende le chiavi e già è lì fuori per strada che adesso è deserta ed è una pace passeggiarci anche soltanto nel sogno che mostra i marciapiedi accarezzati dal vento in una sera di luna. Entra nelle case che non conosce e non chiede permesso, la gente che dorme e lei entra senza curarsene, facendo rumore, si cambia i vestiti mettendosi i loro, decide di fermarsi ad abitare anche lei qui in quest'altra casa con le cantine sommerse di polvere - dove ti porta che tu vuoi dormire - non si può chiudere gli occhi un secondo: semplicemente non lo si può fare. Vede i lampioni nelle strade silenziose e si lancia ad accendere quelli rotti, con i fili staccati o fulminate e vorrebbe accendere una candela con una semplice fiamma. E allora è meglio essere nel secolo Seicento, e lei incurante, la voce, ci va, non le interessa sentire ragioni: "Non si può fare" direbbe sua madre "di andare nel Seicento" dov'è che è andata e ha lasciato il bambino qua dentro - qui dici dentro il tuo corpo - che forse è meglio lasciarlo andare. Decidi che domani mattina appena sveglio vai a denunciare il ritrovamento di un bambino "Dov'è il bambino" e tu gli dici qui ce l'ho addosso, o io è che lo indosso e poi quelli "Ma dov'è che ha visto un bambino che le sta dentro?" e tu te ne dovresti addirittura tornare con un niente di fatto, senza successo di procedura di denuncia. Dovresti allora chiedere in giro ma hai perso tu un bambino? perché eccolo è qui e l'ho trovato e mi strilla di notte e mi porta ad essere persone che io non sapevo, cioè non sono mai. Mi ricordo di persone che sono stato in cui io ero proprio come... è quasi l'alba e la voce non parla più, fa rumore ma non finisce più le frasi o le parole. Non ha più bisogno di frasi o parole, in pigiama dorme accanto a te.

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Scuse non ho se io non ti ho difesa da insulti, calunnie, chiedevi un aiuto hai avuto le spalle. Anch'io ho scherzato  su te per diletto...