Piante di tutto il mondo, unitevi!

Anche le piante sono esseri opportunisti, egoisti e tendenti al dispotismo. Alcuni alberi coprono cespugli e piante più basse, non fanno loro arrivare luce e umidità, tolgono loro le risorse necessarie per vivere e crescere. È come se le schiacciassero, come gli uomini più potenti schiacciano quelli più deboli.
Se invece di farsi concorrenza spietata unissero le loro forze, le piante riuscirebbero sicuramente a sottomettere anche tutte le altre specie. Soprattutto perché sono loro i primi esseri a essere comparsi sulla Terra, poi perché sono i più numerosi e diffusi sul pianeta.
Il mondo allora sarebbe dominato da piante, che in qualche milione di anni si evolverebbero come è successo agli animali, dai pesci ai rettili ai mammiferi.
Se il mondo fosse dominato da piante, i giardini sarebbero pieni di animali tra cui anche l'uomo, animali immobili, ma ben curati. Altri sarebbero sicuramente più trascurati, pieni di animali e umani infestanti, che chiamerebbero "spontanei", "umanacci" come noi chiamiamo le erbacce, e ci sarebbero delle piante evolutissime che per lavoro farebbero i giardinieri che li zapperebbero via per rendere più bello il giardino. Il giardino somiglierebbe a una città, ma meno antropizzata, più a misura vegetale insomma. Lì verrebbero rinchiusi e ammassati animali di diverse specie, e quando qualche pianta passerebbe a visitarli si sentirebbe rinfrancata, rigenerata, in mezzo alla natura «Guarda quanto bel rosa» si sentirebbe dire da una pianta alle sue pianticelle figliolette nelle passeggiate per le montagne cosparse di carne. 
Qualche pianta avrebbe addirittura degli umani appesi al balcone per abbellire le loro case (bellissime perché a misura di pianta, senza cucine né stanze da letto ma piene di bagni e rubinetti). Gli animali verrebbero nutriti senza bisogno di spostarsi per trovare le risorse necessarie, tutti i giorni in campagne piene di animali immobili, frutto di migliaia di anni di incroci per massimizzare la loro produttività: bel vantaggio anche per loro, periodicamente messi ad accoppiarsi l'un l'altro per creare combinazioni genetiche sempre più adatte alle condizioni ambientali in cui sono piantati. Basta corteggiamenti, danze rituali, pagamenti di cene di lusso: le piante garantirebbero la riproduzione delle specie animali, anche per mantenere la giusta quantità di anidride carbonica necessaria all'esistenza delle piante, che se ne nutrono generando ossigeno attraverso la fotosintesi clorofilliana.
Alcune piante poi si batterebbero, ma di questo non sono sicuro, per salvare vite animali e quindi anche umane, quando il processo di deforestazione (che ovviamente sarebbe chiamato in altri modi che possiamo soltanto immaginare) sarà arrivato a livelli insostenibili, e avrà messo a repentaglio la sussistenza di alcuni gruppi di piante che, di quelle sterpaglie animali, avrebbe bisogno per sopravvivere e svilupparsi. Ovviamente altre piante riderebbero di una teoria tanto bizzarra e diranno «Non c'è da preoccuparsi, tanto ne crescono a miliardi anche in breve tempo» ed avranno anche ragione, perché a differenza di querce o di ulivi, certi animali e anche gli umani maturano effettivamente in tempi molto più brevi.
Non esisterebbero certo piante-fiorai, che sarebbero dei criminali, sarebbe ovviamente vietato vendere piante morte come lo è adesso vendere cadaveri; esisterebbero invece qualcosa come "umanai" che venderebbero ciò che tutte le piante femmine desiderano: organi genitali animali e anche umani di diverse forme e colori, che le piante apprezzerebbero per il loro odore che reputerebbero piacevole. Articoli che andrebbero a ruba tra le piante, che nel frattempo avrebbero sviluppato metodi di corteggiamento e accoppiamento simili a quelli dei mammiferi oggi, qualunque pianta maschio li comprerebbe, a prezzi bassi, per corteggiare le piante femmine. E anche queste ultime farebbero a gara per accaparrarsi ai matrimoni, un bel mazzo di genitali, che porta bene.
Esisterebbero poeti che per noi sarebbero oggi scandalosi tanto da essere rivoltanti e indesiderabili, tra i quali il Pascoli-pianta, che descriverebbe con termini (non botanici ma) faunistici specifici i vari genitali che compongono i giardini, gli orti, le aie, in tutti i loro particolari; e verrebbe stimato come gran poeta e sapiente per la sua capacità di descrivere e dare significato allo sbocciare dei genitali in primavera, che sarebbe l'attuale erezione maschile ma concentrata nelle stagioni più calde, quando effettivamente gli umani si spogliano e desiderano accoppiarsi con più femmine.
Penso anche a tutti i libri dove verrebbero messi a schiacciare e seccare gli animali e anche l'uomo, come adesso o fino a pochi anni fa si usava mettere foglie e fiori, per conservarli più a lungo. Effettivamente rimarrebbe di noi solo una poltiglia mista a frammenti di ossa schiacciate, che verrebbero collezionate da alcuni maniaci patiti di queste frattaglie, vendute in bancarelle nelle fiere, usate anche per cosmetici e profumi addirittura costosissimi. Gli esseri animali sarebbero ovviamente anche usati per aromatizzare pietanze (cioè bevande), realizzare pesti e sughi, solo le nonne-piante conoscerebbero le giuste quantità per realizzare le ricette secondo tradizione, e sarebbe questo il loro segreto.
Poi a un certo punto delle piante avrebbero iniziato a domandarsi «Ma questi animali e anche umani, invece di farsi guerra e mangiarsi l'un l'altro, pianificare e mettere in atto truffe e imbrogli per ricavare il massimo profitto, non farebbero meglio a unire le loro forze per realizzare un mondo più bello, più giusto?».
E una pianta che non si sarebbe vergognata a scrivere quest'assurdità, avrebbe iniziato a fantasticare un mondo in cui ciò avviene, e tutte le piante che avessero letto il suo testo avrebbero sorriso ma anche pensato che qualcosa di vero utile e sensato c'è perfino lì.

Futurism is dead!

Non è che l'oggi migliori il domani
perché il suo nome è cifra più alta,
la nostalgia è per il passato
forse fantastico, e postulabile:
il futurismo era morto sul nascere.

Oceano di parole

Mi tuffo in silenzio e mi trascinano
le forti correnti sotto l'oceano.
La mia manovra è destra o sinistra
ma non dirigo una mareggiata
verso i porti alzati sul mare.
Sono parole le gocce nel circolo
sempre ritornano e ci stordiscono.
Sempre che uno le voglia parlare.

Toni e forme miei

Sia la pioggia mi assomiglia
quando arriva a terra e cambia
sia la terra che si macchia
né trattengo un contenuto.
Quindi il corpo che io indosso
come fa anche un manichino
è la mente che si scorda
così come un mi cantino.
Dio che perdona non l'ho mai capito
ma condivido che usi prudenza
riempie l'inferno di esseri stupidi
nel paradiso va soltanto il meglio.

I vecchi

I vecchi si stupivano
amavano chi faceva l'amore con loro
piangevano ai matrimoni
facevano feste con musica
e chiunque voleva ballare
leggevano libri e scrivevano
o raccontavano storie magnifiche.
Vivevano ogni giorno
costretti alla vita reale
qualcuno ha dovuto combattere
chi la voleva mutare.

Perdersi nel tempo

Cosa importa perdersi nel tempo
se anche un giorno di festa finisce
io che ti chiamo per nome, ti cerco
nelle danze svanite col fuoco.

Croce e Anti-Croce

E che parli a fare senza ritorni
sulle dinamiche sociali? Versi
non fare se non vuoi che ti sforzi.
La delusione corregge le mire
a odiosi cannoni puntati alle vele
della mia folle immaginazione
che senza remi si mette a viaggiare.
Esiste resiste al suo itinerario
rotta è la rotta non il viaggio nostro
le tracce diventano i momenti magici
chiari e che gli altri non sanno guardare.
In alto c'è il sole dorato: mi acceca
in basso l'abisso oscuro: annego
e mi affeziono all'atmosfera,
la sua pacata decisa andatura.

Pausa

L'aria mi basta ogni giorno è diversa
non devo acquistare feticci esclusivi
saziato del poco dopo i miei sforzi
per meritarmi una piccola pausa.
D'innamorarsi
continuamente 

rinnovando
il pensiero riesce

e solleva
sintonia 

luci vitree
tintinni

Lingua di fuoco

Lingua di fuoco m'infiammi le idee
vieni dagli altri, non sei nata in me,
mi sfiori, mi sfuggi, mi lasci l'odore
se con le mani desidero prenderti
come non basta ogni parte di me
dev'essere oggetto di studio e ricerca
per darle la forma sua potenziale
e ancora mi supero quando ne dubito
tanto che sembri la Lingua del cielo
giunta a bruciare gli scarti dei corpi
così come brucia agli occhi una luce
e quello che vedo è una scheggia di monte
che resta nascosto, e io non mi basto.

Lingua che inganni a dire mi induci

Lingua che inganni a dire mi induci
d'altre esistenze di là dalla pelle
che spegne il magma che inonda il mantello
dove risiede il nucleo del mondo

Ora rinfreschi o ombra di foglie
o acque di fonti verdi di prati
ustioni del manto alle nuove venture
che figlie e madri fuor delle genti

Quelli di corte alle torri d'avorio
impadroniti di mezzi e morali
Quelli villani in questua di briciole
freno né regola tira al dovere

E veri eroi con le lapidi sporche
la guerra agli aiuti convinti dai pazzi
o nuovi numi digiuni di vita
la terra lasciata pallida e nuda.

Io di parole son fatto di frasi

Io di parole son fatto di frasi
scambiate nel corso dell'evoluzione,
più che di carne e ossa, parole
che già non ricordo, ma permanenti.

Anche per gli altri non sono nient'altro
che il ricordo di vaghi discorsi,
dei gesti del tutto involontari:
di quello che voglio rimane la base.

Tolleranza

Dovrei contentarmi del pane che cade
solo mentre cade per non sporcarlo?
D'altronde il mio posto non va disprezzato
direbbero gli altri seduti a tavola:
ho un campo di scelta in cui sarei libero
d'esercitare la mia libertà.
Si dice così?

L'area di sosta

Quale città questo qui è un deserto
ti avevo chiesto in che direzione
e non riesco ad uscire dal limbo.

Ogni occasione è motivo d'inciampo
il viaggio si attarda attorno ad un'oasi
forse la meta non area di sosta.

Titiro e Melibeo, dialogo

Titiro all'ombra del faggio radici
ti tirano a terra e ti corichi
placido e mediti dee dell'avena:
dimmi che solo non zittirai il canto,
Titiro resta nel suono dei flauti
proteggi e sorveglialo, fallo perpetuo.

Meli Melibeo vuoi che il rito
dai mani inventato, che già bambini
riuniva noi e le nostre famiglie
a quelle di tutti i villaggi rispetti
e non spezzi: l'arte non parte
se il tuo partire non è una rinuncia.

La fabula

Quel sentimento di vuoto che genera
lasciare un momento entrando in un altro
come una casa che non si è mai vista
porta a pensare che voltare pagina
sia la metafora propria di un libro
con titolo e autore, rilegatura
a filo refe per farlo durare,
e la sua lettura se non è distratta
saprebbe portarci la ricostruzione
dei nessi reali di causa e di effetto
da cui si ricava ciò che ci manca.
Io per lavoro ad esempio farei
colla economica della brossura
tra due o più istanti, 
l'addetto che lega tra loro i secondi.
L'intreccio confonde: le strade vuote
sono più dritte di quelle in cui vivo.

L'intreccio

Il fato è incolpato soltanto
considerando il proprio passato
e quello degli altri, si scopre 
siamo uguali o equivalenti
infatti per caso i nostri passati
sono diversi ma chi se ne importa,
conta trovarci allo stesso momento
di questo intreccio dei fili di trama.

Il mondo che esiste

Vanno a raccogliere l'oro caduto
come spazzini della savana
nel loro crudo di morso accanito
al grido scorbutico del dominante
Ma le radiose mattine evidenti
aprono nuovi insperati sentori
come di un mondo di là dalle storie
sempre sentite e dai nuovi finali

Piante di tutto il mondo, unitevi!

Anche le piante sono esseri opportunisti, egoisti e tendenti al dispotismo. Alcuni alberi coprono cespugli e piante più basse, non fanno lor...