Mutevoli, fumose,
figure senza contorni precisi che le distinguano nettamente dallo sfondo, che
può essere visto attraverso di esse.
Ci si può
addirittura passare attraverso, senza accorgersi di farlo; e scoprire così che
sono diverse da come si vedono da terra.
Vediamo
chiaramente qualcosa che, se poi ti avvicini, ti accorgi che non c’è, perché
non ha un vero e proprio corpo.
Le nuvole,
noi e tutto quanto, abbiamo molto in comune: nessuna cosa è solo se stessa. In
ognuna si intravede ogni altra; ogni cosa proviene da – ed è destinata a
trasformarsi in – tutte le altre cose.
La prima
poesia è Vedo che mi vedi, in cui prendono parola i versi scritti, per
salutare e avvertire il lettore che loro (i versi) si accorgono di essere letti
in quel preciso momento. Tra le parole della poesia e il lettore si interpone
il confine della pagina di carta, che i versi strapperebbero per unire i due
mondi e rendere possibile anche l’impossibile.
Io di parole vedo che mi vedi
ti vedo fra le voci
che vengono stanotte
e si sdraiano scritte
sulle righe del foglio
dove tu invece corri lontano.
Stanotte strappo il foglio
che ci separa
e ti vengo a cercare
vediamo se Poesia
è cosa reale
come corridoi
per mondi allargati.
La seconda
poesia letta oggi sarà Vorrei essere un giorno normale. Negli esseri
viventi, il paesaggio si è incarnato. Il paesaggio è il nostro passato, ma
dentro di esso possiamo vedere anche il nostro futuro: somiglia a un giorno
qualsiasi. Non c’è da averne troppa paura. Dovremmo anzi, imparare una nuova
lingua per decifrare i messaggi della Natura, degli eventi atmosferici, per
comunicare con chi nel presente non è con noi.
Nella terza poesia di oggi, Un prodigio, chiedo al sole e al giorno intero di rallentare. Anche per voi, non ringraziatemi, così abbiamo tutti più tempo e siamo un po’ più felici. Ma, da lontano, quasi ormai sulla linea d’orizzonte, il sole che neanche mi ascolta, mi fa segno di fare in fretta e di seguirlo perché lì davanti ha visto qualcosa di incredibile, che devo correre a vedere.
Il momento
migliore per fare Poesia è poco prima e poco dopo che si dorme, quando siamo
meno coscienti e vigili; viene quando non la cerchiamo, e se la cerchiamo lei
non si fa trovare. Così nella mitologia greca, Psiche non poteva guardare il
volto di Eros; Orfeo quello di Euridice.
Avevo voglia di risolvere il mistero: la Poesia nasce dentro di noi oppure è già
all’esterno, nel mondo stesso? Ma non si può risolvere. Bisogna ammettere che
le persone possono conoscere pochissimo della realtà. La Poesia.
Ma come Psiche accendo candele,
La poesia
che chiude la mia silloge e il reading di oggi è Una mania. Credo che
sia una delle più importanti perché incoraggia ogni sognatore a perseguire i
suoi obiettivi anche quando sembrano impossibili.
Quello che
rende bello vivere è lavorare per realizzare la propria ambizione, per quanto appaia
irrealizzabile e addirittura futile agli occhi degli altri.
Una mania
“Le poesie presentate dal poeta Mario Mottolese, dimostrano una notevole abilità nel cogliere l'essenza della vita rurale, tratteggiando immagini vivide e suggestive con un linguaggio ricco e sapiente, e con l’uso di un linguaggio efficace nonché l’utilizzo di metafore evocative. L'autore dimostra una padronanza espressiva notevole, utilizzando un linguaggio ricco e raffinato, riuscendo dunque a rendere la sua voce riconoscibile per originalità” (Milo De Angelis, motivazione premio Europa in Versi 2024).
