Mario Mottolese, Nuvole, Leonida Edizioni, 2024 - Reading 18.10.2024 (Bergamo)

 

Mario Mottolese, Straniamento domestico, 2024

Mutevoli, fumose, figure senza contorni precisi che le distinguano nettamente dallo sfondo, che può essere visto attraverso di esse.
Ci si può addirittura passare attraverso, senza accorgersi di farlo; e scoprire così che sono diverse da come si vedono da terra.
Vediamo chiaramente qualcosa che, se poi ti avvicini, ti accorgi che non c’è, perché non ha un vero e proprio corpo.
Le nuvole, noi e tutto quanto, abbiamo molto in comune: nessuna cosa è solo se stessa. In ognuna si intravede ogni altra; ogni cosa proviene da – ed è destinata a trasformarsi in – tutte le altre cose.


*   *   *   *   *   *


La prima poesia è
Vedo che mi vedi, in cui prendono parola i versi scritti, per salutare e avvertire il lettore che loro (i versi) si accorgono di essere letti in quel preciso momento. Tra le parole della poesia e il lettore si interpone il confine della pagina di carta, che i versi strapperebbero per unire i due mondi e rendere possibile anche l’impossibile.

 Vedo che mi vedi

Io di parole vedo che mi vedi
ti vedo fra le voci
che vengono stanotte
e si sdraiano scritte
sulle righe del foglio
dove tu invece corri lontano.
Stanotte strappo il foglio
che ci separa
e ti vengo a cercare
vediamo se Poesia
è cosa reale
come corridoi
per mondi allargati.

La seconda poesia letta oggi sarà Vorrei essere un giorno normale. Negli esseri viventi, il paesaggio si è incarnato. Il paesaggio è il nostro passato, ma dentro di esso possiamo vedere anche il nostro futuro: somiglia a un giorno qualsiasi. Non c’è da averne troppa paura. Dovremmo anzi, imparare una nuova lingua per decifrare i messaggi della Natura, degli eventi atmosferici, per comunicare con chi nel presente non è con noi.

Vorrei essere un giorno normale

Vorrei essere un giorno normale
di quelli a cui nessuno fa caso
o un soffio di vento che ti accarezza
e dove si poggia l'ala di un falco,
vorrei essere un effimero lampo
il rosso di un singolo tramonto
ed un'ombra che assume i colori
della campagna che vi si riposa,
una nuvola in passaggio
verso la dissoluzione
o vorrei essere un rumore
che non sai da dove viene
tu ti giri, anche gli animali
ma non vedete niente. Vorrei
mi si credesse in cima ai monti
dove taluno traode la voce
non essere diverso da ciò
a cui non si fa caso, uguale
a quello che in vita non sono stato
e come in incanto comunicarti
con delle parole fatte di segni
che se mi cerchi dovrai decifrare.

Nella terza poesia di oggi, Un prodigio, chiedo al sole e al giorno intero di rallentare. Anche per voi, non ringraziatemi, così abbiamo tutti più tempo e siamo un po’ più felici. Ma, da lontano, quasi ormai sulla linea d’orizzonte, il sole che neanche mi ascolta, mi fa segno di fare in fretta e di seguirlo perché lì davanti ha visto qualcosa di incredibile, che devo correre a vedere.

 Un prodigio

Il giorno non degna di uno sguardo
si volta annoiato ad ogni bisogno
e io qui a sbracciarmi per richiamarlo
e dirgli fermati un pochettino
mi serve un aiuto torna indietro
sei troppo lontano troppo veloce
non vuoi rallentare e venire da me?
Non mi sente neanche più
dice a gesti di seguirlo
di affrettarmi non fermarmi
come se lì vedesse un prodigio
che io non ho ancora visto. 

Il momento migliore per fare Poesia è poco prima e poco dopo che si dorme, quando siamo meno coscienti e vigili; viene quando non la cerchiamo, e se la cerchiamo lei non si fa trovare. Così nella mitologia greca, Psiche non poteva guardare il volto di Eros; Orfeo quello di Euridice.
Avevo voglia di risolvere il mistero: la Poesia nasce dentro di noi oppure è già all’esterno, nel mondo stesso? Ma non si può risolvere. Bisogna ammettere che le persone possono conoscere pochissimo della realtà. La Poesia.

 La Poesia

Lei viene di notte o mentre mi sveglio,
si stende sul fianco e comincia a guardarmi
e so che mi è accanto dall’aria che trema,
parla in silenzio, ma forte abbastanza

e quello che dice lo sento nei sogni
ne fa lo scenario, un mondo diverso.
Il suono esterno della sua voce
controlla adesso ogni parte di me.

Mi sveglio. Si dilegua e non la trovo,
non risponde se la chiamo e penso
fosse solo un’apparizione
ma ancora non so fuori o dentro di me.

Ma come Psiche accendo candele,
come Euridice e io il suo Orfeo.

La poesia che chiude la mia silloge e il reading di oggi è Una mania. Credo che sia una delle più importanti perché incoraggia ogni sognatore a perseguire i suoi obiettivi anche quando sembrano impossibili.

Quello che rende bello vivere è lavorare per realizzare la propria ambizione, per quanto appaia irrealizzabile e addirittura futile agli occhi degli altri.

Una mania

È votata al fallimento questa
mia futile ambizione di vita
a cui pronto sacrifico strade
facili al successo e ai guadagni.

Ma penso a chi come me resiste
inventa, crea, scrive poesie
o tenta, e che nessuno conosce
silenzioso e fuori moda.

Certo che penso, che perdo, che sbaglio
ma metti un giorno che un altro utopista
venga a cadere nella mia fossa...
... non tornerà avvilito realista.

E allora non è abulia la mia
ma bene e bello per gli ostinati
folli votati a una sconfitta
che ad una mania persistono a darsi.


*   *   *   *   *   *


“[…] un simbolismo dove la parola ritorna centrale nel suo ruolo più puro – evocare nella mente del lettore l’inevitabile circolarità della natura, che l’essere umano deve conoscere per accettare con grazia la fine – e per aver mostrato con alto lirismo l’incontrovertibile cammino verso il tramonto dell’essere tangibile” (motivazione giuria premio poesia Xenìa Book Fair II edizione 2023).

“Sono immagini forti, quelle di Mario Mottolese, incise in una lingua poetica vitale ed energica, persino con una certa vena espressionistica [...] collocandosi giusto a metà tra idillio e invettiva” (Milo De Angelis, motivazione premio Europa in Versi 2023).

“Le poesie presentate dal poeta Mario Mottolese, dimostrano una notevole abilità nel cogliere l'essenza della vita rurale, tratteggiando immagini vivide e suggestive con un linguaggio ricco e sapiente, e con l’uso di un linguaggio efficace nonché l’utilizzo di metafore evocative. L'autore dimostra una padronanza espressiva notevole, utilizzando un linguaggio ricco e raffinato, riuscendo dunque a rendere la sua voce riconoscibile per originalità” (Milo De Angelis, motivazione premio Europa in Versi 2024).


Mario Mottolese, Nuvole, Leonida Edizioni, 2024

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