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venerdì 19 agosto 2016

Occhio: definizione

Occhio hai informazioni dell'esterno che è un magma nero di onde elettroniche: il nulla, poi le celi e a noi mandi soltanto povere immagini (solo ciò che ti piace, e che credi non ci ferisca) ci nasconde la totalità (verità) che ci spaventerebbe, come una mamma uccello protegge i suoi piccoli nel nido (non pascoliano!), isolati dal mondo
Occhio sempre piangi per le cose che hai scoperto all'esterno. Tanto spaventose e buie e lugubri che decidi di nasconderle per proteggerci dal dispiacere che ci comporterebbe la sua scoperta Tu non dici tutto il Vero come noi credevamo. tu non vedi, ci nascondi la realtà. Ti colpiscono i fasci di nulla elettronici, le onde materiche senza colori sei fatto apposta per dargli le forme che loro non hanno non esiste immagine, esistono essenze realmente viventi campi di forze. Piangi, e ti modelli con i coni e bastoncelli per dire a noi una favola. Ami il tuo sistema, un mondo organismo, e non lo esponi a tale spreco di tempo vissuto: fai in modo da rendere vere le cose che crei, che fuori non possono esistere.
Occhio piangi per le cose che hai scoperto all'esterno. Spaventose e buie lugubri bugie.


Occhio avamposto posto al campo di battaglia
sempre piangi per la vita che ti tocca sulla cornea
fa spavento tanto buio senza forme né colori
che ritieni più opportuno sia nasconderci i suoi toni.
Come ami l'organismo di cui anche tu fai parte
che si fida dei rapporti manomessi che gli mandi
e che crede vero il fuori quando non esiste niente
lo consoli per il Nulla che ovunque lo circonda.
Protettivo come un uccello madre mentre cova
sotto piume temperate le sue uova che son buone
pei serpenti velenosi tutt'intorno e silenziosi
sempre pronti con i denti sui neonati a fare morti.
Bastoncelli e miniconi che proiettano le ombre
e non altro, che ci accechi e che faccia a noi vedere
fasci d'onde nere abbaglianti di materia e elettroni
di che spettacolo di lugubre noia tu ci eviti la vista!
Chiusi dentro un guscio ermetico, non facciamo uscire luce
ci proviamo con le protesi dei segni da capire
ma tanto gli altri non sapranno che si è buio irreale
che anche gli altri sono ciechi e rivolgono in sé lo sguardo.



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venerdì 12 agosto 2016

(Sonetto I) Cerume Amaro

Facile dire la propria opinione, ognuno aggiunge caos al mondo già saturo di giudizi, parole che distraggono o intrattengono. Tu dagli panem et circensem, e questo già gli basta. Il circensem negli smartphone, nei programmi di tribuna politica e nei telegiornali, in facebook e nelle immagini appetitose. Poi nessuno sa spiegarsi quelle cose davanti agli occhi di tutti che sono i piccoli dettagli. Fare salti logici e usare verbi all'infinito. Siccome piacciono solo le incidentali. Non finire neanche le frasi mai iniziate!
Ma cercate una persona che dia buoni consigli: dove andatela a trovare?

Il cerume delle orecchie proviene
dai suoni più vuoti di ciò che dici
non passano il filtro della censura
dentro il mio timpano inquisitore.

Fuori le mura si accalcan gli scarti
di esclusi, appaiono umili e sono
invidiosi. Tramando un complotto
attendono aiuto, poi ad un tratto

attaccheranno fuori dal confine.
E io son curioso dei loro piani
per interrogarli li scavo col dito:

zitti rimangono, stupidi ancora
chiacchiere gialle sotto alle unghie:
cadavere inutile d'una parola.


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lunedì 8 agosto 2016

All'inizio, da piccolo non capivo bene e mi sembrava strano. Perché tutti fanno quelle cose inutili che fanno? Volevo solo rassicurarvi che non c'è niente di sbagliato se vi accorgete che la Letteratura sia l'unico ambito degno dei vostri sforzi; è dall'alba dell'Uomo che accade.


  • L'Uomo conta la sua storia a partire dall'invenzione della scrittura e dalla produzione di testi scritti.
  • La continuità dell'Occidente è garantita soltanto attraverso tradizioni letterarie e famiglie linguistiche. Veniamo dal greco dell'Odissea e dei filosofi e dal latino dei grammatici e retori.
  • Il Sacro e il Religioso si trasmettono attraverso testi.
  • Anche la morte di Dio e la disgregazione degli individui si trasmette attraverso dei testi.

sabato 23 luglio 2016

Tropica

Scoprirti sentieri nascosti fra i seni
percorsi i colli della tua anatomia
voglio mangiar frutta dei tuoi peschi
dormir sui tuoi peli erba sottile.
Sei mondo inesplorato dai ruscelli scroscianti
e gli uccelli variopinti ti sorvolano piano
in cielo archi in colori sgargianti, i profumi di cocco
per strada fragole e mirto di bosco.
Immerso all'interno delle intime grotte
accarezzando il percorso del cuore sento che respiri.
Intercetto i tuoi sensi come un andante
afferra un paese soltanto da un angolo.

martedì 14 giugno 2016

Terremoti su Marte

Terremoti su Marte la Terra intercetta
spinte di rocce padrone di Marte
tuonano gravi voci pesanti
distanza tra corpi celesti distanti
coperta a richiami agli astri suoi avversi.

A Giove che schiaccia lo sprezzo più fiero,
ammonisce la Terra e gli umani
che non v'è domani, e Marte infuriato.

Da sempre cantando copriamo le voci
danziamo alla luce e ridiamo all'amore
qui dentro al piccolo spazio abitabile

ci siamo rinchiusi alle spalle le onde.
Onde telluriche  disperse tenete le briglie
di questi pianeti? O forse la nebbia
e vapore è il vostro dominio? Venere
ora è gas tossico. Giove s'è sciolto,
Plutone è nuovo. Comprese nel vacuo
curvilineo vorticoso le Lune tramontano, ma allora
dov'è metà Giugno su Fobos e Deimos?
Se l'ora del sonno infine è relativa
altrove vivono anche i bei sogni
e ci sveglieremo in quelli di altri
non distinguendo il nuovo dal vecchio
ci spegneremo in una canzone.

mercoledì 1 giugno 2016

La Moda è per gli Allocchi

La moda viene dal fatto che le soluzioni da lei adottate sono sempre imperfette, non vengono incontro ai nostri bisogni. Son fatte per altro, non studiate per voi: per questo cambiano spesso, perché dopo un po' anche i più allocchi lo scoprono e devon cambiare insieme a loro. La moda è capitalista, consumista, vanità e spreco di energie. Si è detto che invece aiutasse la mente a riconoscere a pelle le caratteristiche delle persone immerse nella melma indistinta delle masse pubbliche della nascente metropoli; che per esistere ha bisogno di propugnare un sistema capitalistico. Questo è vero soltanto all'interno di quella logica pubblicitaria non studiata per i bisogni della gente, ma per ragioni di mercato e il mercato non siamo noi. Sono assaggi o incarnazioni di materie plastiche verbali della possibilità; sono particolari e non generali; appesantiscono il flusso incessante del mutamento delle forme e disturbano i desideri, non li assecondano. Le mode dettano? A nome di chi dettano? Viene fuori ogni volta che qualcuno si vuole distinguere, e, non facendocela attraverso le sue doti razionali-creative, ricorre all'utilizzo di stilemi fissi e già collaudati da altri. Credere di cambiare l'organismo intero soltanto cambiando d'abito. Colpa loro perché si sono voluti esporre e invece ricadono nel ridicolo: ci hanno creduto. Seguire la moda non va di moda, quelli che credono ancora che i sottogruppi giovanili si distinguano solo dai loro giubbotti o dai loro capelli di solito sono quelli che cercano vestiti e capelli diversi dagli altri, per distinguersi da tutti senza mettere troppo in esposizione le doti ragionative. Noi ridiamo (ridere) di quelli che seguono le mode, perché stanno sempre a trasgredire sto cazzo e non propongono mai qualcosa di buono, di nuovo, di vero, di loro; solo discorsi vani tesi alla noia o all'autocelebrazione o alla trasgressione senza avere niente da trasgredire; non sanno che la trasgressione è un'arma che l'uomo ha quando è costretto in schiavitù. Loro invece da che si vogliono liberare? Dalla città? Usando proprio gli atteggiamenti pubblicizzati dalle metropoli? La moda è nata dalle donne borghesi di Parigi diventata la prima metropoli europea nell'Ottocento, perché nelle metropoli dovevano distinguersi dalle masse popolari: gente ridicola la borghesia modaiola! Negano di provenire dalla famiglia dei loro fratelli? Beh, le loro mode non saranno che segno di presunzione vezzosa, di masturbazione mentale esibita in pubblico, perversione erotico-etica da passeggi domenicali.

giovedì 12 maggio 2016

Sette cose che dovete guardare

Grazie a quei o a quel francese che stamattina alle 7:00 hanno effettuato 16 interessanti visualizzazioni di pagine scelte con molto gusto letterario.
È sempre bello che esistano lettori curiosi che si lasciano trasportare e guidare dal blogspot.com , nonostante suo fratello grande Google.com mi nasconda le visualizzazioni nelle sue ricerche. È bello sapere che esistono ancora emarginati dai gusti deviati che non badano solo ai contenuti raffinati ed eleganti, perché forse conoscono il lato mostruoso dell'esistenza. Lato mostruoso che vive in poesie, favole e raccontisaggi, sproloqui retoricamente impostati, film, quadri, album musicali fra i migliori: mostroblog cerca di raccontarlo in tutti i suoi aspetti, quando il suo gestore ha tempo.

[Grazie ai 1.000 italiani che sono entrati in questa pagina
Grazie ai 450 statunitensi, io parlo la vostra lingua
Grazie all'inspiegabilmente numerosissimo pubblico russo! We love Russia!! Ma mi capite quando parlo?
Grazie a tutti i 150 tedeschi, poi altri francesi, ucraini, polacchi che si sono ritrovati per sbaglio in questo blog... Mancano gli asiatici, e per questo io ce l'ho a morte con loro. Ma uno di loro è stato l'unico del mondo fin'ora a lasciare un commento, quindi sono tutti perdonati.]

Siccome l'autore, di tempo adesso adesso proprio non ne ha, vi butterà una lista di post più piaciuti, come se non se ne importasse nulla di voi. Ma non è così, è solo che Google.com mostra nelle ricerche solo classifiche di cinque massimo dieci voci sceltissime (che di solito fanno vomitare!) da siti inaffidabili. L'affidabilità è nei piccoli critici dallo sguardo critico che non sono quelli che stanno sempre a criticare ma solo a usare il loro punto di vista critico. No, scherzo.

1. Euforia
2. La vita paradigmatica
3. La scatola
4. La stanza vuota
5. Gli stronzi di pecora

Di Questo Mese:

1. Le scritte sui muri
2. Album buoni buttati a casaccio
3. Il feticista che cambiò il mondo
4. se-fossi-piccolo-vivessi-su-un-atomo
5. Etica-critico-storica
6. Tu mostro schifoso
7. Risata universale d fondo

venerdì 6 maggio 2016

Ginocchio: definizione

Parte del corpo che serve a caderci sopra quando si è sconfitti, delusi, disperati, incapaci, inefficaci, obbligati, senza scampo, senza possibilità di movimento, di azione risolutrice. Non si ha più niente quando si cade sulle ginocchia, le ginocchia servono a questa perdita improvvisa di forza delle gambe, che non riescono immediatamente a rialzarsi. Perciò ci sono le ginocchia, così tutta la nostra attenzione può passare dalla postura alla zona toracica e cervicale: tormenti impetuosi sembrano spingere i polmoni facendoci soffocare, e respiriamo a fatica; mentre la mente è intenta a nient'altro che rimuginare la causa, l'attimo in cui l'organismo è entrato in stato di emergenza, e pietrifica e paralizza il corpo in quello stato atroce, nel quale non può né stare in piedi né coricarsi: non si può stare né attenti né riposati, e a questa posizione serve il livello intermedio dell'inginocchiatura.
Cavalcante nel X dell'Inferno di Dante è l'ombra "in ginocchie levata", significativamente ex-epicureista disilluso dopo la morte, che sta per scoprire che suo figlio Guido, caro amico di gioventù di Dante, è già morto. Petrarca invece per invocare la Madonna che gli curasse il male straziante conseguente alla morte della amata Laura, si prosterna "Con le ginocchia de la mente inchine, / prego che sia mia scorta, / et la mia tòrta via drizzi a buon fine" per non cadere più vittima delle lusinghe della bellezza e della corporeità terrena.

lunedì 2 maggio 2016

Sofia è una bambina silenziosa, che sa ascoltare e riflettere. Le piace camminare da sola nel giardino della casa.
Una mattina mentre camminava nel giardino, vide un uomo in tuta bianca correre a tutta velocità e urlare forte "Mattina mattina mattina", che attraversò il giardino e scomparve nelle alte siepi. Sofia rimase sbalordita e non ci credeva.
Poco dopo, dallo stesso posto del giardino in cui apparve quell'uomo, uscirono anche una donna e un altro uomo che correvano nella stessa direzione del primo. "Uomo che corre uomo che corre uomo che corre" ripeteva con forti urla la donna, "Giardino giardino giardino" urlava l'uomo, ed entrambi scomparvero dietro le siepi. Sofia continuava a rimanere ferma a guardare il punto in cui erano spariti.
Ma subito, comparvero altre persone in tuta bianca che correvano urlando da una parte all'altra del giardino della casa di Sofia, ripetendo piccole frasi o parole: "Tuta bianca tuta bianca tuta bianca", e poi "Dietro le siepi dietro le siepi dietro le siepi". Quando il giardino si riempì di gente del genere, c'era una confusione di corridori sparpagliati e di urla accatastate e non si riusciva più a distinguere quello che dicevano tutti. Quello che Sofia poté vagamente ricordare invece, era solo il punto da cui quelle persone apparivano e quello in cui dietro le siepi scomparivano.

giovedì 28 aprile 2016

Qui

È questo quel posto lontano dove
dal buio ogni tanto risorge il sole
gli uomini nascono e poi se ne vanno
è come in un sogno: tutti fingiamo
che nulla di notte sia accaduto
l'orrore ai boati di schianti violenti
tua madre che piange al pronto soccorso
nessuno ne parla e cerca coraggio
nessuno che voglia fare chiarezza:
ora si parla di tua nipotina
un amore di bimba che ha aperto gli occhi
fa teneri versi con vocine dolci
guardiamo il sole dorato che sorge
il vento che sembra riderci attorno
è il mistero che ogni giorno nasce:
essere il riso di un neonato antico.

Vorrei ancora averti qui per fare
esperienza dei tuoi lievi gesti
e al sole tuo vecchio regno non ci sei
sembra normale il cortocircuito
dentro il sistema non tengono i cavi
è lotta perduta che ammazza gli eroi
partire in oceano su barche solubili
e tutti che partono che partono a fare?
È questo quel posto dove nel sole
bruciano vite dei giorni da ieri
il giorno rinasce e passano gli anni
finta di niente come in un film
senza dialoghi ma effetti speciali
e mai non si arriva mai approderemo
alla terra ferma che brilla affogheremo
noi che tendiamo al vento le vele
per prendere pesci, pesci saremo
a prendere fresco al banco di strada
ovunque si vada chiunque si sia
è una marea che non va più via.

martedì 5 aprile 2016

Etica critico-storica

Una delle libertà che la civiltà contemporanea si vanta di aver raggiunto è il divieto di tortura e della pena di morte, circoscrivendo così la violenza ad una sfera negativa da bandire dalla società: "civiltà" è ciò che si oppone all'esercizio della violenza. Così anche chi sbaglia e commette reato non può essere punito con violenza fisica, ma simbolica: sottraendogli ricchezze o tempo di vita "in libertà", dalla fine dei tempi della legge del taglione e, in maniera più radicale, dalla metà del Novecento. La punizione fisica è uno degli argomenti con cui le attuali democrazie capitaliste convincono a discriminare Stati dotati di altre forme di governo o organizzazioni economiche e commerciali, e con differenti metodi di sfruttamento delle risorse.
I contemporanei si vantano di vivere in un'epoca dove la giustizia sembra realizzarsi piano, ma con lenti e graduali mutamenti rivoluzionari, come il riconoscimento di diritti alle minoranze ai margini degli interessi sociali: si vantano di difendere il giusto, ovvero l'indifeso emarginato, il politicamente corretto, il progresso tecnologico, il progresso della civiltà umana, della sua sensibilità. Non è della bontà dei loro intenti che vogliamo discutere, il riconoscimento dei diritti fondamentali dell'Umanità è pieno di lati positivi. Ma non solo...
Non solo, perché vengono alla luce in un periodo storico (seconda metà del Novecento) in cui i valori della civiltà e della collettività vengono riscritti da insidiosi manipolatori mediatici, che svolgono il loro lavoro al servizio del loro rispettivo stipendiante. Ne consegue che gli individui astrattamente burocratizzati e generalizzati all'interno dell'etichetta "cittadino" hanno sì, diritto di pretendere diritti, ma solo quelli che, di volta in volta, vengono pubblicizzati come "segni di civiltà", che d'altronde, non possono provenire che da eventi storici, che si presentano di volta in volta alle società e che vengono connotati e commentati sistematicamente e con successo dagli agenti di informazione. Senza guide morali, spirituali o filosofiche che siano, si finirà prima o poi con la perdita degli obiettivi dell'Umanità originaria: l'Uomo ha bisogno di un nuovo Medioevo in cui recuperi coscienza degli orrori dell'assenza di civiltà, così come già avvenne in seguito alle devastanti invasioni barbariche tra V e X secolo, in reazione ai quali, quasi, sorsero pochi secoli dopo l'Umanesimo e il Rinascimento. Serve memoria storica, allora, critica e razionale e il meno possibile viziata da interpretazioni e connotazioni delle fonti. La Storia dell'Arte e della Letteratura e la Filologia allora, servono a ricreare la coscienza delle coscienze del passato, le voci degli antichi con i loro consigli e le loro esperienze che vengono tramandate dalle loro opere, all'interno delle quali si comunicano le immagini che quegli artisti volevano dare di sé. Ci danno allora la coscienza delle maschere che le civiltà passate si son date: ognuna esprime qualcosa delle più alte vette raggiunte dal pensiero umano durante breve parte della sua evoluzione, qualcosa da conservare.
Come si interpreterebbe un'opera d'arte senza avere coscienza dei modi di interazione fra le società e le civiltà? Senza sapere come si interagisce tra individui, come si distingueono i comportamenti buoni e giusti da quelli sbagliati? Se l'Arte è comunicazione di messaggi, in essa è riposta l'identità della civiltà di appartenenza dell'artista, quanto meno.
Ecco: non c'è cultura che non produca Arte. Ognuna pretende di avere qualcosa di importante che, venendo trasmessa da una generazione alle altre future, vuole rendere immortale. Ogni civiltà allora si è sempre considerata la più giusta, la più conforme alla Natura e al divenire dei corpi e degli eventi, la più civile di tutte le altre. Dobbiamo immaginare che chi avesse vergogna di sé e dei propri ideali evitasse di produrre testimonianze di sé come monumento; o che evitasse di comunicare i lati peggiori, mettendo in luce solo quelli positivi.
Se noi contemporanei ci riteniamo i più giusti uomini mai esistiti sulla faccia della Terra, o quelli mossi da ideali più civili in assoluto, è perché ci hanno retoricamente persuasi a pensare ciò: ci hanno infatti cancellato la memoria storica, sopravvivono solo brevi frammenti dei processi storici, nelle quali si rimarcano evidenziandole, le differenze tra le società storiche e le attuali, e non le continuità. Con gli strumenti di cui siamo oggi in possesso, potremmo tutti svelare l'infinita attesa di progetti mai realizzati, di giustizie mai ricevute, di riconoscimenti mai condivisi: di un'apertura all'infinito dei conti in sospeso dell'Umanità. Sempre allo stesso punto!
Non siamo mai realmente evoluti: anzi, le nuove tecnologie e i recenti modi di vita ci rendono molto più pigri e rassicurati rispetto ai più coraggiosi e intraprendenti uomini dell'antichità, che dovevano faticare molto più di noi per accertarsi di una qualunque verità, che oggi potrebbe apparire banale (vedi le leggi di Archimede; o le discussioni sull'epistemologia e sugli statuti delle scienze durata secoli nell'antica Grecia, o le discussioni della patristica e della scolastica cristiana medievale, ecc...).
Più pigri: siamo abituati a una vita più comoda e agevole, rilassata e senza sforzi, priva di scelte dalle alte responsabilità individuali. Siamo certamente meno preoccupati oggi rispetto ai secoli passati della bontà dei comportamenti che possiamo assumere nei confronti degli altri: non è il singolo, pensiamo, che può cambiare la direzione della massa e dell'opinione comune; non siamo tenuti a pentirci dei nostri comportamenti più cattivi, possiamo essere meno umani perché la contemporanea razionalità non punisce la cattiveria quotidiana. Nessuno la punisce: la religione non spaventa più.
Quando nacque il Cristianesimo invece, le antiche società sembra che avessero bisogno di quel messaggio che esso predicava: quello dei freni alla ragione, che, se non è guidata da una mentalità che contempla il tutto oltre ai vantaggi del singolo, può portare alla rovina, al sovvertimento dei valori della civiltà, al crimine, che diventa con la religione cristiana il "peccato", ossia, automaticamente, viene inquadrata l'azione criminale e violenta con una negazione dei valori umani e civili: violazione della propria essenza. Il Cristianesimo, nato in un mondo in cui la violenza non solo regnava e pesava dall'alto degli Stati, ma era anche il motore della vita piccola e quotidiana, doveva allora essere l'antidoto all'umanità per "redimersi", cioè per tornare a quello stato di giustizia assoluta che doveva idealmente essere quello dell'uomo primitivo, svincolato dalle leggi tese all'economia e alla soddisfazione dei piaceri di un singolo o di una singola collettività, che vengono suggerite dalla ragione. Si pensi che la ragione era ciò per cui la società illuminista pretendeva di sovvertire lo Stato, ad esempio durante la Rivoluzione Francese: la ragione aveva indicato i principi assoluti che ogni Stato avrebbe dovuto avere per essere perfetto, ma, trasferiti quei modelli di pensiero ad altri contesti, si rivelavano perfetti non assolutamente, ma relativamente al contesto della Francia della fine del Settecento. Dunque la ragione indicava il meglio per una società ben limitata, e non quelli assoluti per l'intera umanità, sempre. "Libertà, Uguaglianza, Fratellanza" sono sì principi eterni, ma che non possono mai agire da soli, svincolati da tutti gli altri principi, svincolati soprattutto dalle conoscenze contemporanee sui lati oscuri dell'agire umano, che il postmoderno ha insistito a sottolineare e diffondere capillarmente.
Tralasciando la coscienza storica dell'evoluzione dei concetti di Bene, Giustizia, Diritti, ecc., e mostrando pochi piccoli progressi alla volta, come la concessione di uguaglianza e di diritti a minoranze, si può far dunque credere che la civiltà di oggi risponda a un ideale assoluto ed eterno di civiltà, che l'Umanità ha sempre rincorso dai suoi albori; e si verrebbe a nascondere il fatto che la Giustizia e il Bene, sono delle parole, che come tutte le altre parole traggono significati provvisori dalla conoscenza degli eventi quotidiani, da fatti riguardanti la contingenza concreta, e non le idee assolute e immateriali.

Viene così bandito, e non senza scopi, l'utilizzo delle punizioni fisiche, che in passato costituiva anche uno dei principali metodi di formazione morale e filosofica di gran parte delle popolazioni soggette a poteri dispotici: la punizione fisica e l'esecuzione pubblica erano eventi fondamentali per le società del passato, che formavano intorno ad esse le proprie identità. Essere cattivo, aveva dunque ancora il significato cristiano del non essere creature naturali: fare male era andare in qualche modo contro Natura.
Gli uomini si sentono sempre più autorizzati a fare del male, senza pentimenti: vengono anzi incoraggiati dagli attuali modelli di vita, che concentrano le attenzioni e i desideri sull'egoismo sfrenato, che convincono di quanto sia giusto e lecito e naturale che un uomo pensi al bene proprio a discapito degli altri, che una società viva secondo i suoi piaceri a discapito delle altre società e delle minoranze. Oggi nessuno sa da dove veniamo, nessuno sa cosa e chi è, molto peggio rispetto a un uomo di cultura del passato, che per lo meno sapeva di avere provenienze ben radicate, appartenenze e identità precise e non disgregate. Siamo pigri: a nessuno importa veramente di sapere quali punizioni potremmo ipoteticamente ricevere se facessimo le nostre stesse azioni in un'altra epoca passata, nessuno si sforza di ricercare Verità storiche, mutamenti lenti e continui all'interno del passare del tempo. Servirebbero quelle punizioni esemplari che il freddo modello di "civiltà" che ci indica la ragione invece rifiuta. Servirebbe sapere che uno deve stare attento a ciò che fa. Una volta avevamo la paura di finire all'inferno, o avevamo paura che la nostra memoria venisse cancellata perché esageratamente infamata (damnatio memoriae), avevamo ragione di temere qualcosa, che oggi la civiltà troppo razionale non riesce più a temere: è troppo diffuso ormai, come scusa facile ed evasiva, il comportamento nichilista, l'indifferenza completa rispetto ai mali che affliggono il proprio vicino, il "cittadino" di una città asiatica contemporanea può essere l'immagine perfetta di questo freddo sadismo, di questa bruttezza esistenziale, cinismo.
Non dobbiamo rimpiangere le torture medievali o della Santa Inquisizione, né quelle più razionali della rivoluzione francese, nessuna. Ma se dimentichiamo che avremmo potuto trovarci a vivere in un'epoca più moralmente coerente, allora butteremo via tutta la storia dell'Umanità fin'ora (non) scritta, perderemmo l'origine dell'istituto della Giustizia e della società. Chi sbaglia deve conoscere la storia delle sue azioni: gli esempi pregressi, situazioni simili già avvenute, e le sue conseguenze. Deve sapere che la formazione delle società nasce come risposta a bisogni esistenziali, a difficoltà e problemi altrimenti irrisolvibili, che l'altro nella società è qualcuno che svolge un suo ruolo per tutti quanti, che mentre c'è la società non ci sono tanti altri tipi di esistenza non ordinata nei quali gli uomini verrebbero guidati da un istinto di soddisfazione del piacere egoistico senza molti meno freni rispetto a oggi, deve aver coscienza di ciò che la sua esistenza sostituisce.
Il discorso si applica ad un'infinità di situazioni problematiche e preoccupanti della cronaca attuale, e penso in primo luogo alla violenza domestica: la testimonianza cioè che ognuno si sente libero di fare ciò che più gli piace, soltanto perché a lui/lei piace senza il rischio delle punizioni antiche; cosicché ne deriva che in qualche modo uno sente che deve pur essere libero di fare giustizia, di riportare al mondo quell'ordine che la civiltà stessa ha contribuito a creare.
Infatti, l'origine della civiltà occidentale viene rintracciata dagli storci contemporanei, nei rudimentali patti di alleanza e fiducia tra i pochi ed isolati abitanti di una determinata regione (nel Lazio). Così viene spiegata la nascita delle popolazioni pre-romane: come un insieme di persone che non facevano parte di nessuno stato e di nessun dominio, ma che prendevano accordi vantaggiosi per entrambe le parti attraverso la concessione e lo scambio di fiducia. La fiducia è alla base della vita civile. Se non ci fosse fiducia, la società occidentale non sarebbe nata o non si sarebbe sviluppata come invece è successo, la stretta di mano era un simbolo sacro e il tradimento di quella fiducia avrebbe significato l'odio e l'infamia nei confronti del traditore.
La fiducia ha ancora oggi, in maniera inconscia ma molto efficiente, ruolo predominante nei rapporti fra individui. E invece oggi, tradire la fiducia che nasce a livello famigliare non viene considerato un segno di inciviltà, e, di fatti, la Giustizia non prevede punizioni veramente soddisfacenti per risarcire la sacralità di un legame affettivo interrotto, ma punizioni simboliche, attraverso quelli che sono a loro volta simboli: ricchezze o anni in prigione, ma nessuna reale menomazione. Le famiglie di oggi sono pura funzione, perché pochi individui conservano la venerazione per la bellezza, lo stupore per la semplicità delle cose dolci e genuine. E si ama poco quando non si ha il giusto accanimento contro i colpevoli: si tratta di un amore che non conosce ciò che esso copre: cioè l'odio, l'egoismo sfrenato della ragione che cerca il vantaggio del singolo, e non il trasporto delle emozioni, della tenerezza, dell'amore. È un amore incompleto quello che non sa che cosa sia il Male, e per saperlo, non si può far altro che sviluppare coscienza storica critica.

venerdì 18 marzo 2016

Mi vidi andare

Mi vidi andare in una foresta
dall'alto del ramo mi scorsi la testa
andava sperduta tra grossi tronchi
sentendomi un altro, vedendomi fuori
forse cercava me che la notte
in silenzio mi alzai e sorvolai
la città le case ed ogni finestra.
Io me ne andai vedendomi molto
ormai lontano dal me sul ramo
cercando l'uscita mi vidi di nuovo
stavolta più grande di qualche anno
cercarmi ancora nella foresta
non mi riconobbi: scrollai la testa
e continuai. Non ero solo: io c'ero
bambino, i capelli più chiari gli occhi
entusiasti. Io mi incontrai per
mille altre volte, in età diverse
in tutti i possibili sentieri diversi
di quella foresta che forse è una testa
di me quando volli volare lontano.


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sabato 12 marzo 2016

Lezione d'arte (2)

Comincio a pensare che forse la Letteratura e tutte le Arti possibili, anche la musica, siano qualcosa che a nessuno in realtà va di fare.
Il discorso funziona se pensiamo che le opere migliori (consideriamo la Letteratura, perché qui è più facile parlarne con esempi riferiti alla scrittura) non parlano e non esplorano la personalità dell'autore al modo delle biografie, ma di altre "persone" (sbagliatissimo! leggere: "i personaggi"). La Madame Bovary di Flaubert ne ha cambiati di gusti di lettori, ha come innalzato lo standard di attesa da parte del pubblico. E il discorso funziona se pensiamo anche che oggi più che mai non vale la pena fare niente di buono per gli altri.
A nessuno va di fare qualcosa che non sia rivolto al bene personale individuale. E Flaubert scrisse diverse decine di lettere ad amici e famigliari durante il periodo della stesura di Madame Bovary, in cui raccontava loro di quanto atroce fosse il suo lavoro di immedesimazione di sé in una sciaquetta senza valori della borghesia ottocentesca. Flaubert venne tormentato da quel romanzo perché non lo stava scrivendo pensando alle sue esperienze di vita, anzi tentava - e riuscì - ad abbandonare ogni suo possibile punto di vista, in primo luogo ovviamente il suo punto di vista etico e morale; e da lì facilmente, con una buona immaginazione, all'abbandono di sé e all'assunzione di una nuova identità (immaginaria).
Quando inventi qualcosa di nuovo, cerca di pensare a qualcosa che non ti piace ma che può piacere a qualcun altro, o che può fare qualcosa rivolto al suo bene personale. Devi abbandonare i tuoi standard. Sono troppo alti: abbassa la tua soglia del concetto di "utilità". Pensa come un mostro che gestisce un blog. Pensa come un Flaubert, perché se sei ben addentrato nella cultura contemporanea, il tuo abbassamento non potrà che portare a risultati che appariranno mediocri. E non è uno svantaggio! La mediocrità sarà la forma che attirerà la maggioranza delle persone, è il loro standard, per alcuni sarà fantastico, molti si riconosceranno in quello che realizzi (come successe a molte ragazze che lessero Flaubert).
In questa riflessione è implicito un comando: realizza. Non spaventarti se non ti piace, ma comincia e finisci e mostra ciò che sai fare: ci piace vedere chi fa cose difficili con estrema naturalezza. Tu migliorerai e gli altri penseranno che quell'azione sia parte della tua personalità: è un bluff, ma siamo fatti così. Se fossimo dei geni, ci saremmo già estinti: a volte è meglio fingere.
L'autore di qualsiasi forma artistica si copre dietro alle sue opere e gli altri pensano di vedere qualcosa che faccia capire qualcosa anche di loro, alcuni fruitori poi si affezionano all'immagine dell'artista, a tal punto da credere che quelle opere siano state realizzate per loro e non per altri, come se l'artista pensasse a loro individui.
In Arte gli autori fingono e fanno cose che a loro poco piacciono. Ma "bellezza" è un concetto frivolo in età contemporanea, è bello il presente contingente, la quotidianità, il banale; mentre nei secoli passati solo in sporadici momenti, quelli giudicati di solito più "noiosi" dall'opinione comune contemporanea, sono stati accesi da una sincera ammirazione per gli eventi quotidiani (Si pensi all'Inferno di Dante, al Decameron di Boccaccio, alle Storie fiorentine di Guicciardini). Nonostante le storie popolareggianti sono tornate nella Letteratura Italiana soltanto a partire da Pasolini, già se ne rischia la saturazione, lo sfinimento delle possibilità in luoghi comuni. Non puoi affidarti quindi solo al pensiero popolareggiante: passano alla storia infatti solo gli autori dallo spirito più critico e raffinato, quelli che hanno studiato e riflettuto fino in fondo sulle più alte vette del pensiero della sua rispettiva epoca.
E il discorso qui si complica, perché non puoi realizzare un'opera che piaccia se fatta solo di sistemi logici di pensiero, per quanto reali essi vengano presentati o fatti sentire. L'allegoria fa troppo medioevo e non invoglia l'immedesimazione. C'è quindi un terzo piano che fa da ponte tra la novità-scoperta e il banale-abituale, come tra futuro e passato c'è di mezzo il presente (affermazione discutibile), e sul quale agisce tutta la possibile forza di mistero e stupore per il continuo manifestarsi degli eventi e delle relazioni tra cose. Un'epifania prolungata? Una vita da genio? Un atteggiamento da bambino che scopre per la prima volta in vita sua qualcosa di cui non si era mai accorto legato alla consapevolezza di un vecchio disilluso. È possibile sentire quella forza misteriosa che affascina anche quando mostra i lati negativi, che fa ciò che ci piace e ci fa paura con un'indifferenza invidiabile. È un'ironia che, demistificando, afferma sé e il contrario di sé. Come la vita, in tutte le sue possibili manifestazioni: lo scorrere del tempo, il mutare degli stati della materia, l'esserci e il non esserci... Che noia. Se fosse un film non accadrebbe niente, ogni tanto si vedrebbe comparire una forma su un punto dello schermo e dopo un secondo sparirebbe, poi un'altra, poi altre tutte insieme, e così via all'infinito.
Ricordati allora che il cervello umano trasforma il niente più indifferente in storie per lui affascinanti, importantissimi (fino a diventare miti). Vorrei ricordare anche che questo discorso sostiene contemporaneamente con la stessa forza il pensiero ateo e quello religioso, perché dà ragione ad entrambi. E pure torto: l'ateo e il religioso sbagliano entrambi perché focalizzano i loro amori e odi verso metafore del linguaggio, soltanto rappresentazioni-immagini in forma materica vuote, senza reale riferimento a qualcosa che possa dirsi "esistente" (mutevole, soggetto al divenire, che entra nell'essere e poi scompare dallo spazio e dal tempo). Molti, dotati di parole convincenti costringono ad abituarci a quello di cui dobbiamo stupirci, quello che stupiva l'uomo primitivo come stupiva noi bambini. Non solo persone, anche molti eventi negativi sembrano parlarci in questo modo, cercano di spegnerci l'entusiasmo perché si fermano sui loro limiti; limiti di capacità, limiti di spazio, limiti di tempo: ogni cosa, persona, evento, momento, luogo allora sembra vuoto e senza senso, da riempire di cose e di sensi. Ogni cosa ha limiti, e non sappiamo se contengano o no "cose" di altri stati ontologici come "spirito", ma ormai sappiamo che gli uomini, gli animali politici parlanti, non fanno che attribuire spirito a tutto. Non c'è niente di negativo in tutto questo: pensa che se non ne avessi la capacità, non saresti stato capace di goderti, nel momento in cui accadeva, gli abbracci e i baci pieni d'amore dei tuoi genitori, o di amici, o di persone che ami; né ti potrebbe piacere una musica, un'immagine, un paesaggio, una forma eccetera...
Per tornare a concludere la premessa di questo discorso, nessun artista credibile, per principio si "abbasserebbe" a rappresentare la banale realtà quotidiana, perché la sua soglia di attesa dalle opere (artistiche o non) è molto più alta rispetto ad essa. Eppure, è costretto a farlo per amor degli altri: la gente può capire con più disponibilità ciò da cui può essere attratta, e le pubblicità e gli intrattenimenti più consumati indicano che gli standard sono sempre fra i più bassi (riferimenti alla corporeità: al sesso, al cibo, alla comodità della postura; facilmente estendibili ad altri atteggiamenti futili e fini a sé stessi). Il tuo gesto consapevole non sarà così fine a se stesso, ma aiuterà a mostrare l'assurdità della soglia del piacere contemporaneo.


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giovedì 10 marzo 2016

Con un gran salto approssimativo
chiamiamo spazio una pietra che gira

Lontano, lì o le stelle comete
città deserte in altre galassie

Il tempo commosso si ferma e guarda
quegli elettroni a precipitare

Anch'io andrò altrove a adattarmi
ad altri tipi di luoghi diversi

Se fosse in un film sarebbe noioso
ma tutta una trama di oggetti sparsi
                     [una webcam su Marte e l'altra su Vega
                      un'altra nel vuoto o in una pietra]

Così è che arriva la primavera:
si scioglie il cuore se sei qui davanti

Il feticista che cambiò il mondo

Ho conosciuto in piazza un ragazzo più grande di me e mentre bevevamo mi ha raccontato la sua storia.
Diceva di essere pervertito, e io me ne accorsi da come guardava le signore che aspettavano il turno dal parrucchiere dalla vetrina che dava in strada, e che gli piacevano i piedi delle signore. 
Era un uomo contento: diceva di aver scritto lettere a grandi marchi commerciali per dirgli che secondo lui nella pubblicità sia in tv che nei cartelloni, dovevano esserci bei piedoni puliti, succosi e venosi di signore mature. 
Bevve il bicchiere di vino rosso e continuò a dirmi che in risposta gli arrivavano lettere in cui i grandi marchi lo ringraziavano delle preziose intuizioni che, dicevano, sarebbero certamente servite per le loro campagne pubblicitarie perché a loro interessava quello che alle persone come lui piace. 
Adesso per via di questa storia, il ragazzo è rispettato da tutti. 
Lo salutano per strada e poi dicono sottovoce ai compagni: "Quello è il feticista di cui parlavo...", e lui ne è orgoglioso.
Cercava, credo, di insegnarmi che quando sento qualcosa dentro, un istinto, una voglia che non può essere che buona e piacevole, allora mi basta poco per essere accontentato, e il risultato si vede, pensavo mentre sulla stessa strada trovavo già il decimo cartellone con una signora a casa coi piedi nudi in primo piano che rideva guardando la sua bottiglia di detersivo.



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