sabato 10 febbraio 2018

Trucioli

Minuscoli trucioli, è carta di fogli,
strappati lasciati al vento una volta 
riuniti saranno una musica che sfonda le orecchie
altro che timida melodia romantica.
Sui marciapiedi discariche aperte
quei pezzetti di fotografie mescoli
e ne fai novamente momenti
finché non rimossi da un aspiratore.

mercoledì 7 febbraio 2018

I viaggi della morte

Che si fa al cimitero? Che si fa con i morti?
Li si ignora, o non li si vuole andare a trovare;
o si va e si prega per loro, e si piange o si ride ai bei ricordi: si prende forza dal passato, ma dalla distanza nasce anche la nostalgia: un bel passato vs. un brutto presente (che può essere rovesciato in bello): il presente è instabile e può essere sia bello che brutto.
Che strana quella voglia inutile di andare a parlare ai morti sulle loro tombe, raccontare pensieri, storie, accadimenti più recenti, chiedere consiglio ai morti sulle loro tombe. Il presente che cerca il contatto impossibile da realizzare con il passato, ma l'immaginazione/memoria svolge questa funzione "virtuale".
I primi uomini inventarono l'immaginazione per disperazione? Erano troppo soli e angosciati, slegati dal resto dell'Essere; e con uno sforzo enorme hanno conquistato i viaggi virtuali e impossibili. [Nota bene: cos'è la "realtà presente"? Niente, vuota: sfugge, non può essere determinata intera. Ognuno può partire ovunque, basta che se ne convinca di farlo: v. passim]. Partire in crociera verso l'impossibile, viaggio tutto compreso, vacanza 5 stelle. [Nota bene: se uno tornasse indietro nel tempo da un punto preciso del pianeta si ritroverebbe nello spazio vuoto oltre l'atmosfera: la Terra non sarebbe ancora arrivata al punto preciso in cui l'individuo del presente è, sarebbe ancora indietro. Non si può tornare indietro neanche nello spazio! Noi per orientarci facciamo riferimento alla materia che compone il nostro pianeta, ma non corrisponde allo spazio: di fatto, gli atomi delle cose in realtà cambiano posizione incessantemente, trascinate dai moti della Terra. O facciamo riferimento alle stelle, lontanissime e, perciò, riferimenti più duraturi, ma di fatto loro e noi siamo in continuo movimento. Immagina invece di rimanere fermo in un punto dello spazio: vedresti il pianeta allontanarsi sempre più velocemente e rischieresti di essere investito da altri oggetti vaganti e corpi celesti].
E la morte?
Il corpo non si ferma, ma viene insieme a "noi", coinvolto nello stesso vortice di lavatrice che è il nostro pianeta. I corpi immoti (non assolutamente) sono immersi in questa enorme centrifuga (non possono far altro), ci piace affidarli a lei, ci piace affidarci a questa enorme antichissima perfetta macchina.
A fermarsi è però la possibilità-potenza di agire nell'universo che un corpo ha. La sua storia, il suo catalogo di azioni (anche 'pensare' è un'azione).
In cosa si può tornare indietro? I vivi possono tornare alla materia conservatasi in resti di corpi del passato; i fantasmi hanno perso la materia del passato, il tempo è passato e lo spazio in cui sono vissuti, anche, sono molto distanti da dove sono adesso (sempre di più inevitabilmente, incessantemente).
A questo punto posso solo sperare nell'immaginazione si possa tornare!
Dove potremmo veramente incontrare i vivi, una volta che siamo morti, nei sogni dei vivi che dormono e si approssimano quanto più possibile, per la loro condizione di vivi, alla morte. Questo è realmente possibile anche se non provato, e forse è l'unico modo ammettendo che saremo anime senza corpo-spazio-tempo. Incredibile che il Tutto-Essere si trasformi magicamente in un momentaneo passeggero Nulla che è il precipitare continuo del presente! La realtà si svuota - e può far paura se non si continua a vivere normalmente con le proprie piene facoltà: l'immaginazione la rende veramente "reale" come la intendiamo abitualmente noi.

mercoledì 10 gennaio 2018

La poetica del supermercato


Il grande filosofo-sociologo Zygmunt Bauman, recentemente scomparso, ha usato la definizione di "società liquida" per spiegare i meccanismi sociali nell'epoca dell'Internet 2.0.
Liquidi, fra l'altro sono i valori morali contemporanei, perché non più "solidi" ovvero stabili e indiscutibili. Forse è il nichilismo che ci ha fatti giungere a questo, insieme alla sua manifestazione oggi più tangibile, che è l'attuale legge spietata ed astratta del mercato capitalista di fine XX - inizio XXI secolo. Risultato: i valori che un individuo ha sono quelli che di volta in volta gli sono suggeriti da altri individui dotati di autorità. (Forse non è vero che questo accada soltanto oggi, in fin dei conti anche nei secoli passati i ceti bassi - la gente comune - avevano come ideali i modelli di vita nobili ed aristocratici, cioè tipici di quei pochissimi individui dotati di autorità. Chi ha autorità è visto istintivamente come "modello ideale" da chi l'autorità non ce l'ha. Invece cfr. definizione ed etimologia di "volgare").
Nell'antichità classica - epoca oggi narrata come incredibilmente obsoleta e ridicola - i valori a cui la classe nobile omologava i bassi strati sociali erano solidi - stabili, tanto da giudicarli eterni e perfetti.
Oggi invece di volta in volta ogni prodotto-merce viene caricato di funzioni, significati "perfetti" solo in quanto hanno perfezionato qualcosa dei loro predecessori; ma sono a loro volta "perfettibili" (la loro perfettibilità viene sempre nascosta dietro alla "perfezione" di cui si fregiano. Ma si tratta del processo di perfezione-perfettibilità, non del prodotto ultimo di tale processo, mai realizzabile in realtà). Oggi è svelato il fatto che ogni cosa sia uguale alle altre, che il nichilismo aveva ragione, che non c'è reale differenza tra una cosa e un'altra, o tra un individuo e un altro, o tra un essere qualsiasi e un altro. Niente è necessario, e ogni cosa avrebbe potuto essere benissimo diversa da com'è, senza che il sistema della Natura ne risentisse. Qualcosa di completamente diverso dall'antico "tutto è come deve essere", in cui ogni cosa esistente trovava una sua giustificazione assoluta dentro e fuori di sé (= se si deve esserci e non si è si incrinerebbe lo svolgersi degli eventi, verrebbe meno l'Essere). Adesso ognuno è sostituibile con chiunque altro, non contano le sue prestazioni affettive, le sue capacità e tutta la sua vita interiore. Conta soltanto che qualcuno svolga certe funzioni, come nel mondo del lavoro odierno in cui vince quello che costa meno, prodotto chissà dove, chissà da chi e come.
Si è solo una combinazione possibile, di possibili elementi semplici. Solo prodotti, oggetti, merci. Si è come scatoloni in fila sugli scaffali del supermercato: fuori diversi, accattivanti, attraenti; dentro uguali a qualsiasi altro oggetto esistente. Fuori la confezione che loda i tuoi pregi, un aspetto friendly, easily; dentro la fregatura che aspetta qualcuno che abbocchi, il parassita che cerca il nuovo ospite. Chi è che ci guadagna smerciando questo tipo di fregature? Il parassita o l'ospite? L'economia?! Nessuno. Ci perdono tutti. Perde anche il mondo, che si appiattisce alla superficie degli involucri delle cose, all'aspetto delle cose, e non le penetra. Perdiamo tutti l'intimità in noi stessi, non si ha più nessun valore e si diventa come uno dei tanti spacciatori di prodotti scadenti, deludenti, fregature.

sabato 6 gennaio 2018

Il nulla, esattamente come l'interno pieno delle cose, non può essere raggiunto dalla luce.

Devi essere tutto!

Una persona non può perdere il tempo della sua vita ad essere un "tipo": deve cambiare sempre ruolo, personalità o meglio riassumerle contemporaneamente tutte insieme per sfruttare al meglio il suo tempo. Questo perché è un perdita di tempo ragionare seguendo una sola logica, come i vecchi rimbambiti che non riescono ad ascoltare altro che i luoghi comuni, o l'opinione di massa, di solito sbagliata, le cialtronerie vendibili, la terribile fama che volat. Lo specialismo non è da rigettare in toto: si può adattare in un multi-specialismo, coltivando ogni singola sfumatura della nostra personalità. Essere insieme gentilissimi e crudeli; logici e puerili, o adulti e fanciulli; grandi e piccoli, giganti e minuscoli, eterni e momentanei; ovunque e in nessun posto, nel tutto e nel nulla; decisori e sottomessi; disingannati e creduloni partecipi del gioco; autori e personaggi, autori e lettori; forti e deboli; pazzi e maniacalmente geniali; precisissimi e vaghi; eruditi e ignoranti; fedeli e traditori della tradizione... Si può essere ipertesti dagli infiniti link coesistenti, un archivio intero (il tutto e le sue parti), un personal computer, un'enciclopedia e le sue voci.
Ci si può convincere di essere altrove semplicemente ragionando in altre maniere sull'ambiente, o convincendosi di essere moltiplicato nello spazio in altri infiniti universi, o di essere gigante, o di essere minuscolo: si è tutto insieme contemporaneamente.
Ci si può convincere di vivere in un'epoca diversa da quella che si dice, si può contestare la cifra che contraddistingue l'anno corrente, si possono fondere i confini che dividono le ere, le categorie temporali; ci si può convincere che non sia affatto rilevante la distanza che divide sé e un uomo degli albori della civiltà. Si è effettivamente tutti insieme contemporaneamente.
Tutto insieme contemporaneamente, non un aspetto alla volta. Tutte le persone esistite fin'ora, non un individuo alla volta. È possibile non cristallizzarsi in uno solo degli aspetti per non trascurare neanche una sfumatura dell'anima, neanche un'area del cervello. Esistono allenamenti pensati per ogni singola parte del proprio corpo, ma per quanto riguarda il cervello, la tradizione sembra infiacchire le capacità insite. La potenza di un corpo: la quale non sarà totalmente realizzata mai, ma non per questo un corpo non può lavorare al massimo delle sue potenzialità; deve anzi farlo senza reprimersi, perché il corpo, per una persona, non è altro se non ciò che si è. L'anima, se c'è, è lì nel corpo, è compresa in esso, si ha/è in un nesso inscindibile fra i due ausiliari verbali: l'anima si ha, e si è l'anima. L'anima non la si fa, piuttosto si forma da sé in maniera imprevedibile, meglio dunque non costringerla in binari troppo corti o in braghe troppo strette: che sia piuttosto libera e comoda di allargarsi quando vuole, e quando c'è la possibilità data dagli eventi.
Perché fingere di essere individui per sentirsi forti? Perché non annullarci nel nulla infinito e saturante del mondo - entrare nel laboratorio della natura - ? Perché perdere tempo con una minuscola e fuggevole parte di noi? Aprirsi alla molteplicità infinita delle infinite combinazioni possibili ci renderà persone più complete, adatte al dono misterioso che ci è offerto.

giovedì 4 gennaio 2018

Vittorio Bodini

(...) mentre nella tua terra i contadini
invisibili parlano turchino
dai campi di tabacco, e fra un istante
la notte avrà sapore di oliva verde.

11.
Viviamo in un incantesimo,
tra palazzi di tufo,
in una grande pianura.
Sulle rive del nulla
mostriamo le caverne di noi stessi
- qualche palmizio, un santo
lordo di sangue nei tramonti, un libro
lento, di pochi fatti che rileggiamo
più volte, nell'attesa che ci dia
tutte assieme la vita
le cose che crediamo di meritare.

(Vittorio Bodini, Bari 1914 - Roma 1970)

mercoledì 20 dicembre 2017

La vita del consumatore è così solitaria: gli viene fatto credere di essere libero e capace di tutto (vedi etichetta della philadelphia: "prova la nuova apertura con le linguette", uno prova e ci riesce e si sente capace di aprire l'involucro) e invece gli arriva il prodotto dal consumo facilitato (dalle linguette che si aprono) e lui non sa fare niente, deve sempre essere aiutato dagli altri. È solitario perché non ha bisogno di ascoltare gli altri, ma tende ad imporre il suo vano "gusto", le sue preferenze, a proiettarle su scala universale. Non deve cioè crescere e migliorarsi, raggiungere una condizione e un gusto differenti, ma rimanere ancorato alle cose che ha sempre scelto e preferito basandosi sulla conoscenza approssimativa e confusa che di esse ha.
Non fa esperienze del resto dei "prodotti": la sua scelta autistica lo porterà a fare sempre lo stesso tipo di esperienza, perché si sente legittimato a portare avanti lo stesso tipo di vita di sempre.
Non fa niente, e non se ne accorge.
Ha bisogno continuamente dell'aiuto di altri, e non se ne accorge. Perciò cade spesso vittima di trappole.
La sua vita si risolve nella scelta di questi prodotti preconfezionati, la sua personalità si limita a consistere in questa scelta. Può quello che ha e che altri gli danno, non è capace di far cose da sé, perciò tiene tutto gelosamente per sé e lo sfrutta in continuazione, dando più importanza a questi prodotti che alle persone. Vengono prima i prodotti delle persone, sia in una comune gerarchia di valori, sia temporalmente i prodotti "fanno" le loro personalità.
Incapaci di sentire il valore e la singolarità dell'uomo, tali consumatori si scagliano contro di lui e l'intera storia dell'umanità; mentre invece sono pronti ad esaltare il valore di un prodotto scadente ma di largo consumo. La tecnica esiste per loro come una divinità inattingibile e immodificabile, indiscutibile perché perfetta.

sabato 25 novembre 2017

La voce dei posti

Io reputavo ormai terminata
quella fase transitoria di fantastica
locuzione con i luoghi della vita
che si pensa che rispondano.
Mirabile a dirsi, è anche tardi
collegarsi a miriadi di pozzi
che c'è l'acqua che vi scorre
nei canali sotterranei.
Riassapori i lunghi giorni?
Spariresti tra gli aromi
di sconfinati arrosti
di fegati alla brace
sui laterizi rossi romani.
La voce dei posti non è sussurrata
lei urla le grida di uomini morti
non lasciarle a sperdere intorno
ti devono ancora per forza implorare.

venerdì 20 ottobre 2017

Niente è necessario, e ogni cosa avrebbe potuto essere benissimo diversa da com'è, senza che il sistema della Natura ne risentisse. Qualcosa di completamente diverso dall'antico "tutto è come deve essere", in cui ogni cosa esistente trovava una sua giustificazione assoluta dentro e fuori di sé (= se si deve esserci e non si è, si incrinerebbe lo svolgersi degli eventi, verrebbe meno l'Essere).

E ogni volta che uno muore
stiamo tutti tremando in attesa
di scoprire se è la temuta volta
che muoia pure il mondo.

mercoledì 4 ottobre 2017

Nella casa un'altra casa

(Tratto da "Nella casa un'altra casa", racconto inedito scritto da Mostro nel 2017).

"Noi ti osserviamo e chiamiamo da tempo! Perché non rispondi? Vieni con noi!". Ma io quel Giancarlo non lo conoscevo, o forse era passato così tanto tempo da non ricordarmi bene di lui. Ma quel viso di sicuro sapevo associarlo al Giancarlo, anche se nessuno me lo aveva mai detto. "Scusa Giancarlo, non mi interessavano tutte le offerte che mi suggerivi" gli dico ma lui mi guarda come stupito e "mi chiami Giancarlo?" poi dice ridendo. Io invece "ma sì, o mi sbaglio? ricordo più piccoli, forse, noi giocavamo..." e lui "no ero tuo compagno di scuola" e io arrossisco, poi dico per non passare per quello in difetto "sì, ma poi qualche volta giocavamo anche fuori" ma non ne ero sicuro e perciò cambio subito discorso "ma sono venuto apposta di persona per parlarci come ai vecchi tempi perché quando mi chiamavi io non avevo proprio mai tempo". E lui fu contento: "ma certo, sapevo che avresti ascoltato!" e mi porta a fare spesa in un supermercato.

Che visione chiara e precisa! Quel supermercato straripa di merce disposta in scaffali divisi in reparti, file alte e infinite di prodotti. Tutti uguali: delle scatole di cartone, e sopra scritte e colori che rimandano ad ambienti familiari, conosciuti, felici e affidabili. Giancarlo veloce, mi porta correndo fermandosi solo a guardare in punti precisi: e sceglie il pacco più conveniente, poi cambia corsia e fa la stessa cosa, sceglie sempre un pacco preciso e poco accessibile dagli scaffali e li mette in carrello, e ancora in un'altra corsia, e poi ancora in tutte le infinite altre, tanto che alla fine il carrello era pieno di scatole uguali ma con tante scritte e disegni anche diversi. Poi mi porta in un reparto nascosto del supermercato, pieno di prodotti a edizione limitata (come li chiama lui), prodotti speciali e marchiati in oro, con grandi cartelli che ne annunciano i titoli. Special edition! Leggevo spesso, anche se tra loro e gli altri prodotti nelle corsie più commerciali non cambiava niente, solo i colori, le scritte più intriganti. L'impressione di avere il meglio della Natura a presa di mano, sotto di sé, confezionato e sigillato perché sia sempre puro, vergine in eterno, incorruttibile vero.

Poi dice Giancarlo di mettermi in fila e aspettarlo alla cassa, che lui deve ancora salire in ufficio e parlare col direttore per nuove offerte sensazionalistiche. Io lo aspetto per venti minuti in coda alla cassa; poi passa mezz'ora; un'ora, ora due. Non vidi mai più Giancarlo il pubblicitario, mi ha lasciato in coda per pagare una spesa a prezzi stracciati: spendo due soldi e riempio bustoni e bustoni e bustoni. La porta scorrevole si apre con piacere, ma non dimentica di mostrarti le offerte per dirti che hai scelto il meglio nel mondo. Non vedo l'ora di fermarmi a mangiare tutto quel cibo degno di lode, di antonomasia, di targhe dorate espositive. Mi siedo per strada: non passa nessuno, e io scarto quei pacchi, li svuoto in gola, uno dopo l'altro, ne mangio a decine. Scopro che quindi il meglio per Giancarlo è solo un prodotto poco costoso. Non cibo di lusso, non autentico cibo, ma pappa insapore che un poco riempie lo stomaco e calma l'appetito.

È il lavoro tradizionale del cibo. Calmare per poco, non certo per sempre. E allora anche questo è cibo. Sostanze mischiate non identificabili, soluzioni deglutibili, compresse effervescenti. È roba smerciabile a un prezzo base sopra scaffali di un supermercato. Non conta il sapore se il prezzo è due soldi.

domenica 17 settembre 2017

Ma che palle questo mondo
tutto grigio e orizzontale!
Le persone solamente
vanno intorno a lavorare
farsi male, lamentarsi
ogni volta vi fermate alle apparenze
tutto il resto lo ignorate.

mercoledì 13 settembre 2017

Se bassa la nuvola il fiato sorregge
e aspetti con rabbia il momento che fugga
non ti stancare in mille discorsi
inefficaci e contraddittori,
ché in Amazzonia gli indiani cantano
ancora anche se in cielo non c'è luna piena.

mercoledì 6 settembre 2017

Ingenuo cercarci nostro nello spazio
e sottovalutarci perché siamo piccoli: 
sappiamo com'è l'atmosfera di Giove 
ma non che Vita è amore e Poesia.

giovedì 24 agosto 2017

Il prodotto dei desideri

Mi chiedo perché ogni volta ostinata
rifiuti la mia parte migliore
che ti offro in regalo, che scruti con studio
con la diffidenza di un compratore
assalito da merce al mercato.
Accetto a mio totale malgrado
non ti perdono, piuttosto sopporto
che consideri l'opzione di negarmi
la tua dovuta accoglienza
come se
ti volessi
fregare
da pubblicitario.
E spero non passi per i pensieri
che io sia il prodotto dei tuoi desideri.

domenica 20 agosto 2017

è tradita la tua pelle, pupazzo
disegnata e colorata in superficie
e se non avessi occhi
non considererei.
è tradita la tua voce, futile
che racconta una storia mendace
e se non avessi orecchie
non immaginerei.
hai la voce registrata
non comandi regni
è detto quel che si dice
quel che appare quel
che è detto.
scoperta nascosta dietro le vesti
la tua bugiarda funzione
e torni
a far leva su loro.

domenica 13 agosto 2017

Se avessi un cane lo chiamerei Pluto

Se avessi un cane lo chiamerei Pluto e sarebbe giallo chiaro con macchie più scure rosse. Io invece mi chiamerei Fabio e sarei un ragazzo con la pelle scura un po' come le macchie rosse di Pluto e sarei un agricoltore. Terrei Pluto nella casetta in campagna che avrei, lo farei addirittura salire sulla poltrona, lo guarderei per ore e ore e penserei al fatto che Pluto avrebbe proprio dei bei colori, e che anche io avrei voluto una bella pelle colorata come la sua: non mi ci sarebbe voluto molto, perché se avessi avuto già la pelle colorata come le macchie rosse di Pluto mi sarebbe mancato soltanto quel colore giallo chiaro che comunque avrebbe costituito gran parte del corpo del cane, e che io ancora non avrei. Mi sarei allora scervellato a cercare un modo per riempire di giallo chiaro un po' del mio corpo rossiccio: avrei fatto qualche esperimento con le piante nella campagna che avrei avuto, ma sfogliando qualche libro specializzato avrei scoperto probabilmente che non esistono piante capaci di ingiallire parti del corpo rossicce, e sarei rimasto veramente male. Oppure sarebbe successo ad esempio che un giorno Pluto sarebbe scappato via dal cancelletto della mia casetta in campagna e si sarebbe messo ad abbaiare e giocare intorno a una cagnetta che poi si scoprirebbe essere l'animale domestico di un tizio molto particolare perché pieno di tatuaggi. E questo tipo avrebbe cominciato a vedermi triste e io gli avrei dovuto spiegare che mi chiamerei Fabio e che avrei voluto la pelle un po' più gialla qua e qua e qua proprio come il mio cane, e lui mi avrebbe subito risposto contento che avrebbe potuto farmi felice facendomi dei tatuaggi proprio dove gli avrei dovuto dire io poco prima. E così sarebbe stato: avrei riempito il mio corpo di macchie giallognole tatuate e avrei tanto ringraziato quel tipo tanto simpatico, e con quel cane così bello che sarebbe Pluto, sarei tornato nella mia casetta in campagna guardandomi un po' più contento.