domenica 13 agosto 2017

Se avessi un cane lo chiamerei Pluto

Se avessi un cane lo chiamerei Pluto e sarebbe giallo chiaro con macchie più scure rosse. Io invece mi chiamerei Fabio e sarei un ragazzo con la pelle scura un po' come le macchie rosse di Pluto e sarei un agricoltore. Terrei Pluto nella casetta in campagna che avrei, lo farei addirittura salire sulla poltrona, lo guarderei per ore e ore e penserei al fatto che Pluto avrebbe proprio dei bei colori, e che anche io avrei voluto una bella pelle colorata come la sua: non mi ci sarebbe voluto molto, perché avrei avuto già la pelle colorata come le macchie rosse di Pluto, mi sarebbe mancato soltanto quel colore giallo chiaro che comunque avrebbe costituito gran parte del corpo del cane, e che io ancora non avrei avuto. Mi sarei allora scervellato a cercare un modo per riempire di giallo chiaro un po' del mio corpo rossiccio: avrei fatto qualche esperimento con le piante nella campagna che avrei avuto, ma sfogliando qualche libro specializzato avrei scoperto probabilmente che non esistono piante capaci di ingiallire parti del corpo rossiccie, e ci sarei rimasto molto male. Oppure sarebbe successo ad esempio che un giorno Pluto sarebbe scappato via dal cancelletto della mia casetta in campagna e si sarebbe messo ad abbaiare e giocare intorno a una cagnetta che poi si scoprirebbe essere l'animale domestico di un tizio molto particolare perché pieno di tatuaggi. E questo tipo avrebbe cominciato a vedermi triste e io gli avrei dovuto spiegare che mi chiamo Fabio e che avrei voluto la pelle un po' più gialla qua e qua e qua proprio come il mio cane, e lui mi avrebbe subito risposto contento che avrebbe potuto farmi felice facendomi dei tatuaggi proprio dove gli avrei dovuto dire io poco prima. E così sarebbe stato: avrei riempito il mio corpo di macchie giallognole tatuate e avrei tanto ringraziato quel tipo tanto simpatico, e con quel cane così bello che sarebbe Pluto, sarei tornato nella mia casetta in campagna guardandomi un po' più contento.

domenica 23 luglio 2017

La cosa più stupida del mondo

La cosa più stupida del mondo sono le persone del terzo millennio che non rimpiangono i millenni precedenti.

mercoledì 12 luglio 2017

da/ha

Che cos'è adesso che stiamo combinando? Tutti insieme senza saperlo che lo creiamo, questo "qualcosa", che ci piace senza saperlo. Non è che lo scegliamo, è che lo abbiamo saputo ascoltare, e che adesso ci piace tanto, ci fa bene e non lo sentiamo imposto. Ma ci andiamo tutti a finire in quello, come dire, quello stile che ci attira, quel gusto comune. Eppure non è neanche facile da scegliere - uno pensava di avere avuto un desiderio originale o nuovo e invece tutti ci stiamo pensando, è giusto così, è più bello così, che il desiderio sia di tutti e non solo di uno eccezionale. E perciò ognuno deve annunciare a tutti se ha pensato qualcosa di nuovo, perché tutti lo aspettano già da tanto tempo prima che uno solo lo avesse pensato. Non c'è solo un guadagno personale, se fosse così, niente sarebbe oggi com'è, e nessuno avrebbe mai fatto niente di niente neanche lavorare per il proprio guadagno. Il guadagno lo ha anche il "mondo" (le persone che lo abitano, ma anche l'ambiente - spazio astratto) e quindi il Bene maggiore è condiviso, non consumato, ed è prodotto, non è acquistato già fatto.
Bisogna dare-creare perché tutti intorno lo stanno facendo per loro, per tutti. Con la propria tecnica (quella sì, originale) individuale, ma orientata sempre verso la stessa direzione in cui convergono le tecniche di tutti gli altri individui. Così si da/ha

domenica 9 luglio 2017

Poema acquatico, di Mostro, 2017

Tratto dalla raccolta inedita "Poema acquatico" di Mostro, 2017.


(Immagine: Giuseppe Castelli - Il mare sul retro II)

"...
Forse qualcosa
può fare vivere
ancora il mare
piatto e fermo

in superficie ma è molto
profondo in verticale
e se lo sbucci
vedi se è fermo uguale.
..."

sabato 8 luglio 2017

Mater-materia in occhiali da sole

Vividi gli occhi lucenti di sole
che mirano il cielo e poi versa il rosso
di rena coperta di erba e limoni

un bimbo in maglietta che guarda le rondini
e mica s'interroga della materia.
Ride. Ne gusta contento i sapori.

martedì 4 luglio 2017

Applausi veri scrosciarono a lode e gloria degli eguali

- Applausi agli eguali!

  (Applausi veri scrosciarono a lode e gloria degli eguali).
  (Applauso di tutti, nessuno escluso).
  (Pochi che non applaudirono furono tratti a bersaglio di ingiurie).

- Odiate chi non è omologato!

  (Fischi e rabbia tra vene del collo gonfiavano le gole di tutti gli astanti)

- Evviva la retta somma scienza, evviva noi sotto il suo mantello!

  (Motivo d'orgoglio che soffiava nei petti-vele di barca)

- Benedetta sia l'ora di luce in cui noi viviamo!

  (Sicurezza, serenità e un respiro di sollievo)

- Marciscano i secoli bui passati. Tanto gli strizzammo il meglio, siano inutili e scontati!

sabato 17 giugno 2017

"Nuove Braci": Editoriale di Claudio Damiani, Aprile 2007

"Se l’attuale dittatura economico-mediatica o dittatura della pubblicità, può, nei confronti di chi ha qualche attrezzatura culturale, essere tutto sommato limitatamente dannosa, dobbiamo riconoscere che nei confronti degli individui più fragili dal punto di vista culturale, che sono la grande maggioranza, essa ha degli effetti devastanti. Questa è la vera catastrofe, l’emergenza ecologica prima del nostro mondo. Che poi, la limitatezza del danno recato a quei pochi che possono spegnere la televisione, è in effetti molto relativa: perchè, se anche questi sono danneggiati solo nel fatto che sono emarginati, e non perseguitati, o sterminati, tuttavia la loro esclusione ha un ritorno devastante sulla società, che diventa come un corpo senza cervello. Se studiassimo la nostra società, vedremmo che il tratto comune a ogni sua singola parte, l’essenza della sua struttura, è la negazione dell’educazione.L’educazione è mostrare un’opera (di pensiero, di arte, di sentimento ecc), qualcosa che esiste, permettere a un educando di entrare in uno spazio di rigore, di arte, di realtà, di verità, permettergli di godere di quello spazio.
Il godimento di quello spazio, il godimento dell’opera (opera d’arte, di pensiero, di religione, di scienza) è il più alto che esista, la massima felicità è la partecipazione a quell’ordine, a quella comunità. Oggi si tende a dire che i cantautori sono i veri poeti, che i giornalisti sono i veri scrittori, che i pubblicitari sono i veri artisti. E’ la dittatura economico-mediatica che spinge a questo, utilizzando anche la devastata e devastante cultura ideologica precedente, che già aveva fatto deserto con storicismo, strutturalismo, fango e ceneri ideologiche sulla brace, sul fuoco vivo dell’opera. La dittatura pubblicitaria utilizza, assolda la vecchia cultura ideologica desertificante, vecchi tromboni che prima osannavano Mao, ora il Grande fratello: per questi personaggi è facile esaltare il trash, organizzare convegni su Liala, sostenere che Pirandello e Liala sono sullo stesso piano. Ci sono altri, e stanno più nella mia generazione, in quelli nati negli anni ‘50 e ‘60, e oltre, che non sono d’accordo, ma sono stati messi da parte. Si potrebbe dire: è inevitabile, non c’è niente da fare, la dittatura economico-ideologica è troppo potente, stiamocene appartati, coltiviamo i nostri studi nell’ombra ecc. Ma invece, se ragioniamo un attimo, c’è una forma di resistenza semplicissima, che potrebbe cominciare a minare l’intero sistema. Basterebbe cominciare a separare l’opera, la virtù, l’ordine, il bene, dal caos, dalla spazzatura, dall’ideologia, dalla violenza. Basterebbe cominciare, come diceva Confucio, a “raddrizzare i nomi”. Riportare i nomi, le parole, alla loro realtà. Cominciare a attaccare chi parla a vanvera, con le parole storte, rotte, chi dice fischi per fiaschi, chi scambia Liala per Pirandello. Questi, attaccati, non hanno niente a cui attaccarsi, non hanno altro che la loro ideologia, che è puro fantasma, non poggia su niente di vero, solo sulla propria soggettività distruttiva. Alle prime reagirebbero, utilizzerebbero tutto il loro potere, sarebbero aiutati dalle potenze economiche, ma la loro reazione si farebbe sempre più fioca, inevitabilmente, non consistendo su niente, essendo un gigante dai piedi d’argilla, dovranno capitolare. E la resistenza vincerebbe". Da: Editoriale di Claudio Damiani


"Allora diciamo le cose come stanno: chi attacca la poesia lo fa con un intento ideologico, lo fa perché un'ideologia (che può essere politica religiosa filosofica o altro) si sente minacciata dalla poesia, e dal suo dire la verità così come effettivamente è". Da: "Appunti vari" in Claudio Damiani, "La difficile facilità", 2016, p. 78.

domenica 4 giugno 2017

Occasione sporadica

Proprio oggi, in occasione dei miei 7 anni trascorsi da quando avevo 21 anni e mezzo, anzi un po' in anticipo, comunque c'è proprio da festeggiare! ma poi alla fine in queste occasioni viene naturale mettersi a pensare a quante cose sono cambiate di me e intorno a me. Ah  sì, e intanto mi sono messo a scrivere così pensavo.
Che io non ho perso niente e, anzi per fortuna sono sempre quello e non è cambiato niente cioè non ho perso niente di quello che già ero prima. No, qualche cosa in più e in meglio l'ho avuta e l'ho fatta.
Bene vado a fare festa. 
Per chi non potesse oggi, non fa niente, però mi raccomando venite alla prossima che è tra 4 anni e 3 mesi circa, ci sentiamo.

venerdì 19 maggio 2017

La festa del paese

Non si ode una voce,
non c'è movimento
in questa festa paesana
piena di nuovi nati
che nelle altre non c'erano,
e le bancarelle che hanno
le novità della tecnica:
non c'è davvero la luce
vivace delle migliaia
di lampadine fra le luminarie,
le strade affollate immobili
se dentro una piatta fotografia
con tutte le altre
disperse dal vento
sui marciapiedi
inquinati del tempo.

mercoledì 3 maggio 2017

Ho un barlume

Ho un barlume che riscalda
nel ghiaccio scemo della notte
che è la somma scienza nostra!
Era fatto di un istante. Impalpabilissimo
barlume d'oro di stelle a noi celate
che ci fa dimenticare e cambiare
di persona,
e tutti i sassi e bastoni
dove poggia
resteranno un poco vivi
ancora un poco a chiacchierare.
Ho un barlume alieno
e non importa se pensate "Scemo!
Sembri un pazzo che delira" se non uso
solo la ragione.
Ora i grigi rumori
distinguo:
le risate dei bambini
delle voci femminili
i racconti degli anziani
i segreti degli adulti
i silenzi delle cose
la diversa singola essenza
dentro ai flussi universali.
Un'orchestra non può suonare un Requiem.
Che cosa ne sanno loro? Affidare a così tanti inesperti che scherzano la musica che celebra la vita di una persona.
Sì, come un'agenzia funebre non può fingere di importarsi di un corpo.
Ognuno ha un ruolo che non gli si addice, non fa quello che può/sa fare, e anche per colpa di questi chi ha talento viene ignorato.

martedì 2 maggio 2017

La causa dei problemi è che nel mondo c'è un altro mondo virtuale senza nessuna corrispondenza col reale. Noi siamo certo altro da quello che ci dicono di essere: rispettosi della legge. Perché l'unica legge che seguiamo è quella del mercato, che ci detta regole e costumi. Il problema è che c'è l'economia, che è un mondo totalmente separato dal reale, e che dal di fuori regola il reale. Ogni cosa ha il valore che le assegna il mercato: il valore sentito non esiste. Il reale non è dunque il sentito, è quella voce delirante che corregge le percezioni, filtra secondo i suoi capricci.

Fiume sezionato


(Immagine: Eugenia Loli, Daily Obstacles)

Marea: è una marea di individu_
i diversi trovati per caso in viag_
gi coatti verso deriva e senza
freni velocissimo che pare
uno stupido treno non dirigibi_
le con i finestrini bloccati
l'esterno placido è impedito
non c'è la sosta né guida che illustri
che cosa si veda alla rela_
tiva destra che giustamen_
te, ignorato, scompare irreale
sprofonda nel "Non-", non se ne 
può parlare. Noi constatatori
che non lo apprezziamo: saremo
proprio fatti per altro, non per
constatare che cosa c'è attorno,
ché presi a cadere dentro ad un
vortice senza appigli o riferimenti
- o: noi siamo anche nelle acque
del fiume tagliata una fetta -
caduti o scaricati in infinito
universo sciacquone o trascinati
in merdosa crociera intorno alle fogne
dell'esistenza, i cimiteri.

lunedì 10 aprile 2017

Ecco la mia malattia
più cara
che ritorna e scuote
la nave
come in forte burrasca.
Non me sarei senza le tue braccia.

domenica 26 marzo 2017

Vergine nera

Quando tu guardi a me, vergine nera
madre dei parti, madre dei morti
io giro la testa e guardo gli aerei.
Non credevi un'altra volta
che ti avrei ignorata
volevi avere i culti
sacri che a te spettano.
Madre santa, disattenta
gravida di ritocchi mescolanti
avida di rintocchi mescolati
corri dentro le mie vene
palpiti coi miei
atri e ventricoli
e dentro a quelli dei leoni
dentro ai veleni, inceneritori
nelle micro-polveri e dentro i tumori,
ascolta il mio pianto
asciugami gli occhi:
io ti amo tanto
non esser gelosa.
Io che ti vivo
dentro le membra
sia il prediletto figlio negletto.

(Siamo dentro un utero cosmico
ma non nasceremo mai
se non con la morte, saremo aborti
nati altrove e in altri universi)

venerdì 24 marzo 2017

Genere del Dialogo in età neo-neroniana

Scrivete dialoghi, vi farà bene.
Per noi contemporanei è un genere lento perché vogliamo subito arrivare al punto della questione. Preferiamo il monologo, l'unità dei punti di vista. Preferiamo che ogni elemento della composizione risponda a una sola lettura possibile; ogni altra informazione e punto di vista è per noi oggi nient'altro che un disturbo alla comprensione dell'unità.
Oppure preferiamo i dialoghi di Galileo Galilei, dove i personaggi letterari dai tratti più discutibili sono quelli che difendono il punto di vista avverso a quello assunto dall'autore. Le idee dell'autore, il suo mondo e il suo punto di vista sono invece incarnati in personaggi autorevoli, virtuosi, dignitosi. Non è che quelli dai modi più eleganti siano portatori di verità più vere di quelle difese dai personaggi sciatti; è il mondo costruito dall'opera-dialogo stessa, è l'ideologia dell'autore. Sono gli effetti della Retorica, dell'arte del parlare, che da millenni ci condiziona; a volte è un bene, altre un male. Dipende dall'autore e dal pubblico.
Oggi non puoi fare un dialogo come i "Massimi Sistemi", oggi siamo tornati in un'età premoderna, pre-rinascimentale, medievale, classica dove ogni individuo ha la sua legittimità. Neo-Neroniana. Post-democratica, pre-platonica, socratica età dove non si può discriminare il perdente della battaglia, e il vincente non è più l'eroe del vero giusto. È un'età relativista dove ognuno difende il suo punto di vista contro quello dominante. Le basi del dialogo galileano sono azzerate: non tendiamo più verso uno stato nobile-aristocratico ultra umano, ma verso la nuda vita vera, comunque essa sia/diventi.
E quindi ogni personaggio odierno deve giustificarsi, non trova già pronto il modello ideale e razionale scientifico a cui affidarsi per svolgere un discorso in maniera giusta. Basta aristotelismi pre-confezionati. Il dialogo odierno corrode progressivamente un'idea inizialmente sicurissima di sé, è un gioco l'abbandonarsi all'altro punto di vista, al punto di vista dell'altro. Non c'è regola di restare in sé.
Ora, così, il dialogo diventa un mezzo di esplorazione della parte dell'Io che di solito (di giorno) neghiamo e non facciamo venire a galla. Le tante possibilità dei noi che non realizziamo, però, continuano a mandarci tanti stimoli e messaggi nell'immaginazione, e non le disprezziamo del tutto; ma sappiamo che nella vita razionale quei messaggi sono da tenere a freno. L'immaginazione è creatività non sempre richiesta, non sempre possiamo renderla realizzabile. Di giorno quindi, preferiamo restare convinti di noi (razionali), zittire le voci di quelli che non siamo, voci che non si addicono all'immagine che abbiamo di noi. Forse è per questo che sogniamo, la notte, è lì che tutte le possibilità trovano una precaria realizzazione impalpabile.
E forse è per questo che la Poesia e l'Arte fanno un effetto diverso tra il giorno e la notte. E per questo è meglio crearle di notte, quando cadono le ideologie della nostra mente e i sogni ci assalgono. Così come è meglio leggerle o "consumarle" di notte piuttosto che giorno.