sabato 7 aprile 2018

Membrana

Se mi sporgo
da qui
ti vedo:
leggi questi versi
e ti concentri
a cercare i miei occhi.
Tento di uscire e raggiungerti sporgendomi più
che posso e ricado.
Se il foglio
si alza,
deforma, si strappa,
se taglia il dito
tuo o di tua figlia
scusa,
è colpa mia che tuttavia lo forzo da qui.
Affacciati anche tu!
Ci vediamo
su membrane. (Il resto ce lo immaginiamo)

(E mentre tu mi accarezzi
con le dita, anche io
accarezzo la membrana su cui incido
faccio finta che sia te).

venerdì 30 marzo 2018

Sei già altrove. "L'infinito" di Leopardi e l'antirazzismo.

Piace sempre qualcosa che non si ha, ma anche qualcosa che non si è, piace sempre "l'altro", qualcosa che non si conosce o non si possiede a pieno ma che c'è, lontano, oltre l'orizzonte fisico e culturale: altrove ne è pieno, come "dietro un colle" a cui siamo troppo affezionati per poterci allontanare; o che in realtà ci costringe a rimanere al di qua, dove abbiamo stabilito la nostra sede da secoli o millenni...
Il pensiero colmerà sempre quel vuoto (anche della conoscenza) ipotizzando un mondo uguale al nostro, illudendosi, perché il mondo non è mai così come lo ipotizziamo: ne sappiamo sempre troppo poco, non possiamo arrivarci, il mondo è grande e vario. Siamo attratti da quel vuoto che non conosciamo, non vediamo mai direttamente, ma sappiamo che c'è. Questa attrazione rende "belle" le cose che non abbiamo direttamente sotto lo sguardo, a cui non siamo abituati, che non possediamo materialmente né astrattamente.
Così è bella una poesia se non ci si sofferma molto a leggerla e studiarla, analizzarla.

Ogni cosa bella rimane tale se non la si conosce-comprende-possiede a fondo.

Una ragazza la amiamo veramente quando è vestita, non nuda. Lei può essere bella in entrambi i modi.
Quando ci aspettiamo che faccia qualcosa, ma non possiamo prevedere il suo comportamento.
Quando rimane qualcosa che non sappiamo né vediamo direttamente di lei.
Quando non la conosciamo ancora del tutto e ci piace scoprire suoi nuovi comportamenti e reazioni, e vogliamo ancora conoscerla. In caso contrario si ricorre a un metaforico incesto con la madre: amare qualcuno di cui si sa tutto, che non può cambiare e che ci ama incondizionatamente.

Odiare il diverso significa che un individuo chiude ogni sua disponibilità a crescere e imparare, si rintana nel tanto sognato o mitico passato sicuro della tradizione, della propria cultura, della propria società. La paura per il diverso la si può spiegare come strategia per la conservazione della cultura. Di un singolo sistema culturale; ma ogni cultura si costruisce intorno a questa tendenza presuntuosa, etnocentrica.
In realtà la cultura è un bagaglio di esperienze sedimentate nei millenni, in periodi di fioritura come di stasi culturale, si è aperta e si è richiusa in continuazione; spinte in avanti, rotture e normalizzazioni cicliche...

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e rimirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo, ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s’annega il pensier mio:
E il naufragar m’è dolce in questo mare.

Non può che rimanere caro questo colle immaginario che ci separa dal resto del mondo, che limita il nostro mondo. E quella misteriosa attrazione verso l'ignoto? Come spiegarcela se non come una voce portata dal vento? Una voce che ci annuncia che c'è altro, mondi impensabili. Da qui il rischio, la paura di allontanarsi dal solito piccolo mondo, di non essere adatti ad altro. Il rischio lo si affronta sfidando e sbugiardando le proprie paure, o assecondandole e rimanendo dove si è, inesperti del mondo, a vagheggiare di esso ma sostanzialmente temendolo, allontanandosi dalla vita del presente.

In fondo, fare esperienza dell'altro - proveniente dall'altrove - non può che farci crescere, che scoprire altre parti di noi che non erano mai venute fuori. Allarghiamo il nostro (inevitabile) limite conoscitivo a quello degli altri, per far nascere sistemi, insiemi di cose meravigliose e ancora sconosciute: nuove frontiere. Nuove verità.

Non solo, serve affermare la convinzione di non sapere ancora tutto, di non aver visto, sperimentato, conosciuto ancora tutto per mettere in moto dentro di sé il "proprio" divenire: crescere in un percorso coerente verso la Verità. Il non conosciuto stimola l'immaginazione, il ragionamento, la capacità di adattamento: l'intelligenza, l'apertura dell'intelligenza. Stimola l'azione, la volontà di azione e l'amore verso sé stessi e verso gli altri e il mondo. La stupida presunzione di conoscere già tutto così "edipica" e infantile, viceversa, chiude ogni contatto tra individuo e mondo. Ma è così cara...

sabato 24 marzo 2018

Fascisti su Marte

Trovo molto più contronatura e pericoloso che l'Uomo colonizzi altri pianeti (come ho sentito dire anche al telegiornale qualche giorno fa) e non che ad esempio si cloni o abortisca, cazzate a confronto. Ci vorrebbero obiettori di coscienza per queste ipotetiche appropriazioni indebite. Tutti contro il marketing e la presuntuosa mentalità possessiva occidentale.

È facile aspettarsi che gli altri pianeti verranno sfruttati per arricchirsi da parte di pochi (i singoli Elon Musk ad esempio). Non dobbiamo evolverci in un altro senso, dobbiamo superare il capitalismo e condividere le risorse. Quando ognuno cerca il massimo del profitto, non si può che consumare ogni risorsa e rovinare la Natura e le sue creature, in formazione e in "vita" da miliardi di anni terrestri. Non voglio che l'uomo raggiunga Marte se non riesce a vivere neanche sul gigantesco pianeta natale: non si è rivelato capace, deve evolversi e uscire dall'attuale primitività bruta. Non voglio che l'uomo si allontani dalla Terra per soldi: non è giusto, significa che sarà un privilegio per pochi, non ne beneficerà nessuno oltre gli imprenditori - per forza già ricchissimi tanto da permettersi astronavi. Stiamo sbagliando direzione.

lunedì 19 marzo 2018

Io selezionatore di video
condivisore, diffusore virale
o timido superbo
non mi devo più cercare
affezionàti alle mie parole
chiamatemi come presentatore fisso
commentatore seriale
accetto umorista
in fondo ho autorità
sapete che io so scegliere bene
il giusto, me pieno di buon gusto
riconosciuto
non credo da me solo
è impossibile, mi sottometto
alle ciarle vostre.

giovedì 15 marzo 2018

Migliora la tua memoria con questa strategia a costo zero

Se vuoi conservare un ricordo, la strategia migliore è quella di vivere con una particolare attenzione il presente. Andando più nello specifico, per conservare un ricordo è necessario cogliere di ogni evento un suo significato che lo collochi pacificamente nel nostro sistema cognitivo. Il "significato" da cogliere è di tipo intuitivo, esso è il modo in cui l'oggetto, dall'esterno, viene tradotto nella mente, ed in questa veste può essere in essa conservato. La strategia è vivere (=pensare) in maniera attiva e critica nei confronti dell'ambiente, la curiosità ci rende più attenti a intuire ciò che non è visto, ci aiuta a tradurre le cose in pensiero, la materia in pensieri impalpabili. Il significato che ognuno (guidato dalla sua cultura, certo) "sperimenta" negli oggetti è l'esperienza interiore che di essi si fa. Gli eventi esterni sono duplicati nella nostra coscienza sotto forma di informazioni sensoriali, esistono fuori e (virtualmente e sinteticamente) dentro di noi.
Perciò continuare a vivere cercando di provare la stessa sensazione che si prova quasi abitualmente e ormai inconsciamente ogni giorno, riconoscerla quando si presenta. Ricordare la sensazione, la rappresentazione interna, e non cercare inutilmente di ricordare fatti esterni così come a noi si presentano prima della loro sintesi operata dalla coscienza.

domenica 11 marzo 2018

Dialogo degli opposti sistemi

Potendo scegliere che vorresti potere avere?
Eh?
Avendo potuto scegliere cosa vorresti aver potuto avere?
Eh?
Scegliendo cosa si può avere tu puoi volere?
Eh?
Che voglia puoi scegliere di avere?
Eh?
Che voglia vorresti poter scegliere di avere?
Ah...
Cosa vorresti aver potuto scegliere?
Potere...

sabato 3 marzo 2018

Con la chitarra, l'Arte la Poesia, mi è capitato di avere un rapporto veramente tormentato: erano l'unico sfogo durante lunghi mesi in cui fui completamente solo, senza amici in un'altra città, senza nessuno con cui riuscivo a legare veramente. Avevo tanto da lamentarmi e nessuno a cui potevo raccontare che mi succedeva, che mi aiutasse a fare chiarezza. Nessuno ad ascoltarmi quando ne avevo bisogno. Così tornavo a casa da lezione e mi sfogavo con l'unico strumento che avevo in camera mia, suonando con rabbia o scale pentatoniche rabbiose, o insistenti fino all'esasperazione, fino alla paranoia, con mille ghirigori che insistevano intorno a pochi tasti della chitarra, la solita decina di tasti. Erano gesti di sfogo, come una scarica di rabbia durante una rissa, mossi da un'autentica e viva passione, da entusiasmo. Perché bisogna crederci in quello che fai se vuoi suonare bene. Questo per quanto riguarda lo sfogo fisico; per quello psico-emotivo invece ricorrevo alla scrittura. Scrissi molto, davvero molto in quei mesi. Cercai di realizzare il mio sogno che avevo fino ad allora, cioè scrivere storie divertenti e intelligenti, spesso con riflessioni sulla vita, sull'arte, sullo scrivere stesso, sul tormento. Non riuscii a realizzare niente di veramente soddisfacente però, così ripiegai sulla Poesia: la bellezza della lingua, l'arte della parola che con il materiale più economico e abbondante è in grado di realizzare forme bellissime, che sono caratteristiche appunto del linguaggio. La contemplazione mentale della bellezza, la ricerca della bellezza mi facevano stare bene; le consideravo esercizi o esperimenti per rendere migliore anche me, la mia intera mente. La musica e la Poesia hanno in comune il fatto che colui che le fa è il capo assoluto e unico responsabile degli elementi di base (note o parole) e del mondo che crea. Il mondo che uno crea ed espone agli altri è distaccato dall'autore, che tuttavia in esso si cela, in esso l'autore si presenta implicitamente sotto una certa veste: gioca secondo le sue regole o è onnisciente, si lascia trasportare o è personaggio di una trama, la subisce passivamente o è estraneo dalla storia. Ogni altra Arte è così, e a ben vedere anche ogni stile di vita può essere così. Lo scopo è raggiungere livelli alti, qualcosa di bello. Bello, non "grazioso". Bello è qualcosa di ben formato, non qualcosa di buon gusto, stucchevole. È raro trovare qualcosa di bello a partire da materiale stucchevole, forse più facile in musica e in alcune poesie, quasi mai in racconti o romanzi. Lo scopo è sempre fare qualcosa di ben formato, che realizzi in maniera apprezzabile dai sensi una forma. E dietro l'apparenza di questa forma, inserire dei buoni motivi che giustifichino la sua esistenza - slegata dalla vita reale - nel mondo metafisico dell'Arte. Fare una forma coerente, ben definibile, un sistema coerente di elementi (note e parole) che seguono regole appositamente individuate per una singola composizione. Dare regole a una pulsione per renderla apprezzabile ai sensi di altri individui: espressione di sé. Dei bei gesti possono produrre molto più di una bella melodia nel mondo reale e sociale; una bella poesia può consolare delle anime tormentate come quella del suo autore.
Comporre un'opera di questo genere di arti, per gli umani, ha uno scopo simile a quello che hanno gli abiti, o l'architettura. Un simbolo della cultura, sì, un valore antropologico. Pura esibizione di un'intenzione. Ostentiamo vestiti, orpelli, ma anche musica, poesia. Bellezza, anche se non ce ne accorgiamo, anche se volessimo distruggere la bellezza fin'ora conosciuta; cioè se volessimo fare un bel, maestoso, ammirevole Brutto. La quotidianità non è poi così vana, se l'ostentazione di questo niente che non interessa a nessuno ha significati così profondi dagli albori dell'umanità. Allora ogni singolo gesto assume in realtà il ruolo di esperimento per il miglioramento delle proprie tecniche e capacità. Anche se non lo cerchi intenzionalmente. Anche vestirsi malissimo è un'arte che cerca un sistema coerente di vestiti per insultare in maniera più esplicita possibile il bello del buon gusto. E anche questo è bello, perché si vuole un abbigliamento conforme allo scopo, quindi completo, perfetto. Il valore antropologico dell'ostentare la propria interiorità, del lasciarla sedimentare nella vasta cultura di un popolo potenzialmente infinito in veste di forme, del dialogo in cerca di conforto, di approvazione... viene tutto dal credersi distanti dagli altri, distinti dagli altri (e in realtà lo siamo o lo eravamo quando viviamo in branchi separati nella savana o nelle città) e dunque dal bisogno di trovare i propri interlocutori ideali.
Ci sarà qualcuno al mondo che la pensa come te? Certo, bisogna solo andarlo a trovare, conoscere il suo stile di vita, i luoghi, i mezzi che usa per comunicare. Lo stavi solo credendo di essere lontano e distinto dagli altri, vedi? che pensavi? siamo tutti così come te, stiamo sempre insieme e collaboriamo come amici, come fratelli, come pari, e parliamo, parliamo finché non colmiamo le crepe che ci tormentano, sì, siamo semplici e lo sapevi che eravamo sempre tutti qui dietro.

martedì 27 febbraio 2018

I Controvento (The Upwinds)

I Controvento abitano sotto una collina, esposti agli schiaffi del vento putrido, viscido, melmoso, un brodo di minestra minerale che ingoiano se non tengono chiuse le labbra sporche: bocche chiuse per girare in strada o quelle aperte di chi ha fame e mangia l'aria tossica pesante dal sapore di carcassa decomposta. I pasti microsottili cotti in pentoloni ad elevate combustioni, zuppona minerale che mortifica ogni ingrediente; che ricette malvagie inventa chi di cucina non capisce niente: fa solo abbondanti piatti tossici per tutti di merda trita digerita sminuzzata e di quello che raccolgono nella paletta della polvere. Sedimenti di merda nei loro corpi, sacchi di merda dei Controvento, di spazzatura, discariche di rifiuti nocivi industriali che sono i corpi dei Controvento. Da smaltire sotterrandoli. Filtri depuratori sulla soglia della saturazione. Fognature, discariche, cimiteri, fiumi neri, accumulo di puss; diossina nelle cellule, sangue sporco nelle vene: sono i corpi dei Controvento. Inceneriteli e sotterrateli in profondità, perché messi in acqua affonderebbero quei corpi pesanti, riempiti, malati. Insabbiate e dimenticate bene tutta la storia dei loro atomi, distogliete lo sguardo ed ogni pensiero. Adesso ignorateli. Sprecateli. Senza accennarne né farvi vedere, ridete di loro in segreto a ricordarli presi a schiaffi dal vento; disgustosi a inquinare da morti.

lunedì 26 febbraio 2018

Acqua di rose

Signora! Ti prego ti sposti più in là?
Non gradisco e mi tormenta l'odore
dell'acqua di rose - sia maledetta!
Fammi giudicare ciò che proponi
lascia che dica che cosa ne penso
visto che tu non mi chiedi permesso.
Mi investe come un treno impazzito
mi vengono in mente scene pietose
di vecchie truccate per essere belle.
Di vecchie angosciate dalla morte
che incombe, si sentono sole e fanno
ancora attenzione a colpire i sensi.
Ma a bastonate.
Mentre io scanso naziste stronzate
che ti rendono grande ai tuoi occhi
e s'alza fierissimo il sopracciglio
tanto grande ti vedi negli occhi
che non c'entri in un occhio a riposo
e mi entri nel naso e spalanchi quegli occhi!
È come l'odore che effonde un cadavere.
Ricordi, signora, la Morte in persona.

domenica 25 febbraio 2018

sabato 10 febbraio 2018

Trucioli

Minuscoli trucioli, è carta di fogli,
strappati lasciati al vento una volta 
riuniti saranno una musica che sfonda le orecchie
altro che timida melodia neoclassica.
Sui marciapiedi discariche aperte
quei pezzetti di fotografie mescoli
e ne fai novamente momenti
finché non rimossi da un aspiratore.

mercoledì 7 febbraio 2018

I viaggi della morte

Che si fa al cimitero? Che si fa con i morti?
Li si ignora, o non li si vuole andare a trovare;
o si va e si prega per loro, e si piange o si ride ai bei ricordi: si prende forza dal passato, ma dalla distanza nasce anche la nostalgia: un bel passato contro un brutto presente (che può essere rovesciato in bello): il presente è instabile e può essere sia bello che brutto.
Che strana quella voglia inutile di andare a parlare ai morti sulle loro tombe, raccontare pensieri, storie, accadimenti più recenti, chiedere consiglio ai morti sulle loro tombe. Il presente che cerca il contatto impossibile da realizzare con il passato, ma l'immaginazione/memoria svolge questa funzione "virtuale".
I primi uomini inventarono l'immaginazione per disperazione? Erano troppo soli e angosciati, slegati dal resto dell'Essere; e con uno sforzo enorme hanno conquistato i viaggi virtuali e impossibili. [Nota bene: cos'è la "realtà presente"? Niente, vuota: sfugge, non può essere determinata intera. Ognuno può partire ovunque, basta che se ne convinca di farlo: v. passim]. Partire in crociera verso l'impossibile, viaggio tutto compreso, vacanza 5 stelle. [Nota bene: se uno tornasse indietro nel tempo da un punto preciso del pianeta si ritroverebbe nello spazio vuoto oltre l'atmosfera: la Terra non sarebbe ancora arrivata al punto preciso in cui l'individuo del presente è, sarebbe ancora indietro. Non si può tornare indietro neanche nello spazio! Noi per orientarci facciamo riferimento alla materia che compone il nostro pianeta, ma non corrisponde allo spazio: di fatto, gli atomi delle cose in realtà cambiano posizione incessantemente, trascinate dai moti della Terra. O facciamo riferimento alle stelle, lontanissime e, perciò, riferimenti più duraturi, ma di fatto loro e noi siamo in continuo movimento. Immagina invece di rimanere fermo in un punto dello spazio: vedresti il pianeta allontanarsi sempre più velocemente e rischieresti di essere investito da altri oggetti vaganti e corpi celesti].
E la morte?
Il corpo non si ferma, ma viene insieme a "noi", coinvolto nello stesso vortice di lavatrice che è il nostro pianeta. I corpi immoti (non assolutamente) sono immersi in questa enorme centrifuga (non possono far altro), ci piace affidarli a lei, ci piace affidarci a questa enorme antichissima perfetta macchina.
A fermarsi è però la possibilità-potenza di agire nell'universo che un corpo ha. La sua storia, il suo catalogo di azioni (anche 'pensare' è un'azione).
In cosa si può tornare indietro? I vivi possono tornare alla materia conservatasi in resti di corpi del passato; i fantasmi hanno perso la materia del passato, il tempo è passato e lo spazio in cui sono vissuti, anche, sono molto distanti da dove sono adesso (sempre di più inevitabilmente, incessantemente).
A questo punto posso solo sperare nell'immaginazione si possa tornare!
Dove potremmo veramente incontrare i vivi, una volta che siamo morti, nei sogni dei vivi che dormono e si approssimano quanto più possibile, per la loro condizione di vivi, alla morte. Questo è realmente possibile anche se non provato, e forse è l'unico modo ammettendo che saremo anime senza corpo-spazio-tempo. Incredibile che il Tutto-Essere si trasformi magicamente in un momentaneo passeggero Nulla che è il precipitare continuo del presente! La realtà si svuota - e può far paura se non si continua a vivere normalmente con le proprie piene facoltà: l'immaginazione la rende veramente "reale" come la intendiamo abitualmente noi. E allora l'immaginazione è davvero più reale di quanto non si pensi adesso.

mercoledì 10 gennaio 2018

La poetica del supermercato


Il grande filosofo-sociologo Zygmunt Bauman, recentemente scomparso, ha usato la definizione di "società liquida" per spiegare i meccanismi sociali nell'epoca dell'Internet 2.0.
Liquidi, fra l'altro sono i valori morali contemporanei, perché non più "solidi" ovvero stabili e indiscutibili. Forse è il nichilismo che ci ha fatti giungere a questo, insieme alla sua manifestazione oggi più tangibile, che è l'attuale legge spietata ed astratta del mercato capitalista di fine XX - inizio XXI secolo. Risultato: i valori che un individuo ha sono quelli che di volta in volta gli sono suggeriti da altri individui dotati di autorità. (Forse non è vero che questo accada soltanto oggi, in fin dei conti anche nei secoli passati i ceti bassi - la gente comune - avevano come ideali i modelli di vita nobili ed aristocratici, cioè tipici di quei pochissimi individui dotati di autorità. Chi ha autorità è visto istintivamente come "modello ideale" da chi l'autorità non ce l'ha. Invece cfr. definizione ed etimologia di "volgare").
Nell'antichità classica - epoca oggi narrata come incredibilmente obsoleta e ridicola - i valori a cui la classe nobile omologava i bassi strati sociali erano solidi - stabili, tanto da giudicarli eterni e perfetti.
Oggi invece di volta in volta ogni prodotto-merce viene caricato di funzioni, significati "perfetti" solo in quanto hanno perfezionato qualcosa dei loro predecessori; ma sono a loro volta "perfettibili" (la loro perfettibilità viene sempre nascosta dietro alla "perfezione" di cui si fregiano. Ma si tratta del processo di perfezione-perfettibilità, non del prodotto ultimo di tale processo, mai realizzabile in realtà). Oggi è svelato il fatto che ogni cosa sia uguale alle altre, che il nichilismo aveva ragione, che non c'è reale differenza tra una cosa e un'altra, o tra un individuo e un altro, o tra un essere qualsiasi e un altro. Niente è necessario, e ogni cosa avrebbe potuto essere benissimo diversa da com'è, senza che il sistema della Natura ne risentisse. Qualcosa di completamente diverso dall'antico "tutto è come deve essere", in cui ogni cosa esistente trovava una sua giustificazione assoluta dentro e fuori di sé (= se si deve esserci e non si è si incrinerebbe lo svolgersi degli eventi, verrebbe meno l'Essere). Adesso ognuno è sostituibile con chiunque altro, non contano le sue prestazioni affettive, le sue capacità e tutta la sua vita interiore. Conta soltanto che qualcuno svolga certe funzioni, come nel mondo del lavoro odierno in cui vince quello che costa meno, prodotto chissà dove, chissà da chi e come.
Si è solo una combinazione possibile, di possibili elementi semplici. Solo prodotti, oggetti, merci. Si è come scatoloni in fila sugli scaffali del supermercato: fuori diversi, accattivanti, attraenti; dentro uguali a qualsiasi altro oggetto esistente. Fuori la confezione che loda i tuoi pregi, un aspetto friendly, easily; dentro la fregatura che aspetta qualcuno che abbocchi, il parassita che cerca il nuovo ospite. Chi è che ci guadagna smerciando questo tipo di fregature? Il parassita o l'ospite? L'economia?! Nessuno. Ci perdono tutti. Perde anche il mondo, che si appiattisce alla superficie degli involucri delle cose, all'aspetto delle cose, e non le penetra. Perdiamo tutti l'intimità in noi stessi, non si ha più nessun valore e si diventa come uno dei tanti spacciatori di prodotti scadenti, deludenti, fregature.

sabato 6 gennaio 2018

Il nulla, esattamente come l'interno pieno delle cose, non può essere raggiunto dalla luce.

Devi essere tutto!

Una persona non può perdere il tempo della sua vita ad essere un "tipo": deve cambiare sempre ruolo, personalità o meglio riassumerle contemporaneamente tutte insieme per sfruttare al meglio il suo tempo. Questo perché è un perdita di tempo ragionare seguendo una sola logica, come i vecchi rimbambiti che non riescono ad ascoltare altro che i luoghi comuni, o l'opinione di massa, di solito sbagliata, le cialtronerie vendibili, la terribile fama che volat. Lo specialismo non è da rigettare in toto: si può adattare in un multi-specialismo, coltivando ogni singola sfumatura della nostra personalità. Essere insieme gentilissimi e crudeli; logici e puerili, o adulti e fanciulli; grandi e piccoli, giganti e minuscoli, eterni e momentanei; ovunque e in nessun posto, nel tutto e nel nulla; decisori e sottomessi; disingannati e creduloni partecipi del gioco; autori e personaggi, autori e lettori; forti e deboli; pazzi e maniacalmente geniali; precisissimi e vaghi; eruditi e ignoranti; fedeli e traditori della tradizione... Si può essere ipertesti dagli infiniti link coesistenti, un archivio intero (il tutto e le sue parti), un personal computer, un'enciclopedia e le sue voci.
Ci si può convincere di essere altrove semplicemente ragionando in altre maniere sull'ambiente, o convincendosi di essere moltiplicato nello spazio in altri infiniti universi, o di essere gigante, o di essere minuscolo: si è tutto insieme contemporaneamente.
Ci si può convincere di vivere in un'epoca diversa da quella che si dice, si può contestare la cifra che contraddistingue l'anno corrente, si possono fondere i confini che dividono le ere, le categorie temporali; ci si può convincere che non sia affatto rilevante la distanza che divide sé e un uomo degli albori della civiltà. Si è effettivamente tutti insieme contemporaneamente.
Tutto insieme contemporaneamente, non un aspetto alla volta. Tutte le persone esistite fin'ora, non un individuo alla volta. È possibile non cristallizzarsi in uno solo degli aspetti per non trascurare neanche una sfumatura dell'anima, neanche un'area del cervello. Esistono allenamenti pensati per ogni singola parte del proprio corpo, ma per quanto riguarda il cervello, la tradizione sembra infiacchire le capacità insite. La potenza di un corpo: la quale non sarà totalmente realizzata mai, ma non per questo un corpo non può lavorare al massimo delle sue potenzialità; deve anzi farlo senza reprimersi, perché il corpo, per una persona, non è altro se non ciò che si è. L'anima, se c'è, è lì nel corpo, è compresa in esso, si ha/è in un nesso inscindibile fra i due ausiliari verbali: l'anima si ha, e si è l'anima. L'anima non la si fa, piuttosto si forma da sé in maniera imprevedibile, meglio dunque non costringerla in binari troppo corti o in braghe troppo strette: che sia piuttosto libera e comoda di allargarsi quando vuole, e quando c'è la possibilità data dagli eventi.
Perché fingere di essere individui per sentirsi forti? Perché non annullarci nel nulla infinito e saturante del mondo - entrare nel laboratorio della natura - ? Perché perdere tempo con una minuscola e fuggevole parte di noi? Aprirsi alla molteplicità infinita delle infinite combinazioni possibili ci renderà persone più complete, adatte al dono misterioso che ci è offerto.

giovedì 4 gennaio 2018

Vittorio Bodini

(...) mentre nella tua terra i contadini
invisibili parlano turchino
dai campi di tabacco, e fra un istante
la notte avrà sapore di oliva verde.

11.
Viviamo in un incantesimo,
tra palazzi di tufo,
in una grande pianura.
Sulle rive del nulla
mostriamo le caverne di noi stessi
- qualche palmizio, un santo
lordo di sangue nei tramonti, un libro
lento, di pochi fatti che rileggiamo
più volte, nell'attesa che ci dia
tutte assieme la vita
le cose che crediamo di meritare.

(Vittorio Bodini, Bari 1914 - Roma 1970)