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giovedì 12 maggio 2016

Sette cose che dovete guardare

Grazie a quei o a quel francese che stamattina alle 7:00 hanno effettuato 16 interessanti visualizzazioni di pagine scelte con molto gusto letterario.
È sempre bello che esistano lettori curiosi che si lasciano trasportare e guidare dal blogspot.com , nonostante suo fratello grande Google.com mi nasconda le visualizzazioni nelle sue ricerche. È bello sapere che esistono ancora emarginati dai gusti deviati che non bada solo ai contenuti raffinati ed eleganti, perché forse conosce il lato mostruoso dell'esistenza. Lato mostruoso che vive in poesie, favole e raccontisaggi, sproloqui retoricamente impostati, film, quadri, album musicali fra i migliori: mostroblog cerca di raccontarlo in tutti i suoi aspetti, quando il suo gestore ha tempo.

[Grazie ai 1.000 italiani che sono entrati in questa pagina
Grazie ai 450 statunitensi, io parlo la vostra lingua
Grazie all'inspiegabilmente numerosissimo pubblico russo! We love Russia!! Ma mi capite quando parlo?
Grazie a tutti i 150 tedeschi, poi altri francesi, ucraini, polacchi che si sono ritrovati per sbaglio in questo blog... Mancano gli asiatici, e per questo io ce l'ho a morte con loro. Ma uno di loro è stato l'unico del mondo fin'ora a lasciare un commento, quindi sono tutti perdonati.]

Siccome l'autore, di tempo adesso adesso proprio non ne ha, vi butterà una lista di post più piaciuti, come se non se ne importasse nulla di voi. Ma non è così, è solo che Google.com mostra nelle ricerche solo classifiche di cinque massimo dieci voci sceltissime (che di solito fanno vomitare!) da siti inaffidabili. L'affidabilità è nei piccoli critici dallo sguardo critico che non sono quelli che stanno sempre a criticare ma solo a usare il loro punto di vista critico. No, scherzo.

1. Euforia
2. La vita paradigmatica
3. La scatola
4. La stanza vuota
5. Gli stronzi di pecora

Di Questo Mese:

1. Le scritte sui muri
2. Album buoni buttati a casaccio
3. Il feticista che cambiò il mondo
4. se-fossi-piccolo-vivessi-su-un-atomo
5. Etica-critico-storica
6. Tu mostro schifoso
7. Risata universale d fondo

venerdì 6 maggio 2016

Ginocchio: definizione

Parte del corpo che serve a caderci sopra quando si è sconfitti, delusi, disperati, incapaci, inefficaci, obbligati, senza scampo, senza possibilità di movimento, di azione risolutrice. Non si ha più niente quando si cade sulle ginocchia, le ginocchia servono a questa perdita improvvisa di forza delle gambe, che non riescono immediatamente a rialzarsi. Perciò ci sono le ginocchia, così tutta la nostra attenzione può passare dalla postura alla zona toracica e cervicale: tormenti impetuosi sembrano spingere i polmoni facendoci soffocare, e respiriamo a fatica; mentre la mente è intenta a nient'altro che rimuginare la causa, l'attimo in cui l'organismo è entrato in stato di emergenza, e pietrifica e paralizza il corpo in quello stato atroce, nel quale non può né stare in piedi né coricarsi: non si può stare né attenti né riposati, e a questa posizione serve il livello intermedio dell'inginocchiatura.
Cavalcante nel X dell'Inferno di Dante è l'ombra "in ginocchie levata", significativamente ex-epicureista disilluso dopo la morte, che sta per scoprire che suo figlio Guido, caro amico di gioventù di Dante, è già morto. Petrarca invece per invocare la Madonna che gli curasse il male straziante conseguente alla morte della amata Laura, si prosterna "Con le ginocchia de la mente inchine, / prego che sia mia scorta, / et la mia tòrta via drizzi a buon fine" per non cadere più vittima delle lusinghe della bellezza e della corporeità terrena.

lunedì 2 maggio 2016

Sofia è una bambina silenziosa, che sa ascoltare e riflettere. Le piace camminare da sola nel giardino della casa.
Una mattina mentre camminava nel giardino, vide un uomo in tuta bianca correre a tutta velocità e urlare forte "Mattina mattina mattina", che attraversò il giardino e scomparve nelle alte siepi. Sofia rimase sbalordita e non ci credeva.
Poco dopo, dallo stesso posto del giardino in cui apparve quell'uomo, uscirono anche una donna e un altro uomo che correvano nella stessa direzione del primo. "Uomo che corre uomo che corre uomo che corre" ripeteva con forti urla la donna, "Giardino giardino giardino" urlava l'uomo, ed entrambi scomparvero dietro le siepi. Sofia continuava a rimanere ferma a guardare il punto in cui erano spariti.
Ma subito, comparvero altre persone in tuta bianca che correvano urlando da una parte all'altra del giardino della casa di Sofia, ripetendo piccole frasi o parole: "Tuta bianca tuta bianca tuta bianca", e poi "Dietro le siepi dietro le siepi dietro le siepi". Quando il giardino si riempì di gente del genere, c'era una confusione di corridori sparpagliati e di urla accatastate e non si riusciva più a distinguere quello che dicevano tutti. Quello che Sofia poté vagamente ricordare invece, era solo il punto da cui quelle persone apparivano e quello in cui dietro le siepi scomparivano.

giovedì 28 aprile 2016

Qui

È questo quel posto lontano dove
dal buio ogni tanto risorge il sole
gli uomini nascono e poi se ne vanno
è come in un sogno: tutti fingiamo
che nulla di notte sia accaduto
l'orrore ai boati di schianti violenti
tua madre che piange al pronto soccorso
nessuno ne parla e cerca coraggio
nessuno che voglia fare chiarezza:
ora si parla di tua nipotina
un amore di bimba che ha aperto gli occhi
fa teneri versi con vocine dolci
guardiamo il sole dorato che sorge
il vento che sembra riderci attorno
è il mistero che ogni giorno nasce:
essere il riso di un neonato antico.

Vorrei ancora averti qui per fare
esperienza dei tuoi lievi gesti
e al sole tuo vecchio regno non ci sei
sembra normale il cortocircuito
dentro il sistema non tengono i cavi
è lotta perduta che ammazza gli eroi
partire in oceano su barche solubili
e tutti che partono che partono a fare?
È questo quel posto dove nel sole
bruciano vite dei giorni da ieri
il giorno rinasce e passano gli anni
finta di niente come in un film
senza dialoghi ma effetti speciali
e mai non si arriva mai approderemo
alla terra ferma che brilla affogheremo
noi che tendiamo al vento le vele
per prendere pesci, pesci saremo
a prendere fresco al banco di strada
ovunque si vada chiunque si sia
è una marea che non va più via.

martedì 5 aprile 2016

Etica critico-storica

Una delle libertà che la civiltà contemporanea si vanta di aver raggiunto è il divieto di tortura e della pena di morte, circoscrivendo così la violenza ad una sfera negativa da bandire dalla società: "civiltà" è ciò che si oppone all'esercizio della violenza. Così anche chi sbaglia e commette reato non può essere punito con violenza fisica, ma simbolica: sottraendogli ricchezze o tempo di vita "in libertà", dalla fine dei tempi della legge del taglione e, in maniera più radicale, dalla metà del Novecento. La punizione fisica è uno degli argomenti con cui le attuali democrazie capitaliste convincono a discriminare Stati dotati di altre forme di governo o organizzazioni economiche e commerciali, e con differenti metodi di sfruttamento delle risorse.
I contemporanei si vantano di vivere in un'epoca dove la giustizia sembra realizzarsi piano, ma con lenti e graduali mutamenti rivoluzionari, come il riconoscimento di diritti alle minoranze ai margini degli interessi sociali: si vantano di difendere il giusto, ovvero l'indifeso emarginato, il politicamente corretto, il progresso tecnologico, il progresso della civiltà umana, della sua sensibilità. Non è della bontà dei loro intenti che vogliamo discutere, il riconoscimento dei diritti fondamentali dell'Umanità è pieno di lati positivi. Ma non solo...
Non solo, perché vengono alla luce in un periodo storico (seconda metà del Novecento) in cui i valori della civiltà e della collettività vengono riscritti da insidiosi manipolatori mediatici, che svolgono il loro lavoro al servizio del loro rispettivo stipendiante. Ne consegue che gli individui astrattamente burocratizzati e generalizzati all'interno dell'etichetta "cittadino" hanno sì, diritto di pretendere diritti, ma solo quelli che, di volta in volta, vengono pubblicizzati come "segni di civiltà", che d'altronde, non possono provenire che da eventi storici, che si presentano di volta in volta alle società e che vengono connotati e commentati sistematicamente e con successo dagli agenti di informazione. Senza guide morali, spirituali o filosofiche che siano, si finirà prima o poi con la perdita degli obiettivi dell'Umanità originaria: l'Uomo ha bisogno di un nuovo Medioevo in cui recuperi coscienza degli orrori dell'assenza di civiltà, così come già avvenne in seguito alle devastanti invasioni barbariche tra V e X secolo, in reazione ai quali, quasi, sorsero pochi secoli dopo l'Umanesimo e il Rinascimento. Serve memoria storica, allora, critica e razionale e il meno possibile viziata da interpretazioni e connotazioni delle fonti. La Storia dell'Arte e della Letteratura e la Filologia allora, servono a ricreare la coscienza delle coscienze del passato, le voci degli antichi con i loro consigli e le loro esperienze che vengono tramandate dalle loro opere, all'interno delle quali si comunicano le immagini che quegli artisti volevano dare di sé. Ci danno allora la coscienza delle maschere che le civiltà passate si son date: ognuna esprime qualcosa delle più alte vette raggiunte dal pensiero umano durante breve parte della sua evoluzione, qualcosa da conservare.
Come si interpreterebbe un'opera d'arte senza avere coscienza dei modi di interazione fra le società e le civiltà? Senza sapere come si interagisce tra individui, come si distingueono i comportamenti buoni e giusti da quelli sbagliati? Se l'Arte è comunicazione di messaggi, in essa è riposta l'identità della civiltà di appartenenza dell'artista, quanto meno.
Ecco: non c'è cultura che non produca Arte. Ognuna pretende di avere qualcosa di importante che, venendo trasmessa da una generazione alle altre future, vuole rendere immortale. Ogni civiltà allora si è sempre considerata la più giusta, la più conforme alla Natura e al divenire dei corpi e degli eventi, la più civile di tutte le altre. Dobbiamo immaginare che chi avesse vergogna di sé e dei propri ideali evitasse di produrre testimonianze di sé come monumento; o che evitasse di comunicare i lati peggiori, mettendo in luce solo quelli positivi.
Se noi contemporanei ci riteniamo i più giusti uomini mai esistiti sulla faccia della Terra, o quelli mossi da ideali più civili in assoluto, è perché ci hanno retoricamente persuasi a pensare ciò: ci hanno infatti cancellato la memoria storica, sopravvivono solo brevi frammenti dei processi storici, nelle quali si rimarcano evidenziandole, le differenze tra le società storiche e le attuali, e non le continuità. Con gli strumenti di cui siamo oggi in possesso, potremmo tutti svelare l'infinita attesa di progetti mai realizzati, di giustizie mai ricevute, di riconoscimenti mai condivisi: di un'apertura all'infinito dei conti in sospeso dell'Umanità. Sempre allo stesso punto!
Non siamo mai realmente evoluti: anzi, le nuove tecnologie e i recenti modi di vita ci rendono molto più pigri e rassicurati rispetto ai più coraggiosi e intraprendenti uomini dell'antichità, che dovevano faticare molto più di noi per accertarsi di una qualunque verità, che oggi potrebbe apparire banale (vedi le leggi di Archimede; o le discussioni sull'epistemologia e sugli statuti delle scienze durata secoli nell'antica Grecia, o le discussioni della patristica e della scolastica cristiana medievale, ecc...).
Più pigri: siamo abituati a una vita più comoda e agevole, rilassata e senza sforzi, priva di scelte dalle alte responsabilità individuali. Siamo certamente meno preoccupati oggi rispetto ai secoli passati della bontà dei comportamenti che possiamo assumere nei confronti degli altri: non è il singolo, pensiamo, che può cambiare la direzione della massa e dell'opinione comune; non siamo tenuti a pentirci dei nostri comportamenti più cattivi, possiamo essere meno umani perché la contemporanea razionalità non punisce la cattiveria quotidiana. Nessuno la punisce: la religione non spaventa più.
Quando nacque il Cristianesimo invece, le antiche società sembra che avessero bisogno di quel messaggio che esso predicava: quello dei freni alla ragione, che, se non è guidata da una mentalità che contempla il tutto oltre ai vantaggi del singolo, può portare alla rovina, al sovvertimento dei valori della civiltà, al crimine, che diventa con la religione cristiana il "peccato", ossia, automaticamente, viene inquadrata l'azione criminale e violenta con una negazione dei valori umani e civili: violazione della propria essenza. Il Cristianesimo, nato in un mondo in cui la violenza non solo regnava e pesava dall'alto degli Stati, ma era anche il motore della vita piccola e quotidiana, doveva allora essere l'antidoto all'umanità per "redimersi", cioè per tornare a quello stato di giustizia assoluta che doveva idealmente essere quello dell'uomo primitivo, svincolato dalle leggi tese all'economia e alla soddisfazione dei piaceri di un singolo o di una singola collettività, che vengono suggerite dalla ragione. Si pensi che la ragione era ciò per cui la società illuminista pretendeva di sovvertire lo Stato, ad esempio durante la Rivoluzione Francese: la ragione aveva indicato i principi assoluti che ogni Stato avrebbe dovuto avere per essere perfetto, ma, trasferiti quei modelli di pensiero ad altri contesti, si rivelavano perfetti non assolutamente, ma relativamente al contesto della Francia della fine del Settecento. Dunque la ragione indicava il meglio per una società ben limitata, e non quelli assoluti per l'intera umanità, sempre. "Libertà, Uguaglianza, Fratellanza" sono sì principi eterni, ma che non possono mai agire da soli, svincolati da tutti gli altri principi, svincolati soprattutto dalle conoscenze contemporanee sui lati oscuri dell'agire umano, che il postmoderno ha insistito a sottolineare e diffondere capillarmente.
Tralasciando la coscienza storica dell'evoluzione dei concetti di Bene, Giustizia, Diritti, ecc., e mostrando pochi piccoli progressi alla volta, come la concessione di uguaglianza e di diritti a minoranze, si può far dunque credere che la civiltà di oggi risponda a un ideale assoluto ed eterno di civiltà, che l'Umanità ha sempre rincorso dai suoi albori; e si verrebbe a nascondere il fatto che la Giustizia e il Bene, sono delle parole, che come tutte le altre parole traggono significati provvisori dalla conoscenza degli eventi quotidiani, da fatti riguardanti la contingenza concreta, e non le idee assolute e immateriali.

Viene così bandito, e non senza scopi, l'utilizzo delle punizioni fisiche, che in passato costituiva anche uno dei principali metodi di formazione morale e filosofica di gran parte delle popolazioni soggette a poteri dispotici: la punizione fisica e l'esecuzione pubblica erano eventi fondamentali per le società del passato, che formavano intorno ad esse le proprie identità. Essere cattivo, aveva dunque ancora il significato cristiano del non essere creature naturali: fare male era andare in qualche modo contro Natura.
Gli uomini si sentono sempre più autorizzati a fare del male, senza pentimenti: vengono anzi incoraggiati dagli attuali modelli di vita, che concentrano le attenzioni e i desideri sull'egoismo sfrenato, che convincono di quanto sia giusto e lecito e naturale che un uomo pensi al bene proprio a discapito degli altri, che una società viva secondo i suoi piaceri a discapito delle altre società e delle minoranze. Oggi nessuno sa da dove veniamo, nessuno sa cosa e chi è, molto peggio rispetto a un uomo di cultura del passato, che per lo meno sapeva di avere provenienze ben radicate, appartenenze e identità precise e non disgregate. Siamo pigri: a nessuno importa veramente di sapere quali punizioni potremmo ipoteticamente ricevere se facessimo le nostre stesse azioni in un'altra epoca passata, nessuno si sforza di ricercare Verità storiche, mutamenti lenti e continui all'interno del passare del tempo. Servirebbero quelle punizioni esemplari che il freddo modello di "civiltà" che ci indica la ragione invece rifiuta. Servirebbe sapere che uno deve stare attento a ciò che fa. Una volta avevamo la paura di finire all'inferno, o avevamo paura che la nostra memoria venisse cancellata perché esageratamente infamata (damnatio memoriae), avevamo ragione di temere qualcosa, che oggi la civiltà troppo razionale non riesce più a temere: è troppo diffuso ormai, come scusa facile ed evasiva, il comportamento nichilista, l'indifferenza completa rispetto ai mali che affliggono il proprio vicino, il "cittadino" di una città asiatica contemporanea può essere l'immagine perfetta di questo freddo sadismo, di questa bruttezza esistenziale, cinismo.
Non dobbiamo rimpiangere le torture medievali o della Santa Inquisizione, né quelle più razionali della rivoluzione francese, nessuna. Ma se dimentichiamo che avremmo potuto trovarci a vivere in un'epoca più moralmente coerente, allora butteremo via tutta la storia dell'Umanità fin'ora (non) scritta, perderemmo l'origine dell'istituto della Giustizia e della società. Chi sbaglia deve conoscere la storia delle sue azioni: gli esempi pregressi, situazioni simili già avvenute, e le sue conseguenze. Deve sapere che la formazione delle società nasce come risposta a bisogni esistenziali, a difficoltà e problemi altrimenti irrisolvibili, che l'altro nella società è qualcuno che svolge un suo ruolo per tutti quanti, che mentre c'è la società non ci sono tanti altri tipi di esistenza non ordinata nei quali gli uomini verrebbero guidati da un istinto di soddisfazione del piacere egoistico senza molti meno freni rispetto a oggi, deve aver coscienza di ciò che la sua esistenza sostituisce.
Il discorso si applica ad un'infinità di situazioni problematiche e preoccupanti della cronaca attuale, e penso in primo luogo alla violenza domestica: la testimonianza cioè che ognuno si sente libero di fare ciò che più gli piace, soltanto perché a lui/lei piace senza il rischio delle punizioni antiche; cosicché ne deriva che in qualche modo uno sente che deve pur essere libero di fare giustizia, di riportare al mondo quell'ordine che la civiltà stessa ha contribuito a creare.
Infatti, l'origine della civiltà occidentale viene rintracciata dagli storci contemporanei, nei rudimentali patti di alleanza e fiducia tra i pochi ed isolati abitanti di una determinata regione (nel Lazio). Così viene spiegata la nascita delle popolazioni pre-romane: come un insieme di persone che non facevano parte di nessuno stato e di nessun dominio, ma che prendevano accordi vantaggiosi per entrambe le parti attraverso la concessione e lo scambio di fiducia. La fiducia è alla base della vita civile. Se non ci fosse fiducia, la società occidentale non sarebbe nata o non si sarebbe sviluppata come invece è successo, la stretta di mano era un simbolo sacro e il tradimento di quella fiducia avrebbe significato l'odio e l'infamia nei confronti del traditore.
La fiducia ha ancora oggi, in maniera inconscia ma molto efficiente, ruolo predominante nei rapporti fra individui. E invece oggi, tradire la fiducia che nasce a livello famigliare non viene considerato un segno di inciviltà, e, di fatti, la Giustizia non prevede punizioni veramente soddisfacenti per risarcire la sacralità di un legame affettivo interrotto, ma punizioni simboliche, attraverso quelli che sono a loro volta simboli: ricchezze o anni in prigione, ma nessuna reale menomazione. Le famiglie di oggi sono pura funzione, perché pochi individui conservano la venerazione per la bellezza, lo stupore per la semplicità delle cose dolci e genuine. E si ama poco quando non si ha il giusto accanimento contro i colpevoli: si tratta di un amore che non conosce ciò che esso copre: cioè l'odio, l'egoismo sfrenato della ragione che cerca il vantaggio del singolo, e non il trasporto delle emozioni, della tenerezza, dell'amore. È un amore incompleto quello che non sa che cosa sia il Male, e per saperlo, non si può far altro che sviluppare coscienza storica critica.

venerdì 18 marzo 2016

Mi vidi andare

Mi vidi andare in una foresta
dall'alto del ramo mi scorsi la testa
andava sperduta tra grossi tronchi
sentendomi un altro, vedendomi fuori
forse cercava me che la notte
in silenzio mi alzai e sorvolai
la città le case ed ogni finestra.
Io me ne andai vedendomi molto
ormai lontano dal me sul ramo
cercando l'uscita mi vidi di nuovo
stavolta più grande di qualche anno
cercarmi ancora nella foresta
non mi riconobbi: scrollai la testa
e continuai. Non ero solo: io c'ero
bambino, i capelli più chiari gli occhi
entusiasti. Io mi incontrai per
mille altre volte, in età diverse
in tutti i possibili sentieri diversi
di quella foresta che forse è una testa
di me quando volli volare lontano.


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sabato 12 marzo 2016

Lezione d'arte (2)

Comincio a pensare che forse la Letteratura e tutte le Arti possibili, anche la musica, siano qualcosa che a nessuno in realtà va di fare.
Il discorso funziona se pensiamo che le opere migliori (consideriamo la Letteratura, perché qui è più facile parlarne con esempi riferiti alla scrittura) non parlano e non esplorano la personalità dell'autore al modo delle biografie, ma di altre "persone" (sbagliatissimo! leggere: "i personaggi"). La Madame Bovary di Flaubert ne ha cambiati di gusti di lettori, ha come innalzato lo standard di attesa da parte del pubblico. E il discorso funziona se pensiamo anche che oggi più che mai non vale la pena fare niente di buono per gli altri.
A nessuno va di fare qualcosa che non sia rivolto al bene personale individuale. E Flaubert scrisse diverse decine di lettere ad amici e famigliari durante il periodo della stesura di Madame Bovary, in cui raccontava loro di quanto atroce fosse il suo lavoro di immedesimazione di sé in una sciaquetta senza valori della borghesia ottocentesca. Flaubert venne tormentato da quel romanzo perché non lo stava scrivendo pensando alle sue esperienze di vita, anzi tentava - e riuscì - ad abbandonare ogni suo possibile punto di vista, in primo luogo ovviamente il suo punto di vista etico e morale; e da lì facilmente, con una buona immaginazione, all'abbandono di sé e all'assunzione di una nuova identità (immaginaria).
Quando inventi qualcosa di nuovo, cerca di pensare a qualcosa che non ti piace ma che può piacere a qualcun altro, o che può fare qualcosa rivolto al suo bene personale. Devi abbandonare i tuoi standard. Sono troppo alti: abbassa la tua soglia del concetto di "utilità". Pensa come un mostro che gestisce un blog. Pensa come un Flaubert, perché se sei ben addentrato nella cultura contemporanea, il tuo abbassamento non potrà che portare a risultati che appariranno mediocri. E non è uno svantaggio! La mediocrità sarà la forma che attirerà la maggioranza delle persone, è il loro standard, per alcuni sarà fantastico, molti si riconosceranno in quello che realizzi (come successe a molte ragazze che lessero Flaubert).
In questa riflessione è implicito un comando: realizza. Non spaventarti se non ti piace, ma comincia e finisci e mostra ciò che sai fare: ci piace vedere chi fa cose difficili con estrema naturalezza. Tu migliorerai e gli altri penseranno che quell'azione sia parte della tua personalità: è un bluff, ma siamo fatti così. Se fossimo dei geni, ci saremmo già estinti: a volte è meglio fingere.
L'autore di qualsiasi forma artistica si copre dietro alle sue opere e gli altri pensano di vedere qualcosa che faccia capire qualcosa anche di loro, alcuni fruitori poi si affezionano all'immagine dell'artista, a tal punto da credere che quelle opere siano state realizzate per loro e non per altri, come se l'artista pensasse a loro individui.
In Arte gli autori fingono e fanno cose che a loro poco piacciono. Ma "bellezza" è un concetto frivolo in età contemporanea, è bello il presente contingente, la quotidianità, il banale; mentre nei secoli passati solo in sporadici momenti, quelli giudicati di solito più "noiosi" dall'opinione comune contemporanea, sono stati accesi da una sincera ammirazione per gli eventi quotidiani (Si pensi all'Inferno di Dante, al Decameron di Boccaccio, alle Storie fiorentine di Guicciardini). Nonostante le storie popolareggianti sono tornate nella Letteratura Italiana soltanto a partire da Pasolini, già se ne rischia la saturazione, lo sfinimento delle possibilità in luoghi comuni. Non puoi affidarti quindi solo al pensiero popolareggiante: passano alla storia infatti solo gli autori dallo spirito più critico e raffinato, quelli che hanno studiato e riflettuto fino in fondo sulle più alte vette del pensiero della sua rispettiva epoca.
E il discorso qui si complica, perché non puoi realizzare un'opera che piaccia se fatta solo di sistemi logici di pensiero, per quanto reali essi vengano presentati o fatti sentire. L'allegoria fa troppo medioevo e non invoglia l'immedesimazione. C'è quindi un terzo piano che fa da ponte tra la novità-scoperta e il banale-abituale, come tra futuro e passato c'è di mezzo il presente (affermazione discutibile), e sul quale agisce tutta la possibile forza di mistero e stupore per il continuo manifestarsi degli eventi e delle relazioni tra cose. Un'epifania prolungata? Una vita da genio? Un atteggiamento da bambino che scopre per la prima volta in vita sua qualcosa di cui non si era mai accorto legato alla consapevolezza di un vecchio disilluso. È possibile sentire quella forza misteriosa che affascina anche quando mostra i lati negativi, che fa ciò che ci piace e ci fa paura con un'indifferenza invidiabile. È un'ironia che, demistificando, afferma sé e il contrario di sé. Come la vita, in tutte le sue possibili manifestazioni: lo scorrere del tempo, il mutare degli stati della materia, l'esserci e il non esserci... Che noia. Se fosse un film non accadrebbe niente, ogni tanto si vedrebbe comparire una forma su un punto dello schermo e dopo un secondo sparirebbe, poi un'altra, poi altre tutte insieme, e così via all'infinito.
Ricordati allora che il cervello umano trasforma il niente più indifferente in storie per lui affascinanti, importantissimi (fino a diventare miti). Vorrei ricordare anche che questo discorso sostiene contemporaneamente con la stessa forza il pensiero ateo e quello religioso, perché dà ragione ad entrambi. E pure torto: l'ateo e il religioso sbagliano entrambi perché focalizzano i loro amori e odi verso metafore del linguaggio, soltanto rappresentazioni-immagini in forma materica vuote, senza reale riferimento a qualcosa che possa dirsi "esistente" (mutevole, soggetto al divenire, che entra nell'essere e poi scompare dallo spazio e dal tempo). Molti, dotati di parole convincenti costringono ad abituarci a quello di cui dobbiamo stupirci, quello che stupiva l'uomo primitivo come stupiva noi bambini. Non solo persone, anche molti eventi negativi sembrano parlarci in questo modo, cercano di spegnerci l'entusiasmo perché si fermano sui loro limiti; limiti di capacità, limiti di spazio, limiti di tempo: ogni cosa, persona, evento, momento, luogo allora sembra vuoto e senza senso, da riempire di cose e di sensi. Ogni cosa ha limiti, e non sappiamo se contengano o no "cose" di altri stati ontologici come "spirito", ma ormai sappiamo che gli uomini, gli animali politici parlanti, non fanno che attribuire spirito a tutto. Non c'è niente di negativo in tutto questo: pensa che se non ne avessi la capacità, non saresti stato capace di goderti, nel momento in cui accadeva, gli abbracci e i baci pieni d'amore dei tuoi genitori, o di amici, o di persone che ami; né ti potrebbe piacere una musica, un'immagine, un paesaggio, una forma eccetera...
Per tornare a concludere la premessa di questo discorso, nessun artista credibile, per principio si "abbasserebbe" a rappresentare la banale realtà quotidiana, perché la sua soglia di attesa dalle opere (artistiche o non) è molto più alta rispetto ad essa. Eppure, è costretto a farlo per amor degli altri: la gente può capire con più disponibilità ciò da cui può essere attratta, e le pubblicità e gli intrattenimenti più consumati indicano che gli standard sono sempre fra i più bassi (riferimenti alla corporeità: al sesso, al cibo, alla comodità della postura; facilmente estendibili ad altri atteggiamenti futili e fini a sé stessi). Il tuo gesto consapevole non sarà così fine a se stesso, ma aiuterà a mostrare l'assurdità della soglia del piacere contemporaneo.


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giovedì 10 marzo 2016

Il feticista che cambiò il mondo

Ho conosciuto in piazza un ragazzo più grande di me e mentre bevevamo mi ha raccontato la sua storia.
Diceva di essere pervertito, e io me ne accorsi da come guardava le signore che aspettavano il turno dal parrucchiere dalla vetrina che dava in strada, e che gli piacevano i piedi delle signore. 
Era un uomo contento: diceva di aver scritto lettere a grandi marchi commerciali per dirgli che secondo lui nella pubblicità sia in tv che nei cartelloni, dovevano esserci bei piedoni puliti, succosi e venosi di signore mature. 
Bevve il bicchiere di vino rosso e continuò a dirmi che in risposta gli arrivavano lettere in cui i grandi marchi lo ringraziavano delle preziose intuizioni che, dicevano, sarebbero certamente servite per le loro campagne pubblicitarie perché a loro interessava quello che alle persone come lui piace. 
Adesso per via di questa storia, il ragazzo è rispettato da tutti. 
Lo salutano per strada e poi dicono sottovoce ai compagni: "Quello è il feticista di cui parlavo...", e lui ne è orgoglioso.
Cercava, credo, di insegnarmi che quando sento qualcosa dentro, un istinto, una voglia che non può essere che buona e piacevole, allora mi basta poco per essere accontentato, e il risultato si vede, pensavo mentre sulla stessa strada trovavo già il decimo cartellone con una signora a casa coi piedi nudi in primo piano che rideva guardando la sua bottiglia di detersivo.



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lunedì 29 febbraio 2016

Crash! II: Collective Crash

Di ingiustizie ci si muore sai ragazzo
o di violenti colpi come schianti
che ti sposta i connotati. E pensare
ti dicevano che dovevi fare il buono
poi sui corpi d'eroi ci sputa anche l'anziano
coi problemi psicologici e frequenti...
vuoti di memoria. Si dicon bugie
anche nei libri si tace il pudore
se l'autore ha la maniera. Solo
tu vivi a ore rincorso dai cani
d'inferno che sbavano e
cercano il cuore. I napoletani
in via Indipendenza rubano i sogni
da tasche di onesti convinti di essere
fra loro simili ed è in mezzo alle bestie.
Il vecchio che parla solo di una cosa
qui in Bolognina le lapidi ai morti
senza memoria dice che era sicuro
nel ventennio più d'oggi - che i suoi
fratelli per questo son morti. Notizie
al giornale: fanciullo si schianta
è neutro il bene è neutro il male.
Poi vieni tu che sei un ragazzo
colui che decide, un che dà i voti
di ingiustizie, sai ragazzo...

[Poi ricordo quella sera che ero in strada
e che pioveva io aspettavo il bus
e leggevo fra gli orari ma poi che
mi voltai, un uccello in carreggiata
non riusciva a rigirarsi per scappare
dalle macchine, io osservavo pa para
paralizzato
                   potevo anche salvarlo
                   ma non ci riuscii
                   poi i piccioni sono sporchi
                   ma non può esalar travolto
un ragazzo forse indiano corse pure
nella pioggia poi lo prese con la mano
dall'ala voltata e lo riportò al sicuro]

Vedi anche: "Crash!"

domenica 28 febbraio 2016

Ricordo da piccolo, avevo la febbre alta sopra i 40, andai di notte a svegliare i miei perché prima, quella notte, sentii che stava per cadere un meteorite nel nostro mare e che il mare ci avrebbe invaso la nostra terra, e che tutto il paese era già in macchina per scappare più a nord. Non so da dove lo sentii, ma ormai ero sicuro e terrorizzato, e anche un po' rassegnato alla nostra imminente fine, ma volli comunque svegliare i miei e lo feci al buio di notte forse spaventandoli un po', gli dissi dobbiamo scappare andiamo stanno scappando già tutti in macchina, e meno male che li svegliai perché poi furono loro a rassicurarmi, dicendomi con voce sorpresa e incuriosita per via del mio annuncio che non stava succedendo niente di tutto questo, che forse avevo avuto un brutto sogno e che potevo tornarmene tranquillo a letto.

lunedì 22 febbraio 2016

Brulica

voglio informar di luce sì vivace,   
che ti tremolerà nel suo aspetto.  

Dentro dal ciel de la divina pace 
si gira un corpo ne la cui virtute 
l’esser di tutto suo contento giace.  

Dante, Commedia, Par., II  

ecco la matassa che è dentro le mani
e la possiedi e la manovri tu le torci
la sua pelle ora è concava or convessa
tu la baci la sua pelle per sentire lei com'è
hai la forza necessaria per piegare sei assi
non temere di fallire i tuoi avi sono lì
con le tecniche, tradizione e i bisogni che hai tu
non cadere dentro al fosso se lo vedi dalla coda
puoi saltarlo con un salto puoi volare anche in giù
che lo vedi tu lì in cima come è che è stare sotto
tu eri sotto e sei salito per andare anche più su
non ti stanchi di soffrire le tormenta del tuo corpo
non ti secca l'esser solo una foglia mentre cade
tu hai saputo cosa uccide perché ami come un figlio
tu non pensi che noi altri siamo fetide locuste
- che noi tutti poi lo siamo ma ci abbracci
coi sorrisi come fossi come noi
- ma tu hai l'anima di stella che brucia soffocando
l'urlo del fuoco ma che brilla di giallo
e non farlo sentire e esaurisci quella forza
che brulica dentro hai l'anima bella perché odi il nulla
scolpisci la pietra
tu suoni le corde
scrivi poesie
ama me che io sono perso
son polvere scossa che sbatte col vento
vieni e parlami del cielo (io son cieco e non lo vedo)
io ti invoco te straniero tu puoi essere la salvezza
e dicci che tutto è semplice come i tempi dei nonni
i pastori tra i campi di notte e la luna che ride
perché tutto è vuoto - ci dici
sussurrandomi o mimandomi o forse io vado a capire
- tutto è vuoto come il vento che percorre il mio sassofono
che mi spinge su montagne e fa piangere dal cuore

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mercoledì 17 febbraio 2016

Lezione d'arte

Uno dei massimi insegnamenti dati all'uomo dall'arte contemporanea, è la riflessione basata sul rapporto tra uomo e oggetto o ambiente, naturalmente. Un rapporto inevitabile per qualsiasi individuo e per qualsiasi opera d'arte, essendo tutti - individui e cose - per una strana legge, legati allo spazio tramite una forma, un corpo, che è qualcosa che si estende nello spazio e che possiamo misurare, dunque considerare tramite i sensi e la percezione e il confronto con gli altri corpi di dimensioni diverse.
I corpi sono cose solide che occupano spazio e con cui veniamo a contatto. Immaginate un vaso vuoto: una cosa è vederlo, un'altra pensarlo insieme alla parola che lo designa: "vaso". Infatti, vedendolo ne cogliamo insieme forma, colore e significato. Che significa "significato"? Che siamo partecipi di un evento estetico, cioè di un momento in cui all'immagine sensoriale ricolleghiamo e scartiamo i ricordi provenienti dalle altre esperienze, immagazzinate nella memoria, stabiliamo con quale tipo di risposta reagiamo al fenomeno che percepiamo perché ad esso diamo un giudizio che lo sintetizza molto approssimativamente. L'informazione essenziale che ne cogliamo, per la quale l'intero processo estetico è stato messo in atto (e dunque la sua causa), è il segno positivo o negativo, se dobbiamo dar retta al darwinismo, alla psicanalisi, alla scienza cognitiva, alla cronaca e all'esperienza individuale del presente, messe tutte insieme.
Ci serve cogliere dal fascio di caos in cui siamo immersi la distinzione tra il bene e il male. Se ci arreca piacere direttamente o indirettamente (ad es. se sappiamo che può fungere da strumento per ottenere uno scopo di piacere) è positivo; se può portare dolore (in qualsiasi sua forma) allora è male.
Ma esistono altre sottocategorie intermedie fra il bene e il male, in cui il confine tra i due sfuma nella categoria del neutro (bene+male): una di queste è la coscienza oppure l'incoscienza che un certo tipo di gesto o di oggetto può portare dolore ad altri individui. A questa coscienza dunque ci si arriva avendo esperienze di apertura verso l'altro, di ascolto ed empatia, di simulazione della mente altrui. E ancora, esiste la categoria nella quale gli oggetti o le cose non hanno né segno negativo né positivo e sono dunque di segno neutro (bene - male), e di essi vogliamo conoscerne la connotazione (pos/neg), oppure, più intuitivamente, non ce ne "accorgiamo" nel senso che non rivolgiamo loro attenzione, che è invece impegnata o focalizzata su altri particolari della "scena".
La distinzione fondamentale che causa l'innesco del processo estetico, depurata dalla metafisica e dalla spiritualità che connotano i termini bene e male, sembra rimanere quella tra i termini bene e neutro, anziché male. Ossia ci è più chiaro che il bene non è esattamente il contrario di male, essendo invece anche uno "stato" diverso da quello neutro. Il Bene è tutto ciò che ci può recare piacere; tutto il resto è neutro; ossia è possibile ma non ci reca nessun effetto.
Il principio sembra esser stato compreso dai pubblicitari, ossia da quel tipo di retori che devono vendere categorie di prodotti di solito già in commercio (es: un nuovo detersivo). Potrebbero venderli se e quando persuadono i destinatari delle loro pubblicità che si tratta di un prodotto che fa bene o piacere, a differenza degli altri prodotti, che, nonostante non facciano poi tanto male (perché sono della stessa categoria del prodotto che loro pubblicizzano) non sono buoni come il loro. Il bello è che questo tipo di messaggio pubblicitario può anche corrispondere a verità. Ma l'acquirente questo non lo sa, e lo deve provare facendone esperienza per categorizzarlo e darne un giudizio, che oscilla tra il buono, il neutro e l'evitabile o indecente.
Da questo esempio ricaviamo che il nostro concetto di Bene sembra riferirsi a una connotazione che si distingue rispetto alla categoria del Neutro (bene+male) o (bene - male).

La Retorica è l'arte di connotare positivamente o negativamente ciò che è neutro e a cui non facciamo caso. Ecco perché la Cultura umana evolve, ed evolvono i concetti, le parole, le abilità. Ecco il potere della Letteratura e dei poeti, di quelli che raccontano la Storia: contribuire a cambiare l'immaginario condiviso, e con esso la lettura della Realtà neutra, che un po' spaventa e disorienta. Gli scrittori connotano una certa età o una certa situazione, o un modo di dire o una parola. Come un nome! Comune o proprio, astratto o concreto che sia: gli scrittori significano.
Riprendete dunque il vaso e guardatelo. Ha una estensione in una forma, è fatto di certi materiali che danno colore. Basta, il vaso è finito, ora distogliete lo sguardo, o rompete il vaso, o non abbiatelo mai visto neanche ma solo immaginato e disegnate e colorate il vaso.
Adesso rifate lo stesso disegno a memoria, senza guardare il disegno fatto prima. Il disegno è già diverso dal primo, che era già diverso dal vero quadro. Platone anche ha fatto un ragionamento simile ma da premesse diverse. Quello che avete fatto è stato creare un'altra forma in altri materiali. Avete disegnato due forme diverse, ma simili e che ricordano il vaso vero, ma non uguali, tutti e due diversi. E un disegno cos'è se non riproduzione o approssimazione di forme e materiali nello spazio?
Questo è importante, essendo la percezione la fonte della nostra identità e il metro di giudizio del Reale.
Noi carichiamo i dati ricevuti (completamente neutri) di connotazioni fittizie perché ciò che ci spinge ad approcciarci al Reale attraverso esperienze estetiche è il desiderio di ricavare del piacere e momentanea soddisfazione. E dunque giudichiamo o riflettiamo prima di reagire all'evento perché sappiamo cosa e come può darci piacere. E dunque distinguiamo il Bene, cioè connotiamo il neutro dei corpi e delle forme idealizzate, di un significato o caratteristica che di per sé quel corpo non ha, ma ce ne convinciamo, perché in fin dei conti non è questo altro che il giudizio venuto fuori alla fine del processo estetico, che ha successo o compimento nel giudizio di piacere su qualcosa.

Ci è dato, sembra, scegliere un modo di giudicare "trasversale" e consapevole dell'infondatezza del Male, con cui cioè allarghiamo il nostro orizzonte d'attesa del piacere alla categoria del neutro, dell'inatteso. Il piacere astratto del puro fenomeno. Il sogno di aprirsi al mondo e all'esistenza o di "spegnere il pensiero" che giudica con prepotenza per contemplare il Reale e la vita, perché contenti del neutro necessario. Trovarne dunque significati sempre nuovi, che lo riempiono ad ogni occasione di fascino, innescando un ciclo in cui ci compiaciamo di provare fascino verso il neutro. E' una Letteratura consapevole della sua origine e funzione sociale esorcizzante, magica, mistica e misteriosa. E' arte, è un darsi di occasione di esperienza estetica che trascenda il presente fenomenico, che ci richiama verso atmosfere piacevoli, buone, sincere, che innesca il ciclo auto-compiacentesi dell'esperienza estetica, e che allarghi questa al comune, al dato per scontato in quanto non degno di attenzione, e perciò perso, dimenticato perché si è attratti da altro (e si perde un intero mondo). Avviene un continuo atrofizzarsi di mutamenti, e l'abitudine, che ci è necessaria nel comportamento e nella reazione, ci viene allora contro, e la distruggiamo saltuariamente per renderci conto se conviene di più ciò che scartiamo. Poesia.

giovedì 11 febbraio 2016

INCREDIBILE SCOPERTA! Osservata per la prima volta la collisione di Poesia e buchi neri

Esistono esistenze in luoghi diversi più nuove e più vecchia di questa nelle quali l'esistenza è arrivata in momenti diversi, esistono luoghi che ancora non esistono perché l'esistenza ancora non c'è ed esistono luoghi già finiti perché l'esistenza non c'è più. E tutto è insieme.
Esistono spazi nella stessa esistenza tutti diversi, tutti contigui, giustapposti. Esistono spazi di dimensioni diverse l'uno dentro l'altro, incastrati.
Il tempo scorre veloce intorno alle masse. Fuori la massa non c'è il tempo, figurati lo spazio che è qualcosa che è, e ha bisogno di massa se no non è. Forse se guardi un punto nel cielo, guardi in un'area dove è ancora il 1992, in un'altra è il 3 milioni. Tutto insieme.
Esistono grandezze scalari, misure in cui c'è armonia di spazio e di tempo: la velocità. Esistono corpi così veloci da sembrare immobili, come gli atomi della materia compatta, esistono molti altri corpi tanto lenti da sembrare che si muovano da soli, come i pianeti nel sistema solare. Gli uni dentro gli altri. Esiste tutto insieme.
Noi che crediamo di essere nella normalità, adesso come ci organizziamo? Forse viviamo a velocità elevatissime, forse siamo dei colossi, forse troppo in anticipo rispetto a quello che crediamo di essere, o forse in ritardo. Ci serve adesso più che altro l'invenzione della poesia, l'intuizione d'arte comunicata del nuovo senso in cui trovare il senso e le dimensioni corrette di noi. Mettiamo nello stesso punto la Preistoria e il Futuro e decidiamo daccapo, impariamo dalla Letteratura, che l'aveva scoperto prima, che la lingua spiega solo alcuni lati superficiali delle cose e che altri rimangono inespressi ma avvertiti da alcuni, impariamo dalla Letteratura che già sapeva tutto, che siamo tanti possibili mai realizzati ma che esiste la possibilità. Tutti, tutto insieme.
Uno scienziato non è buono se non sa la poesia.
Un poeta non è buono se non sa la scienza. Dante Alighieri diceva in tre versi con rima e perifrasi che era mezzogiorno; versi in cui spiegava non solo l'universo e come funziona il mondo, ma anche che cosa significa che è mezzogiorno e perché e come se ne parli a volte.

mercoledì 10 febbraio 2016

Vorrei spezzare una lancia in favore di una causa che ritengo veramente molto importante, soprattutto al giorno d'oggi, che ormai è normale sentire esclamazioni e lodi nei confronti di particolari parti del corpo: "Viva la fica!" o nella versione femminile "Viva il cazzo", due slogan molto efficaci tanto quanto universalmente utilizzati (nelle altre lingue?). Vorrei dire che secondo me non è giusto lodare solo il cazzo e la fica quando puoi esser contento, che ne so, dell'amigdala ad esempio. Inneggiare il cuoio capelluto, lo strato sub-epidermico, la laringe non infiammata, la pupilla gustativa...
"Viva il piede di destra!" esclamo certe volte, "Viva la pineale!" ma nessuno si schiera mai dalla mia parte.
Non è giusto che nell'epoca dell'emancipazione dei sessi c'è chi ancora è costretto a vergognarsi dei propri orientamenti sessuali, abituato a essere denigrato ed emarginato. E mi riferisco alla grande categoria di quelli etichettati come pervertiti. Per loro fortuna i tempi si predispongono alla loro inclusione nella società, e tutti potranno essere (ma lo sono da sempre) liberi di leccare le parti preferite della persona amata, in possesso di tutti i diritti che gli permettano di affrontare la quotidianità con dignità, e non cedere alle insinuazioni della massa benpensante.
Diritto di matrimonio ai pervertiti allora! Ai masochisti! Ai feticisti! Agli esibizionisti del parco! Ai pederasti! Dignità a chi si eccita coi vecchi, ai necrofili, agli entomofili, ai quadrupidofili, ai romantici, ai violenti, all'asceta, ai guardoni, ai solitari!
Un giorno mi candido e prometto diritti a diritta e a rovescio, tanto siete tutti pazzi. Come fa uno, come fa a scegliere un giorno "Io sono uomo" o donna o "Io sono gay"? Come si fa a dire una volta per tutte e poi basta che cosa essere, che significa? Che importa? E se ti scopri di non essere già qualcosa, come puoi sapere che sei in realtà qualcos'altro che puoi benissimo anche non essere? E poi se scopri che non lo sei? Cos'è, cambi persona? Perché lo devi decidere e andare a dire all'anagrafe e al comune in modo da mettere tutto in chiaro prima della firma se l'amore non ha confini disegnati né di spazio né, oltre tutto, di tempo? E se io amassi una mucca e la mucca amasse me ma al comune mi negassero le nozze? Che razza di autorità si intromette in questo tipo di mio istinto? Che poi tutti diranno "Non andare con quello, che ama le mucche" o "Vorrei passare una serata con quello, che ama le mucche", e quindi tutti si diranno tra loro che io amo le mucche. E dopo qualche anno mi accorgo che non amo affatto le mucche ma gli spazi puntiformi? O le sale areate? O la forza gravitazionale, accidenti, qualcos'altro! Accontentali tutti a questo punto! Che se li dai solo ai lgbt l'affare mi puzza, sembra che qualcuno si ritagli un target economico e politco, oh, ti inquadrano in classi! E' così, concedere diritti a poco a poco per te è strategico, è propaganda politica e finanziamento del business dietro ogni orientamento o perversione o genere di attività sessuale.
Mi piacerebbe che mio figlio quando diventa pervertito non si senta emarginato ma si trovi già i diritti e la parità di gusti, senza essere giudicato, contento, e contento anch'io che non lo si potrà giudicare in maniera negativa, come se avesse qualcosa in meno rispetto agli altri o di diverso e malato.

domenica 7 febbraio 2016

Studenti

E così ci riduciamo esseri
anacronistici e fuori moda
senza una terra davvero natia
a concertare le basi del mondo.
Come fuori-sede a lettere classiche
siamo senz'occhi e senza orecchi
o così fingiamo, perch'essere
fuori di noi fa vedere meglio.
Siamo in un luogo del tempo eterno
dove tutto è sempre in procinto
forse è per questo che seguo soltanto
mode e costumi fino al Novecento.
E prediligo senz'ombra di dubbio
i modi di vita del Rinascimento
a quelli di adesso che ormai adoriamo
in cui il fascino è la pubblicità
e devi trovarti slogan, devi fare
il solingo, devi fare il diverso
ma ti ritrovi sul banco del pesce
venduto insieme ai rifiuti
del fondo del mare.

sabato 6 febbraio 2016

Stupidi scienziati del domani

Era orario di lavoro, nell'ufficio regnava il tacchettio delle tastiere dei computer.
Safio, di fronte al suo schermo, verso la fine del proprio turno sbottò, come tossendo, poi sorrise, e gradualmente quello sbotto divenne una risata forte, grossa e rumorosa.
Amene, preoccupato del comportamento del suo collega gli domandò: "Non ti senti bene?"
E Safio rispose: "Altroché! Non vedi che rido?".
E Amene: "E per quale motivo ridi davanti al tuo progetto?". Amene non aspettava altro che farsi una bella risata insieme al suo amico.
Rispose Safio: "Ho pensato..." e rideva. Poi riprendeva, ma parlando a stento e in maniera incomprensibile tanto sembrava soffocarsi dalle risate. Ma sembra aver risposto: "Tra 20.000 o 40.000 anni, quando troveranno i nostri computer, la gente non penserà che i computer son sempre esistiti? Si metteranno a studiare come funzionava un Olivetti per capire come funzionano loro stessi!".
Safio non era uno bravo a raccontare le barzellette, e Amene ci mise ventisette anni a comprendere quell'ironia.
In questo arco di tempo, Amene ipotizzò che, come avviene continuamente in ogni epoca, anche in futuro il mondo artificiale apparirà l'ambiente naturale, quello dal quale gli uomini traggono le conoscenze sulle proprie origini, sull'esistenza e sulla loro vita, e forse, penseranno che il computer o internet sia un fatto naturale, e che dev'essere così perché così la Natura lo ha fatto. "Che stupidi!" iniziò a strillare ridendo, e rise per ore, al termine delle quali, esclamò: "Ah caro Safio, da morto hai imparato a dire le barzellette!".