venerdì 15 giugno 2018

In assenza

Mi hanno detto che ci sei
ancora
qui, nel mondo
ma soltanto lontanissimo
o in America o in Oriente
e adesso corri libero
sulle stradine dritte e infinite
che portano all'orizzonte e assolate
e che un giorno, forse,
deciderai
di fare il biglietto
e tornare dal tuo viaggio.

Mi chiedo
che cosa significa
quando dicono che usando i tuoi simboli
ti si possa comunicare
anche in assenza
se ti incarni in essi
o le tue concezioni,
o lì solo vorrei,
parole non usate.

martedì 12 giugno 2018

Non sopporto la leggerezza della gente che se ne frega, la banalità del male, la loro partecipazione attiva più o meno consapevole. Dovete fare bene le cose! O stare zitti per pudore.
Questa inesperienza a cui siamo tanto legati che ci porta via la vita! Che sarà fatta solo di vuoti discorsi già sentiti, con le frasi ben sistemate passate di bocca in bocca. Un programma in televisione, che schifo è tutta questa esibizione di vocalizzi e atteggiamenti bigotti?! Ma che è insultare i propri parenti davanti a gente più prestigiosa se non tradimento? Fate finta di essere tra i migliori quando si è con loro e sparate merda sulla gente comune, non siete come noi che avete appena finito di chiamare "merda"?
Vi schierate coi potenti e siete le loro puttanelle: fate ridere e arrabbiare con le insinuazioni, ma poi dovete entrare con loro in camera da letto e spalancate gli occhi dal ribrezzo. Ve lo diciamo noi gente più vera che non deve inventarsi un'appartenenza a un gruppo di cui non fa parte, siete voi che avete scelto deliberatamente anche con il vostro voto di essere annoverati tra la MERDA della nostra società. Siete i peggiori e lo avete scelto nonostante i nostri consigli, i nostri affetti che vi rivolgevamo. Ci avete traditi.
Fate tutto male. Arrangiarvi significa evitare di essere scoperti prima che vi facciano la multa. Approfittare! Merde: non vi sentite chiamati in causa e credete di meritare tutti i privilegi. Credete di essere liberi. Credete di non poter essere giudicati, o che facciamo tutti come voi, che non avete valori o volontà e ve la lasciate guidare dalla televisione-internet-meme.

mercoledì 6 giugno 2018

Quando fallisci

Uh quando fallisci
a tenere il controllo di te
un bimbo lancia
la sua trottola
nella scatola dei giochi.
Troverai dei personaggi
marionette irreali
a tirare i tuoi fili.
Sono corde di un'arpa
accartocciata, e
puoi anche suonarle.

martedì 5 giugno 2018

Forse quando siamo vivi siamo più lontani possibile da noi stessi, in cui torniamo una volta morti. Siamo "vissuti" da qualcun altro?

Certo, in vita abbiamo identità e ruoli predeterminati dall'ambiente e dalle persone già presenti quando nasciamo, che ci "fanno" o formano l'identità e l'idea che abbiamo di noi stessi; e in base a queste ci comportiamo.

La vera libertà è far vivere l'altro in ogni se stesso, non assecondare la propria volontà.

lunedì 4 giugno 2018

Vaffanculo a te che dici che si è ammazzata per paura di perdere la bellezza. Esiste davvero la paura di invecchiare legata al tempo e alla morte, non di non essere più carine. Fanculo tu e lei se vi piace l'apparenza momentanea, la moda, se è motivo di ammazzarvi. Ve ne dovete andare tutte e due se vivete soltanto se pensate di portare addosso la bellezza. Non parlate con la gente, non ditelo a nessuno, vergognatevi e basta se la vostra idea di vita si ferma ad "essere carina". E se non si è ammazzata per quel motivo, allora muoia la commentatrice di turno capace di ammazzare la seconda volta una stessa persona, già morta. Fai più schifo di quella morta che non ha spiegato niente a nessuno, quindi decidi tu che fare. Che vita di merda hai avuto da riuscire a indicare la causa della sua morte nello sfiorire della bellezza del suo viso? Possiamo dire che non ci interessa e non è un nostro problema l'aspetto di qualcuno di cui non sentiremo mai parlare, o che non vedremo mai in vita nostra.
Seconda considerazione: le femmine alla moda e la loro stupidità.
Non bisogna appartenere per forza al genere femminile per rientrare nelle "femmine alla moda": diversi uomini diventano grandi esperti di apparenza. È gente che spreca la sua vita a voler apparire in un modo perché dentro hanno ben poco, e sarà tanto più appariscente quanto meno ha da mostrare della sua personalità. Che si può dire di una personalità "di classe"? Che è terribilmente banale e noiosa, e piuttosto lontana dall'originalità, dalla creatività, dal lavoro dell'intelligenza. Si accontentano, adeguandosi a quello che c'è già intorno. Devono avere tutto già fatto perché sono dei grandi inetti che si lamentano dell'inettitudine del mondo che loro stessi contribuiscono a creare, formando un vero circolo vizioso dovuto al fatto che rivolgono le critiche all'esterno e verso gli altri, piuttosto che verso se stessi. È facile pensare che abbiano avuto delusioni nel corso della vita e che si siano abbandonati perdendo la loro personalità; ma questa è una cosa che capita a tutti, anche a chi arriva per lo stesso motivo a rifiutare la moda, gli sciatti non di moda che da loro vengono odiati.
La stupidità consiste nell'affermare un'apparenza autoreferenziale, arbitraria, che vorrebbero racchiudesse la loro identità. La loro leggerezza o incapacità di riconoscere cosa è Buono e giusto e cosa è Cattivo o sbagliato, contribuisce alla decadenza del pensiero, che non viene allenato; perciò difficilmente una persona alla moda può rendersi conto di essere ridicola.
È quasi impossibile che la commentatrice social si renda conto di essere così stupida. È impossibile che una persona si sia tolta la vita per una questione così stupida e scontata, soprattutto se ha lottato tutta la vita per cancellare quella stupida idea, ma quella rimasta in vita poveretta sta peggio.

mercoledì 16 maggio 2018

Quale meraviglia quando apprese che quel concetto così astratto e innaturale rappresentato dalla cifra "uno", esisteva davvero, in maniera così nettamente chiara ed evidente, nel gesto di sollevare il dito indice della mano.

domenica 29 aprile 2018

Morte: definizione

Quando muori diventi universo
e non hai più le vertigini del cielo
come ora luna nitida, pianeti
che ti sembra di cadere, e intanto voli.

mercoledì 25 aprile 2018

Non accadrà più che mi dimentichi
di voi, di me e dei giorni passati
insieme per preparare il giorno
di oggi. Sarete presenti in tutti
i discorsi e le vostre figure
pure presenti nello spazio, siete
pure presenti nascosti dal tempo,
e mi sbagliavo: individualista
è contro la vita, contro natura,
senza neanche un motivo valido,
c'è l'ozio, non tempo libero, c'è il
rifiuto, non una pausa riposo,
che oltraggio non esserci oggi.

Ognuno fa quello che fanno tutti
è illusione sentirsi isolato.

sabato 7 aprile 2018

Membrana

Se mi sporgo
da qui
ti vedo:
leggi questi versi
e ti concentri
a cercare i miei occhi.
Tento di uscire e raggiungerti sporgendomi più
che posso e ricado.
Se il foglio
si alza,
deforma, si strappa,
se taglia il dito
tuo o di tua figlia
scusa,
è colpa mia che tuttavia lo forzo da qui.
Affacciati anche tu!
Ci vediamo
su membrane. (Il resto ce lo immaginiamo)

(E mentre tu mi accarezzi
con le dita, anche io
accarezzo la membrana su cui incido
faccio finta che sia te).

venerdì 30 marzo 2018

Sei già altrove. "L'infinito" di Leopardi e l'antirazzismo.

Piace sempre qualcosa che non si ha, ma anche qualcosa che non si è, piace sempre "l'altro", qualcosa che non si conosce o non si possiede a pieno ma che c'è, lontano, oltre l'orizzonte fisico e culturale: altrove ne è pieno, come "dietro un colle" a cui siamo troppo affezionati per poterci allontanare; o che in realtà ci costringe a rimanere al di qua, dove abbiamo stabilito la nostra sede da secoli o millenni...
Il pensiero colmerà sempre quel vuoto (anche della conoscenza) ipotizzando un mondo uguale al nostro, illudendosi, perché il mondo non è mai così come lo ipotizziamo: ne sappiamo sempre troppo poco, non possiamo arrivarci, il mondo è grande e vario. Siamo attratti da quel vuoto che non conosciamo, non vediamo mai direttamente, ma sappiamo che c'è. Questa attrazione rende "belle" le cose che non abbiamo direttamente sotto lo sguardo, a cui non siamo abituati, che non possediamo materialmente né astrattamente.
Così è bella una poesia se non ci si sofferma molto a leggerla e studiarla, analizzarla.

Ogni cosa bella rimane tale se non la si conosce-comprende-possiede a fondo.

Una ragazza la amiamo veramente quando è vestita, non nuda. Lei può essere bella in entrambi i modi.
Quando ci aspettiamo che faccia qualcosa, ma non possiamo prevedere il suo comportamento.
Quando rimane qualcosa che non sappiamo né vediamo direttamente di lei.
Quando non la conosciamo ancora del tutto e ci piace scoprire suoi nuovi comportamenti e reazioni, e vogliamo ancora conoscerla. In caso contrario si ricorre a un metaforico incesto con la madre: amare qualcuno di cui si sa tutto, che non può cambiare e che ci ama incondizionatamente, che siamo abituati ad avere attorno.

Un incesto sociale: odiare il diverso significa che un individuo chiude ogni sua disponibilità a crescere e imparare, si rintana nel tanto sognato o mitico passato sicuro della tradizione, della propria cultura, della propria società. La paura per il diverso la si può spiegare come strategia per la conservazione della cultura. Di un singolo sistema culturale; ma ogni cultura si costruisce intorno a questa tendenza presuntuosa, etnocentrica.
In realtà la cultura è un bagaglio di esperienze sedimentate nei millenni, in periodi di fioritura come di stasi culturale, si è aperta e si è richiusa in continuazione; spinte in avanti, rotture e normalizzazioni cicliche...

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e rimirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo, ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s’annega il pensier mio:
E il naufragar m’è dolce in questo mare.

Non può che rimanere caro questo colle immaginario che ci separa dal resto del mondo, che limita il nostro mondo. E quella misteriosa attrazione verso l'ignoto? Come spiegarcela se non come una voce portata dal vento? Una voce che ci annuncia che c'è altro, mondi impensabili. Una meraviglia ancora da scoprire. Da qui il rischio, la paura di allontanarsi dal solito piccolo mondo, di non essere adatti ad altro. Il rischio lo si affronta sfidando e sbugiardando le proprie paure, o assecondandole e rimanendo dove si è, inesperti del mondo, a vagheggiare di esso ma sostanzialmente temendolo, allontanandosi dalla vita del presente.

In fondo, fare esperienza dell'altro - proveniente dall'altrove - non può che farci crescere e scoprire altre parti di noi che non erano mai venute fuori. Allarghiamo il nostro (inevitabile) limite conoscitivo a quello degli altri, per far nascere sistemi, insiemi di cose meravigliose e ancora sconosciute: nuove frontiere. Nuove forme di umani. Nuove verità.

Non solo, serve affermare la convinzione di non sapere ancora tutto, di non aver visto, sperimentato, conosciuto ancora tutto per mettere in moto dentro di sé il "proprio" divenire: crescere in un percorso coerente verso la Verità. Il non conosciuto stimola l'immaginazione, il ragionamento, la capacità di adattamento: l'intelligenza, l'apertura dell'intelligenza. Stimola l'azione, la volontà di azione e l'amore verso sé stessi e verso gli altri e il mondo. La stupida presunzione di conoscere già tutto così "edipica" e infantile, viceversa, chiude ogni contatto tra individuo e mondo. Ma è così cara...

sabato 24 marzo 2018

Fascisti su Marte

Trovo molto più contronatura e pericoloso che l'Uomo colonizzi altri pianeti (come ho sentito dire anche al telegiornale qualche giorno fa) e non che ad esempio si cloni o abortisca, cazzate a confronto. Ci vorrebbero obiettori di coscienza per queste ipotetiche appropriazioni indebite. Tutti contro il marketing e la presuntuosa mentalità possessiva occidentale.

È facile aspettarsi che gli altri pianeti verranno sfruttati per arricchirsi da parte di pochi (i singoli Elon Musk ad esempio). Non dobbiamo evolverci in un altro senso, dobbiamo superare il capitalismo e condividere le risorse. Quando ognuno cerca il massimo del profitto, non si può che consumare ogni risorsa e rovinare la Natura e le sue creature, in formazione e in "vita" da miliardi di anni terrestri. Non voglio che l'uomo raggiunga Marte se non riesce a vivere neanche sul gigantesco pianeta natale: non si è rivelato capace, deve evolversi e uscire dall'attuale primitività bruta. Non voglio che l'uomo si allontani dalla Terra per soldi: non è giusto, significa che sarà un privilegio per pochi, non ne beneficerà nessuno oltre gli imprenditori - per forza già ricchissimi tanto da permettersi astronavi. Stiamo sbagliando direzione.

lunedì 19 marzo 2018

Io selezionatore di video
condivisore, diffusore virale
o timido superbo
non mi devo più cercare
affezionàti alle mie parole
chiamatemi come presentatore fisso
commentatore seriale
accetto umorista
in fondo ho autorità
sapete che io so scegliere bene
il giusto, me pieno di buon gusto
riconosciuto
non credo da me solo
è impossibile, mi sottometto
alle ciarle vostre.

giovedì 15 marzo 2018

Migliora la tua memoria con questa strategia a costo zero

Se vuoi conservare un ricordo, la strategia migliore è quella di vivere con una particolare attenzione il presente. Andando più nello specifico, per conservare un ricordo è necessario cogliere di ogni evento un suo significato che lo collochi pacificamente nel nostro sistema cognitivo. Il "significato" da cogliere è di tipo intuitivo, esso è il modo in cui l'oggetto, dall'esterno, viene tradotto nella mente, ed in questa veste può essere in essa conservato. La strategia è vivere (=pensare) in maniera attiva e critica nei confronti dell'ambiente, la curiosità ci rende più attenti a intuire ciò che non è visto, ci aiuta a tradurre le cose in pensiero, la materia in pensieri impalpabili. Il significato che ognuno (guidato dalla sua cultura, certo) "sperimenta" negli oggetti è l'esperienza interiore che di essi si fa. Gli eventi esterni sono duplicati nella nostra coscienza sotto forma di informazioni sensoriali, esistono fuori e (virtualmente e sinteticamente) dentro di noi.
Perciò continuare a vivere cercando di provare la stessa sensazione che si prova quasi abitualmente e ormai inconsciamente ogni giorno, riconoscerla quando si presenta. Ricordare la sensazione, la rappresentazione interna, e non cercare inutilmente di ricordare fatti esterni così come a noi si presentano prima della loro sintesi operata dalla coscienza.

domenica 11 marzo 2018

Dialogo degli opposti sistemi

Potendo scegliere che vorresti potere avere?
Eh?
Avendo potuto scegliere cosa vorresti aver potuto avere?
Eh?
Scegliendo cosa si può avere tu puoi volere?
Eh?
Che voglia puoi scegliere di avere?
Eh?
Che voglia vorresti poter scegliere di avere?
Ah...
Cosa vorresti aver potuto scegliere?
Potere...

sabato 3 marzo 2018

Con la chitarra, l'Arte la Poesia, mi è capitato di avere un rapporto veramente tormentato: erano l'unico sfogo durante lunghi mesi in cui fui completamente solo, senza amici in un'altra città, senza nessuno con cui riuscivo a legare veramente. Avevo tanto da lamentarmi e nessuno a cui potevo raccontare che mi succedeva, che mi aiutasse a fare chiarezza. Nessuno ad ascoltarmi quando ne avevo bisogno. Così tornavo a casa da lezione e mi sfogavo con l'unico strumento che avevo in camera mia, suonando con rabbia o scale pentatoniche rabbiose, o insistenti fino all'esasperazione, fino alla paranoia, con mille ghirigori che insistevano intorno a pochi tasti della chitarra, la solita decina di tasti. Erano gesti di sfogo, come una scarica di rabbia durante una rissa, mossi da un'autentica e viva passione, da entusiasmo. Perché bisogna crederci in quello che fai se vuoi suonare bene. Questo per quanto riguarda lo sfogo fisico; per quello psico-emotivo invece ricorrevo alla scrittura. Scrissi molto, davvero molto in quei mesi. Cercai di realizzare il mio sogno che avevo fino ad allora, cioè scrivere storie divertenti e intelligenti, spesso con riflessioni sulla vita, sull'arte, sullo scrivere stesso, sul tormento. Non riuscii a realizzare niente di veramente soddisfacente però, così ripiegai sulla Poesia: la bellezza della lingua, l'arte della parola che con il materiale più economico e abbondante è in grado di realizzare forme bellissime, che sono caratteristiche appunto del linguaggio. La contemplazione mentale della bellezza, la ricerca della bellezza mi facevano stare bene; le consideravo esercizi o esperimenti per rendere migliore anche me, la mia intera mente. La musica e la Poesia hanno in comune il fatto che colui che le fa è il capo assoluto e unico responsabile degli elementi di base (note o parole) e del mondo che crea. Il mondo che uno crea ed espone agli altri è distaccato dall'autore, che tuttavia in esso si cela, in esso l'autore si presenta implicitamente sotto una certa veste: gioca secondo le sue regole o è onnisciente, si lascia trasportare o è personaggio di una trama, la subisce passivamente o è estraneo dalla storia. Ogni altra Arte è così, e a ben vedere anche ogni stile di vita può essere così. Lo scopo è raggiungere livelli alti, qualcosa di bello. Bello, non "grazioso". Bello è qualcosa di ben formato, non qualcosa di buon gusto, stucchevole. È raro trovare qualcosa di bello a partire da materiale stucchevole, forse più facile in musica e in alcune poesie, quasi mai in racconti o romanzi. Lo scopo è sempre fare qualcosa di ben formato, che realizzi in maniera apprezzabile dai sensi una forma. E dietro l'apparenza di questa forma, inserire dei buoni motivi che giustifichino la sua esistenza - slegata dalla vita reale - nel mondo metafisico dell'Arte. Fare una forma coerente, ben definibile, un sistema coerente di elementi (note e parole) che seguono regole appositamente individuate per una singola composizione. Dare regole a una pulsione per renderla apprezzabile ai sensi di altri individui: espressione di sé. Dei bei gesti possono produrre molto più di una bella melodia nel mondo reale e sociale; una bella poesia può consolare delle anime tormentate come quella del suo autore.
Comporre un'opera di questo genere di arti, per gli umani, ha uno scopo simile a quello che hanno gli abiti, o l'architettura. Un simbolo della cultura, sì, un valore antropologico. Pura esibizione di un'intenzione. Ostentiamo vestiti, orpelli, ma anche musica, poesia. Bellezza, anche se non ce ne accorgiamo, anche se volessimo distruggere la bellezza fin'ora conosciuta; cioè se volessimo fare un bel, maestoso, ammirevole Brutto. La quotidianità non è poi così vana, se l'ostentazione di questo niente che non interessa a nessuno ha significati così profondi dagli albori dell'umanità. Allora ogni singolo gesto assume in realtà il ruolo di esperimento per il miglioramento delle proprie tecniche e capacità. Anche se non lo cerchi intenzionalmente. Anche vestirsi malissimo è un'arte che cerca un sistema coerente di vestiti per insultare in maniera più esplicita possibile il bello del buon gusto. E anche questo è bello, perché si vuole un abbigliamento conforme allo scopo, quindi completo, perfetto. Il valore antropologico dell'ostentare la propria interiorità, del lasciarla sedimentare nella vasta cultura di un popolo potenzialmente infinito in veste di forme, del dialogo in cerca di conforto, di approvazione... viene tutto dal credersi distanti dagli altri, distinti dagli altri (e in realtà lo siamo o lo eravamo quando viviamo in branchi separati nella savana o nelle città) e dunque dal bisogno di trovare i propri interlocutori ideali.
Ci sarà qualcuno al mondo che la pensa come te? Certo, bisogna solo andarlo a trovare, conoscere il suo stile di vita, i luoghi, i mezzi che usa per comunicare. Lo stavi solo credendo di essere lontano e distinto dagli altri, vedi? che pensavi? siamo tutti così come te, stiamo sempre insieme e collaboriamo come amici, come fratelli, come pari, e parliamo, parliamo finché non colmiamo le crepe che ci tormentano, sì, siamo semplici e lo sapevi che eravamo sempre tutti qui dietro.

martedì 27 febbraio 2018

I Controvento (The Upwinds)

I Controvento abitano sotto una collina, esposti agli schiaffi del vento putrido, viscido, melmoso, un brodo di minestra minerale che ingoiano se non tengono chiuse le labbra sporche: bocche chiuse per girare in strada o quelle aperte di chi ha fame e mangia l'aria tossica pesante dal sapore di carcassa decomposta. I pasti microsottili cotti in pentoloni ad elevate combustioni, zuppona minerale che mortifica ogni ingrediente; che ricette malvagie inventa chi di cucina non capisce niente: fa solo abbondanti piatti tossici per tutti di merda trita digerita sminuzzata e di quello che raccolgono nella paletta della polvere. Sedimenti di merda nei loro corpi, sacchi di merda dei Controvento, di spazzatura, discariche di rifiuti nocivi industriali che sono i corpi dei Controvento. Da smaltire sotterrandoli. Filtri depuratori sulla soglia della saturazione. Fognature, discariche, cimiteri, fiumi neri, accumulo di puss; diossina nelle cellule, sangue sporco nelle vene: sono i corpi dei Controvento. Inceneriteli e sotterrateli in profondità, perché messi in acqua affonderebbero quei corpi pesanti, riempiti, malati. Insabbiate e dimenticate bene tutta la storia dei loro atomi, distogliete lo sguardo ed ogni pensiero. Adesso ignorateli. Sprecateli. Senza accennarne né farvi vedere, ridete di loro in segreto a ricordarli presi a schiaffi dal vento; disgustosi a inquinare da morti.