sabato 17 giugno 2017

"Nuove Braci": Editoriale di Claudio Damiani, Aprile 2007

"Se l’attuale dittatura economico-mediatica o dittatura della pubblicità, può, nei confronti di chi ha qualche attrezzatura culturale, essere tutto sommato limitatamente dannosa, dobbiamo riconoscere che nei confronti degli individui più fragili dal punto di vista culturale, che sono la grande maggioranza, essa ha degli effetti devastanti. Questa è la vera catastrofe, l’emergenza ecologica prima del nostro mondo. Che poi, la limitatezza del danno recato a quei pochi che possono spegnere la televisione, è in effetti molto relativa: perchè, se anche questi sono danneggiati solo nel fatto che sono emarginati, e non perseguitati, o sterminati, tuttavia la loro esclusione ha un ritorno devastante sulla società, che diventa come un corpo senza cervello. Se studiassimo la nostra società, vedremmo che il tratto comune a ogni sua singola parte, l’essenza della sua struttura, è la negazione dell’educazione.L’educazione è mostrare un’opera (di pensiero, di arte, di sentimento ecc), qualcosa che esiste, permettere a un educando di entrare in uno spazio di rigore, di arte, di realtà, di verità, permettergli di godere di quello spazio.
Il godimento di quello spazio, il godimento dell’opera (opera d’arte, di pensiero, di religione, di scienza) è il più alto che esista, la massima felicità è la partecipazione a quell’ordine, a quella comunità. Oggi si tende a dire che i cantautori sono i veri poeti, che i giornalisti sono i veri scrittori, che i pubblicitari sono i veri artisti. E’ la dittatura economico-mediatica che spinge a questo, utilizzando anche la devastata e devastante cultura ideologica precedente, che già aveva fatto deserto con storicismo, strutturalismo, fango e ceneri ideologiche sulla brace, sul fuoco vivo dell’opera. La dittatura pubblicitaria utilizza, assolda la vecchia cultura ideologica desertificante, vecchi tromboni che prima osannavano Mao, ora il Grande fratello: per questi personaggi è facile esaltare il trash, organizzare convegni su Liala, sostenere che Pirandello e Liala sono sullo stesso piano. Ci sono altri, e stanno più nella mia generazione, in quelli nati negli anni ‘50 e ‘60, e oltre, che non sono d’accordo, ma sono stati messi da parte. Si potrebbe dire: è inevitabile, non c’è niente da fare, la dittatura economico-ideologica è troppo potente, stiamocene appartati, coltiviamo i nostri studi nell’ombra ecc. Ma invece, se ragioniamo un attimo, c’è una forma di resistenza semplicissima, che potrebbe cominciare a minare l’intero sistema. Basterebbe cominciare a separare l’opera, la virtù, l’ordine, il bene, dal caos, dalla spazzatura, dall’ideologia, dalla violenza. Basterebbe cominciare, come diceva Confucio, a “raddrizzare i nomi”. Riportare i nomi, le parole, alla loro realtà. Cominciare a attaccare chi parla a vanvera, con le parole storte, rotte, chi dice fischi per fiaschi, chi scambia Liala per Pirandello. Questi, attaccati, non hanno niente a cui attaccarsi, non hanno altro che la loro ideologia, che è puro fantasma, non poggia su niente di vero, solo sulla propria soggettività distruttiva. Alle prime reagirebbero, utilizzerebbero tutto il loro potere, sarebbero aiutati dalle potenze economiche, ma la loro reazione si farebbe sempre più fioca, inevitabilmente, non consistendo su niente, essendo un gigante dai piedi d’argilla, dovranno capitolare. E la resistenza vincerebbe". Da: Editoriale di Claudio Damiani


"Allora diciamo le cose come stanno: chi attacca la poesia lo fa con un intento ideologico, lo fa perché un'ideologia (che può essere politica religiosa filosofica o altro) si sente minacciata dalla poesia, e dal suo dire la verità così come effettivamente è".

domenica 4 giugno 2017

Occasione sporadica

Proprio oggi, in occasione dei miei 7 anni trascorsi da quando avevo 21 anni e mezzo, anzi un po' in anticipo, comunque c'è proprio da festeggiare! ma poi alla fine in queste occasioni viene naturale mettersi a pensare a quante cose sono cambiate di me e intorno a me. Ah  sì, e intanto mi sono messo a scrivere così pensavo.
Che io non ho perso niente e, anzi per fortuna sono sempre quello e non è cambiato niente cioè non ho perso niente di quello che già ero prima. No, qualche cosa in più e in meglio l'ho avuta e l'ho fatta.
Bene vado a fare festa. 
Per chi non potesse oggi, non fa niente, però mi raccomando venite alla prossima che è tra 4 anni e 3 mesi circa, ci sentiamo.

venerdì 19 maggio 2017

La festa del paese

Non si ode una voce,
non c'è movimento
in questa festa paesana
piena di nuovi nati
che nelle altre non c'erano,
e le bancarelle che hanno
le novità della tecnica:
non c'è davvero la luce
vivace delle migliaia
di lampadine fra le luminarie,
le strade affollate immobili
se dentro una piatta fotografia
con tutte le altre
disperse dal vento
sui marciapiedi
inquinati del tempo.

mercoledì 3 maggio 2017

Ho un barlume

Ho un barlume che riscalda
nel ghiaccio scemo della notte
che è la somma scienza nostra!
Era fatto di un istante. Impalpabilissimo
barlume d'oro di stelle a noi celate
che ci fa dimenticare e cambiare
di persona,
e tutti i sassi e bastoni
dove poggia
resteranno un poco vivi
ancora un poco a chiacchierare.
Ho un barlume alieno
e non importa se pensate "Scemo!
Sembri un pazzo che delira" se non uso
solo la ragione.
Ora i grigi rumori
distinguo:
le risate dei bambini
delle voci femminili
i racconti degli anziani
i segreti degli adulti
i silenzi delle cose
la diversa singola essenza
dentro ai flussi universali.
Un'orchestra non può suonare un Requiem.
Che cosa ne sanno loro? Affidare a così tanti inesperti che scherzano la musica che celebra la vita di una persona.
Sì, come un'agenzia funebre non può fingere di importarsi di un corpo.
Ognuno ha un ruolo che non gli si addice, non fa quello che può/sa fare, e anche per colpa di questi chi ha talento viene ignorato.

martedì 2 maggio 2017

La causa dei problemi è che nel mondo c'è un altro mondo virtuale senza nessuna corrispondenza col reale. Noi siamo certo altro da quello che ci dicono di essere: rispettosi della legge. Perché l'unica legge che seguiamo è quella del mercato, che ci detta regole e costumi. Il problema è che c'è l'economia, che è un mondo totalmente separato dal reale, e che dal di fuori regola il reale. Ogni cosa ha il valore che le assegna il mercato: il valore sentito non esiste. Il reale non è dunque il sentito, è quella voce delirante che corregge le percezioni, filtra secondo i suoi capricci.

Fiume sezionato

Marea: è una marea di individu_
i diversi trovati per caso in viag_
gi coatti verso deriva e senza
freni velocissimo che pare
uno stupido treno non dirigibi_
le con i finestrini bloccati
l'esterno placido è impedito
non c'è la sosta né guida che illustri
che cosa si veda alla rela_
tiva destra che giustamen_
te, ignorato, scompare irreale
sprofonda nel "Non-", non se ne 
può parlare. Noi constatatori
che non lo apprezziamo: saremo
proprio fatti per altro, non per
constatare che cosa c'è attorno,
ché presi a cadere dentro ad un
vortice senza appigli o riferimenti
- o: noi siamo anche nelle acque
del fiume tagliata una fetta -
caduti o scaricati in infinito
universo sciacquone o trascinati
in merdosa crociera intorno alle fogne
dell'esistenza, i cimiteri.

lunedì 10 aprile 2017

Ecco la mia malattia
più cara
che ritorna e scuote
la nave
come in forte burrasca.
Non me sarei senza le tue braccia.

domenica 26 marzo 2017

Vergine nera

Quando tu guardi a me, vergine nera
madre dei parti, madre dei morti
io giro la testa e guardo gli aerei.
Non credevi un'altra volta
che ti avrei ignorata
volevi avere i culti
sacri che a te spettano.
Madre santa, disattenta
gravida di ritocchi mescolanti
avida di rintocchi mescolati
corri dentro le mie vene
palpiti coi miei
atri e ventricoli
e dentro a quelli dei leoni
dentro ai veleni, inceneritori
nelle micro-polveri e dentro i tumori,
ascolta il mio pianto
asciugami gli occhi:
io ti amo tanto
non esser gelosa.
Io che ti vivo
dentro le membra
sia il prediletto figlio negletto.

(Siamo dentro un utero cosmico
ma non nasceremo mai
se non con la morte, saremo aborti
nati altrove e in altri universi)

venerdì 24 marzo 2017

Genere del Dialogo in età neo-neroniana

Scrivete dialoghi, vi farà bene.
Per noi contemporanei è un genere lento perché vogliamo subito arrivare al punto della questione. Preferiamo il monologo, l'unità dei punti di vista. Preferiamo che ogni elemento della composizione risponda a una sola lettura possibile; ogni altra informazione e punto di vista è per noi oggi nient'altro che un disturbo alla comprensione dell'unità.
Oppure preferiamo i dialoghi di Galileo Galilei, dove i personaggi letterari dai tratti più discutibili sono quelli che difendono il punto di vista avverso a quello assunto dall'autore. Le idee dell'autore, il suo mondo e il suo punto di vista sono invece incarnati in personaggi autorevoli, virtuosi, dignitosi. Non è che quelli dai modi più eleganti siano portatori di verità più vere di quelle difese dai personaggi sciatti; è il mondo costruito dall'opera-dialogo stessa, è l'ideologia dell'autore. Sono gli effetti della Retorica, dell'arte del parlare, che da millenni ci condiziona; a volte è un bene, altre un male. Dipende dall'autore e dal pubblico.
Oggi non puoi fare un dialogo come i "Massimi Sistemi", oggi siamo tornati in un'età premoderna, pre-rinascimentale, medievale, classica dove ogni individuo ha la sua legittimità. Neo-Neroniana. Post-democratica, pre-platonica, socratica età dove non si può discriminare il perdente della battaglia, e il vincente non è più l'eroe del vero giusto. È un'età relativista dove ognuno difende il suo punto di vista contro quello dominante. Le basi del dialogo galileano sono azzerate: non tendiamo più verso uno stato nobile-aristocratico ultra umano, ma verso la nuda vita vera, comunque essa sia/diventi.
E quindi ogni personaggio odierno deve giustificarsi, non trova già pronto il modello ideale e razionale scientifico a cui affidarsi per svolgere un discorso in maniera giusta. Basta aristotelismi pre-confezionati. Il dialogo odierno corrode progressivamente un'idea inizialmente sicurissima di sé, è un gioco l'abbandonarsi all'altro punto di vista, al punto di vista dell'altro. Non c'è regola di restare in sé.
Ora, così, il dialogo diventa un mezzo di esplorazione della parte dell'Io che di solito (di giorno) neghiamo e non facciamo venire a galla. Le tante possibilità dei noi che non realizziamo, però, continuano a mandarci tanti stimoli e messaggi nell'immaginazione, e non le disprezziamo del tutto; ma sappiamo che nella vita razionale quei messaggi sono da tenere a freno. L'immaginazione è creatività non sempre richiesta, non sempre possiamo renderla realizzabile. Di giorno quindi, preferiamo restare convinti di noi (razionali), zittire le voci di quelli che non siamo, voci che non si addicono all'immagine che abbiamo di noi. Forse è per questo che sogniamo, la notte, è lì che tutte le possibilità trovano una precaria realizzazione impalpabile.
E forse è per questo che la Poesia e l'Arte fanno un effetto diverso tra il giorno e la notte. E per questo è meglio crearle di notte, quando cadono le ideologie della nostra mente e i sogni ci assalgono. Così come è meglio leggerle o "consumarle" di notte piuttosto che giorno.

mercoledì 22 marzo 2017

Miopia: definizione

Sono degli anni che ho la miopia
la più poetica mia malattia
vedo contorni sfocati e penso
tutto sia un fluido viscido e denso
senza contorni ma macchie cromatiche
senza contorni non son forme statiche
i corpi che vedo sono dinamici
non riducibili in schemi geometrici
io vedo pulviscoli atmosferici.

martedì 14 marzo 2017

- Ricordo quando i ghiacciai si sciolsero e il mondo di adesso che galleggiava. Adesso siamo sopra fondali profondi di un tempo: e le conchiglie dentro ai tufi erano una volta vive e succose. Questo accadeva prima delle regole di comportamento, regole civili, qualunque discorso, qualunque idea. C'era il niente sotto forma di silenzio e acqua dove adesso è rumore e aria.
- E il niente?
- Il niente è rimasto sotto forma di materia anche dove ora non si vede. È trasparente o senza estensione: non si può vedere. Il modo migliore per godersi il presente è tornare indietro all'inizio di tutto, quando era solo possibilità, e si preparava la sua realizzazione (miliardi di anni dopo).
- Perché non si guarda mai al futuro?
- Ci hanno provato intorno alle due guerre mondiali...
- E lo spazio, invece?
- Per lo spazio c'è da fare il ragionamento con le stesse premesse e schemi, ma senza le coordinate temporali. Pensa che tutt'ora esistono grandezze che per te sono inconcepibili, troppo piccole o smisuratamente grandi e se le pensi ti gira la testa. Un po' ti senti sperduto.
- Lo sento. Perché? Da dove viene questo brivido?
- Perché ti accorgi che il pensiero è insufficiente e un po' bugiardo: per esistere devono esistere tanti diversi quanti di spazio neanche immaginabili, altrimenti si spaccherebbe. E tutto deve correre in maniera incessante, altrimenti finisce.
- Non credo che questo movimento incessante e necessario alla vita dell'esistenza nasca da un suo stesso "volerci" essere. Dico che non può essere lei causa di sé stessa. Deve essere più qualcosa di materiale, una forza fisica che innesca quel movimento. Come il risucchio di acqua dentro un sistema di tubazioni dove tutto scorre a pressione. Anche il tempo dev'essere così.

Un po' di silenzio e di guardarsi intorno.

- Non trovo nulla che neghi questo tuo pensiero. Ma il trucco che viene usato è che il tempo è una cosa che non c'è, è piccolissimo, preso tutto insieme è neanche un millesimo della durata di un fulmine. Non c'è passato presente e futuro, ma tutto coesiste in un minuscolo istante solo. Ce ne accorgeremmo infatti se fossimo molto, molto più grandi di così, grandi di più di tutto l'Universo.
- Ma non mischi certe volte il tempo e lo spazio?
- Sono legati uno all'altro: se fossi grande più dell'Universo, allora sarebbe piccolissimo e velocissimo. E tu ti muoveresti e penseresti e faresti ogni possibile cosa molto molto più lentamente di quanto fai ora. Se vedessi sopra di te un fulmine che brucia e scompare in un istante, a noi piccolissimi sulla Terra sembrerebbe una luce eterna, tanto a lungo ci illuminerebbe.
- Quindi il pensiero mente perché ci rende normale la nostra dimensione, che in realtà è un nulla. Se assumiamo un pensiero universale-eterno allora siamo nulla; invece se ci isoliamo allora qualcosa la siamo, e ci sta anche bene, e possiamo pensare a un prima e un dopo; totalmente arbitrari. Se assumiamo il pensiero universale-eterno, però, allora siamo tutti individui soli, pietre o minerali; invece, se assumiamo quello isolato dall'Universo, ci vediamo tutti uniti, più umani e socievoli: è la base delle società, si chiudono e lasciano fuori, appunto, il fuori! E infatti ci definiamo: "Umani" piuttosto che cose e animali. E raggruppiamo tra loro - differenziandole in gruppi - le cose, gli animali e noi.
- Un fuori arbitrario anch'esso.
- Ma vedremo mai cosa succede fuori da tutto? Ne vedremo di fulmini dalla durata superiore alla nostra esistenza?
- Vedere, non credo. Noi per vedere abbiamo solo occhi, al massimo qualche tecnologia fatta in modo da rendere apprezzabile ai nostri stessi occhi dei dati o dei segni. Noi vediamo solo quello che possiamo, il resto no. Ma c'è. Non possiamo vedere niente di troppo grande e troppo piccolo, ma possiamo benissimo sperimentare le loro esistenze dentro di noi.
- È interessante questo, perché viene meno anche la distinzione tra dentro e fuori i nostri corpi.
- È ancora il pensiero che mente.

domenica 12 marzo 2017

Cose intorno: definizione

In questa radura vengono cose
a tenermi in piedi e a farmi un po'
di compagnia. Care e umili vivide cose,
sempre poche ma vive

mi venite attorno quando io piango,
cercate di ottundere il vago pensiero
fermarlo un istante e dargli conforto,
tenerlo per mano siate voi enormi

siate minuscole, o trasparenti
che attaccano sillabe come nei versi
di una poesia: per un secondo
siete giganti, corpi, non cose,

e vi rivelate come tradendo
le disposizioni che vi furono imposte
(ma sì, come ogni tanto si deve essere onesti)
e fate un sorriso, istantaneo per dopo
riprender l'aspetto di stupidi blocchi.

Io vi ringrazio, tenere cose
autentiche voci che io abbraccio
ma il terrore, quello

che lasciate col vostro sorriso
che è quello onesto,
cose piccoli orribili blocchi.

giovedì 9 marzo 2017

- Come devo sistemare
il cammino della vita?
Ci fossero regole sarebbero care
date da chi ha autorità.

- Senti bene: il mondo è tanto (grande)
che un filo tolto dall'erbe
assomiglia a quello accanto
ma spegne del prato quel verde (di fronde).

- Mi dici allora
che ogni filo è una mia scelta
e che non cambia
quale prenda?

- Dico che si rassomigliano
e che vanno bene uguale. Se anche
un filo solo ingiallisse
tutto il prato ancora verdeggia.

- Riempirò questo prato
di tante e grandi difficili azioni
che sia bello e prosperoso
sia foresta e non giardino!

- Non ti serve fare a niente
per ingrandirlo azioni;
ogni prato è fatto di scelte
e delle stesse dimensioni.

- Le scelte silenziose come ognuno
continuerò a fare. Se son grandi uguali,
loro uguali però - due prati -
non lo saranno mai.

Tasso: AMINTA (I, 245 - 253)

Al magazzino delle ciance: ah fuggi,

fuggi quell' incantato allogiamento."

"Che luogo è questo?" io chiesi; ed ei soggiunse:

"Quivi abitan le maghe, che incantando

fan traveder, e traudir ciascuno.

ciò, che diamante sembra ed oro fino,

è vetro e rame; e quelle arche d' argento,

che stimeresti piene di tesoro,

sporte son piene di vesciche buge.

lunedì 6 marzo 2017

Ricordo una casa in pianura
lì a farmi paura in mezzo alla nebbia.
Quando il buio calava le mura
spandevano crollando una eco
in boati lamentosi. Il corridoio,
cadeva a decine di metri dall'alto.
E quanti giorni bloccato passati
sopra il solo mattone restante!
Uno spazio che cresce
se diminuisco
mi faccio minuscolo
e mi adatto all'ambiente.
No! Perché pensi male? Minuscolo è grande
ogni atomo glorioso e mistero eminente,
siamo uno per uno e come
ogni altra cosa raggiante
e nelle sue forme contenta
segno di tempi sbalorditivamente grandi,
grandi e reali, non di un piccolo atomo
muto.