L'orologio divora le ore

L'orologio divora le ore,
ha già mangiato le sei e le otto e un quarto
che conservavo in frigorifero
per poi mangiarle a ora di pranzo.

Quel che mi chiedo è sarà sazio
alle ventitré e cinquantanove?

Domani mattina mi alzerò presto
e mi cucino una gran colazione.

Guasto al motore

Qui la Poesia ha molte risorse
per manovrare una macchina guasta
di materiali soggetti a usura
a cui è stato rubato il motore.

Giardino dei giorni

Il giardiniere ha cura di un giorno
fiorito da un seme di pianta diversa
sul ramo del mese, l'albero è l'anno,
le sue radici tra polvere e fango 
che acqua di falda irreale lo irrora
per generare la fotosintesi
croce sul pane crudo che lievita.

Lo stillicidio degli anni

Galleggia fresco sopra uno scandalo
di un rumore scottato nel sole

gli anni a gocce posate al fondale,
quanti ancora da recuperare.

La superficie dell'epoca

Scalfisce il dito la terra dell'epoca
e s'apre voragine d'anni a strapiombo
non è normale questo tuo soffrire
chiamiamo destino antiche abitudini.



Voce di giugno

Il cielo di giugno si gioca le sorti
di vuoto la voce sua vibra nel cuore
ho perso i miei documenti di viaggio
quelli che ho io li ho scritti a matita.
La psiche nel cielo. Qui mi credo poco
dopo aver fabbricato l'ambiente
con la memoria che vi abita adesso:
qui vedo ovunque il mio stesso riflesso.

Tappeto nel cosmo

Dove l'immagino e non riesco
sia che l'aspetti che mi sorprenda
ch'abbia io fede o non ce l'abbia
che resti, s'esiste, resti dov'è!
Tappeto nel cosmo di rosso velluto,
tastiera di mille ottave di piano
catena d'istanti ed ogni suo anello,
azione, poesia, prodursi del mondo.
Voglia impalpabile come una musica
senza un attrito né cassa armonica
che gemma di sillabe dette dal vero,
unico duca e signore, maestro.

Fotosintesi clorofilliana

Insegnaci a esistere senza sparire
come questi alberi dalla finestra
a spingere il tempo un po' più avanti
come lavoro, pilastri di ponte.

La Luna

Crede e incede a passo sicuro
la Luna che vede al lume i dolori
e non collassa restando ferma
muta a indicarci il farsi il prodigio.

La psiche nel cielo

Dimmi poesie con lingua di luce
da una finestra, sulla tua storia,
e a chi ti cerca rispondi "Va' avanti"
all'urto di nuove notizie di cronaca.

"Pazienza" un albero scricchiola
mentre trasforma in foglie la luce,
neanche una pietra fa piccole pause
per evitare ogni traballamento.

La Terra ogni anno percorre l'orbita
come se valga davvero la pena
reggere un peso che io non sopporto
e spingere avanti il costrutto del tempo.

Dammi la forza che infonde ogni forza
la grazia di chi è riuscito a ascoltare
la tua volontà, non la nostra
che è poca, un volgare capriccio.

Che prego

Affido preghiere alle statue
a pezzi di spazio da cui vedo il cielo
fatto di niente percorso da luce
e chiedo consigli alle pietre,
chiedo alla fisica di intervenire,
a forze dell'acqua, del fuoco, dell'atomo
prender coscienza, agire
uscendo un po' dal torpore passivo
di chi lascia fare senza esporsi.
Andiamo indietro, cancella il presente
ripara i suoi errori, non farne abitudini
abominevoli che nel futuro
verranno pagate... che già paghiamo.
Resetta allo stato di fabbrica l'ordine
rotto dal male dell'esperienza
che conveniva non fare.
Padre nostro, riesci a capire?
Se il tuo regno è lo stato ottimale
fai la tua volontà non la nostra
e allora che cosa preghiamo a fare?
Mi accontenta sapere che niente
fosse imprevisto e irreparabile
come uno sfregio alla tua autorità
che fa da silenzio alla base dei suoni,
dei tuoni riverbero d'umidità.

Mario Mottolese, Nuvole, Leonida Edizioni, 2024 - Reading 18.10.2024 (Bergamo)

 



Mario Mottolese, Straniamento domestico, 2024

Mutevoli, fumose, figure senza contorni precisi che le distinguano nettamente dallo sfondo, che può essere visto attraverso di esse.
Ci si può addirittura passare attraverso, senza accorgersi di farlo; e scoprire così che sono diverse da come si vedono da terra.
Vediamo chiaramente qualcosa che, se poi ti avvicini, ti accorgi che non c’è, perché non ha un vero e proprio corpo.
Le nuvole, noi e tutto quanto, abbiamo molto in comune: nessuna cosa è solo se stessa. In ognuna si intravede ogni altra; ogni cosa proviene da – ed è destinata a trasformarsi in – tutte le altre cose.


*   *   *   *   *   *


La prima poesia è
Vedo che mi vedi, in cui prendono parola i versi scritti, per salutare e avvertire il lettore che loro (i versi) si accorgono di essere letti in quel preciso momento. Tra le parole della poesia e il lettore si interpone il confine della pagina di carta, che i versi strapperebbero per unire i due mondi e rendere possibile anche l’impossibile.

 Vedo che mi vedi

Io di parole vedo che mi vedi
ti vedo fra le voci
che vengono stanotte
e si sdraiano scritte
sulle righe del foglio
dove tu invece corri lontano.
Stanotte strappo il foglio
che ci separa
e ti vengo a cercare
vediamo se Poesia
è cosa reale
come corridoi
per mondi allargati.

In Vorrei essere un giorno normale il paesaggio si è incarnato egli esseri viventi. Il paesaggio è il nostro passato, ma dentro di esso possiamo vedere anche il nostro futuro: somiglia a un giorno qualsiasi. Non c’è da averne troppa paura. Dovremmo anzi, imparare una nuova lingua per decifrare i messaggi della Natura, degli eventi atmosferici, per comunicare con chi nel presente non è con noi.

Vorrei essere un giorno normale

Vorrei essere un giorno normale
di quelli a cui nessuno fa caso
o un soffio di vento che ti accarezza
e dove si poggia l'ala di un falco,
vorrei essere un effimero lampo
il rosso di un singolo tramonto
ed un'ombra che assume i colori
della campagna che vi si riposa,
una nuvola in passaggio
verso la dissoluzione
o vorrei essere un rumore
che non sai da dove viene
tu ti giri, anche gli animali
ma non vedete niente. Vorrei
mi si credesse in cima ai monti
dove taluno traode la voce
non essere diverso da ciò
a cui non si fa caso, uguale
a quello che in vita non sono stato
e come in incanto comunicarti
con delle parole fatte di segni
che se mi cerchi dovrai decifrare.

Nella poesia Un prodigio chiedo al sole e al giorno intero di rallentare. Anche per voi, così abbiamo tutti più tempo e siamo un po’ più felici. Ma, da lontano, quasi ormai sulla linea d’orizzonte, il sole che neanche mi ascolta, mi fa segno di fare in fretta e di seguirlo perché lì davanti ha visto qualcosa di incredibile, che devo correre a vedere.

 Un prodigio

Il giorno non degna di uno sguardo
si volta annoiato ad ogni bisogno
e io qui a sbracciarmi per richiamarlo
e dirgli fermati un pochettino
mi serve un aiuto torna indietro
sei troppo lontano troppo veloce
non vuoi rallentare e venire da me?
Non mi sente neanche più
dice a gesti di seguirlo
di affrettarmi non fermarmi
come se lì vedesse un prodigio
che io non ho ancora visto. 

Il momento migliore per fare Poesia è poco prima e poco dopo che si dorme, quando siamo meno coscienti e vigili; viene quando non la cerchiamo, e se la cerchiamo lei non si fa trovare. Così nella mitologia greca, Psiche non poteva guardare il volto di Eros; Orfeo quello di Euridice.
Avevo voglia di risolvere il mistero: la Poesia nasce dentro di noi oppure è già all’esterno, nel mondo stesso? Ma non si può risolvere. Bisogna ammettere che le persone possono conoscere pochissimo della realtà. La Poesia.

 La Poesia

Lei viene di notte o mentre mi sveglio,
si stende sul fianco e comincia a guardarmi
e so che mi è accanto dall’aria che trema,
parla in silenzio, ma forte abbastanza

e quello che dice lo sento nei sogni
ne fa lo scenario, un mondo diverso.
Il suono esterno della sua voce
controlla adesso ogni parte di me.

Mi sveglio. Si dilegua e non la trovo,
non risponde se la chiamo e penso
fosse solo un’apparizione
ma ancora non so fuori o dentro di me.

Ma come Psiche accendo candele,
come Euridice e io il suo Orfeo.

La poesia che chiude la mia silloge è Una mania. Credo che sia una delle più importanti perché incoraggia ogni sognatore a perseguire i suoi obiettivi anche quando sembrano impossibili.

Quello che rende bello vivere è lavorare per realizzare la propria ambizione, per quanto appaia irrealizzabile e addirittura futile agli occhi degli altri.

Una mania

È votata al fallimento questa
mia futile ambizione di vita
a cui pronto sacrifico strade
facili al successo e ai guadagni.

Ma penso a chi come me resiste
inventa, crea, scrive poesie
o tenta, e che nessuno conosce
silenzioso e fuori moda.

Certo che penso, che perdo, che sbaglio
ma metti un giorno che un altro utopista
venga a cadere nella mia fossa...
... non tornerà avvilito realista.

E allora non è abulia la mia
ma bene e bello per gli ostinati
folli votati a una sconfitta
che ad una mania persistono a darsi.


*   *   *   *   *   *


“[…] un simbolismo dove la parola ritorna centrale nel suo ruolo più puro – evocare nella mente del lettore l’inevitabile circolarità della natura, che l’essere umano deve conoscere per accettare con grazia la fine – e per aver mostrato con alto lirismo l’incontrovertibile cammino verso il tramonto dell’essere tangibile” (motivazione giuria premio poesia Xenìa Book Fair II edizione 2023).

“Sono immagini forti, quelle di Mario Mottolese, incise in una lingua poetica vitale ed energica, persino con una certa vena espressionistica [...] collocandosi giusto a metà tra idillio e invettiva” (Milo De Angelis, motivazione premio Europa in Versi 2023).

“Le poesie presentate dal poeta Mario Mottolese, dimostrano una notevole abilità nel cogliere l'essenza della vita rurale, tratteggiando immagini vivide e suggestive con un linguaggio ricco e sapiente, e con l’uso di un linguaggio efficace nonché l’utilizzo di metafore evocative. L'autore dimostra una padronanza espressiva notevole, utilizzando un linguaggio ricco e raffinato, riuscendo dunque a rendere la sua voce riconoscibile per originalità” (Milo De Angelis, motivazione premio Europa in Versi 2024).


Mario Mottolese, Nuvole, Leonida Edizioni, 2024

Quando ti amo divento universo

Come vorrei baciarti le guance
(come le bacia adesso il sole
o stare a guardarti finché ce n'è)
vuole il pensiero baciare parole
il pianeta la sua dolce orbita
stamattina la sera al tramonto
il mare la sabbia, terra la pioggia,
creatore creatura, padre i suoi figli
vorrei baciarti o lo vuole il mondo 
che ti aspettava dall'eternità?
e io che lo incarno non posso oppormi
quando ti amo divento universo.

Uno scherzo

Le tue parole avevano il suono
del soffio di vento dalle finestre
del giorno che non è altro che luce
e i nostri confini solo uno scherzo
"Ti spiego" schiarivi come un cielo
"fummo lo stesso che non fummo mai"
e quando ci penso si accartoccia
il foglio su cui tracciavo il tempo.

Analogica

Stessa durezza hanno pietre e colori
lettura e metallo, persone e poesie
la confusione fa ridere i bracci
della bilancia che li soppesa.

Micromacros

Il nulla 
il niente
il forse 
possibile
e l'impossibile
uniti
e uguali
casuali
ottenuti
da prove
errori
e
un giorno
tra mille
miliardi
di anni
imprevisto
è successo
dentro 
le cose
si chiama
materia
ma un atomo
ha vuoto
tra nucleo
e elettrone
dove 
è probabile
il Nulla è nascosto
e tiene
uniti
il niente
e il possibile
da dove viene
ogni aggregato
molecole
cellule
i corpi
e me stesso
la conoscenza
l'immaginario
la Terra
il nucleo
la superficie
il mare, mare
dove si scioglie il dolore
per ogni fantasma
da ogni fantasma
in multicolor,
il cielo
le nuvole il sole
la luce e il buio le stelle
di niente che brucia
e quello che illumina
resta
un secondo
almeno probabile.

Vera che finge

La cosa più vera che posso trovare
è questo amore che non dà certezza,
che mi accontenta del Nulla in cui vivo
finge che esista così me ne scordo.
La consistenza raggiunta dal Tempo
rende lo Spazio una proiezione
il tuo soffio qui sembra uguale al mio
vedrai perfino avverarsi visioni.

Vedrai crescendo

Ti sei trovato o trovata sul mondo
e sei cresciuto in media fortuna
ti troverai poco adeguato
tra le mode vane, le mode
a cui per coerenza non vorrai piegarti
penserai forse di essere solo
ma non spaventarti, tieniti calmo,
la società non è fatta per te
ma è lei il problema, è sofisticata
e fa propaganda a chi non l'accetta
è fatta male, non per le persone
come già sono, ma modificarle
renderle docili e senza idee.
Quanti piccoli eventi, notizie
dovrai sopportare come chiunque
e tuttavia restare coerente;
migliaia di film, di libri e canzoni
ti deluderanno, tu cerca i migliori
sia questo il tuo studio, il tuo unico amore,
per salvaguardare l'autenticità.

Non dovrai tuttavia nasconderti
ma evitare disturbi, sapere discernere
tra milioni, le poche occasioni di apprendere
come un cercatore la polvere d'oro.
I colti ti hanno lasciato le tracce,
percorri l'inizio, poi procedi solo,
leggi e considera i significati delle parole
grazie a confronti con l'esperienza,
l'unica vera maestra. Comprendi l'errore
ormai troppo tardi, perché non ricapiti.
Gli errori in comune hanno il senso di colpa
affina per cui la sensibilità,
perdona invece di farti perdonare
e segui la legge o la legalità.
Immaginiamo per migliorare,
per immaginare si apprende.

Il mio peso

E che peso? Il mio aspetto
è zavorra casuale.
Io sto dentro. E intanto fuori.
Peso l'aria, l'universo.

Abusivo

Senza permesso nei giorni di un altro
iscritto all'anagrafe come imprevisto
un nome sbagliato e pieno di errori
con asterischi e, a margine, note.

Res cogitans

Poco la mente ha da misurare
di ciò che è visto dagli occhi
quando li chiude la scala si allarga
e chi la scalava sprofonda.

La dimensione oltre spazio e tempo

Ho poco tempo per prendere appunti
per quanto ho da dire non basta la lingua:
c'è un pensiero più grande del Sole
quanto da qui ad un'altra galassia
moltiplicato per cento milioni.
Ci impiegherebbe degli anni la luce
che tuttavia non passa attraverso
i corpi com'io mi son messo a pensare,
né può persistere più di un istante
come fa lui dietro spazio e tempo.
È l'indizio di un luogo diverso,
che è sempre questo, non ce ne accorgiamo.
Non puoi misurarne i confini
e vige l'assenza di orario preciso.
Non è certo l'Iper- quell'Uranio
ma ha tutte le idee dell'immaginario.

Metafore

L'equivalersi di ogni esistenza
rende accettabile ogni metafora
A vale B, C e fino alla Z
Dio è di nulla, perciò c'è ogni cosa.

Sogni dai sensi

Voglio guardare il mondo senz'occhi
per raccontarlo e capire gli errori,
per cui li chiudo ma vedo soltanto
sogni di cui non sono sicuro.

Se non qui devo essere altrove

Se non qui
devo essere altrove
in un altro universo
fuori da questo
dove non posso trovarmi,
ma strano, diverso
di modi e di aspetto,
e neanche saprei riconoscermi.

Forse mi sono incontrato 
e non ci ho pensato, 
mi sono perso.
Forse ciascuno e ogni cosa
da sempre e per sempre
è me e il mio contrario.

E mi fa bene pensare me stesso
là, mentre qui io mi affanno la vita,
intanto in tutte le epoche insieme,
e come me quelli che non sono io;
tutto normale e più sopportabile
perché chiunque lo fa di continuo.

Quando ho rischiato

Dunque ho rischiato la non esistenza
non mi ricordo, poi sono nato
allora dovevo o son clandestino?
Forse dovevo, perché penso finora
(forse) qualcuno mi avrebbe trovato,
nascosto, scordato o sostituito
con uno in fila da prima di me.
Se poco mancava all'alternativa,
sfrutto il vantaggio: sono un paradosso
se un paradosso è tutta la vita
col suo ventaglio di azioni possibili.

Senza biglietto

Steso prende quota anche il povero
senza che serva un biglietto
dal finestrino si affaccia sul cielo
ch'entra nel suo portafoglio.

Lingua tradita

Non meritate la lingua cialtroni
con cui comporre poesie,
quanti millenni a formare parole
e voi le imitate in borghese.
Sia ciò che sembra o ve la togliamo
ne creiamo una che vi denunci
che non riuscirete a parlare
perché nata per dire realtà.
Sarà, viceversa, la lingua a tradirvi.

E allora prova

Non meno di mille volte le stelle
e dopo per mille e ancora altre cento,
possibilità tra prove ed errori
di giorni, di esistere, vite, universo.
Il sole si incastra sui tetti e muore
ha scelto una strada diversa
i monti lo aspettano sempre a ovest
ma tutto è cambiato in un giorno

Piante di tutto il mondo, unitevi!

Anche le piante sono esseri opportunisti, egoisti e tendenti al dispotismo. Alcuni alberi coprono cespugli e piante più basse, non fanno loro arrivare luce e umidità, tolgono loro le risorse necessarie per vivere e crescere. È come se le schiacciassero, come gli uomini più potenti schiacciano quelli più deboli.
Se invece di farsi concorrenza spietata unissero le loro forze, le piante riuscirebbero sicuramente a sottomettere anche tutte le altre specie. Soprattutto perché sono loro i primi esseri a essere comparsi sulla Terra, poi perché sono i più numerosi e diffusi sul pianeta.
Il mondo allora sarebbe dominato da piante, che in qualche milione di anni si evolverebbero come è successo agli animali, dai pesci ai rettili ai mammiferi.
Se il mondo fosse dominato da piante, i giardini sarebbero pieni di animali tra cui anche l'uomo, animali immobili, ma ben curati. Altri sarebbero sicuramente più trascurati, pieni di animali e umani infestanti, che chiamerebbero "spontanei", "umanacci" come noi chiamiamo le erbacce, e ci sarebbero delle piante evolutissime che per lavoro farebbero i giardinieri che li zapperebbero via per rendere più bello il giardino. Il giardino somiglierebbe a una città, ma meno antropizzata, più a misura vegetale insomma. Lì verrebbero rinchiusi e ammassati animali di diverse specie, e quando qualche pianta passerebbe a visitarli si sentirebbe rinfrancata, rigenerata, in mezzo alla natura «Guarda quanto bel rosa» si sentirebbe dire da una pianta alle sue pianticelle figliolette nelle passeggiate per le montagne cosparse di carne. 
Qualche pianta avrebbe addirittura degli umani appesi al balcone per abbellire le loro case (bellissime perché a misura di pianta, senza cucine né stanze da letto ma piene di bagni e rubinetti). Gli animali verrebbero nutriti senza bisogno di spostarsi per trovare le risorse necessarie, tutti i giorni in campagne piene di animali immobili, frutto di migliaia di anni di incroci per massimizzare la loro produttività: bel vantaggio anche per loro, periodicamente messi ad accoppiarsi l'un l'altro per creare combinazioni genetiche sempre più adatte alle condizioni ambientali in cui sono piantati. Basta corteggiamenti, danze rituali, pagamenti di cene galanti: le piante garantirebbero la riproduzione delle specie animali, anche per mantenere la giusta quantità di anidride carbonica necessaria all'esistenza delle piante, che se ne nutrono generando ossigeno attraverso la fotosintesi clorofilliana.
Alcune piante poi si batterebbero, ma di questo non sono sicuro, per salvare vite animali e quindi anche umane, quando il processo di deforestazione (che ovviamente sarebbe chiamato in altri modi che possiamo soltanto immaginare) sarà arrivato a livelli insostenibili, e avrà messo a repentaglio la sussistenza di alcuni gruppi di piante che, di quelle sterpaglie animali, avrebbero bisogno per sopravvivere e svilupparsi. Ovviamente altre piante riderebbero di una teoria tanto bizzarra e diranno «Non c'è da preoccuparsi, tanto ne crescono a miliardi anche in breve tempo» ed avranno anche ragione, perché a differenza di querce o di ulivi, certi animali e anche gli umani maturano effettivamente in tempi molto più brevi.
Non esisterebbero certo piante-fiorai, che sarebbero dei criminali, sarebbe ovviamente vietato vendere piante morte come lo è adesso vendere cadaveri; esisterebbero invece qualcosa come "umanai" che venderebbero ciò che tutte le piante femmine desiderano: organi genitali animali e anche umani di diverse forme e colori, che le piante apprezzerebbero per il loro odore che reputerebbero piacevole. Articoli che andrebbero a ruba tra le piante, che nel frattempo avrebbero sviluppato metodi di corteggiamento e accoppiamento simili a quelli dei mammiferi oggi, qualunque pianta maschio li comprerebbe, a prezzi bassi, per corteggiare le piante femmine. E anche queste ultime farebbero a gara per accaparrarsi ai matrimoni un bel mazzo di genitali, che porta bene.
Esisterebbero poeti che per noi sarebbero oggi scandalosi tanto da essere rivoltanti e indesiderabili, tra i quali il Pascoli-pianta, che descriverebbe con termini (non botanici ma) faunistici specifici i vari genitali che compongono i giardini, gli orti, le aie, in tutti i loro particolari; e verrebbe stimato come gran poeta e sapiente per la sua capacità di descrivere e dare significato allo sbocciare dei genitali in primavera, che sarebbe l'attuale erezione maschile ma concentrata nelle stagioni più calde, quando effettivamente gli umani si spogliano e desiderano accoppiarsi con più femmine.
Penso anche a tutti i libri dove verrebbero messi a schiacciare e seccare gli animali e anche l'uomo, come adesso o fino a pochi anni fa si usava mettere foglie e fiori, per conservarli più a lungo. Effettivamente rimarrebbe di noi solo una poltiglia mista a frammenti di ossa schiacciate, che verrebbero collezionate da alcune piante maniache patite di queste frattaglie, vendute in bancarelle nelle fiere, usate anche per cosmetici e profumi addirittura costosissimi. Gli esseri animali sarebbero ovviamente anche usati per aromatizzare pietanze (cioè bevande), realizzare pesti e sughi, solo le nonne-piante conoscerebbero le giuste quantità per realizzare le ricette secondo tradizione, e sarebbe questo il loro segreto.
Poi a un certo punto delle piante avrebbero iniziato a domandarsi «Ma questi animali e anche umani, invece di farsi guerra e mangiarsi l'un l'altro, pianificare e mettere in atto truffe e imbrogli per ricavare il massimo profitto, non farebbero meglio a unire le loro forze per realizzare un mondo più bello, più giusto?».
E una pianta che non si sarebbe vergognata a scrivere quest'assurdità, avrebbe iniziato a fantasticare un mondo in cui ciò avviene, e tutte le piante che avessero letto il suo testo avrebbero sorriso ma anche pensato che qualcosa di vero utile e sensato c'è perfino lì.

Futurism is dead!

Non è che l'oggi migliori domani
perché il suo nome avrà cifra più alta,
la nostalgia è per il passato
forse fantastico, e postulabile:
il futurismo era morto sul nascere.

Oceano di parole

Mi tuffo in silenzio e mi trascinano
le forti correnti sotto l'oceano.
La mia manovra è destra o sinistra
ma non dirigo una mareggiata
verso i porti alzati sul mare.
Sono parole le gocce nel circolo
sempre ritornano e ci stordiscono.
Sempre che uno le voglia parlare.

Toni e forme miei

Sia la pioggia mi assomiglia
quando arriva a terra e cambia
sia la terra che si macchia
né trattiene il contenuto.
Quindi il corpo che io indosso
come fa anche un manichino
è la mente che si scorda
così come un mi cantino.
Dio che perdona non l'ho mai capito
ma condivido che usi prudenza
riempie l'inferno di esseri stupidi
nel paradiso va soltanto il meglio.

Perdersi nel tempo

Cosa importa perdersi nel tempo
se anche un giorno di festa finisce
io che ti chiamo per nome, ti cerco
nelle danze svanite col fuoco.

Croce e Anti-Croce

E che parli a fare senza ritorni
sulle dinamiche sociali? Versi
non fare se non vuoi che ti sforzi.
La delusione corregge le mire
a odiosi cannoni puntati alle vele
della mia folle immaginazione
che senza remi si mette a viaggiare.
Esiste resiste al suo itinerario
rotta è la rotta non il viaggio nostro
le tracce diventano i momenti magici
chiari e che gli altri non sanno guardare.
In alto c'è il sole dorato: mi acceca
in basso l'abisso oscuro: annego
e mi affeziono all'atmosfera,
la sua pacata decisa andatura.

Pausa

L'aria mi basta ogni giorno è diversa
non devo acquistare feticci esclusivi
saziato del poco dopo i miei sforzi
per meritarmi una piccola pausa.
D'innamorarsi
continuamente 

rinnovando
il pensiero riesce

e solleva
sintonia 

luci vitree
tintinni

Lingua di fuoco

Lingua di fuoco m'infiammi le idee
vieni dagli altri, non sei nata in me,
mi sfiori, mi sfuggi, mi lasci l'odore
se con le mani desidero prenderti
come non basta ogni parte di me
dev'essere oggetto di studio e ricerca
per darle la forma sua potenziale
e ancora mi supero quando ne dubito
tanto che sembri la Lingua del cielo
giunta a bruciare gli scarti dei corpi
così come brucia agli occhi una luce
e quello che vedo è una scheggia di monte
che resta nascosto, e io lo calpesto.

Lingua che inganni a dire mi induci

Lingua che inganni a dire mi induci
d'altre esistenze di là dalla pelle
che spegne il magma che inonda il mantello
dove riposa il nucleo del mondo

Ora rinfreschi o ombra di foglie
o acque di fonti verdi di prati
ustioni del manto alle nuove venture
che figlie e madri fuor delle genti

Quelli di corte alle torri d'avorio
impadroniti di mezzi e morali
Quelli villani in questua di briciole
freno né regola tira al dovere

E veri eroi con le lapidi sporche
la guerra agli aiuti convinti dai pazzi
o nuovi numi digiuni di vita
la terra lasciata pallida e nuda.

Io di parole son fatto di frasi

Io di parole son fatto di frasi
scambiate nel corso dell'evoluzione,
più che di carne e ossa, parole
che già non ricordo, ma permanenti.

Anche per gli altri non sono nient'altro
che il vago ricordo d'incerti discorsi,
dei gesti miei ma involontari:
di quello che voglio restano ossa.

Tolleranza

Dovrei contentarmi del pane che cade
solo mentre cade per non sporcarlo?
D'altronde il mio posto non va disprezzato
direbbero gli altri seduti a tavola:
ho un campo di scelta in cui sarei libero
d'esercitare la mia libertà.
Si dice così?

L'area di sosta

Quale città questo qui è un deserto
ti avevo chiesto in che direzione
e non riesco ad uscire dal limbo.

Ogni occasione è motivo d'inciampo
il viaggio si attarda attorno ad un'oasi
forse la meta non area di sosta.

Titiro e Melibeo, dialogo

Titiro all'ombra del faggio radici
ti tirano a terra e ti corichi
placido e mediti dee dell'avena:
dimmi che solo non zittirai il canto,
Titiro resta nel suono dei flauti
proteggi e sorveglialo, fallo perpetuo.

Meli Melibeo vuoi che il rito
dai mani inventato, che già bambini
riuniva noi e le nostre famiglie
a quelle di tutti i villaggi rispetti
e non spezzi: l'arte non parte
se il tuo partire non è una rinuncia.

La fabula

Quel sentimento di vuoto che genera
lasciare un momento entrando in un altro
come una casa che non si è mai vista
porta a pensare che voltare pagina
sia la metafora propria di un libro
con titolo e autore, rilegatura
a filo refe per farlo durare,
e la sua lettura se non è distratta
saprebbe portarci la ricostruzione
dei nessi reali di causa e di effetto
da cui si ricava ciò che ci manca.
Io per lavoro ad esempio farei
colla economica della brossura
tra due o più istanti, 
l'addetto che lega tra loro i secondi.
L'intreccio confonde: le strade vuote
sono più dritte di quelle in cui vivo.

L'intreccio

Il fato è incolpato soltanto
considerando il proprio passato
e quello degli altri, si scopre 
siamo uguali o equivalenti
infatti per caso i nostri passati
sono diversi ma chi se ne importa,
conta trovarci allo stesso momento
di questo intreccio dei fili di trama.

Il mondo che esiste

Vanno a raccogliere l'oro caduto
come spazzini della savana
nel loro crudo di morso accanito
al grido scorbutico del dominante
Ma le radiose mattine evidenti
aprono nuovi insperati sentori
come di un mondo di là dalle storie
sempre sentite e dai nuovi finali

Un millimetro a chiudere il cielo

Non calpesto le piante, mi siedo
e lascio la calma sciogliermi dolce
lì - nell'ambiente - dove non sono
e dove riguardo me e lui stessi.
Come facciamo a trovarci incastrati
in una stretta, buia gabbietta
e senza segnali di ciò che ci aspetta
oltre la griglia e che la circonda?
Basta un millimetro a chiudere il cielo,
tenere all'oscuro un'epoca intera
senza il futuro e il suo passato.
Non calpesto un bel niente, mi siedo
questa calma soggiace a ogni luogo;
ed ogni luogo in cui sono stato
è sorretto nel mentre da lei.
Io che la sento
me sento sorretto
anche se cieco
io so che non mente.

A restare

Restano i vivi: restano in molti
a non parlare la lingua dei morti.
Come dunque cavarne in colloquio
le cose da fare rimaste interrotte?

Certo il presente è un inganno
col suo strapparci il passato di torno,
per questo ci piace pensarci da soli
e rinnegare ogni origine e stirpe;

altri a dolersi della strada persa
perché atterriti da quella intrapresa
e forse già morti - che lingua parlare
con gente che nega di essere morta?

Parlo dei vivi: e restano in molti.

Una vita privata

Non è vita una vita privata di sé
simulata pertanto distorta, ridotta 
artefatta e non di Natura
di sfondo che assiste sicura
di essere sola e non surrogabile.
Come fingere i tuoi capelli,
l'oro radioso di quando tu ridi
la rabbia che bagna il tuo viso di lacrime
baciarti le guance calde al mattino?
Come amare qualcosa che non è vero
né cielo stellato né azzurro né nero?
La plastica di cui è composto il diorama
non assomiglia allo spazio né al tempo
al loro odore né al loro dolore,
non crederemo alle false parole.

L'orologio divora le ore

L'orologio divora le ore, ha già mangiato le sei e le otto e un quarto che conservavo in frigorifero per poi mangiarle a ora di pranzo. ...