Scompenso, equilibrio

Nel tiepido talamico ricusa al diaccio di là dalla coltre
polemarco l'arconte e tesmoteta
a dettame stentoreo a nuovo profeta
cui si riduce. Furto di ignava attesa
tal'è il giorno la vampa di lampa di incisi su pietra a cammeo
e tale la breve lunghezza di onda sicura.
La cornea rigetta gocce di lacrime
a solcare il suo bel viso come terra le lame
di protervo spartano - che ellenico? - arcontato.
Non trascina l'origliare i talloni sopra il mare
ammanta di velluto dorsi scarni di inconscio
respinti al frangente a medesimo lido.
La lampadina guasta è più ardua da scovare.

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Scuse non ho se io non ti ho difesa da insulti, calunnie, chiedevi un aiuto hai avuto le spalle. Anch'io ho scherzato  su te per diletto...