De pigrizia II

In un mondo dove non si approfondisce niente, tutti pigri a non voler uscire dal proprio guscio e a non voler rompere i gusci degli altri, se non l'Amore, la simpatia aiuta a spingerci verso l'Altro, l'Ignoto, il "Tu", a smentire i nostri assiomi, ad allargare i nostri parametri e sistemi di valutazione. Quando le persone sono svalutate occorre trovare di nuovo in loro un interesse (non "vantaggio", ma atteggiamento di apertura e accettazione dell'Altro), dimenticare le Verità, o supposte tali, scientifiche, i metodi di calcolo scientifico, la tendenza a cercare il nostro vantaggio, la nostra tranquillità. Occorre lasciare la pigrizia e i suoi strumenti.

Ma la pigrizia a volte prende il controllo della mente, contro ogni volontà. Ci chiude, e ci fa sentire diversi e forse superiori agli altri che non capiscono la verità, perché ci fa sentire di avere la verità a cui altri non potrebbero arrivare. La pigrizia è involontaria, è un sentimento che ci prende e ci dà un certo atteggiamento insopportabile per gli altri. Ci esclude.
Viene da un eccesso di comodità, di stasi prolungata, di assenza di legami e relazioni che ci costringerebbero ad "abbassarci" spesso agli altri. Viene cioè da eventi vissuti, o meglio, dall'astensione agli eventi vivibili.

Non è volontaria, ma possiamo esercitarci in qualche modo a reagire? Allenarci a resistere alla pigrizia?
La risposta non sarebbe scontata come "Basterebbe iniziare a fare qualcosa", se per "pigrizia" intendiamo uno stato mentale simile alla noia. La pigrizia è mancanza di critica, accettazione passiva di tutto ciò che siamo abituati ad avere; assunzione meccanica di schemi di pensiero, di azione, di consumo, di interpretazione della realtà... È credersi individui unici nonostante l'evidente omologazione totalmente accettata.

Cioè bisogna cominciare proprio con la parte più difficile: riconoscere la propria imperfezione, in fondo uguale all'imperfezione di tutti gli altri...

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