Mi chiedo: quando io ti rivedrò

Mi chiedo: quando io ti rivedrò
in un tempo lontanissimo 
a miliardi di anni luce, non importa
che tu sarai cambiata ed io sarò diverso, come pure non importa 
se dei corpi avremo accenni
sufficienti a star vicini,
vorremo baciarci in fronte ancora 
come quando si era in vita
stretti attorno ad un pianeta?
Se sapremo ancora farlo
riusciremo a salutarci
a distinguerci a parlarci
come i migliori pomeriggi
delle nostre corte estati?
Io non credo onestamente
perché sarebbe un po' come parlarsi
al riflesso di uno specchio.
Che oltre fosse lo stesso di dentro
le mura ciclopiche ci disperiamo
piccoli insetti coi cannocchiali
talmente potenti da guardare attraverso:
c'è un filo d'aria e un poco di polvere
ma messi al riparo nel caldo rifugio
rinasce negli occhi la primavera.

Affumicatoi

Informi parole deformi per sé
perché non mi informi un poco di te
secondo la scienza la fonazione
permette lo scambio di informazione
esprime alla luce ciò che non brilla
ma stilla la vita che non sa parlare
vilipesa e indifesa dall'artificiale
raspo d'artigli di scaltro rapace
capace di attingere a selvaggina
dentro le porte di foglie e corteccia
dei nostri migliori affumicatoi.

Vorrei dormire nel letto del fiume

Vorrei dormire nel letto del fiume
ma rane ed uccelli
non me lo fanno fare
e il rumore dell'acqua che scorre
è troppo forte per farmi dormire
sembra il rombo di un motore
il vociare confuso di una marmaglia
dietro le quinte di un teatro
di continuo riapro lo sguardo, mi volgo
a vedere se i pesci mi osservano
le alghe mi toccano e fanno il solletico
la luce distorce il cielo emerso
e mi arriva alla pupilla danzando 
le mie lenzuola non si rimboccano
e la coperta mi fa soffocare.
Vorrei dormire ma non si può fare.



Hai gli occhi castani

Col legno di cedro che hai dentro gli occhi
facciamo una barca e navighiamo
fino a una terra lontana lontana
oltre la linea dell'orizzonte
facciamo una casa di rami e foglie
viviamo di pesca e di raccolta
ridiamo pensando che è bello partire
e quando è tardi dormiamo abbracciati.

Rimanimi

Dalla finestra ti vedo passare
è vero che abbiamo due corpi diversi 
ma nella mente ti guardo e disegno
d'accordo sia fuori non nella mente
ma sei più vera solo all'interno.
Forse noi siamo la stessa persona 
tant'è che rimani sebbene per poco 
anche se giri dopo un minuto 
l'angolo lì in fondo alla strada.

Dicembre

Dicembre bacca rossa caramella
lampadario a braciere nuvolare
di nuvoli grigi, neri talvolta
in fondo ai confini novembrini
oltre il muro che scavalco di notte
ed - oh magia! - la tua schiena bruciare
non come brace bensì come fiamma 
di un fuoco nascosto nei boschi di neve
riga di fumo nel niente del cielo 
sulla collina che ho dietro casa.



Specchio inattendibile

Nel corso della Storia l'Uomo è diventato sempre più stupido e inadatto alla vita. L'intelligenza, facoltà universale e relativa a ogni individuo, perciò stesso appartenente ad ogni individuo, si è visibilmente ridotta. Se nel lontano passato serviva a connetterci all'ambiente e agli altri individui, adesso invece serve per isolarci da tutto e tutti e sopravvivere accontentandoci del poco che abbiamo. 
L'intelligenza contemporanea non fa ascoltare, quindi neanche imparare. Ognuno rimane convinto della propria superiorità naturale, anche se non si sa che cosa significhi questo "naturale": la mente non dubita di essere contro natura o almeno molto piccola e limitata rispetto alla natura. Pensa di essere uguale alla Natura ed è convinta di conoscerla istintivamente, di essere il riflesso specchiato di essa. La mente che riflette è una metafora pericolosa che può generare un antico pregiudizio: che il riflesso sia la cosa stessa perché ne ha l'identico aspetto. Dalla voce riflessione su Treccani: «Hegel, sottolineando il carattere creativo della r. in una prospettiva gnoseologica che rifiuta alcuni dei presupposti fondamentali della posizione kantiana, la vede come attività che caratterizza la libertà del soggetto pensante in quanto non si limita a cogliere una natura delle cose come natura preesistente, ma la produce nel momento stesso in cui la coglie. Di qui la radicale svalutazione di una filosofia della r. in cui l’intelletto umano proceda per astrazione, cioè per separazioni e opposizioni che tiene fisse e insuperabili, rimanendo perciò sostanzialmente legato alla realtà sensibile, incapace di elevarsi al grado della ‘ragione’». L'Occidente di oggi è idealista e totalmente slegato dalla realtà concreta, così modellato per essere più facilmente manipolabile a livello psichico e di comportamento. Gli si fa fare tutto quello che si vuole perché non vede non sente e non sa la realtà, e nonostante questo tuttavia è convinto di padroneggiarla più che comprenderla semplicemente e istintivamente, senza il minimo sforzo. Tutto rimane astratto e non chiarito, manca l'esperienza e l'esperimento, che pure dovevano essere l'anima di una civiltà sedicente scientifica, infallibilmente vera. Ma l'Occidente si contraddice, per non turbare questo suo sistema accetta e tiene segreta e nascosta questa contraddizione, che se venisse alla luce potrebbe scardinare tutto.
Il riflesso non può essere, per definizione stessa, la cosa che essa riflette. Uno specchio non contiene me, noi, voi, non contiene un vero mondo: il pensiero non è la realtà, è per definizione una sua copia difettosa perché gli manca la verità. Pochi dubbi a proposito: l'umanità che si presenta e racconta come la più progredita e perspicace è a tutti gli effetti la meno sofisticata e meno perspicace che sia mai esistita, la più pigra, remissiva e permissiva che si sia mai sviluppata sulla Terra perché incapace di vedersi limitata. Totalmente disinteressata all'ascolto e all'esperienza diretta con la vita vera, rimane incapace perciò di imparare, così atrofizzata e avvizzita.

Neil Gaiman - Coraline

Romanzo horror e mistery (fiaba noir) del 2002 dell'americano Neil Gaiman, scrittore del fumetto Mister Sandman.

La protagonista è una bambina che esplora la sua nuova casa e conosce i suoi coinquilini: al piano terra due vecchie ex-attrici di teatro varietà con cani, al piano superiore un vecchio "pazzo" che allena dei topi per un circo. Nel giardino un gatto nero. Ognuno sembra serbare un mistero connesso con una porta del salotto di Coraline. 

L'uso di sostantivi e aggettivi molto vaghi e indefiniti rende la narrazione facilmente apprezzabile da tutti. Lo stile è secco e senza eccessi.

La storia procede come in un incubo in cui si scoprono varchi nascosti nel mondo che siamo abituati a vivere verso realtà misteriose e ignote. Il mondo degli adulti normali-borghesi dei genitori riflette l'abitudine alla monotonia, la disattenzione, la perdita di entusiasmo nell'esplorazione e nella spinta conoscitiva. Questa tendenza generale li rende estranei alle ipotesi e suggestioni.

Coraline vuole sapere cosa c'è al di là del muro di mattoni nascosto dietro la porta del suo salotto, se l'appartamento vuoto oltre quel muro si può vedere.

Vi trova un mondo simile al suo ma non uguale, ha particolari anche inquietanti che lo rendono diverso e misterioso. Qui l'incubo si fa vita reale di Coraline.

Lì trova l'altra casa, l'altra madre, l'altro padre e gli altri suoi vicini, che vivono vite parallele a quelle non oltre la porta. È come se dopo la porta ci fosse la dimensione concreta del sogno, il posto in cui i sogni sono ambientati, un posto reale e non evanescente, che però segue sue leggi, meno meccaniche e più libere e imprevedibili.

L'altro mondo però è creato dalla sua "padrona": l'altra madre, che non ne ha fatto che la loro casa, il giardino e il bosco intorno. Oltre il bosco il mondo finisce in un nulla bianco, ma proseguendo sempre dritto si ritorna alla casa, come dopo aver percorso in linea retta la superficie di una sfera. L'altro mondo è una brutta copia dell'originale ed ogni cosa è inautentica.

Gli elementi fiabeschi vengono utilizzati per generare straniamento dalla realtà, e si riconoscono soprattutto nella giovane età della protagonista, negli animali parlanti, nei varchi, nelle sfide e prove, negli oggetti magici e nella ricerca di oggetti. La spinta all'azione è data dalla curiosità e dall'istinto di esplorazione degli spazi. Le atmosfere sono quelle cupe dell'horror fantasy, ma la narrazione è molto secca ed essenziale, dettaglio che crea contatti, scontri e legami tra la realtà e il sogno.


Le scoperte macabre e horror in ambiente domestico non sono diverse dal più recente (2020) La madre assassina di Ermanno Cavazzoni, con più ambizioni letterarie miranti allo scardinamento della narrazione realista.

Gesualdo Bufalino - Diceria dell'untore

Fra i migliori libri di inizi anni '80: lingua preziosa e barocca, dalle immagini varie ed insolite. Bellissimo incipit.

Attesa della morte e malattia: atmosfera angosciante ed opprimente, dalla quale si distacca meravigliosamente l'amore per la vita come momentanea interruzione dalla banalità e dalla noia.

Si rimane ammirati per ciò che vive e resiste alla morte, stanchi delle abitudini che ci fanno dare per scontata la Vita e il mondo.

Natsuo Kirino - L'isola dei naufraghi

Natsuo Kirino - L'isola dei naufraghi.

Mistero e mito

Affascinante libro dell'autrice giapponese Natsuo Kirino del 2008.

La narrazione sembra un'indagine antropologica all'interno di una micro-popolazione formatasi fortuitamente in seguito all'arrivo di diversi gruppi di naufraghi arrivati sulle rive di Tokyojima, un'immaginaria isoletta deserta dell'Oceano Pacifico tra Giappone, Cina e Taiwan, un minuscolo paradiso naturale.
Tre gruppi di naufraghi costituiscono la popolazione "di base" di una trentina di persone, giunte sull'isola nell'arco di un anno e mezzo in seguito all'affondamento delle loro navi, e rimasti per anni senza possibilità di fare ritorno a casa. Si tratta di giapponesi e cinesi, a cui si aggiungeranno inaspettatamente dei filippini. Sono tutti uomini ad eccezione di Kiyoko, donna giapponese di 46 anni giunta per prima sull'isola insieme a suo marito Takashi, morto pochi anni dopo essere giunto sull'isola. 
La narrazione prosegue attraverso colpi di scena ed episodi macabri e realistici della vita in una società ristretta ed isolata dal resto del mondo, di individui che per combattere la disperazione di essere abbandonati e imprigionati sull'isola, sviluppano una nuova cultura e mitologia tutta loro, e tutta dipendente dal territorio e dall'ecosistema in cui si trovano. 
L'istinto selvaggio, animale, l'abbandono agli eccessi e la fuga dalla ragione coesistono fianco a fianco con il bisogno di dominare razionalmente la propria esistenza quotidiana, che permette ai naufraghi di adattarsi alla nuova vita da reclusi. Tutto però viene immerso in una dimensione primitiva, il poco di civiltà appresa nel passato fa ritorno a un livello preistorico, a livelli spontanei e motivati, scompaiono le smancerie e le buone maniere; ci si controlla ma a volte la cattiveria è libera di prendere il sopravvento.
I personaggi sono vari, ma la narrazione segue soprattutto i personaggi di Kiyoko e suo marito Takashi, del reietto e strambo Watanabe, il più sregolato fra i "selvaggi" che si diverte a girare nudo per l'isola indossando però un guscio di tartaruga marina sulla schiena per assomigliare al Maestro Muten di Dragon Ball, e a causa del suo comportamento perverso in tutti i sensi viene relegato a stare su una spiaggetta dell'isola su cui sono abbandonati dei bidoni di metallo pieni di scorie tossiche o radioattive; di GM, che per parte del romanzo un po' forzatamente "finge" di aver perso la memoria.
Nascono riti e usanze dovuti unicamente alla paura, al terrore, alla disperazione, al ricordo di episodi drammatici avvenuti prima e dopo l'arrivo sull'isola. L'atteggiamento religioso si riempie di un abbandono alla Natura e alle sue leggi, ma gli istinti e le voglie non sono per questo frenate.
Obiettivo dei sopravvissuti diventa il possesso dell'unica donna, che diventa cinica e spregiudicata quando non viene più trattata come regina dell'isola: questo smorza ogni sentimentalismo e anzi la rende uno dei personaggi più forti; si concede a molti, tradisce il marito, rimane incinta e sfrutta ogni dettaglio a suo vantaggio, per ottenere benefici.
Il finale è uno dei meglio riusciti, contiene sorprese e scioglie ogni domanda sorta nei capitoli precedenti, quando sono state interrotte sottotrame molto intriganti.

Riuscitissimo lo stile narrativo che rimane secco e chiaro, non si abbandona a descrizioni capziose e delinea una trama piena di eventi interessanti e coincidenze misteriose.

A volte fa pensare all'Odissea, ad Ulisse costretto a rimanere sull'isola di Circe. I numerosi dettagli riguardanti l'adattamento alla vita sull'isola fanno venire in mente Robinson Crusoe; alcuni misteri c'entrano con L'isola del tesoro. La crudezza di alcuni episodi inoltre fa pensare a certe ambientazioni preistoriche, ad esempio al primo capitolo di Mare verticale di Giorgio Saviane; lo stile schietto e diretto è un po' come lo stile di Moravia.

Mastro giostraio

Tempo dovrebbe fuggire avanti a me
tempo presente e le sue sfuriate
da attrattore e mastro giostraio
e travestito da imprenditore
l'abbiamo scoperto che si cambiava
i suoi luridi e logori cenci
barba e capelli bianchi e ispidi
anzi lo abbiamo sempre saputo
non è bambino dall'era di Planck
non un ragazzo che aspetta di crescere 
e non fugge, si gira su un lato
russa e dormendo emette un flato
la morte termica sogna nel plaid.


Un prodigio

Il giorno non degna di uno sguardo
si volta annoiato ad ogni bisogno 
e io qui a sbracciarmi per richiamarlo
e dirgli fermati un pochettino
mi serve un aiuto torna indietro
sei troppo lontano troppo veloce
non vuoi rallentare e venire da me?
Non mi sente neanche più 
dice a gesti di seguirlo
di affrettarmi non fermarmi 
come se lì vedesse un prodigio 
che io non ho ancora visto.



Eterno

Non è passato un solo giorno
neanche un tramonto ha sparso la brace
non una sera ha macchiato la luce
lì fra le strade bianche di nuvole,
nessuna lancetta cambia le ore
che dormono e che non fanno rumore
l'orologiaio dorme e la sua corporazione,
dorme la notte che dorme di giorno.
Rimane un istante che occhiuto un fruitore
sperso in sala A del museo
immobile fissa d'incredulità. 

I sogni si fanno non vengono

Sei sottomesso alla trama del sogno
che in incubo volge da bello che era
né fai qualcosa che possa risolvere?
È il tuo cervello che intanto lo crea.

Colazione

La vita non può che essere un sogno
la notte di un giorno estenuante.
Prepara il caffè per quando mi sveglio
domani mi alzo e vado a lavoro.

Le ombre

Il mio desiderio di guardare
dietro i muri al sole per strada
le ombre che mutano i colori
è pari solo a quello di un gioco
serissimo che serve alla vita
per renderla strana e importante.

La nuova terra abitabile

Io ad esempio non metterò un piede
sopra la nuova terra abitabile
perché è bello lasciarla così
giusta selvaggia e disumana
come in un tempo rimasto incorrotto.

Al buio

Gli occhi si abituano al buio
e dopo un po' vedono lì le cose
che non pensavo neppure ci fossero:
non illumina, m'acceca la luce.

Il tentativo di corruzione

Cerca il tempo spiraglio in sfacelo per farsi spazio e reggere il mondo tuttavia. Solamente sbraita il traditore che vuole corromperlo e non...