Un giorno, stavo vedendo un uomo con una valigetta spostarsi dalla Germania a Bari per prendere il treno, e davanti a me il suo braccio iniziò a roteare e oscillare in maniera anomala. Poco dopo quel braccio divenne un pezzo di ceramica curvo, che dalle spalle arrivava fino ai fianchi.
L'uomo se ne accorse ma sembrava aver fretta e continuò a camminare.
Fino a pochi metri più avanti, quando l'altro braccio, quello con la valigetta, anche divenne di ceramica, in posizione un po' rialzata.
Anche questa volta l'uomo se ne accorse ma continuò a camminare ancora più velocemente.
Svoltò l'angolo e lo persi di vista, ma quando poi mi riaffacciai, vidi una grande teiera blu rotolare in direzione di Bari.
L'uomo se ne accorse ma sembrava aver fretta e continuò a camminare.
Fino a pochi metri più avanti, quando l'altro braccio, quello con la valigetta, anche divenne di ceramica, in posizione un po' rialzata.
Anche questa volta l'uomo se ne accorse ma continuò a camminare ancora più velocemente.
Svoltò l'angolo e lo persi di vista, ma quando poi mi riaffacciai, vidi una grande teiera blu rotolare in direzione di Bari.
Questione di convenienza
Un bel giorno un uomo che metteva tutto se stesso nell'attività dell'andare a spasso in un sentiero, si sedette su una pietra.
Iniziò a mettere a fuoco la sua condizione: "Non sono più un uomo che un bel giorno andando a spasso in un sentiero si sedette su una pietra: sedendomi sono diventato qualcos'altro; un uomo che non andava a spasso in un sentiero, ma che stava fermo, seduto su una pietra". Non sentendosi più lui si spaventò e decise che doveva subito fare qualcosa.
Si alzò e ricominciò a camminare. "E adesso" ricominciò a pensare "sono tornato me stesso?" mentre guardandosi i piedi assumeva il passo di uno che fa finta di non essersi mai seduto su una pietra nella vita, e di aver sempre camminato un bel giorno a spasso in un sentiero. "Ma andando così a spasso, poi non sono più quello che come una volta si sedeva su una pietra, ma forse non è questo il punto, è l'altro"; la questione esistenziale più profonda nasceva dal fatto che non poteva essere più quello dell'inizio perché non era più giorno "Ma quanto sono rimasto sulla pietra a pensare? È condizione primaria ed essenziale al mio caso che sia giorno". Andò a sedersi sulla pietra di un sentiero affianco, per far finta di essere un'altra persona, ma si vedeva troppo che si sforzava, recitava e mentiva perché non era proprio per niente quello il suo ruolo.
Terrorizzato, si alzò e stabilì che era giusto, per rimediare a questi cambi improvvisi di scena, tornare lì sul suo sentiero e mettersi a dormire aspettando il giorno seguente. Il quale però non fu certo un bel giorno (altro presupposto della situazione da ricreare), e l'uomo lo trascorse nel sentiero seduto sulla pietra, sotto un forte temporale.
Poi il temporale finì, ma non era più nel sentiero, era andato a casa a dormire; ma questo non fece che amplificare il suo senso di colpa per aver distrutto tutto ciò che nella sua breve esistenza aveva costruito.
Disperato e in preda alla colpa di essersi seduto quel bel giorno funesto (gesto anch'esso necessario a far di quell'uomo ciò che per lui e per noi tutti quell'uomo è) l'uomo cambiò identità e piano piano cominciò a sentirsi un uomo nuovo; che, però, non poteva più passeggiare in un sentiero in un bel giorno per evitare paradossi e malintesi.
E anzi, capì che era più giusto fare le cose in maniera ufficiale, come decidono i filosofi: ossia lui adesso non poteva più esserci, neanche esser stato mai. Non conviene parlarne più, meglio dimenticarsi tutto.
Iniziò a mettere a fuoco la sua condizione: "Non sono più un uomo che un bel giorno andando a spasso in un sentiero si sedette su una pietra: sedendomi sono diventato qualcos'altro; un uomo che non andava a spasso in un sentiero, ma che stava fermo, seduto su una pietra". Non sentendosi più lui si spaventò e decise che doveva subito fare qualcosa.
Si alzò e ricominciò a camminare. "E adesso" ricominciò a pensare "sono tornato me stesso?" mentre guardandosi i piedi assumeva il passo di uno che fa finta di non essersi mai seduto su una pietra nella vita, e di aver sempre camminato un bel giorno a spasso in un sentiero. "Ma andando così a spasso, poi non sono più quello che come una volta si sedeva su una pietra, ma forse non è questo il punto, è l'altro"; la questione esistenziale più profonda nasceva dal fatto che non poteva essere più quello dell'inizio perché non era più giorno "Ma quanto sono rimasto sulla pietra a pensare? È condizione primaria ed essenziale al mio caso che sia giorno". Andò a sedersi sulla pietra di un sentiero affianco, per far finta di essere un'altra persona, ma si vedeva troppo che si sforzava, recitava e mentiva perché non era proprio per niente quello il suo ruolo.
Terrorizzato, si alzò e stabilì che era giusto, per rimediare a questi cambi improvvisi di scena, tornare lì sul suo sentiero e mettersi a dormire aspettando il giorno seguente. Il quale però non fu certo un bel giorno (altro presupposto della situazione da ricreare), e l'uomo lo trascorse nel sentiero seduto sulla pietra, sotto un forte temporale.
Poi il temporale finì, ma non era più nel sentiero, era andato a casa a dormire; ma questo non fece che amplificare il suo senso di colpa per aver distrutto tutto ciò che nella sua breve esistenza aveva costruito.
Disperato e in preda alla colpa di essersi seduto quel bel giorno funesto (gesto anch'esso necessario a far di quell'uomo ciò che per lui e per noi tutti quell'uomo è) l'uomo cambiò identità e piano piano cominciò a sentirsi un uomo nuovo; che, però, non poteva più passeggiare in un sentiero in un bel giorno per evitare paradossi e malintesi.
E anzi, capì che era più giusto fare le cose in maniera ufficiale, come decidono i filosofi: ossia lui adesso non poteva più esserci, neanche esser stato mai. Non conviene parlarne più, meglio dimenticarsi tutto.
Il giallo al mattino è calore che avvampa
fra tegole alte su cime di monti
oggi rimane il presente come
mobile punto a caduta perenne
continua mancanza che stimola azione
otturazioni di crepe sul fondo,
stupri continui alla Natura Madre
e il farsi un disfarsi i tempi combusti.
Dentro ai raggi del sole che brucia
Vedo il suo sacro in forma di luce!
E tu che voli in un aeroplano
vedi scoprirsi i bei fianchi di donna
nuda che s'alza il lenzuolo da dosso,
svegliarsi le onde del mare, ruotare
le sfere e le cose immerse dentro
lì obbedire a correnti del mare
ti era impedito vederla spogliare
vedere il passo nel buio che compi
il mistero che ogni giorno ritorna
o il mistero che ogni giorno rimuore.
Volevi infrangere il muro di luce?
Non è la notte ch'avvolge la terra
ma il tutto chiaro che sveglia le fate
o giusto la linea d'incontro tra i due
su cui la luce nel mondo scompare
sospende la lotta fra bene e male,
conviene sempre dormendo vegliare
come civetta un sacro niente.
Ma una conchiglia che vuoi che ne sappia?
lei non ha occhi e viene cullata
ecco, aderisco alla sua religione
le membra rilasso contrite e dissolvo
nel vuoto elettrico a fine gennaio.
fra tegole alte su cime di monti
oggi rimane il presente come
mobile punto a caduta perenne
continua mancanza che stimola azione
otturazioni di crepe sul fondo,
stupri continui alla Natura Madre
e il farsi un disfarsi i tempi combusti.
Dentro ai raggi del sole che brucia
Vedo il suo sacro in forma di luce!
E tu che voli in un aeroplano
vedi scoprirsi i bei fianchi di donna
nuda che s'alza il lenzuolo da dosso,
svegliarsi le onde del mare, ruotare
le sfere e le cose immerse dentro
lì obbedire a correnti del mare
ti era impedito vederla spogliare
vedere il passo nel buio che compi
il mistero che ogni giorno ritorna
o il mistero che ogni giorno rimuore.
Volevi infrangere il muro di luce?
Non è la notte ch'avvolge la terra
ma il tutto chiaro che sveglia le fate
o giusto la linea d'incontro tra i due
su cui la luce nel mondo scompare
sospende la lotta fra bene e male,
conviene sempre dormendo vegliare
come civetta un sacro niente.
Ma una conchiglia che vuoi che ne sappia?
lei non ha occhi e viene cullata
ecco, aderisco alla sua religione
le membra rilasso contrite e dissolvo
nel vuoto elettrico a fine gennaio.
Ognun Dio
Solinghe e senza occhi
Tra infiniti anni
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Diventeremo stelle
e dunque
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Universi;
sempre accade.
Tra infiniti anni
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Diventeremo stelle
e dunque
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Universi;
sempre accade.
Super selected best 2015's italian albums
Super selected best 2015's italian albums. Super selezione dei migliori album italiani del 2015:
1. Tubax - Governo Laser
2. Splatterpink - Mongoflashmob (Dicembre 2014)
3. Calibro 35 - S.P.A.C.E.
4. Squadra Omega - Altri Occhi Ci Guardano
5. Caterina Palazzi Quartet & Sudoku Killer - Infanticide
6. Mombu & Oddateee - Subsound Split Series # 3
Tu mostro schifoso
Mostro tu sei
di ogni creatura
e la forma e il
contenuto.
Hai le membra che contorcono!
Sei l'insetto
più schifoso e
hai la bava sopra il petto
cade viscida
mentre agiti
la saliva dello sputo.
Da dove ti nasce
dov'è che sgorga?
Urli ed urli
strani versi
minacciosi
fastidiosi non è dato
accertare
se ti esprimi
o se molesti,
un barrito d'elefante
un ruggito di pantera.
Chissà cosa pensi
chissà cosa sei
visto
da un tuo eguale
che ti comprenda
e che sappia
che cosa significa
quando ti spruzzi
odore di morte
in essenze di eterno.
Tu non sei
diverso da un uomo
tu non sei
soltanto tu.
Apri una fitta reminiscenza
e rimandi ormai rimossi
alla fine di me
e alla fine di noi.
di ogni creatura
e la forma e il
contenuto.
Hai le membra che contorcono!
Sei l'insetto
più schifoso e
hai la bava sopra il petto
cade viscida
mentre agiti
la saliva dello sputo.
Da dove ti nasce
dov'è che sgorga?
Urli ed urli
strani versi
minacciosi
fastidiosi non è dato
accertare
se ti esprimi
o se molesti,
un barrito d'elefante
un ruggito di pantera.
Chissà cosa pensi
chissà cosa sei
visto
da un tuo eguale
che ti comprenda
e che sappia
che cosa significa
quando ti spruzzi
odore di morte
in essenze di eterno.
Tu non sei
diverso da un uomo
tu non sei
soltanto tu.
Apri una fitta reminiscenza
e rimandi ormai rimossi
alla fine di me
e alla fine di noi.
Giovanni era un dinosauro di quelli con la coda verde lunga lunga che mangiano le persone.
- Ecco perché non ci sono persone nell'epoca dei dinosauri! - Pensava.
Giovanni era una brava persona per essere un dinosauro, era solo molto più malvagio e violento e non era una persona.
Un giorno, mentre sbranava un cuccioletto di coniglio dal nasetto rosa, gli apparve un omino a forma di Maurizio Costanzo in una visione mistica verde e viola.
- Ciao Maurizio Costanzo - disse Giovanni, che chiameremo Gi[ovan]n[in]o(1) per fare più in fretta.
- Ciao Giovanni, ti chiamerò Gi[ovan]n[in]o(2) per fare più in fretta. Mi chiamo Dio ma assumo le forme delle divinità più celebri.
- Ah, io per esempio adoro Maurizio Costanzo, che dev'essere il nome di qualcosa, suppongo.
- Bene! - disse Dio col suo solito fare profetico. - Diventiamo amichetti? - Sentenziò.
Da quel giorno Gi[ovan]n[in]o(3) e Dio diventarono grandi amici e si divertivano molto a fare cose che fanno gli amichetti.
- Ammazzo tua moglie se non mi porti un panino. - Diceva Dio.
- E io faccio il genocidio della Mesopotamia. - Rispondeva Gi[ovan]n[in]o(4). E tutti e due scoppiavano in risate grassottelle e si abbracciavano e starnutivano.
Mentre passeggiavano abbracciati l'uno con la mano nella tasca dei pantaloni dell'altro, come fanno i veri amici, una bella dinosaura faceva l'occhio dolce a Gi[ovan]n[in]o(5). Dio protestò come il solito guasta feste che è:
- Non avrai altro amico all'infuori di me.
Ed aggiunse:
- vieni a giocare alla play di domenica mattina.
Infatti all'epoca dei dinosauri andavano molto forte cose tipo flipper e biliardo alla play one.
Ma Gi[ovan]n[in]o(6) non riusciva a pensare ad altro che a quello strano ammasso di più di 200 palle di occhi distribuiti in almeno 80 tonnellate di peso che forse era una bella dinosaura che ci sta.
- Almeno un occhio mi stava fissando, e un altro l'ha strizzato mentre fischiava "fiu fiuuu!!" e mi fissava la coda!
Era tanto agitato che sterminò tutta la Groenlandia dal nervoso.
E Dio giù a sentenziare motti e proverbi.
- Guarda che te stacco a mascella co'n'colpo de coda - Riuscì a sillabare Gi[ovan]n[in]o(7) al suo amico, anche se pensava alle cozze. E aggiunse: - A burino!
Dio s'incazzò; e con la voce di Avril Lavigne dall'accento caraibico rispose: - Te possino ammazzarte a te e a quelli strozzi come te,coño de un cabron!
Poi, come tutti sappiamo, una tartaruga distratta si lasciò andare un'antica e lontana flatulenza. E tutti quelli come Gi[ovan]n[in]o(8), mente acuta e brillante, si schiattarono tutti de risate. Ma brutto brutto.
[Dio si ritirò nel suo mega loft a Milano. E' diventato famoso grazie al film di Jim Carrey, Un'Ottomana da Dio. Morì sparaflesciandosi da solo coi suoi stessi raggi x. Aveva 11 anni].
Apparato critico:
(1) Gi[ovan]n[in]o] A et vett. codd. : Gi[ova]n[nin]o Tombino de Gullit coll. e.g. cf. ThLL VI. 34, 89, Cic. De Orator I.5.9 : Gi<ovan>nino corr. graviter expunx. ante illic def. Tombino de Gullit 2 486 sqq. F (al.m. mut. in sclappooo) : scilappò U (habet fontes . . . scilappò) rure] F : vite Aldus : vere Brantius : rupe Putschius : pure (i.q. vere) Wimanz , coll. e.g. Hor. Ep. 1.18.96, alii alia F, def. Helm ut interpretam. del. Liitjohann : simulacrum del. Wowerius, alii alia F, con-. et al.m. in F : curiosum optutum (legend. in deam (sum) proiectus) Giarratano, praeeunte Kirchhoff (56) in deam tum (s.l. pr.m. add. sum, et in mg. r adscrips.) F, con-. van Mal-Maeder (in deum deorsum Philomathes) : in deam sum A : in deorsum U (ut ci. Frassinetti in Giarratano-Frassinetti) : in dorsum de Buxis : in deam <ver>sum Oudendorp, alii alia.
(2) V. pp. 568 sqq. Anonimo molesto, Elizer 1082, Montecassino. Giiiiiiii[iiiii]iiinnno E, f, D, M3 : Ciaociaociaociaociaaaaooooo!!! coll. Callisto Calli, Saluto vobis variaquae nugas. La lezione attestata dai critici moderno-imperiali collide con i tradizionali metodi di saluto o nomina o esteriorizzazione spinta. Lo spettro vocalico ricopre infatti gli ultravioletti, e i vostri cani o animali domestici potrebbero addormentarsi o entrare in ipnosi credendo di essere Guido Cavalcanti o Paolo Limiti, con lo charme dell'uno e la retorica dell'altro. Molti commentarii duecenteschi riportano lamentele a riguardo o grugniti di fastidio. Consigliamo di telefonare a un amico e provarne le diverse pronunce.
(3) Cfr. nota (6)
(4) Cfr. nota (7)
(5) Cfr. nota (1)
(6) Cfr. nota (8)
(7) Cfr. nota (5)
(8) Cfr. nota (4)
- Ecco perché non ci sono persone nell'epoca dei dinosauri! - Pensava.
Giovanni era una brava persona per essere un dinosauro, era solo molto più malvagio e violento e non era una persona.
Un giorno, mentre sbranava un cuccioletto di coniglio dal nasetto rosa, gli apparve un omino a forma di Maurizio Costanzo in una visione mistica verde e viola.
- Ciao Maurizio Costanzo - disse Giovanni, che chiameremo Gi[ovan]n[in]o(1) per fare più in fretta.
- Ciao Giovanni, ti chiamerò Gi[ovan]n[in]o(2) per fare più in fretta. Mi chiamo Dio ma assumo le forme delle divinità più celebri.
- Ah, io per esempio adoro Maurizio Costanzo, che dev'essere il nome di qualcosa, suppongo.
- Bene! - disse Dio col suo solito fare profetico. - Diventiamo amichetti? - Sentenziò.
Da quel giorno Gi[ovan]n[in]o(3) e Dio diventarono grandi amici e si divertivano molto a fare cose che fanno gli amichetti.
- Ammazzo tua moglie se non mi porti un panino. - Diceva Dio.
- E io faccio il genocidio della Mesopotamia. - Rispondeva Gi[ovan]n[in]o(4). E tutti e due scoppiavano in risate grassottelle e si abbracciavano e starnutivano.
Mentre passeggiavano abbracciati l'uno con la mano nella tasca dei pantaloni dell'altro, come fanno i veri amici, una bella dinosaura faceva l'occhio dolce a Gi[ovan]n[in]o(5). Dio protestò come il solito guasta feste che è:
- Non avrai altro amico all'infuori di me.
Ed aggiunse:
- vieni a giocare alla play di domenica mattina.
Infatti all'epoca dei dinosauri andavano molto forte cose tipo flipper e biliardo alla play one.
Ma Gi[ovan]n[in]o(6) non riusciva a pensare ad altro che a quello strano ammasso di più di 200 palle di occhi distribuiti in almeno 80 tonnellate di peso che forse era una bella dinosaura che ci sta.
- Almeno un occhio mi stava fissando, e un altro l'ha strizzato mentre fischiava "fiu fiuuu!!" e mi fissava la coda!
Era tanto agitato che sterminò tutta la Groenlandia dal nervoso.
E Dio giù a sentenziare motti e proverbi.
- Guarda che te stacco a mascella co'n'colpo de coda - Riuscì a sillabare Gi[ovan]n[in]o(7) al suo amico, anche se pensava alle cozze. E aggiunse: - A burino!
Dio s'incazzò; e con la voce di Avril Lavigne dall'accento caraibico rispose: - Te possino ammazzarte a te e a quelli strozzi come te,coño de un cabron!
Poi, come tutti sappiamo, una tartaruga distratta si lasciò andare un'antica e lontana flatulenza. E tutti quelli come Gi[ovan]n[in]o(8), mente acuta e brillante, si schiattarono tutti de risate. Ma brutto brutto.
[Dio si ritirò nel suo mega loft a Milano. E' diventato famoso grazie al film di Jim Carrey, Un'Ottomana da Dio. Morì sparaflesciandosi da solo coi suoi stessi raggi x. Aveva 11 anni].
Apparato critico:
(1) Gi[ovan]n[in]o] A et vett. codd. : Gi[ova]n[nin]o Tombino de Gullit coll. e.g. cf. ThLL VI. 34, 89, Cic. De Orator I.5.9 : Gi<ovan>nino corr. graviter expunx. ante illic def. Tombino de Gullit 2 486 sqq. F (al.m. mut. in sclappooo) : scilappò U (habet fontes . . . scilappò) rure] F : vite Aldus : vere Brantius : rupe Putschius : pure (i.q. vere) Wimanz , coll. e.g. Hor. Ep. 1.18.96, alii alia F, def. Helm ut interpretam. del. Liitjohann : simulacrum del. Wowerius, alii alia F, con-. et al.m. in F : curiosum optutum (legend. in deam (sum) proiectus) Giarratano, praeeunte Kirchhoff (56) in deam tum (s.l. pr.m. add. sum, et in mg. r adscrips.) F, con-. van Mal-Maeder (in deum deorsum Philomathes) : in deam sum A : in deorsum U (ut ci. Frassinetti in Giarratano-Frassinetti) : in dorsum de Buxis : in deam <ver>sum Oudendorp, alii alia.
(2) V. pp. 568 sqq. Anonimo molesto, Elizer 1082, Montecassino. Giiiiiiii[iiiii]iiinnno E, f, D, M3 : Ciaociaociaociaociaaaaooooo!!! coll. Callisto Calli, Saluto vobis variaquae nugas. La lezione attestata dai critici moderno-imperiali collide con i tradizionali metodi di saluto o nomina o esteriorizzazione spinta. Lo spettro vocalico ricopre infatti gli ultravioletti, e i vostri cani o animali domestici potrebbero addormentarsi o entrare in ipnosi credendo di essere Guido Cavalcanti o Paolo Limiti, con lo charme dell'uno e la retorica dell'altro. Molti commentarii duecenteschi riportano lamentele a riguardo o grugniti di fastidio. Consigliamo di telefonare a un amico e provarne le diverse pronunce.
(3) Cfr. nota (6)
(4) Cfr. nota (7)
(5) Cfr. nota (1)
(6) Cfr. nota (8)
(7) Cfr. nota (5)
(8) Cfr. nota (4)
Salvini is Brutal Death
Il piano malefico segreto della setta della lega ha inizio.
Gli studiosi segnalano che il versamento di sangue del leader della setta era stato già profetizzato in un antico manoscritto lombardo scritto da Bossi in preda a una trance di auto-erotismo e megalomania.
Secondo l'antica leggenda leghista "quando il sangue del sacerdote sarà versato, chi ne berrà riceverà stronzaggine eterna: la virtù di obiettare in maniera molesta qualunque cosa accada. In omaggio, la tessera del partito".
Insomma, se bevi il sangue di Salwini diwenti Salwini anche tu.
Alle 20:00: Rinfresco. Portate calici a forma di teschi
Alle 21:00 Concerto Brutal Death Metal con i NILE
La lingua è strumento
del corpo umano per dire
vacuità. Tutto il dicibile
è ornamento a una vita ch'è
inopinabile fatto di per sé
e non una vera necessità.
Il dicibile allega
Il dicibile slega
i nodi alla matassa
ch'è sinonimi e contrari
distinguibili solo mediante
dimostrazioni complicate,
retoriche lunghissime
e non viene naturale.
Ma lo abbiamo sviluppato.
Noi vogliamo l'ornamento.
Il diritto di parlare.
Che è quello di ovunque
metter bocca insana.
Lingua oggetto - Lingua meraviglia.
I contrari insieme e smentiti
che tuttavia rimangono (vivi?)
del corpo umano per dire
vacuità. Tutto il dicibile
è ornamento a una vita ch'è
inopinabile fatto di per sé
e non una vera necessità.
Il dicibile allega
Il dicibile slega
i nodi alla matassa
ch'è sinonimi e contrari
distinguibili solo mediante
dimostrazioni complicate,
retoriche lunghissime
e non viene naturale.
Ma lo abbiamo sviluppato.
Noi vogliamo l'ornamento.
Il diritto di parlare.
Che è quello di ovunque
metter bocca insana.
Lingua oggetto - Lingua meraviglia.
I contrari insieme e smentiti
che tuttavia rimangono (vivi?)
Risata universale di fondo
Tutto lo spazio profondo
che si apre infinito e che corre nel vuoto
e tutta la gente del mondo presente
e passata con tutte le storie
di tutti i tempi di tutte le ore
le onde del mare, il moto terrestre
la vita nei brividi e dentro al solletico
le parole che dici e quelle che pensi
il volo dell'aquila, la pesca dell'orso
la forza cinetica ed anche meccanica
la città eterna che ora è sepolta
i neologismi, la morte più nera
il male che scoppia e che si ritira
permane latente ai lati del carro.
Tutto il mondo, e tutte le stelle
il nostro amore e le incomprensioni
tutto procede indifferente sopra una
onda fatta di suoni.
Ed è una risata
Io non ci credo
E' una risata di sotto che corre in eterno
e grazie a lei rimane il mondo.
che si apre infinito e che corre nel vuoto
e tutta la gente del mondo presente
e passata con tutte le storie
di tutti i tempi di tutte le ore
le onde del mare, il moto terrestre
la vita nei brividi e dentro al solletico
le parole che dici e quelle che pensi
il volo dell'aquila, la pesca dell'orso
la forza cinetica ed anche meccanica
la città eterna che ora è sepolta
i neologismi, la morte più nera
il male che scoppia e che si ritira
permane latente ai lati del carro.
Tutto il mondo, e tutte le stelle
il nostro amore e le incomprensioni
tutto procede indifferente sopra una
onda fatta di suoni.
Ed è una risata
Io non ci credo
E' una risata di sotto che corre in eterno
e grazie a lei rimane il mondo.
La casa sacra
E' il Ventunesimo Secolo e le macchine hanno più Ragione delle cose divine. Il mondo è piatto e grigio uguale, è orizzontale o collassa in un punto; tutto ma mai si allunga in verticale.
L'appartamento è un cubetto ricavato da un parallelepipedo. Parallelepipedi standard, copiati e incollati in aree tra loro contigue. E tu ci puoi sfilare affianco senza neanche guardarli: meglio anzi non guardarli - ultimamente.
Le regioni italiane le riconosci dallo stile diverso in cui i cubetti si presentano all'esterno. Ma sai che l'interno dei cubetti di tutta Italia è perfettamente identico: due - al massimo tre - stanze da letto, uno - massimo due - bagni, cucina e a volte salotto; strategia applicata a tutti gli appartamenti, da centinaia di anni, tutti uguali.
E allora perché solo alcuni di essi mi perturbano in maniera strana? Perché solo alcuni cubetti grigi si distaccano da tutti gli altri, differenziandosi, eppure rimanendo perfettamente uguali agli altri, e sempre all'interno di parallelepipedi che di quegli appartamenti ne conterranno a centinaia?
La differenza che mi perturba.
Case di eroi. Case di morti. Case di santi.
Case di vittime dell'ingiustizia e case di amanti eponimi.
Case di autori e di poeti. Di Torquato Tasso per Leopardi.
L'autostrada di Kerouac e Tondelli, il castello di Atlante.
Casa delle Vestali. Casa dei Mani. Del nostro passato.
Tu non lo vedi, e però te ne accorgi del sacro mistero che questi cubi, ormai in cemento, emanano spontaneamente.
Ed altrettanto spontaneamente tu ci tieni a dimostrar rispetto verso uno spazio compreso entro il perimetro delle mura, temendo che questo ti possa giudicare non degno di esservi dentro.
L'appartamento è un cubetto ricavato da un parallelepipedo. Parallelepipedi standard, copiati e incollati in aree tra loro contigue. E tu ci puoi sfilare affianco senza neanche guardarli: meglio anzi non guardarli - ultimamente.
Le regioni italiane le riconosci dallo stile diverso in cui i cubetti si presentano all'esterno. Ma sai che l'interno dei cubetti di tutta Italia è perfettamente identico: due - al massimo tre - stanze da letto, uno - massimo due - bagni, cucina e a volte salotto; strategia applicata a tutti gli appartamenti, da centinaia di anni, tutti uguali.
E allora perché solo alcuni di essi mi perturbano in maniera strana? Perché solo alcuni cubetti grigi si distaccano da tutti gli altri, differenziandosi, eppure rimanendo perfettamente uguali agli altri, e sempre all'interno di parallelepipedi che di quegli appartamenti ne conterranno a centinaia?
La differenza che mi perturba.
Case di eroi. Case di morti. Case di santi.
Case di vittime dell'ingiustizia e case di amanti eponimi.
Case di autori e di poeti. Di Torquato Tasso per Leopardi.
L'autostrada di Kerouac e Tondelli, il castello di Atlante.
Casa delle Vestali. Casa dei Mani. Del nostro passato.
Tu non lo vedi, e però te ne accorgi del sacro mistero che questi cubi, ormai in cemento, emanano spontaneamente.
Ed altrettanto spontaneamente tu ci tieni a dimostrar rispetto verso uno spazio compreso entro il perimetro delle mura, temendo che questo ti possa giudicare non degno di esservi dentro.
Riflessione intorno al cadavere dell'insetto Enea
Possibile vivere un giorno e poi niente?
Nato da madre che non nutre affetto
cresciuto nel vento soddisfi le voglie.
Saresti stato il re degli insetti e avresti
potuto dominare i campi. Forse l'hai fatto
si sparse la voce se gl'insetti la hanno
ubicasti i ponti e le infrastrutture
togliesti il taglione e scavasti le buche
per poveri insetti che muoion di fame,
pur di salvare la loro regina
regina che amasti, che rinnegasti
dopo il connubio nel bosco coperto
mentre fuori il temporale fece
fuggire ogn'altro animale.
E lei si concesse per farti poi re
ma scappasti ammonito da un dio
dovendo fondare l'intero avvenire
per il tuo popolo di basse misure.
E tutto in un giorno per te successe
almeno spero, o almeno credo
- possibile anche il fatto che poi
tu non l'abbia fatto,
ma che io dovrei. -
Nato da madre che non nutre affetto
cresciuto nel vento soddisfi le voglie.
Saresti stato il re degli insetti e avresti
potuto dominare i campi. Forse l'hai fatto
si sparse la voce se gl'insetti la hanno
ubicasti i ponti e le infrastrutture
togliesti il taglione e scavasti le buche
per poveri insetti che muoion di fame,
pur di salvare la loro regina
regina che amasti, che rinnegasti
dopo il connubio nel bosco coperto
mentre fuori il temporale fece
fuggire ogn'altro animale.
E lei si concesse per farti poi re
ma scappasti ammonito da un dio
dovendo fondare l'intero avvenire
per il tuo popolo di basse misure.
E tutto in un giorno per te successe
almeno spero, o almeno credo
- possibile anche il fatto che poi
tu non l'abbia fatto,
ma che io dovrei. -
Le scritte sui muri
Mi è stato criticato un fatto di stile: mi si rimprovera di non essere chiaro e di non farmi capire. Può essere. Ma rileggendo tutto penso di essere stato molto più chiaro di quanto volessi. Mi dispiace ovviamente che non sia compreso, e mi dispiace per voi lettori, che nelle mie poesie non ci troverete niente o poco di sentimentale o di romantico: io parlo di qualcos'altro, sintetizzabile come "il mio vero modo di vivere e capire la vita, se a qualcuno può interessare", cosa che probabilmente comprende anche - non solo - i miei stupidi sentimenti; ma li oltrepassa quasi immediatamente e tende a zittirli. Cerco di migliorarmi immaginando di essere quello che non potrò mai essere da vivo. Perciò, come soggetto c'è sempre un io, ma il protagonista, o la cosa di cui parlo, non è mai quell'io, verso cui non provo neanche il minimo interesse, ma il suo significato, ricavato anche a contrasto con tutto ciò che l'io non è. Nonostante la critica sia stata mossa da un mio lettore, perciò, lo invito ad allargare le sue letture integrandole con l'aggiunta dei classici della letteratura, perché le scuole hanno la colpa di non insegnare più l'arte della Poesia. Vedi, caro lettore, in Poesia, come nel Cinema, nella Musica e in tutta la realtà fisica nulla è dato per scontato, neanche il nulla: capire il motivo per cui sia stato scelto un termine invece che un altro (anche sinonimo) è una delle migliori chiavi di interpretazione di qualunque testo/dialogo/pensiero non solo letterario, che io abbia trovato, chiave che non ha bisogno di ulteriori parafrasi o note al testo, perché verrebbe meno il piacere insito. E ti costa solo dieci secondi di lettura in più, perché hai tutti gli strumenti necessari per apprezzarlo. Il mondo è una parola che lo comprende? Dio è una parola? Beh... la Poesia è l'Arte di scegliere le parole mantenendo la loro armonia, cosa che può corrispondere al principio della Buona Forma (Psicologia della Gestalt), e il Leggere-la-Poesia è lasciarsi andare al piacere, alla fantasticheria.
Approfitto di questa precisazione poiché noto che calza perfettamente con il tema della mia ultima composizione, ispirata dalla recente pulizia dei muri dell'Università in via Zamboni a Bologna. (In realtà la cronaca di via Zamboni è stata aggiunta in seguito, l'idea originaria - il girare intorno a parole "fisiche" - è nella prima e nell'ultima strofa).
Torno nello sfondo,
Mostro.
Le Scritte Sui Muri
Girando la città vedevo parole
ergersi sul piano dell'orizzonte
in prospettiva multi-spaziale
Girandoci intorno ad una parola
la città è di campi semantici
il cittadino non se ne accorge.
Ma come ogni anno, venne deciso
che era giusto cancellare dai muri
le scritte, e tutte le storie infinite.
Allora è questo il motivo per cui
le parole a volte cambiano
e poi si dimenticano. Sono antiestetiche
non è razionale, le parole - sentenzia il sindaco -
da noi vengono soltanto dette.
Ti dico che l'Uomo può essere molto
di più di macchina cieca lettrice di codici a barre
ogni volta diversi, sempre sfuggenti
cui rivolgersi sempre di spalle:
perché può volare chilometri in alto
essere presente dentro al passato
in "ogni volta", in ogni momento
e in ogni minuscolo punto
in cui non può entrare. Uno strumento.
Quando mi parli, quando ti parlo,
voglio altresì che mi guardi con quello
sguardo architettonico mentre ti parlo
apri gli occhi e corruccia all'ingiù
le arcate oculari. Voglio che guardi quello che
sgorga dentro al silenzio di tutti i miei gesti
a tanti elementi di paralinguistica.
Sono anch'io città, io sono le strade;
Perché non mi ascolti e continui a parlare?
Approfitto di questa precisazione poiché noto che calza perfettamente con il tema della mia ultima composizione, ispirata dalla recente pulizia dei muri dell'Università in via Zamboni a Bologna. (In realtà la cronaca di via Zamboni è stata aggiunta in seguito, l'idea originaria - il girare intorno a parole "fisiche" - è nella prima e nell'ultima strofa).
Torno nello sfondo,
Mostro.
Le Scritte Sui Muri
Girando la città vedevo parole
ergersi sul piano dell'orizzonte
in prospettiva multi-spaziale
Girandoci intorno ad una parola
la città è di campi semantici
il cittadino non se ne accorge.
Ma come ogni anno, venne deciso
che era giusto cancellare dai muri
le scritte, e tutte le storie infinite.
Allora è questo il motivo per cui
le parole a volte cambiano
e poi si dimenticano. Sono antiestetiche
non è razionale, le parole - sentenzia il sindaco -
da noi vengono soltanto dette.
Ti dico che l'Uomo può essere molto
di più di macchina cieca lettrice di codici a barre
ogni volta diversi, sempre sfuggenti
cui rivolgersi sempre di spalle:
perché può volare chilometri in alto
essere presente dentro al passato
in "ogni volta", in ogni momento
e in ogni minuscolo punto
in cui non può entrare. Uno strumento.
Quando mi parli, quando ti parlo,
voglio altresì che mi guardi con quello
sguardo architettonico mentre ti parlo
apri gli occhi e corruccia all'ingiù
le arcate oculari. Voglio che guardi quello che
sgorga dentro al silenzio di tutti i miei gesti
a tanti elementi di paralinguistica.
Sono anch'io città, io sono le strade;
Perché non mi ascolti e continui a parlare?
Se fossi piccolo, vivessi su un atomo
troverei strade e insenature
con rifugi e nascondigli
delle case e poi persone
come sulla mia Terra?
Che si muovono veloci, e
che vivono e poi invecchiano in un solo istante
dorato, intenso, espanso.
Ma son così grande che ne calpesto a flotte
rischiando le rovine di civiltà migliori.
E se fossi molto grande, calpestassi gli universi
e parlassi con più grandi entità celesti
mettendoci miliardi d'anni per muovermi,
e scoprissi sulla Terra pieghe nel suolo
e forme viventi; mi spaventerei?
come fossero insetti dentro una tana
avvierei io il processo di disinfestazione?
Ma son tanto piccolo che neanche ci penso
eppure, intanto esiste quel tempo.
troverei strade e insenature
con rifugi e nascondigli
delle case e poi persone
come sulla mia Terra?
Che si muovono veloci, e
che vivono e poi invecchiano in un solo istante
dorato, intenso, espanso.
Ma son così grande che ne calpesto a flotte
rischiando le rovine di civiltà migliori.
E se fossi molto grande, calpestassi gli universi
e parlassi con più grandi entità celesti
mettendoci miliardi d'anni per muovermi,
e scoprissi sulla Terra pieghe nel suolo
e forme viventi; mi spaventerei?
come fossero insetti dentro una tana
avvierei io il processo di disinfestazione?
Ma son tanto piccolo che neanche ci penso
eppure, intanto esiste quel tempo.
Nella fessura della finestra
vive una vespa vive una vespa
che a volte mette all'infuori la testa
mi vede e rientra così non è vista
come riesca come riesca
a vivere in un buco nella finestra
se con il mio mignolo neanche ci passo
se il mondo è vasto
io non la capisco e la colpisco
quando tira all'infuori la testa.
Poi mi ci metto anche dentro ai suoi panni
se vivessi in un buco dentro al cemento
di giorno lavoro, la notte non esco
- il tempo e lo spazio sacrificati -
e morire per colpa di altri sfigati.
vive una vespa vive una vespa
che a volte mette all'infuori la testa
mi vede e rientra così non è vista
come riesca come riesca
a vivere in un buco nella finestra
se con il mio mignolo neanche ci passo
se il mondo è vasto
io non la capisco e la colpisco
quando tira all'infuori la testa.
Poi mi ci metto anche dentro ai suoi panni
se vivessi in un buco dentro al cemento
di giorno lavoro, la notte non esco
- il tempo e lo spazio sacrificati -
e morire per colpa di altri sfigati.
La vita paradigmatica
Sono tra gli spettatori e
tu sei la vita paradigmatica
che mi balli davanti agli occhi sereni
ed io mi chiedo che cosa significhi.
Ecco, tu balli ora e poi, tu non ballerai.
Che io sia il testimone
delle cose perse
di persone disperse
delle frasi dette
e delle danze terminate
dentro un anfiteatro?
Il tuo gesto allora si sdoppia:
a) dalla contingenza del sintagma che finisce dentro il suo periodo
che puoi scrivere anche in una frase;
b) all'eterno coordinarsi di proposizioni nel sovratesto infinito
che puoi dirlo solo a voce
perché scorre e sta scorrendo.
tu sei la vita paradigmatica
che mi balli davanti agli occhi sereni
ed io mi chiedo che cosa significhi.
Ecco, tu balli ora e poi, tu non ballerai.
Che io sia il testimone
delle cose perse
di persone disperse
delle frasi dette
e delle danze terminate
dentro un anfiteatro?
Il tuo gesto allora si sdoppia:
a) dalla contingenza del sintagma che finisce dentro il suo periodo
che puoi scrivere anche in una frase;
b) all'eterno coordinarsi di proposizioni nel sovratesto infinito
che puoi dirlo solo a voce
perché scorre e sta scorrendo.
Vedi,
mi fingo un evaso dal carcere,
mi sento libero se sono in prigione.
Non è il ciclo continuo? Non è incarnazione?
Quella teoria del linguaggio per segni
che dice sia solo una tua convenzione
che non esiste parola per tutto
è calda e avvincente così tanto che
non posso più usarne e io ne sono fuori
- mi fidavo una volta di lingua e parole.
mi fingo un evaso dal carcere,
mi sento libero se sono in prigione.
Non è il ciclo continuo? Non è incarnazione?
Quella teoria del linguaggio per segni
che dice sia solo una tua convenzione
che non esiste parola per tutto
è calda e avvincente così tanto che
non posso più usarne e io ne sono fuori
- mi fidavo una volta di lingua e parole.
Canonica cofonica
Che tu pieghi i tuoi strumenti a creare impalcature sospese nel vuoto.
Artificiosi arabeschi vuoti come te e fondamenta di società organizzate.
Che canonizzi le figure nuove e quelle forme stravolgenti ed incredibili,
reincarni un primitivo che non riesce a parlare e costruisce invece un dolmen
la sua scoperta che è più importante in parole di pietra l'espone. (O con chi sta parlando?)
Amore, amore, io a te ti lecco la forma organica che espliciti sulla tua pelle
ti strizzo la polpa che pulsa magnifica e dignitosa che hai dentro la buccia
fai capoluogo di provincia e invii modeste ambasciate rumorose
le accoglierò disposto, sulla pasta aggiungo sempre del formaggio saporoso.
E se ti tagli le unghie, le vedrò cadere come un falco colpito in volo
e aspetto che esse cadano stringendo i pugni al cuore. Oh, io amo il tuo principio!
E di frequente io leggo il tuo libro, lo scopro sempre divertente.
Non come anni fa, è uscito un volume inedito
e mi hai detto che prepari un altro seguito con finale inconcludente.
Artificiosi arabeschi vuoti come te e fondamenta di società organizzate.
Che canonizzi le figure nuove e quelle forme stravolgenti ed incredibili,
reincarni un primitivo che non riesce a parlare e costruisce invece un dolmen
la sua scoperta che è più importante in parole di pietra l'espone. (O con chi sta parlando?)
Amore, amore, io a te ti lecco la forma organica che espliciti sulla tua pelle
ti strizzo la polpa che pulsa magnifica e dignitosa che hai dentro la buccia
fai capoluogo di provincia e invii modeste ambasciate rumorose
le accoglierò disposto, sulla pasta aggiungo sempre del formaggio saporoso.
E se ti tagli le unghie, le vedrò cadere come un falco colpito in volo
e aspetto che esse cadano stringendo i pugni al cuore. Oh, io amo il tuo principio!
E di frequente io leggo il tuo libro, lo scopro sempre divertente.
Non come anni fa, è uscito un volume inedito
e mi hai detto che prepari un altro seguito con finale inconcludente.
Metaphysic adventures
Mi si rompe la tibia con cui allietare gli invitati, più spesso senatori, nei pranzi in villa fuori l'urbe, e stasera c'è l'esposizione d'arte al circolo sociale ex-operai; non posso permettermi ancora una volta di venir preso di mira dalle invettive della Santa Inquisizione e dallo sdegno dei miei antenati, sempre intorno a guardarmi e sdegnarsi. Il fatto è che loro non ascoltano musica elettronica e quindi non la sanno apprezzare: molti di loro sono del 1500, i miei preferiti del 950 e quelli più antipatici del 1950. Un millennio cambia di molto le persone. Oh, a nessuno di loro piace l'elettronica, e stanno sempre a sentirsi quei cazzo di tamburellini in pelle o mandolini in legno, e ogni volta che io suono la mia tibia col delay e compressore loro si infuriano e mi insultano, e io me ne vado. Spengo le candele, alzo la trave in legno massiccio della porta, richiudo la mia porta che fa un tonfo. Chiamo l'ascensore ed esco dal mio grattacielo dai comignoli fumanti. La catapecchia del liutaio è nella zona antica, dall'altra parte dell'urbe. In quella zona c'è la peste e ciò che mi infastidisce è che la gente svuoti i suoi vasi da notte dalle finestre: non conviene parcheggiare lì sotto. Invece della moto prendo il cavallo; e così, in due ci incamminiamo. C'è da cambiare valuta ogni volta: dall'euro passo al fiorino. Ne cambio 30, che basteranno per pagare il liutaio, deve solo spalmare del mastice per riparare la crepa sulla mia tuba. Il liutaio fuma una sigaretta elettronica dietro il bancone cosparso di neon. Ci mette poco a riparare, e dice che entro stasera il mastice sarà secco, e la mia tibia pronta. All'esposizione partecipa un'ambasciata dalla preistoria di ominidi primitivi che mostrano come sbucciare le nocelline. Certo, c'è sempre da fare attenzione ai dinosauri: se ti mangiano incasini tutto il corso dell'evoluzione; e poi vai a rifare tutto daccapo! Gli ominidi primitivi sono un gruppo di scimmioni che vanno in giro per il mondo in branco e fondano le basi. Basi per cosa? E' quello il problema: le basi per tutto! Dunque si credono despoti moralisti e dicono a tutti come dover comportarsi, o come sbucciare le nocelle. Vanno spesso a teatro a guardare la saga di Edipo ed apprezzano molto la chiave di lettura freudiana. Molte volte creano dispute di carattere giusnaturalistico con Cicerone e Machiavelli, e spesso vengono censurati o condannati dal presidente Obama e dalla sempre presente Santa Inquisizione.
Sempre presente, poi, che significa?
Sempre presente, poi, che significa?
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Aspetta paziente la fine del giorno il nostro ritorno da lei. La porta è già aperta, diversa, che aspetta paziente con lei. L'arredament...
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La patina sporca copre le case e tiene le azioni sotto pellicola questo presente è il presente peggiore perso il possibile di epoche andate.
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La mia ombra è divertente tutta sudicia per terra in silenzio, poveretta, solo al buio riempie il cielo.
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L'abbraccio del buio amico mi pare e del suo fresco ma dolce momento che dalle ansie mi porta allo sfondo nei cuscini di soffice silenzi...
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Viaggia il pensiero su strade di lingua ma il ministero le ignora del tutto ecco che crolla l'ennesimo ponte di chi costruisce e poi non...


























