Dove ho nascosto i miei soldi (studio n.2)

Guardati intorno, se non c'è nessuno vai avanti dritto per un po', al buio sulla sinistra scendi: c'è un grande corridoio con tanti passaggi laterali. Avanti a sinistra. C'è una scala, scendi. Quando la scala si biforca vai a destra. Scendi, scendi, scendi. Arrivato trovi delle porte ai lati, prendi la quarta a sinistra e aprila. Attento alla bestia feroce. Accendi la luce, vedi sotto: apri e prendi la chiave.
Torna indietro, gira a destra e prendi la scala dritto in fondo: attento al dodicesimo gradino che può crollare, sali sali sali sali. Devi saltare quella fossa oceanica che si apre nel pavimento, prendi la rincorsa e salta dritto. Dritto, entra, dritto a sinistra. Attento alla bestia feroce. Sei in una stanza con tende bianche e drappi rosso porpora piena di specchi dalle cornici dorate come se fossi a Versailles. Dritto.
Dritto, dritto, dritto, dritto, dritto in fondo in fondo. La porta a destra: usa la chiave. Entra nell'armadio: c'è la Norvegia. Entra in Norvegia e cerca indicazioni per il più vicino aeroporto. Torna dov'eri.
Prendi un po' d'aria nelle strade del borgo e visita case e chiese che ti consigliano i viandanti. Fatti due settimane in Sardegna e vai avanti, dritto a sinistra. Scendi le scale e ti ritrovi a Kathmandu dove puoi facilmente rotolare a valle. Fatti una doccia e mangia un budino e quando il sole è basso senza farti vedere apri la porta vetrata ed esci nel vicolo.
Lì c'è una vecchietta e una bambina, fagli un inchino e loro ti portano dentro una casa dove scendi le scale e c'è un paesino sotterraneo illuminato da fiaccole e pieno di omini. Ti portano in una stanza scavata nella roccia e ti fanno sedere a un tavolo: parla col capo e lascia che ti dia un pezzo di roccia in cui abitare, vacci a vivere e fai come loro, non farti notare e scava una buca nella tua celletta.
Scendi, scendi, scendi: la pietra diventa sempre più calda. Dovresti trovare una falda acquifera: tuffatici e lasciati portare dalla corrente.
Sbucherai da un geyser in Islanda, quindi parti sempre con un telo abbastanza resistente da farti planare senza mai toccare terra fino all'Argentina, dove puoi sempre affittare un asino e andare dritto, dritto, dritto, dritto, sinistra, dritto, un po' a destra, dritto in fondo, sinistra. Sotto un albero c'è la valigia: prendi la valigia e dalla al meccanico baffuto addormentato: lui imploderà generando un passaggio temporale. Sprofondaci insieme a un materasso perché dura tanto e potresti annoiarti. Guarda sulla tua sinistra perché lì ci sono io: salutami con la mano e prosegui dritto.
Sbuca in fondo a sinistra e apri la porta. Piano!!! C'è una bestia feroce. Piano, piano! Piano!!! Attento!
Nooooo!!!

Dove ho nascosto i miei soldi (studio n.1)

Destra, dritto in fondo.
Ancora destra e di lì per un po',
sinistra, dritto, destra.
Sali sali sali sali sali sali sali
sinistra, sinistra
sali sali sali sali sali sali sali
sinistra, sinistra
dritto dritto dritto dritto dritto dritto
in fondo a destra.
Apri sotto.
Dietro, sinistra
dritto dritto dritto dritto dritto dritto indietro
destra, destra,
scendi scendi scendi scendi scendi scendi scendi
avanti.
Sono sulla sinistra, salutami e continua dritto.
Avanti avanti avanti sinistra:
a destra o a sinistra:
a destra?: avanti, destra, destra, avanti, scendi, dritto, a sinistra.
A sinistra? Sali sali sali sali sali sinistra sinistra sali sali sali, sinistra.
Piano, piano!!! Attento!
Noooooo!!!

Vera rivoluzione

La Rivoluzione? Questa è vera:
sulla terra niente cambia,
niente c'è di nuovo da vedere,
ma quell'uomo che la guarda
vede i fuochi e le chimere.

Il mondo è grande - Ogni cosa è spazio

Il mondo è grande
certo non ci sono più tanti posti
in superficie inesplorati
ma dimentichi cosa c'è sotto
cosa sopra e prima, dopo,
e si alza, non si allarga,
si appiattisce solamente
se guardi l'orizzonte.
Guarda ogni cosa
che si posa sul pianeta:
se il pianeta è una cosa
ogni cosa allora è spazio
incastonata in qualcos'altro
mondi in mondi
nel mistero coesistenti
sono amici e parenti.
Il mondo è grande
e un po' monotono a volte
soltanto se quello che non cambia
è chi ci vive, e non si sposta
a incontrare tutti gli altri
come lui stipati in fondo
e detta legge pensando
e pensa di averne potere.
Qualche volta si restringe
diventa anche un calzino
ma se cadi ci sprofondi
e continui a sprofondarci.

Stacca, stacca

Stacca, stacca i contatti
stacca i fili stacca gli occhi
stacca i tuoi discorsi
stacca la crosta dalla padella
stacca la crosta della ferita
stacca l'esile pellicina del dito
stacca il telefono, stacca il pc
stacca lo spirito dal corpo.
Stacca, stacca il discorso
guardati dall'alto,
che poi sai tornare
tirando i fili.

De pigrizia III: tecniche per uscire

I filologi-etimologisti vivono in una condizione molto particolare, fuori dal normale, sono completamente altrove...

L'attività della coscienza rielabora i dati sensoriali dell'esperienza e ne fornisce significati o punti di vista diversi a seconda della personalità e dell'esperienza pregressa degli individui. Quindi è inutile dire che tutti vivono la stessa vita, sarebbe solo un'astrazione molto semplicistica delle reali esperienze di vita. Che si somigliano solo esteriormente, ma ognuna è diversa proprio perché possiede una personalità caratteristica. Ognuno capisce le cose a modo suo, un modo altrettanto valido quanto quello di tutti gli altri senza distinzioni.

Anche gli etimologisti sono persone, e vivono come tutti gli altri: interpretando secondo i loro schemi appresi. L'unica cosa che non può essere un etimologista o un filologo è una persona pigra. Si sono sempre sforzati per comprendere altri mondi, anche non direttamente connessi con quello della loro vita contingente, immediata del presente: sono abituati a uscire dal momento contingente e ad entrare in altri mondi. Sono altri mondi non tanto perché è cambiato lo spazio (le esperienze di vita si svolgono tutte sul medesimo sfondo terrestre), ma perché è cambiato il tempo, l'epoca.

E così hanno scoperto, senza dirlo a nessuno, quanto grande sia il potere della mente umana, capace di interrompere l'esperienza concreta - fatto incredibile nella storia - e di attivarne altre, non immediatamente presenti, attraverso alcune tecniche.
Sia chiaro che è ancora valido per tutti ovunque che nessuna epoca passata può tornare nel presente in complicate sovrapposizioni di spazi temporali, ma non è escluso che una persona, dal presente, torni a viverle e a esplorarle. Troverà però che ogni cosa è già fatta e non può intervenire - al contrario del presente - ma può cercare in esse tutto quello che nel frattempo è stato dimenticato.

Gli etimologisti non vivono fuori dal nostro stesso mondo né distruggono rifiutandolo il nostro stesso tempo. Ma i nostri stessi mondo e tempo, sono nella loro vita allargati.

Infatti una tecnica per "vedere oltre" è sapere la storia delle parole. E, ascoltandole o pronunciandole, riattivare nella loro mente - e quindi nella loro esperienza - i tempi passati, quei casi che conoscono e ricordano in cui quella parola è stata usata, quando, dove, da chi e a chi, perché. Gli etimologisti riattivano il passato. In maniera generica, ma poco diversa dall'originale. È un passato inautentico quello degli etimologisti, ma non del tutto finto. E comunque, capace di creare nel tessuto temporale del nostro presente, piccoli  e innocui squarci che lo aprono e rendono meraviglioso.

Così, all'improvviso, gli etimologisti possono scoprire che quella del Tempo così come ce la dicono oggi è una bugia, perché stiamo vivendo altri tempi di diversa natura: meno fisica e più sacra, o misteriosa. Stiamo vivendo in realtà altri tempi tenuti segreti e coperti dalla bugia del Tempo occidentale. Il consueto contemporaneo è una bugia, e l'atavico e arcaico indefinito una realtà ben più consistente e che ha sempre retto al di sotto dell'apparenza, o delle spiegazioni moderne-contemporanee. Non è una cosa che fa paura se è sempre stata qui sotto e non ci ha mai fatto male, ma il conoscerla fa tornare nel grigio mondo monotono e scontato, il meraviglioso, il gioco in cui la mente è piacevolmente sconfitta ma crede di innalzarsi dalle illusioni, il mistero della vita in comune.

Perché tutta la vita assume così aspetti diversi, aspetti che per tutta la vita l'educazione che ci hanno dato ci ha fatto sottovalutare e ignorare, e tornano nel presente che viene allargato.

De pigrizia II

In un mondo dove non si approfondisce niente, tutti pigri a non voler uscire dal proprio guscio e a non voler rompere i gusci degli altri, se non l'Amore, la simpatia aiuta a spingerci verso l'Altro, l'Ignoto, il "Tu", a smentire i nostri assiomi, ad allargare i nostri parametri e sistemi di valutazione. Quando le persone sono svalutate occorre trovare di nuovo in loro un interesse (non "vantaggio", ma atteggiamento di apertura e accettazione dell'Altro), dimenticare le Verità, o supposte tali, scientifiche, i metodi di calcolo scientifico, la tendenza a cercare il nostro vantaggio, la nostra tranquillità. Occorre lasciare la pigrizia e i suoi strumenti.

Ma la pigrizia a volte prende il controllo della mente, contro ogni volontà. Ci chiude, e ci fa sentire diversi e forse superiori agli altri che non capiscono la verità, perché ci fa sentire di avere la verità a cui altri non potrebbero arrivare. La pigrizia è involontaria, è un sentimento che ci prende e ci dà un certo atteggiamento insopportabile per gli altri. Ci esclude.
Viene da un eccesso di comodità, di stasi prolungata, di assenza di legami e relazioni che ci costringerebbero ad "abbassarci" spesso agli altri. Viene cioè da eventi vissuti, o meglio, dall'astensione agli eventi vivibili.

Non è volontaria, ma possiamo esercitarci in qualche modo a reagire? Allenarci a resistere alla pigrizia?
La risposta non sarebbe scontata come "Basterebbe iniziare a fare qualcosa", se per "pigrizia" intendiamo uno stato mentale simile alla noia. La pigrizia è mancanza di critica, accettazione passiva di tutto ciò che siamo abituati ad avere; assunzione meccanica di schemi di pensiero, di azione, di consumo, di interpretazione della realtà... È credersi individui unici nonostante l'evidente omologazione totalmente accettata.

Cioè bisogna cominciare proprio con la parte più difficile: riconoscere la propria imperfezione, in fondo uguale all'imperfezione di tutti gli altri...

De pigrizia I: Muovetevi è tardi

Ormai sono 2300 anni che abbiamo scoperto che il pensiero è sbagliato quando vuole fare grandi cose. Quando tenta di raggiungere una qualche verità non ne acquisisce che una minima parte più esteriore e vana; verità parziali e limitatissime, valide per uno e non valide per l'altro. Quando si propone di pianificare attività per organizzare il tempo, è incapace di prevedere eventi fortuiti non calcolati. E come fa a calcolarli se il pensiero è in sé limitato? Quando il pensiero trova la sua forma performativa nell'esercizio del potere sulla società, molte persone saranno infuriate. Un princeps, un re o un imperatore despoti eserciteranno soltanto l'ideologia di cui sono portatori; potere e dispotismo uccidono la vita; l'ordine e i sistemi chiusi uccidono, non aiutano, la vita. Per quanto il suo pensiero possa essere raffinato e alto, non sarà mai onnicomprensivo: seguirà soltanto il suo punto di vista limitato.

Da quant'è che sappiamo perché ce lo hanno dimostrato, che non avere dubbi è da imbecilli o da pigri? Perché ci hanno invece fatto credere il contrario? Chi ha deciso che il pensiero logico porti tutti alle stesse conclusioni?

La vetta più alta della filosofia è stata già raggiunta nel IV e III secolo avanti Cristo con Socrate e i filosofi socratici suoi diretti o indiretti studenti. Essa consiste nel "SAPERE DI NON SAPERE": la più grande saggezza a cui si possa arrivare in vita, continuamente ribadita dai filosofi successivi, fino ai nostri giorni. Ed ecco terminata la filosofia nel periodo che viene scambiato erroneamente per la sua origine. Questa vetta emerse quando il brutto Socrate infastidiva gli abitanti di Atene ignoranti e presuntuosi facendogli domande sulle loro conoscenze, interrogandoli. Far domande infastidisce il pensiero presuntuosamente autosufficiente: lo irrita, non lo stimola. Socrate ha stimolato la coscienza che un pensiero non passa per la mente perché era già in essa in forma completa e perfetta; e quindi, se non c'era già nella mente dell'uomo, significa che il pensiero l'ha costruito lui spontaneamente, che è un processo in perenne fase di compimento, cioè sempre imperfetto. Lo "avverte" così soltanto lui, e solo lui lo può correttamente e più estesamente interpretare. Se l'è inventato, non è vero che lo "sa". L'ha pensato, non lo "sa".

Sapere aiuta il pensiero, ma non è il fine e il contenuto del pensare.
Il contenuto del pensiero è immateriale e astratto, spontaneo e individuale. Nasce dal mondo esterno concreto, si sviluppa interagendo con l'ambiente. Invece per quanto riguarda il fine del pensiero, esso non è quello della pura Sapienza, ma è fuori se stesso: deve adattarci all'ambiente se vuole avere una qualche funzione che lo giustifichi. Deve adattarsi alle situazioni: varie, multiformi, imprevedibili, in continuo divenire e mai uguali l'una all'altra: dev'essere sempre diverso da se stesso e mutare continuamente. Non può esistere una Sapienza eterna e universale, non c'è niente che esista che abbia queste due caratteristiche, all'infuori di questa stessa affermazione. L'uomo si adatta all'ambiente, e anche l'organismo deve acquisire diversi habitus a seconda della situazione in cui si trova.

Questo (che esistono pensieri diversi in ogni angolo del pianeta e nel tempo, sono infiniti) non significa certamente che esistono civiltà che posseggano pensieri più raffinati di altre civiltà. Al contrario, indica la totale contingenza di qualunque pensiero formulato nella mente di qualsiasi individuo in qualsiasi società in qualsiasi parte del mondo. La sostanziale omogeneità del pensiero sta nel fatto che ognuno è limitatissimo, e perciò stesso assume forma diversa in ciascuna mente/società, diventa un pensiero completamente diverso a seconda di dove e da chi sia formulato; ma ha pari autorità di qualunque altro pensiero formulato sulla faccia della Terra.

Perciò il pensiero si adegui ad allontanarsi più spesso da se stesso e a smentirsi, in maniera da adattarsi costantemente alla vita vera (quella che scorre e non è mai uguale a se stessa, così come il mondo), a una perenne sospensione delle sue basi che non poggeranno su nulla oltre che su se stessi. Si può dire che il pensiero non si appoggi su niente, all'infuori del corpo che lo pensa, della mente.

La cosa più ridicola del mondo è una persona seria. Gli si possono individuare una marea di difetti, tutti da deridere.

Siamo nel III Millennio dell'età cristiana, hanno provato a farci capire che la Sapienza non è di questo mondo dicendoci che esisteva prima e oltre la terra (che fosse di discendenza divina e ultraterrena) solo per non dirci che non esiste neanche lì e allora. Noi abbiamo inventato anche il nichilismo che distruggeva queste garanzie e rassicurazioni ultraterrene, e ancora in giro per il mondo si vedono persone convinte di poter fare a meno di tutto e di tutti, di sapere qualcosa e di sapere pensare anche se non pensano da anni. Ancora l'errore della presunzione, l'incapacità di relativizzare, finiremo di nuovo sotto tristi regimi totalitari?

Uova fritte

Ecco vieni, entra dentro, siediti
friggi pure due uova. Sotto il letto
trovi le pantofole. Pesca libri
dalla pila, leggi i miei diari
ogni cosa che ti piace se vuoi,
non farti vedere, mettila in tasca
senza chiedere a nessuno permesso
senza avvisarmi, non è rubare
sei illimitato, manomettimi
a tuo comodo come preferisci
rubami le parole dalla bocca
mettici dentro le tue. Cambiami
gli abiti l'anima il lessico
la pettinatura come vorresti.
Fruga i cassetti, non posso fermarti.
Se non ti piace una frase che uso
non me la farai più pronunciare.
Guardati intorno, non ti preoccupare
bevi una birra, spostami i mobili.
Entra e usa le mie cose, butta
tutto ciò che non ti piace. Giocaci
e non pensare che io me la prendo.
E non dire non è proprio il caso.
Voglio così e così vuoi anche tu
te lo regalo, non ci sono più!
...Metto l'esperienza sotto una parola
Do alle parole dell'esperienza
E faccio esperienza di parole...

Se inquini un segno antico
di verace esperienza come
scarichi d'industrie alle fonti
d'acqua dolce, beh il vizio
è nel sistema quel tarlo
non lo rode e scade posticcio
com'è passato il gusto agrodolce
del medioevo a un gusto più medio
che separa quei due un tempo uniti.
Il bitume di ricordi decomposti
nei riassunti pedanti di oggi
brodaglia di intuizioni e di sconforti
si raccoglie sulla riva, e viva
rimbomba la bolla che sgorga
da sotto il terreno sommerso in palude,
e scoppia. 

Il pasolini

Realizziamo pasolini nei vicoli della città
oscura dai cassonetti a terra sparsi
vestita a fazzoletti sporchi volanti
che s'appiccicano pure sul volto clemente
d'un uomo appena uscito da lavoro stanco
e dei suoi uguali, semplici passanti.
Stanco di guardarli
ficcarsi nelle gole, c'è chi fugge sulle spiagge
- forse a Ostia o a Bombay -
e sta solo e lontano a liberar lo sguardo,
silenzioso lì si aspetta di trovare
qualcun altro che volendo uscir dal mondo
per salire ai suoi ingranaggi
si sia detto "Ah, guarda che c'è ancora un posto
per andare e allora andiamo".

La visione del grillo (6 poesie)

Oggi che la luna è apparsa all'improvviso
si capisce che qualcosa è tutto diverso
e dietro il suo spicchio iridescente
allora c'è forse chi è perduto per sempre
ma non rivolge a noi la faccia.
Tutto si muove a un solo segnale
e quel segnale non si ricorda
è perso per sempre e nulla somiglia
per questo la luna è sempre affollata,
emette rumori continuamente
e mantiene la forma rotonda
prenderà pur da un principio
piede la grande sua massa.

Due tre volte oggi di vuoto
la voragine nel passato
forse una morte occorsa
che tutto quanto è cambiato
e mostra la faccia cattiva
finché si odono le risa
ma pure stavolta impertinenti:
le cose che svelano il volto segreto
e le ritrovo come le altre volte
segno che forse continuano sempre
a mostrarsi rivolte.
Dunque che era che le celava?

Dicono sia impossibile
non ci sia niente dopo la morte
ma allora è sbagliato
soltanto il concetto
di vita
che ci inonda l'esperienza
non sappiam guardare bene
o entreremmo nelle stanze
della galleria del tempo:
non un ritorno,
vedremmo la stasi.

Una cosa che mi son chiesto
guardando gli angioletti
nei dipinti medievali:
le anime in cielo che aspetto hanno?
Quello da neonati, quello da adulti?
No, le anime non devono mostrare età.
O se hanno i baffi o i capelli lunghi?
Non possono avere genere, che è neutro.
Ma hanno qualcosa che assomigli all'individuo?
Non hanno niente che lo ricordi.
Hanno almeno la memoria?
Né memoria né discorsi.
Credo le anime siano dei suoni
che somigliano alle voci
ma non ben riconoscibili.

Impalpabile compagna
che sorridi aerea
sollevando drappi
fai le danze rituali
tramandate nel lignaggio.
Se ne accorge solo un grillo
che la osserva sbalordito
come assistesse a una visione
nel suo mondo ultraterreno.

Io di parole, vedo che mi vedi
ti vedo fra le voci
che vengono stanotte
e si sdraiano scritte
sulle righe del foglio
dove tu invece corri lontano.
Stanotte strappo il foglio
che ci separa
e ti vengo a cercare
vediamo se poesia
è cosa reale
come corridoi
per mondi allargati.

Daniil Charms

Immagine correlata

Elizaveta Bam https://www.youtube.com/watch?v=x__nnFhiU7k fatta da questi: https://gorki.de/en/elizaveta-bam

Manifesto OBERIU scritto anche da Charms http://www.esamizdat.it/rivista/2007/1-2/pdf/temi_trad_manifesto_eS_2007_(V)_1-2.pdf

Agosto: definizione

Il sole di agosto
illumina meglio
le cose mostrando...


Il sole di agosto, i colori vivaci e la luce accecante sulle spiagge italiane: il nostro cervello meglio invitato a credere vere le cose è proprio quel pesce che sta abboccando all'amo tirato alla lenza. Agosto tripudio di apparenze che creeranno fraintendimenti nel corso dell'anno, fino almeno alla prossima estate. Ciò spiega anche che il meccanismo alla base della nascita della pesca è attribuire al pesce i desideri dell'uomo, di mangiare qualcosa di buono e facile per risparmiare tempo e energia, e così proiettarglieli "addosso" e credere che quel desiderio non sia più dell'uomo stesso, ma appartenga per davvero alla specie dei pesci.
Il segnale che sta avvenendo qualcosa sotto, che non si può avvertire con i sensi, però, viene dallo stesso mare, ce lo dicono i suoi rumori: del legno di una barca che sbatte sull'acqua, o di quello confuso delle onde. Se il mare fosse realmente piatto, non ci sarebbe tanto disordine ma un suono preciso e distinto. E invece è profondo e fa rumore caotico; il rumore di ogni onda si confonde, non distingue, da quello delle altre onde. E perciò ogni estate i bambini ormai liberi sono studenti accaniti che analizzano le forme e i colori più attraenti e vivaci, e sono tutti intelletti meravigliosi che studiano i meccanismi della percezione, della produzione di realtà, di creazione. L'adulto rivive meno consapevolmente lo stesso periodo di apprendistato se guarda tutto più illuminato rispetto al resto dell'anno: più luce su (e da) forme e colori brillanti.
Eppure desidera tutto questo: se saltasse anche solo un'estate, quell'estate sarà persa per sempre.

Violenti

BISOGNA essere violenti
soltanto per far capire
a quelli violenti
che non bisogna fare i violenti.

Musica malata

E intanto gli U2 vendono un altro album.
Quando è che finirà il periodo
in cui dobbiamo fare finta?
Incolonnati a braccia serrate
seri
sbattendo pian piano la punta del piede
a voci affettate di autocompiacimento.
- Toh, adesso bisogna applaudire -.
Il lato oscuro della tradizione
creata un giorno antico lì per lì
i quattro accordi felicissimi
sui tasti di chitarra
formano un quadrato.
Gente che non ha mai suonato il cerchio
ripete il quadrato
di quattro accordi felicissimi
maledetti
il ritornello per anni in radio
in riproduzione continuata
il virus infetta la musica d'Occidente
musica malata infetta porzioni vaste
di popolazione pigrissima
o sempre più pigra.
Spezzare moderatamente le forme
carine per piegarle alla realtà
multilatera metamorfa
non delle sintesi chiediamo
ma approfondimenti
su come noi o cose siamo
e non su come dovremmo essere.

- Non finire con una frase nominale -

D'incanto e di magia

T'incantano ancora i verde smeraldi
quei ricci d'argento
nei fondali bui
e ti sollevano al cielo turchese
le braccia del vento
come magiche dee
nelle terre d'Oriente.
È la forza del teatro
la tournée itinerante
l'avvicendarsi dei ruoli sul palco
la loro rete di rimandi.
Quell'ombra nera che ricordo
e le sue tenere carni
sotto un giallo fluorescente
mentre ora tripudi bianchissimi
di luce gelata irrompono
su una spiaggia non privata.

Tougsbozuka

T o u g s b o z u k a

Augusta Kuba, guasta gatta gota, stakka a tokko bozzo a bozzo sta kukuzza askuata kua.
Gusta zukka a sugo su kukutza bassa. Bukato a zukka su kukutza o bokka a bokka: abbozzo a gusto gazza o gusto kazzo, basso kosto sto sugo. Gusto tabasko guasto su kukuzza a sugo tosto.
Skat skat tosto tosto buka a kuba, azoto a tozzo, tubo a busta, bokka a gatto o tabù goto buttato a agosto. Agosto agosto gas guasto Augusto. Gatto basta a gatto goto. Busta gota a busto goto. Basta gatto! Basta tabù! Bastaaaa!!! kazzo.
Sbuka kukuzza a kazzo su stato basko: sbotto su botto, sbatto su bug, gusto bobbuka buskato a Kuba, kubo su kubo su kubo: autobus, gas sbukò. Augusto bussò su autobus: "Skusa, skusa autobus! Sbotta gas. Busko a Kuba o' gatto kukuzza". Autobus a Augusto tuba: "Tu kua bukato tua zukka. Sbotta stokazzo". Augusto autobus bukato a bazooka bukò, Kuba su USA tosta aguzza batosta.
"Stato Kuba a Stato USA, Stato Kuba a Stato USA. Tutto ok?"
"Ok stokazzo" USA sbottò. "USA kukuzza, buska sta zukka!": Kuba a USA sbukò sub bazooka: "Babooo! Baboook!" tabakko gusta Kuba e USA gusta stokazzo.

Il tentativo di corruzione

Cerca il tempo spiraglio in sfacelo per farsi spazio e reggere il mondo tuttavia. Solamente sbraita il traditore che vuole corromperlo e non...