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Mal bianco

Anni rubati ad un'eternità
per le bocche affamate dei figli
siamo cresciuti alle spalle di un'ombra
funghi in colonia di un vecchio giardino
come un mattino di nuvole grigie
sogna gli azzurri tersi di giugno
o l'ombra che scappa a non farsi vedere
quando il sole è a mezzogiorno
siamo al coperto a una parte del tutto
per non bruciarci vicino ad un fuoco 

Zaffiro

Mi avevi chiamato mare di amore 
nella città ricoperta di stelle
avevi un vestito color zaffiro
le dita nell'ombra dei primi capelli



Cielo che parla

Cielo che parla e un altro che scrive.
Sono venuto a chiarire due cose.
Una che parla non quello che scrive.
E quello che scrive non sa chi è che parla.

Come farebbe a parlare di me
un uomo comune come chiunque 
che non riesce a sentire chi parla
né di che cosa né mai se lo chiede?

Sporca d'inchiostro la voce degli altri
l'altro che dorme e sogna i miei versi
di giorno si sveglia, ride dei sogni
e scorda che parla con l'universo 
 
cingo il recinto del suo pensiero
fatto di giorni lontani e finiti
i loro azzurri turbati nel vento
dal bianco vapore di nuvole in volo.

Non conclude

non ha poi voglia di finire quello
che ma ha le carte della vittoria
i requisiti eccellenti è vero
tutto può ma non ci si impegna no
e poi c'è perché non c'è nessun altro
chi cerchi? perché chiedi a noi? ah
acqua passata, ho smesso di 

Alle vecchie caserme

Nonno veniva per l'alta salita
fra le pinete sui fianchi dei colli
quando il sudore bagnava i suoi occhi
voltandoli entrava il golfo di Taranto.

fermo la bici alle vecchie caserme
fra le campagne ed i miei boschi
da quando non c'è più un solo soldato
le pecore masticano il prato

e poco più avanti sai che i romani
pestavano i loro sporchi calcagni
su questo tratturo lungo e sicuro
dove non c'era che odore di salvia 

chiudo gli occhi, non penso, c'è il vento,
il caldo sul volto, il peso alle gambe 
sono il rumore di ali delle api
sono una pietra tra tutte le pietre

Le traiettorie della guida turistica

La strada non è scritta
come da esperti ingegneri
almeno quella pubblica

e se pure sarà dritta
non lo sono le traiettorie
della guida turistica

mi dicevo di affidarmi 
poi mi persi o attardai
qui non è come descritto 

sono dove non dovrei
in un luogo non segnato
fra le rotte delle carte?

o mi inganna questa guida
la mia meta è inesistente:
qui adesso per me è lo stesso

e vago a fortuna cercando
il portento a colori
dei volantini dei sogni



Mi siedo alla panchina sotto il pesco

Mi siedo alla panchina sotto il pesco
distante dalla lunga superstrada
accanto a me è seduto un gatto
gli gratto le orecchie e strizza i suoi occhi 
guardiamo campi e macchine al tramonto
al vento, sorpresi da un fresco ignoto 
che ci sembra proprio strano.

Scompenso, equilibrio

Nel tiepido talamico ricusa al diaccio di là dalla coltre
polemarco l'arconte e tesmoteta
a dettame stentoreo a nuovo profeta
cui si riduce. Furto di ignava attesa
tal'è il giorno la vampa di lampa di incisi su pietra a cammeo
e tale la breve lunghezza di onda sicura.
La cornea rigetta gocce di lacrime
a solcare il suo bel viso come terra le lame
di protervo spartano - che ellenico? - arcontato.
Non trascina l'origliare i talloni sopra il mare
ammanta di velluto dorsi scarni di inconscio
respinti al frangente a medesimo lido.
La lampadina guasta è più ardua da scovare.

Mi chiedo: quando io ti rivedrò

Mi chiedo: quando io ti rivedrò
in un tempo lontanissimo 
a miliardi di anni luce, non importa
che tu sarai cambiata ed io sarò diverso, come pure non importa 
se dei corpi avremo accenni
sufficienti a star vicini,
vorremo baciarci in fronte ancora 
come quando si era in vita
stretti attorno ad un pianeta?
Se sapremo ancora farlo
riusciremo a salutarci
a distinguerci a parlarci
come i migliori pomeriggi
delle nostre corte estati?
Io non credo onestamente
perché sarebbe un po' come parlarsi
al riflesso di uno specchio.
Che oltre fosse lo stesso di dentro
le mura ciclopiche ci disperiamo
piccoli insetti coi cannocchiali
talmente potenti da guardare attraverso:
c'è un filo d'aria e un poco di polvere
ma messi al riparo nel caldo rifugio
rinasce negli occhi la primavera.

Affumicatoi

Informi parole deformi per sé
perché non mi informi un poco di te
secondo la scienza la fonazione
permette lo scambio di informazione
esprime alla luce ciò che non brilla
ma stilla la vita che non sa parlare
vilipesa e indifesa dall'artificiale
raspo d'artigli di scaltro rapace
capace di attingere a selvaggina
dentro le porte di foglie e corteccia
dei nostri migliori affumicatoi.

Vorrei dormire nel letto del fiume

Vorrei dormire nel letto del fiume
ma rane ed uccelli
non me lo fanno fare
e il rumore dell'acqua che scorre
è troppo forte per farmi dormire
sembra il rombo di un motore
il vociare confuso di una marmaglia
dietro le quinte di un teatro
di continuo riapro lo sguardo, mi volgo
a vedere se i pesci mi osservano
le alghe mi toccano e fanno il solletico
la luce distorce il cielo emerso
e mi arriva alla pupilla danzando 
le mie lenzuola non si rimboccano
e la coperta mi fa soffocare.
Vorrei dormire ma non si può fare.



Hai gli occhi castani

Col legno di cedro che hai dentro gli occhi
facciamo una barca e navighiamo
fino a una terra lontana lontana
oltre la linea dell'orizzonte
facciamo una casa di rami e foglie
viviamo di pesca e di raccolta
ridiamo pensando che è bello partire
e quando è tardi dormiamo abbracciati.

Rimanimi

Dalla finestra ti vedo passare
è vero che abbiamo due corpi diversi 
ma nella mente ti guardo e disegno
d'accordo sia fuori non nella mente
ma sei più vera solo all'interno.
Forse noi siamo la stessa persona 
tant'è che rimani sebbene per poco 
anche se giri dopo un minuto 
l'angolo lì in fondo alla strada.

Dicembre

Dicembre bacca rossa caramella
lampadario a braciere nuvolare
di nuvoli grigi, neri talvolta
in fondo ai confini novembrini
oltre il muro che scavalco di notte
ed - oh magia! - la tua schiena bruciare
non come brace bensì come fiamma 
di un fuoco nascosto nei boschi di neve
riga di fumo nel niente del cielo 
sulla collina che ho dietro casa.



Specchio inattendibile

Nel corso della Storia l'Uomo è diventato sempre più stupido e inadatto alla vita. L'intelligenza, facoltà universale e relativa a ogni individuo, perciò stesso appartenente ad ogni individuo, si è visibilmente ridotta. Se nel lontano passato serviva a connetterci all'ambiente e agli altri individui, adesso invece serve per isolarci da tutto e tutti e sopravvivere accontentandoci del poco che abbiamo. 
L'intelligenza contemporanea non fa ascoltare, quindi neanche imparare. Ognuno rimane convinto della propria superiorità naturale, anche se non si sa che cosa significhi questo "naturale": la mente non dubita di essere contro natura o almeno molto piccola e limitata rispetto alla natura. Pensa di essere uguale alla Natura ed è convinta di conoscerla istintivamente, di essere il riflesso specchiato di essa. La mente che riflette è una metafora pericolosa che può generare un antico pregiudizio: che il riflesso sia la cosa stessa perché ne ha l'identico aspetto. Dalla voce riflessione su Treccani: «Hegel, sottolineando il carattere creativo della r. in una prospettiva gnoseologica che rifiuta alcuni dei presupposti fondamentali della posizione kantiana, la vede come attività che caratterizza la libertà del soggetto pensante in quanto non si limita a cogliere una natura delle cose come natura preesistente, ma la produce nel momento stesso in cui la coglie. Di qui la radicale svalutazione di una filosofia della r. in cui l’intelletto umano proceda per astrazione, cioè per separazioni e opposizioni che tiene fisse e insuperabili, rimanendo perciò sostanzialmente legato alla realtà sensibile, incapace di elevarsi al grado della ‘ragione’». L'Occidente di oggi è idealista e totalmente slegato dalla realtà concreta, così modellato per essere più facilmente manipolabile a livello psichico e di comportamento. Gli si fa fare tutto quello che si vuole perché non vede non sente e non sa la realtà, e nonostante questo tuttavia è convinto di padroneggiarla più che comprenderla semplicemente e istintivamente, senza il minimo sforzo. Tutto rimane astratto e non chiarito, manca l'esperienza e l'esperimento, che pure dovevano essere l'anima di una civiltà sedicente scientifica, infallibilmente vera. Ma l'Occidente si contraddice, per non turbare questo suo sistema accetta e tiene segreta e nascosta questa contraddizione, che se venisse alla luce potrebbe scardinare tutto.
Il riflesso non può essere, per definizione stessa, la cosa che essa riflette. Uno specchio non contiene me, noi, voi, non contiene un vero mondo: il pensiero non è la realtà, è per definizione una sua copia difettosa perché gli manca la verità. Pochi dubbi a proposito: l'umanità che si presenta e racconta come la più progredita e perspicace è a tutti gli effetti la meno sofisticata e meno perspicace che sia mai esistita, la più pigra, remissiva e permissiva che si sia mai sviluppata sulla Terra perché incapace di vedersi limitata. Totalmente disinteressata all'ascolto e all'esperienza diretta con la vita vera, rimane incapace perciò di imparare, così atrofizzata e avvizzita.

Neil Gaiman - Coraline

Romanzo horror e mistery (fiaba noir) del 2002 dell'americano Neil Gaiman, scrittore del fumetto Mister Sandman.

La protagonista è una bambina che esplora la sua nuova casa e conosce i suoi coinquilini: al piano terra due vecchie ex-attrici di teatro varietà con cani, al piano superiore un vecchio "pazzo" che allena dei topi per un circo. Nel giardino un gatto nero. Ognuno sembra serbare un mistero connesso con una porta del salotto di Coraline. 

L'uso di sostantivi e aggettivi molto vaghi e indefiniti rende la narrazione facilmente apprezzabile da tutti. Lo stile è secco e senza eccessi.

La storia procede come in un incubo in cui si scoprono varchi nascosti nel mondo che siamo abituati a vivere verso realtà misteriose e ignote. Il mondo degli adulti normali-borghesi dei genitori riflette l'abitudine alla monotonia, la disattenzione, la perdita di entusiasmo nell'esplorazione e nella spinta conoscitiva. Questa tendenza generale li rende estranei alle ipotesi e suggestioni.

Coraline vuole sapere cosa c'è al di là del muro di mattoni nascosto dietro la porta del suo salotto, se l'appartamento vuoto oltre quel muro si può vedere.

Vi trova un mondo simile al suo ma non uguale, ha particolari anche inquietanti che lo rendono diverso e misterioso. Qui l'incubo si fa vita reale di Coraline.

Lì trova l'altra casa, l'altra madre, l'altro padre e gli altri suoi vicini, che vivono vite parallele a quelle non oltre la porta. È come se dopo la porta ci fosse la dimensione concreta del sogno, il posto in cui i sogni sono ambientati, un posto reale e non evanescente, che però segue sue leggi, meno meccaniche e più libere e imprevedibili.

L'altro mondo però è creato dalla sua "padrona": l'altra madre, che non ne ha fatto che la loro casa, il giardino e il bosco intorno. Oltre il bosco il mondo finisce in un nulla bianco, ma proseguendo sempre dritto si ritorna alla casa, come dopo aver percorso in linea retta la superficie di una sfera. L'altro mondo è una brutta copia dell'originale ed ogni cosa è inautentica.

Gli elementi fiabeschi vengono utilizzati per generare straniamento dalla realtà, e si riconoscono soprattutto nella giovane età della protagonista, negli animali parlanti, nei varchi, nelle sfide e prove, negli oggetti magici e nella ricerca di oggetti. La spinta all'azione è data dalla curiosità e dall'istinto di esplorazione degli spazi. Le atmosfere sono quelle cupe dell'horror fantasy, ma la narrazione è molto secca ed essenziale, dettaglio che crea contatti, scontri e legami tra la realtà e il sogno.


Le scoperte macabre e horror in ambiente domestico non sono diverse dal più recente (2020) La madre assassina di Ermanno Cavazzoni, con più ambizioni letterarie miranti allo scardinamento della narrazione realista.

Gesualdo Bufalino - Diceria dell'untore

Fra i migliori libri di inizi anni '80: lingua preziosa e barocca, dalle immagini varie ed insolite. Bellissimo incipit.

Attesa della morte e malattia: atmosfera angosciante ed opprimente, dalla quale si distacca meravigliosamente l'amore per la vita come momentanea interruzione dalla banalità e dalla noia.

Si rimane ammirati per ciò che vive e resiste alla morte, stanchi delle abitudini che ci fanno dare per scontata la Vita e il mondo.

Il tentativo di corruzione

Cerca il tempo spiraglio in sfacelo per farsi spazio e reggere il mondo tuttavia. Solamente sbraita il traditore che vuole corromperlo e non...