La mia poesia nasce dallo scontro tra me e l'esterno, mai pacifico, mai equilibrato. L'Umanità recentemente ha scoperto che il mondo non è come quello che appare al nostro organismo: noi lo elaboriamo, lo distorciamo in base alle nostre diverse personalità. Noi siamo incompleti, non solo perché limitati dalla cultura del nostro tempo, ma anche perché non siamo individui slegati dal resto dell'esistenza: noi+ambiente siamo un tutt'uno: siamo una somma di contrari, dentro+fuori, pieni+vuoti, tutto+niente, ogni opposizione è sempre presente, e l'esistenza presuppone il Nulla. La materia poi, eternamente cangiante, non è solida come pensavano gli antichi, né autonoma e indipendente (bisogna che per ogni atomo esista un "contro"-atomo di materia oscura). Anche la luce non è di per sé "luminosa", la luce è indice di calore e movimento, dunque le immagini non appartengono al mondo, ma al cervello. Così i suoni/rumori, non nascono così come li avvertiamo noi, noi per elaborarli dobbiamo ridurli a quel suono che avvertiamo. I suoni indicano che nell'ambiente almeno due entità sono entrate in contatto tra loro, producendo attrito, da cui le onde sonore. Ma per alcuni sono sinonimo di rimprovero, o di gioia o di vita. E il tatto? E l'olfatto? Il colore? Noi nasciamo come esseri viventi, predisposti all'evoluzione, in funzione adattiva all'ambiente; ma molte esperienze sono oggi - dopo l'età moderna - negate a chi come noi cerca nuovi usi della mente. Ci viene detto con perentorietà cosa si può e si deve fare, e cos'altro no: ci viene insegnato a cosa credere e quali stimoli sensoriali avvertire. Lì, fuori di noi, invece c'è tutto, l'esistenza è tutto, e noi ci adattiamo pian piano ad essa, mai cogliendola in pieno: è lecita la Ricerca. Da qui il bisogno di una rilettura "filologica" (in senso ampio e non tecnico) della Storia degli usi mentali. La mia poesia nasce dal modo di interpretare la Fisica, ed esplora quel mondo con cui veniamo ogni momento in contatto, ma del quale non possiamo fare esperienza, se non molto limitata, filtrata e depurata di quelle caratteristiche che il corpo non può elaborare. Il contatto tra la Poesia e quel mondo "buio" e "nero" perché senza luce - e quindi immagini - senza rumori e fatto di materia cieca, è un legame molto produttivo, tanto da permettermi di esplorare la realtà con occhi diversi, e ricreare il mondo grazie alle parole portatemi dal dettato interiore-mentale. Così come hanno fatto molti prima di me, in altri modi. Ad ogni punto di arrivo, o teoria-scoperta, il mio animo può reagire con stupore, o paura e sbigottimento, o - raramente - con piena padronanza e sicurezza di sé. Infatti da un lato c'è l'angosciante evidenza del Nulla, dall'altra la consolante potenza della poiesis (=creazione). L'utilizzo dei personaggi letterari, della prima e terza persona poetiche, permette un'investigazione senza paura: "disinteressata" (cioè non tesa a dimostrare o affermare un mio pregiudizio o ideologia) perché sia più efficace e rivelatrice, e meno personalistica e autistica. Una ricerca personale, piena di spunti da approfondire per negare o confermare le mie teorie è la mia Poesia, che tenta di appianare i tormenti e adattarmi all'ambiente.
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