Attenzione

Dovremmo perfezionare linguaggio e comunicazione
per farci parlare anche con cose, atomi e raggi
ad esempio parlare come loro, senza dirci una parola
ascoltare il tempo che batte sopra i timpani e che bagna
le tempie, sfiora la cornea e la fa lacrimare. Col tempo,
con lui vorrei parlare, e dirgli ridendo che lo spazio è un puntino
che io lo sento quando passa vicino, che il modo migliore
per creare ricordi è quello di vivere facendo attenzione.
L'occidentale che prende un oggetto è stanco è pigro
lo usa, rovina, lo rompe e dimentica invece
di ficcarselo in testa. O invece di entrarci,
di domandarsi che cosa ha in comune con lui.
Noi che siam fatti di ore e di anni
venuti dal nulla, nel nulla diretti
riconosceremo un giorno nostri fratelli
gli oggetti gli eventi gli istanti presenti
il Tempo, la Storia, gli atomi, i giorni
che a ben guardarli somigliano a noi.

Altra sera

Mi chiedono efficiente
non fare cazzate
e prendersi il meglio di me

Ma non c'è nessuno
disposto a sentire
perché resto solo

Ecco la sera
che cosa aspettavo
dopo un giorno intero?

Solo i rumori mi date
delle ruote e dei motori
che di certo non si fermano.

Ma se mi ostino
domani a quest'ora
avrò espresso il groppo che serbo.




Io che aspetto
ma solo rumori
arrivano, e già un'altra sera.

Domani andrà meglio.

A fior d'acqua

Perché sull'acqua
Non si cammina,
Si affonda?

E pure
Sembra un cortile
Da pestare

dove non puoi farci una casa.

Ma perché
La sua vita nascosta
Scorre senza sospetti!

Anche tu, amore,
Per me sei di membrana
Che a me ti cela.

E pare
Ordinata, elegante
Ovunque uguale

E uguale all'altre
Né sfigura,
Appena distingue.

Ma a tuffarsi:
Verrei a conoscere
I segreti sommersi.

Soffrirò per scelta l'apnea.

De pigrizia VII: Lettura di "La galassia dei dementi"

 Gli occidentali "medi", ispirati da volumi di letteratura moderna e positivistica, si proclamano possessori di una Sapienza che fornisce loro una mentalità più avanzata, progredita e perfezionata rispetto alle sapienze di altre culture nonostante siano ignoranti in tutto. Gli occidentali inneggiano la scienza e la tecnologia perché producono meraviglie, cioè anche più delle risposte ai loro bisogni, e regolano le loro esistenze. La loro idea di Scienza è appunto intrisa di magia e superstizione: le credenze che condividono non sono verità scientifiche ma supposizioni di una pseudo scienza, incoerenti e spesso stupide. Si vive sempre più nelle città, che vengono costruite e mantenute appositamente per far sopravvivere il meccanismo che le tiene in piedi, perciò anche la morale e la cultura in generale si abituano alla vita controllata dall'economia del mondo globalizzato; si sta comodi stando a certi patti, ma si dimentica e si ignora tutto ciò che dalla città è fuori, oltre a tutto ciò che c'era prima. L'umanità si preclude delle strade per il futuro, orientandosi sempre più verso una condotta, una possibilità, ed escludendo le infinite altre. Si esalta il presente e il vicino, e si ignora la Storia e il lontano: ognuno esalta se stesso vanamente, pensa di farcela da solo o di essere migliore e più dotato degli altri. Tutti la pensano così, di essere autosufficienti, e questo va bene perché ormai possiamo dire sdoganato e accettato da tutti l'individualismo dilagante. Siamo in Occidente, siamo seri, scientifici e tecnologici, non abbiamo tempo da perdere per gli altri. Se l'economia, la politica, la scienza e la tecnologia (la Ragione) regolano la mia vita allora ci pensano loro stesse a farlo anche agli altri. E così ognuno si sente dispensato di fare qualcosa di buono, utile... di fare qualcosa. Dipendiamo dal sistema e ogni iniziativa viene scoraggiata da una parte o dall'altra, cioè o dalla Società o dalla politica e dalle leggi, a meno che non sia molto moderatamente personalistica: cioè sono tollerati soltanto i servizi per acquirenti-consumatori-turisti, che non turbino troppo il meccanismo del sistema.

In questo sistema possiamo dire esserci ancora un angolo, disprezzato, di sottocultura (purtroppo!) in cui è tollerato aprire squarci nel tessuto culturale contemporaneo per vederci da fuori. Lì appariamo ottusi e ridiamo di noi stessi, della nostra stessa ottusità: lì risiede la sfera del comico, come un'idea platonica nel suo ambiente ideale. Un comico che ride della stessa persona da cui nasce, forse per renderlo capace di accorgersi dei suoi errori più stupidi, come quello di presumersi esseri logici e infallibili.
Lì si può concepire quanto comica sia quella versione storpiata, ignorante e "popolare" del pensiero razionale scientifico. Lì ci si può fare un'idea di cos'è e di quale problema rappresenti la presenza di una brutta copia di Cultura, di una sua versione vaga e storpiata che non fa altro che rendere più cocciuti i chiusi di mente. L'antichissimo genere della Satira menippea adattato ai giorni nostri produce squisiti testi che rovesciano l'abituale presunzione di onnipotenza e di abilità degli occidentali moderni, e non è impensabile far rientrare tra questi testi anche romanzi italiani relativamente recenti come Pinocchio di Collodi, il Pasticciaccio brutto de via Merulana di Gadda, Il pataffio di Malerba, il Viaggio di G.Mastorna di Federico Fellini, Cani dell'inferno di Benati e La galassia dei dementi di Ermanno Cavazzoni. I loro personaggi non riescono ad elaborare un sistema di pensiero capace di spiegare razionalmente gli eventi (inusuali o al limite dell'esperienza umana), e perciò subiscono il loro presentarsi come fanno anche i bambini alle prime prese con una nuova esperienza, ancora da apprendere per potere, in una sua futura ripresentazione, reagire più efficacemente.
Come in uno zoo
parole pappagallo
nella serra tropicale
allora grandi banani
fanno ombra sul sentiero
le pietre terra rossa
frutti arancioni
forse è un bosco
in un quadro barocco
con dentro

forse le case
per farci le favole
o quelle strade
di faggi altissimi
vedute nei sogni
sulle montagne.

Forse una
deserta foresta.

Dove nei secoli
si son visti passare
in ordine
un paesano
un soldato
un imperatore
un monaco
un re
un cacciatore
un cavaliere
un mago
un turco
un bambino
un appestato
un esploratore
un avventuriero
un servo
un signore
un vescovo
un santo
una ragazza
un gruppo
dei briganti
partigiani
un professore
un ciclista
un turista
un boy scout.


De pigrizia VI/bis

È comica la situazione ontologica in cui l'Uomo si ritrova a vivere: l'individuo isolato si scopre vuoto e privo di senso e giudica tutti gli altri individui degli illusi, mentre, per dare un senso alla Vita deve pensare esattamente l'opposto: sottovalutare sé, e saper ascoltare per imparare dagli altri e anche dalle loro illusioni.

I gruppi di persone fanno cultura, gli individui isolati la oltraggiano.

Quando uno crede di poter fare tutto da sé senza affidarsi a chi è competente e può aiutarlo, o senza prima informarsi e studiare sufficientemente, ad esempio traendo veloci informazioni sommarie da internet, assume il pregiudizio di sapere l'unica Verità a dispetto delle altre versioni possibili: esclude infinite possibilità e un vero bagaglio di conoscenze. Può essere facilmente manipolato verso condotte illogiche, pericolose o inutili.

Se diversi individui organizzati oltraggiano la Cultura, non si stanno accorgendo di fare cultura come sempre da tutti i gruppi di persone è stato fatto. La loro sarebbe dunque una cultura tanto valida quanto anche tutte le altre.

Se diversi individui convivono senza organizzarsi, disordinatamente, serpeggia la sfiducia o l'indifferenza e non può esserci Cultura né Società.

Se un popolo è di individualisti, pretende di imporre a tutti i suoi stessi metodi, sbraita contro ogni particolare di diversità, e invece di farne tesoro per imparare, urla contro le occasioni di Cultura e rimane pigro e stupido.

Le foto

Le foto
col tempo
annoiano meno

E il tempo
importa
solo dopo un po'.

Ed il tic

Non riesce
a distinguersi
immediatamente

Pare
uguale
ad ogni altro tac.

Il presente
scontato
passa ignorato
ma quando
è passato
ci appassionerà.

La favola dei pesci

Quando al mare quegli uccelli
guardano e cantano stornelli
al mare scuro che ci bagna
Solo i peli della barba
Non è il caldo che arriva
Forse piove sulla riva
E a noi non è dato modo di guardare
Hai occhi solo per chi prende il sole
E non ci pensi a chi affonda
Perché l'acqua è anche profonda
Ecco tu vedi soltanto
Un foglio bidimensionale.

Se ti tuffi rivolti il mondo
tocchi il fondo degli abissi
Quello è un mondo solo per pesci
che solo a viverci un po' poi lo capisci.
Va' dai pesci, ti vogliono parlare
Ma dentro l'acqua non si spargono le voci
E ogni volta che provavano
a chiamarti sul bagnasciuga
L'acqua riempiva i loro polmoni
solo per chiederti una mano.

Quante voci giù nel mare
che ti vogliono raggiungere
ma non riescono a passare
oltre la sua superficie.
E tutto pare uguale.

Forse mi tuffo nei buchi

Forse mi tuffo
Nel mare dei buchi
Per uscire da me
E trovarmi disperso
Per moltiplicarmi
Perché è dura
Una volta tuffati
Trovare quel buco
Da dove si parte.
Bisognerebbe
Vincere il timore
Di perdere la mente
In altri corpi
Fuori di sé
Ed entrare più spesso
In corpi
Di sconosciuti.
E se scivoli da te
A terra
Non ti fai male
Sbattendo la schiena
Ma entri nei buchi
E lì galleggi
Con tutti gli altri
Che si sono perduti.


La vita così è una casa sperduta
nella foresta dimenticata
perché a nessuno interessa
e anche se gridassi come un pazzo
qui a nessuno può fregare un cazzo.
E allora vivete convinti di voi
che essere soli vi renda esemplari
sempre voi stessi nella vostra foresta
dove nessuno, come anche voi,
un piede neanche metterebbe mai.

Testo di una canzone italiana

Doveva esserci un castello nella foresta
Tutto sfatto di cavilli dell'età
Se non hai fatto male dentro resta
Non vedrà mai una città

Che poi le stelle e tutte le sirene
Sapranno ricordare chi gli da
Una mano per dormire bene
Un letto che le scaldi
Quando il mare è verde
E non c'è traccia di meduse

Che poi le stelle e le sirene
Dovessero avere occhi
Non hanno bocca né parola
Per zittire il nostro rumore

È vero che in montagna senti voci
Di grilli e animali
E dei sogni che faranno
Ma non rispondi e soffri
E così dormi stanotte

Ogni volta che li vedi
Quei disegni di bambino
Da un giorno cade un'ora che non c'è

Oppure con le mani di carbone
Mi accarezzi e torni a letto

Ora qui davanti a me.

Inutilità del verbo essere

'Nulla' è sempre la parola più strana del dizionario di qualsiasi lingua.
Il suo referente è qualcosa di tanto basilare e onnipresente per ogni parlante e individuo, che si tratta di uno dei principi fondamentali della nostra comprensione dell'Universo.
Il significato della parola Nulla si riferisce a una nostra concezione o pensiero, e non a qualcosa di realmente esistente nell'ambiente.
'Nulla' è tanto basilare per il nostro pensiero tanto quanto la parola 'essere'. Si pensi solo che la proposizione di base di qualsiasi lingua è quella copulativa, con cui si afferma che qualcosa è qualcosa o che presenta certi parametri: insomma il verbo essere significa qualcosa di così tanto scontato e ovvio per tutti, anche i più duri di comprendonio, che non ci sarebbe neanche bisogno di dire è. Eppure lo diciamo, proprio perché si tratta di una specie di nostra strategia mentale per pensare e dire le cose. Cose fessissime in genere, come "Questo è vero" o "quello non è vero". A che ci serve dire che cosa è e che cosa non è, se il concetto è così alla portata di tutti? Se qualcosa è (ad esempio, vero) allora dovrebbero saperlo tutti senza il bisogno che qualcuno glielo dicesse. Usare il verbo essere parlando di sé stessi alla prima persona, invece, annoia l'interlocutore, che sa già di stare ad ascoltare qualcosa che gli sta davanti e perciò, purtroppo, in piena chiarezza ed evidenza è, e l'interlocutore comincia a spazientirsi a sentire il parlante ripetere "Io sono, io sono, io sono", perché durante quel discorso probabilmente l'ascoltatore preferirebbe che quello lì non fosse parlante, o che non fosse proprio.
Le cose sono diverse in certi altri ambiti, come ad esempio quello dell'Astronomia.
Infatti se in una sera d'estate in cima a una collina pugliese solcata dai pini e dalla macchia mediterranea presenti in gravina, delle persone si ritrovano a guardare il cielo, può capitare che qualcuno dica con un sorriso stupito, così all'improvviso nel bel mezzo del silenzio fatto di canti di grilli e cicale, «C'è una stella», spiazzando completamente tutti gli altri insieme a lui, se succede questo, dicevo, gli altri potrebbero spaventarsi molto, gridare, scappare o rimanere paralizzati dal terrore rischiando numerosi e continui attacchi cardiaci o collassi. C'è chi potrebbe gettarsi dal bordo della gravina, giù nel dirupo per poter sperare di fuggire da quella visione da incubo. Le stesse persone che non si smuoverebbero di un centimetro se gli avessero detto «c'è un mostro» perché non ci avrebbero creduto, sentendo qualcuno che fissa sdraiato il cielo dire «c'è una stella», se fossero davvero coerenti dovrebbero schiattare di paura. Questo perché la luce delle stelle in realtà è partita anni fa e non sappiamo se ciò che vediamo è ancora presente. «C'è una stella» in questo caso significherebbe «c'è un fantasma», «c'è qualcosa che si vede ma probabilmente non esiste», così che gli altri intorno potrebbero mettersi a ridere per certe inopportune osservazioni.

Consiglierei dunque di sostituire qualunque voce del verbo essere con una specie di grugnito nasale mentre si puntano gli occhi insù come per dire «eh sì, ancora quel verbo inutile lì» e di evitare certi argomenti quando sono superflui.

Niente

Il tramonto è rosso rame
nelle nuvole di fabbrica
quando il vento è tramontana
e domani già t'immagini che colori appariranno.
Ma la luna è una falce che specchia
gli abbai dei cani e i rumori
di porte dei terrazzi
e motori.
Faremo un giro a piedi
nei viali elettrici o a led
per cacciare il buio e le occasioni
perdute che bussano insistenti.
Le case in calce e i vasi di piante
sopportano le nuove feste di paese
con musica tedesca dai fashion bar
birre al limone, risvolti alla caviglia,
bibite odiose succhiate in cannuccia
piccoli furbi roditori e ancora
i soliti vecchi discorsi paesani
un po' fantasiosi, ma vituperanti
fitti d'invidia, di noia, di offesa
per una giornata tuttavia deludente
uguale alle altre
ed una sera in cui si spera
che domani non cada grandine sull'uva e sull'arance.

A fare la plastica

Cozze guittose e facce d'argento
tutte nel centro
a fare la plastica,
che inquina i mari
del buonsenso
se passa un orco ci inciampa dentro.

Il diseducato II

Là fuori la massa in disordine
e forza le porte d'ingresso
entreranno dappertutto
deprederanno le stanze.

Ovunque ti nasconda
ti verranno a cercare
ti linceranno vivo
ti toglieranno tutto.

Sotto le travi del pavimento
ti ritrovi a stare zitto
purché non ti sentano
e loro sopra a ispezionare.

È il frutto delle scuole
e della rabbia
scatenata dai mass media
e da scrittori mafiosi.

Che ne faremo di tutti i milioni
di italiani educati al perbenismo
all'orgoglio vacuo nazionale
al rispetto dei bigotti?

A che servono questi ignoranti
frenati nella loro ignoranza
che san fare le divisioni
ma non i diritti fondamentali?

Schiavi dell'eletto, del neo-faraone
applaudite alle sue offese ridicole
sprecate vita, risorse, figli
contenti delle speculazioni e dei fondi illeciti.


Fiducia nella forza distruttiva del Sole

Dopo aver passato un quarto d'ora su facebook, in questi giorni in cui si usa commentare le ultime notizie dell'arrivo di migranti, ho iniziato a trovare consolante e rassicurante il fatto che un giorno la terra verrà bruciata, distrutta, disintegrata e dissolta nella vastità del cielo dalle fiamme del sole, quando questo si trasformerà in una gigante rossa, per poi collassare in una insignificante nana bianca ai margini della galassia. È così dolce, in questi giorni, il pensiero che l'umanità si estinguerà e che di lei non rimarrà neanche il ricordo, tanto da sperare che la Vita non rinasca mai più in tutta l'infinità dell'Universo. Forse una giustizia esiste al di là di tutto.

Schiaffo al Mascellone mussolini

Ci ho pensato, e secondo me il periodo più bello per vivere è stato quello agli inizi degli anni '40 del Novecento. Nei libri di storia leggete che c'è stata la seconda guerra mondiale, che è stata brutta, ma non dicono mica proprio tutto.
Negli anni '40 l'estate era fresca, il latte buono, i fichi crescevano sugli alberi e i prati sotto. L'epoca della seconda guerra  mondiale era incredibilmente più salutare per la metà popolazione mondiale che è sopravvissuta, rispetto ai giorni d'oggi.
No, no, in realtà c'era la cosa più bella mai esistita sulla faccia della Terra. Anzi, si poteva fare qualcosa a una faccia in particolare. Non era una cosa, ma più che altro una possibilità di azione molto molto bella. Un evento possibile bellissimo, il più ambito desiderio, che per noi oggi è ormai irrealizzabile, un tempo era possibile. Ma sconsigliabile. E il motivo è questo.
Ma secondo voi, quale cosa può dare più piacere e soddisfazione a un uomo di affondare la propria mano con uno schiaffo forte e veloce nelle paffute e strabordanti guance di quel mascellone da pesce di Benito Mussolini? E lo so benissimo che nel mondo contemporaneo sono spuntate tante altre facce meritevoli, ma sono tutti innoqui cloni imperfetti di quell'unico becero coionaccio primitivo sempre coi pugni ai fianchi e lo sguardo pichino (da miope) sollevato irascibile e presuntuosetto. Ma che meraviglia sarebbe stato vederlo arrossire di rabbia mentre protesta per aver ricevuto uno schiaffo sul suo grugnaccio? E sbattere i pugni in aria, e calciare le sedie?

Immagine correlata

Guardate che faccia di uno che non capisce un cazzo di quello che gli altri stanno dicendo. Il cappellino quasi gli raddoppia il capoccione e le mascelle gli penzolano dal gargarozzo in una pappagorgia abominevole e catarrosa da disegnarci su dei cerchi e giocare a freccette o a tiro a segno.

Immaginate quanti hanno sognato, guardando quell'ammirevole apparato masticatorio, magari di palparlo almeno un pochettino, di tirarglielo quel faccione gommoso grande quanto il vaso del cesso. Anche solo una pacchetta amichevole, un buffettino, un'allisciebbussa, quanto mi piacerebbe, vi prego portatemi indietro o riportatelo in vita, devo farlo a tutti i costi, soprattutto dopo aver studiato quel libro di storia e i ridicoli capitoli su di lui.

Io avrei provato diversi approcci e soluzioni: perpendicolarmente in orizzontale con la mano destra e poi subito sinistra alternate.
In verticale soprattutto dal basso verso l'alto.
In diagonale, sfruttando a pieno tutte le dimensioni.

L'avrei fatto più sicuramente nell'età della sua infanzia, quando però doveva ancora essere relativamente una persona normale ma con la sfortuna di un padre testa di cazzo, perciò mi sarebbe dispiaciuto un po', ma che bella soddisfazione sarebbe stata vederlo piangere accarezzandosi la faccia da ragazzino grasso e stupido. E poi da piccolo non aveva ancora sviluppato l'ampiezza abnorme del suo rispettabile mascellone italico flaccido. Sarebbe stato meglio aspettare che gli crescesse: per questo preferisco l'inizio degli anni '40.
Da adulto faceva ridere perché si incazzava ancora di più e diventava rosso rosso in faccia urlando "Chi è stato? Chi è stato?!", e tutti i militari, gerarchi e altri pervertiti dovevano sforzarsi di trattenere le risate e non farsi scoprire quando lui li guardava. E se si accaniva contro di uno, ecco che subito un altro da dietro pam! gliene mollava uno senza farsi vedere, e lui si girava per capire chi fosse stato e da dietro subito un altro pam! pam! pam! Ma sono scherzi creati da loro stessi in quell'epoca...

Da notare che poco prima di seppellirlo, erano quasi tutti convinti di averlo sistemato a testa in su a piazzale Loreto, perciò anche se passavi in quel momento a tirargliene uno di soddisfazione, difficilmente ti saresti accorto che era stato erroneamente posizionato a testa in giù. Molti andarono via da piazzale Loreto gioiosi e soddisfatti, convinti di aver affondato i loro sonori schiaffi in quell'impasto da focaccia, mentre invece si trattava del suo romagnolo culo, in tutto simile a una porchetta d'Ariccia, perciò perfettamente confondibile.

La sua testa percossa da palmi di mano messi a coppetta era parimenti ambita da molta gente, ma quel rumore era sicuramente troppo poco profondo, la testaccia ossuta troppo dura e pesante, forse ci si sarebbe potuti anche far male alla mano. Insomma non doveva essere poi così invitante, ma la sua grande estensione doveva certamente fare gola non solo al popolo, ma anche a quei poveri diplomatici degli altri stati che erano costretti ad avere a che fare con lui - loro che avevano lavori seri da fare, sprecati con quel bambino di 3 anni in un corpo da flaccido cinquantenne psicopatico - e poi a bambini, ragazzini, donne, anziani, uomini, preti, militari, ufficiali, amministrazioni, funzionari statali.

Il diseducato

Eccolo qui il diseducato
prodotto della vostra tradizione
con un bagaglio di sapere
da coscienza relativista,
e niente sbocchi per sfruttarlo
niente orecchie ad ascoltarlo
niente occhi niente tempo
niente, niente. Niente. Soltanto fastidio
riesce a destare se gli si porge
l'attenzione come se fosse spreco
eccolo il frutto di discorsi millenari
ormai fuori moda, da intellettuali
in sottigliezze di fini eruditi
senza colori fosforescenti
consumati dai pesci che siete,
da chiacchiere inutili su ciò che han comprato
i vostri parenti per la prossima cerimonia,
sui progetti di villeggiatura
nei luoghi di lusso scelti
anche da politici e attori.
Non ha appreso a mettere in pratica
un bel niente, né ad adattarsi all'ambiente
ha perso del tempo
studiando i classici rinascimentali.
Colpa dei maestri caporali,
dei pregiudizi della famiglia
maturati dall'infanzia
nei confronti degli altri.
Colpa di chi orienta la vita
a telenovela da canale regionale
e mette bocca
sempre a parlare di ciò che non sa
a emettere sentenze dicendo cose
senza sentire, leggere, imparare.
Troppo istruito, è diseducato
ed in quanto tale, diseducativo.

De pigrizia VI: oggetti di una sana pigrizia e creatività

Verso quali eventi o oggetti si deve rivolgere una sana pigrizia?
Verso la cura esteriore del corpo ad esempio, specie quando così si vuole nascondere la coscienza di non essere intraprendenti, intelligenti, di non avere qualità. O verso la speculare salvaguardia della propria bugiarda fama. È pigro chi pensa di essere nato con delle qualità, e non fa nulla per acquisirle o esercitarle. Lo fa soltanto chi si ispira alla merce da discount: incarti accattivanti ma qualità finale effettiva molto scarsa; colpisce l'attenzione all'inizio ma si rivela come sempre una fregatura deludente.
Gente e merce così sono per tutti gli altri degli sprechi di attenzione, di energia psichica che si potrebbe rivolgere verso qualcosa di utile e invece è costretta a rimanere ferma intorno alla superficie delle cose visibili, vanamente. La pigrizia lavora a favore dell'esteriorità, non dello sforzo del pensiero, essendo più appetibile perché reputata ingenuamente capace di fornire risultati immediati, come la soddisfazione personale narcisistica verso l'aspetto del proprio corpo. Ancora viene insegnato nelle università a farsi idee soltanto guardando l'aspetto di una persona. È una delle basi attraverso cui una azienda sa riconoscere il proprio target: ognuno conosce il suo pollo per spennarlo e spolparselo.
La pigrizia è da rivolgere verso di sé, verso l'epica che avvolge le narrazioni di ognuno su se stesso, ma è difficile ammettere di essere pollo. Per questo occorre uno sforzo, cioé dirigere la propria pigrizia verso l'affermazione della propria grandezza (immeritata) (verso l'epica).
La pigrizia immeritata o non sana si traduce in soddisfazione personale e momentanea, orgoglio.
La presunzione è un atteggiamento naturale cioè infantile, lo sforzo sano è quello di non esserlo.

Una pigrizia da fuggire è quella verso oggetti e occasioni di vantaggio personale, è utile una pigrizia rivolta verso gli oggetti del desiderio, conoscendone la vanità e mutabilità, cioé la continuità dell'insoddisfazione personale. Immagina se ognuno prendesse parte alle decisioni di pianificazione urbana: se avesse la disponibilità economica, costruirebbe luoghi di divertimento e non di ricerca e studio. Si tende a dividere queste due sfere, quindi a non evolvere, e a rimanere ancorati ai propri preconcetti, a mantenere lo status quo quando si potrebbe studiare per progredire, far scoperte e miglioramenti tanto nella vita concreta quanto nell'etica, nella filosofia e nella mente individuale e nella mentalità sociale, per raggiungere migliori modi di vita e di pensiero.

Dunque è sempre utile creare ciò che non c'è ancora, avendo piena coscienza di ciò che già c'è. Nei momenti di creatività, sogno, fantasia, allucinazione, si esercita un sanissimo disinteresse nei confronti dello stato presente della realtà materiale-concreta e delle occasioni di vantaggio personale. La creatività poggia sul dissenso nei confronti della realtà esistente nello stato di veglia razionale, perciò una sana pigrizia è da rivolgere verso le comodità personali, i vantaggi individuali di tipo economico e gli oggetti dei desideri nati da una razionalità egoistica ed egocentricamente fondata. Verso tutto ciò che tende ad accontentarci e a non farci immaginare altri modi di vita possibili, non per forza più impegnativi o difficili.

Bisogna lavorare non per ottenere miglioramenti nella propria condizione di vita: la vita di un lavoratore non cambierà mai, se prima non cambia la sua mentalità, i suoi obiettivi, o se le sue idee rimangono sempre le vecchie stesse. Soltanto in questa maniera una persona può sperare di essere utile, e di non sprecare inutilmente tutto il tempo della sua vita.

Il tentativo di corruzione

Cerca il tempo spiraglio in sfacelo per farsi spazio e reggere il mondo tuttavia. Solamente sbraita il traditore che vuole corromperlo e non...