Nella lingua

Sei nella lingua: ti umilia l'idea
d'esser trasmesso da bocca a bocca.
Il tuo nome smette di denotare
ultimo passo di un più lungo viaggio
che più prosegue più ti trascende
che più prosegue lasciandoti fuori,
fra le onde di senso d'omonimia
dove rincarni miliardi di altri.

Meravigliosa

Sotto il vestito sei senza colori,
la tremula luce ti può attraversare.
Vedo di te solo ciò che non c'è
dietro lo schermo di cui ti inghirlandi

so solamente quel che si può dire
non te, lì prima che ti si conosca:
meglio appari al buio distante
fuori i contorni delle superfici.

Un sorriso

I cani corrono come cavalli
sfrenati e abbaiano contenti
dopo le piogge degli ultimi giorni.
Tu che li guardi reclini la testa
incarni il tempo imbambolato
e non controlli la forma del viso:
lì come un'alba ti spunta un sorriso.

Capodanno

Un capodanno coi soliti botti,
finiti gli spari fitta una nube
parve inghiottire il moto dell'orbita
nella mezz'ora abbondante di auguri
come arraffanti nel cieco richiamo
del cappellino e della trombetta
sul nuovo buio, silenzio inedito.
Un nuovo anno uguale ad un altro
senza neppure vedere com'è
ce lo prendemmo e vestimmo da vecchio
caricatura d'opportunità
dove in realtà non c'è spazio per noi,
per gli schiamazzi senza emergenza,
per riposare ancora un minuto
mentre un incendio consuma la casa.
Si festeggiava la fine di un anno
o che sopravvisse il vecchio nel nuovo?

Vajont

Di tanta vita che un baleno aduna
le montagne non aprono bocche
anche il cielo d'un tratto allagato
il tempo intero fu in pieno travolto.
Tra quelle spighe di grano io c'ero
spiga crescevo anch'io tra la valle
vento tra i monti stonio di campane
quando la diga mi dava respiro.

Segno

sul muro il solco d'una domanda
che fé tremare i muri alle torri 
crollò il balcone, il palazzo crollava
attorno le statue e i monumenti

esiste com'io esisto e tutt'ora
copre le uova di morbide piume 
del ventre che vogliono i serpenti
mimetizzata negli alberi alti

nel corso del sonno pomeridiano
divinità a miracol mostrare
che sotto i passi i suoi passi lei muove
e che la vita l'è base d'appoggio

rischiavo di perderla presa di mira
di non difenderla quando infamata
lei mi chiamava, ma non rispondevo
tutti ci chiama ma non rispondiamo

ma un graffio deturpa la facciata
a picco sull'impeto di scirocco 
se una madre fa segno di andare
un palpitare, un bruciore nel cuore

Numeri preferiti

Preferisco quei numeri soffici,
le onde del mare, i soffi del vento,
quelle forme incerte dei sogni,
donne di alghe, mani cavallo,
toccarti le dita calde d'inverno
invece di metterle su eBay 
fare che l'uso consumi i contorni,
che il gomito urti e rompa un display.
Soffro la porta dello sgabuzzino,
la vita interdetta, sillabe appese,
la vendetta di uggiose lumache
se gli si appressa un raggio di sole.
E oltre il sistema solare, che resta?
Oltretutto non riesco a contare
il cielo di notte buio m'inquieta
ed infinito diventa il minuscolo.

Hai il fuori e questo freddo dentro

Oggi è dentro non fuori dal corpo
addormentato venuto alla luce
- buio, che luce? silenzio, che voce? -
sfondo e figura, l'io e la natura,
e questi fantasmi in multicolor
il sogno che ha milioni di anni.

Foto

Io non so come ma dentro ad un foglio
non sono più io, ma un io passato
quando d'inverno era bello salire
sulle colline coperte di neve
stretto tra stretti sedili danzanti
e il loro domestico odor di benzina
mio padre mia madre e i miei fratelli
con quella fiat tra bianche campagne
come la pagina dove io scrivo
- è come se oggi fosse lontano
lo ricordassi tra venti o trent'anni
e dove sono non so, né chi sono -
sento una flebile parte di me
che si distende e nasconde nel tempo
più grande di me e che mi contiene
la mia parete coperta di foto.

Dove sei

La pellicola trasparente si confonde con lo sfondo
e pare tutto usuale niente nuovo tutto uguale
gli strumenti riposti in custodia flessi alla forza di gravità
niente luce, i ricordi dei fuochi visti ai falò 
già sbiadite macchie di retina immemore
una stanza sommersa dal mare durante la notte
un sincopato secco e sordo rintocco lontano
come se il tempo slegato si fosse piegato a fisarmonica
dove sei, che tra il buio hai più luce del sole
sopra la spiaggia dei giorni di ruggini
sollevavi nell'aria un odore di luglio 
non eravamo più io e te immersi all'estate delle parole
neanche l'aria bastava a sé stessa e i dolci colori restavano appesi
senza pesi le gambe sembravano remi di barche
la luce tra zigomo e labbra si era fermata a baciare un sorriso
dove inizia e finisce l'altra ma senza confine
dove sei non rimane più molto già si smonta l'impalcatura
e non voglio trovarmi su una pedana
di nebbia, vapore tra i colli.

Terzo piano

Nei loro visi i sorrisi sgargianti
si piazzano avanti non fanno entrare
e poi al lavoro si viene scelti
per attitudini e vanti passati
anch'io ho un lavoro nuovo mi piace
a tratti e mi fa rispettare
non credo di essere fatto per questo
un'apposizione professionale
infatti in orario lavoro ma guardo
il cielo azzurrarsi da rosa che era
tra le montagne coperte di case
della finestra mia al terzo piano
e in basso si vedono altri contenti
incerti del loro futuro uguale
al mio passato. Ricordo la vita.

Al contrario

Come se il tempo andasse al contrario
più sei lontana da me, più vicina
quindi io corro andando in avanti
perché so che sei già lì ad aspettarmi.

Diverso


Questa poesia sa squarciare il mondo
trova finestre e si affaccia alle stelle
ecco c'è Pegaso e l'Orsa Minore
sopra la casa rinchiusa nel tetto.

Ogni mattina non è mai se stessa
questo un bambino di certo lo sa
vedi che sporca è questa finestra
e forse gli occhi ti bruciano un poco.

Dentro il film non succede mai niente
un'aria di morte e poi tempi morti
dentro i quali chi assiste si specchia
e quasi si vede riempire gli schermi.

Quand'ero piccolo a casa dei nonni
andavo a vedere il quadro in salotto
la carta parati ingiallita del giorno
le I e le sue O casuali arabeschi.

L'aria si allunga diventa una strada
non segnata su mappa, trovata
alle spalle dei vividi monti
ora rido a pensarmi diverso.

Mare non piangi né voi mie colline?

e io che volevo portarvi in valigia
voi e le stelle delle nostre notti
e nello zaino il suono delle ombre
che sentivamo passare per strada.

Capisco il lavoro, la vostra funzione
ma vi aspettavo alla mia partenza!
Tornerò forse se voi mi aspettate:
temo il momento in cui saremo estranei.
Canne suonano agli scrosci
col loro vento sul fiume i flauti
le teste dei tori tuffarsi in avanti
le schiene col cielo nelle loro ustioni.

Presto tocco di campane immemori
con deferenza lasciato nei cuori
nei campi distrutti dal sole di estate
il tempo raschiato su spalle paonazze.

Oltrescienza

Credo da qui alla cima del colle
all'acqua del mare alle mie spalle
perché ogni vuoto è pieno di vita
non è di là che ogni cosa è infinita.

Vecchie parole la vita

Di vecchie parole è fatta la vita
pronunciate da chi qui c'ha vissuto
e se non siamo nient'altro che lingua
lieto di essere il tuo passato.
Non sono quello lì che ho sempre addosso
in questa lingua traduco i pensieri
sono una scia di stella cadente
dove l'attrito m'illumina i fianchi.

Le brevi schiarite

Rubo le pietre del tuo tesoro
di lievi candori che lasci cadere
li prendo, li aspergo di santità
come se carezzassi il mio cuore
sorpreso al suo eterno rintocco.
Aria di sera tu porto felice
ora lunghissima di un giorno breve
gli orologi non sono più tondi
i loro secondi diventano ore.
Luce sui fianchi del tuo stesso riso
ed è il sole che vuole guardarti
rosso grappolo dolce di uva
e di ogni frutto il succo spremuto.
Chiami dal sonno una luna dispersa 
oltre la linea di ogni orizzonte 
ignaro e rotondo, vuoto nel guscio,
altre stelle si accendono in cielo
le campagne sbadigliano ancora 
i rami si intrecciano e fanno richiami
animaleschi su scenografie 
dove imperava un maestoso silenzio,
e tutto è vapore di acqua che piove
e i miei studi lasciati interrotti
per disinteresse e dimenticanza
nella marea di negligenza
dove non più un cuore è il cuore
secondo i migliori pronostici.

Al sole

Voli sui verdi e la terra dei campi
così veloce che non ti raggiungo
provo a chiamarti - Aspetta! - tu niente
che cosa vedi davanti? Io niente.

Il tentativo di corruzione

Cerca il tempo spiraglio in sfacelo per farsi spazio e reggere il mondo tuttavia. Solamente sbraita il traditore che vuole corromperlo e non...