Vacanze italiane

Brillando sotto il sole ad apparire
intercede il maschio inciabattato
tra innocenti telline e paguri.

La sabbia sommerge il mare e altri
residui sbriciolati di organismi
che l'osserverebbero ammirati.

Oh! la vacanza è un carnevale
che rovescia la vita quotidiana
sembra il tempo di dimenticarla.

Ha qualche occasione di mostrarsi
diverso infatti non si direbbe
esser quello che disturba la gente.

Adesso cerca il rilassamento
sì, ma poi quasi t'investe per strada
per non stancare la gamba sul freno.

La scossa

Vieni qui materia che ti controllo
mettendo un jack dentro alla porta
erogando l'energia richiesta
elettrica, ma non metterne troppa
perché non mi si intoppi il computer
alterna dentro fuori sopra e sotto
a duecentotrenta watt che è poco
sì, ma se me li scarichi addosso
lo so che stupida e grossa che pari.

De pigrizia IX: La Repubblica è fondata sull'ozio

Una repubblica seria si deve fondare sull ozio, e non sul lavoro. Proprio quello che ci è negato per guadagnare di più, ancora di più, e così non darci il tempo per riflettere su cosa stiamo facendo e cosa è meglio fare, continuiamo a essere inutilmente impegnati in un circolo senza fine che chiamate vita.

Così molti sono, non ozianti, ma pigri egoisti pronti a tradire o uccidere o a far ricorso ai birri per difendere il proprio riposo e i diritti negoziati e ottenuti a fatica (da altri che si sono impegnati).
Non abbiamo tempo per noi stessi, dobbiamo regalarlo ad altri che non conosciamo e che non se lo meritano. Proprio quello che ci fa vivere male è consueto; proprio quello che ci rende migliori e autonomi, che spinge a riflettere e ad agire, non è previsto neanche dalla costituzione.

Veniamo ammessi a lavorare per ripetere tali e quali le nostre capacità, non certo per migliorarci e innovare. Per innovazione adesso si intende un cieco avanzamento tecnologico che non cambia nulla ma moltiplica i problemi umani, allontanando sempre più l'uomo dal suo stato naturale ed ideale dove sarebbe a suo agio e svolgerebbe le attività connesse ad una vita sana e produttiva.

Un pigro che non sa cos'è la nullafacenza non sa di essere pigro, che gli manca la volontà, e non capisce cosa vogliano le persone con volontà e spirito di iniziativa.

La Scuola, sempre peggiore di anno in anno, ha significativamente sostituito la competenza della creatività con quella imprenditoriale, probabilmente condannando la creatività artistica senza scopo pratico immediato che è espressione del mondo umano, promuovendo la capacità minima di saper vendere cose. Cose tutto sommato inutili perché le persone non sapranno che farne, avendo perduto la capacità di capire le cose, di farne esperienza e metterle alla prova. Ignoranza ulteriormente sfruttata dai produttori, che fingono di aver concepito il prodotto finale (basta dirlo in pubblicità) e definitivo, immettendo l'ennesimo aggeggio o sostanza già in possesso di tutti.

L'imprenditore non sa o ignora volutamente la fenomenologia del desiderio umano: costante e non soddisfacibile, perenne, incerto, vago... per poter immettere nel mercato un generico prodotto. Si immerge in una nuvola di credulità infantile che è la stessa atmosfera psicologica che avvertiamo quando ci illudiamo di aver trovato finalmente l'oggetto dei desideri. Inoltre, pensa che tutti abbiano gli stessi bisogni (è la banalizzazione del target), e non sa cos'è un bisogno e un desiderio, perché ha avuto un'educazione deviante e sprezzante nei confronti dell'umanità: un'educazione capitalista che insegna a ingannare bene e meglio in vista di guadagni, a fare in fretta e non soffermarsi su niente, a ignorare la singolarità degli esseri e delle cose. Perché è sostanzialmente falsa, virtuale, inesistente. È una cultura non umana che svuota e svilisce l'uomo e i suoi desideri e che non si cura affatto delle persone, ma della distribuzione delle cose. Intende che la Vita sia gratis, e, ignorando intimità coscienza filosofia e religione, ignora anche il valore della Vita, o lo tace perché le sarebbe controproducente.

Gli scrittori muoiono

La morte di Marat di Jacques-Luis David: analisi 
Dante, Foscolo, Manzoni, Salvia, Sciascia... Fra le attività principali del mestiere dello Scrittore indubbiamente quella a cui è data maggior peso per valutarne l'opera è la sua Morte: un bravo Scrittore deve soprattutto essere morto, e, se è morto, tutti automaticamente mossi da pietà e dispiacere ne coglieranno, apprezzeranno e loderanno le doti artistiche e letterarie. In attesa dell'apice della loro carriera, molti scrittori passano il tempo provando la propria penna su fogli di carta, a volte per la gran noia si lasciano andare in visioni fantastiche che la loro penna segue e descrive, ma sicuramente non è questo un aspetto fondamentale dell'essere Scrittori, che abbiamo detto devono prima e soprattutto essere morti.

 Si noti il motivo centrale della Morte in tantissime opere letterarie, nelle migliori anzi: la si ritrova già in Dante e Petrarca, nei quali, se un attento lettore analizzerà la loro opera, si troverà faccia a faccia con questo antico topos letterario dell'autore che in quanto autore deve morire, e che prima di morire vuole cercare di portare a termine degli obiettivi, come, ad esempio, raggiungere la fama tra gli uomini, lasciare un vestigio di sé; tutto, appunto, in vista della sua Morte.
Un autore di letteratura sa più degli altri che egli morirà. Non solo più degli autori di libri non letterari, ma più di tutti gli altri uomini. E la sua morte non sarebbe un incidente, perché la Morte di un autore è una parte del lavoro dello Scrittore. Non per questo però sarebbe necessario morire in maniera più eclatante degli altri: cioè non esiste uno scrittore "più" morto o morto "meglio" di altri: lo Scrittore deve, anche in punto di morte, fingersi un uomo qualunque e un'anima qualsiasi, deve inscenare la morte di qualcun altro, far finta che a morire sia una persona a caso e non uno Scrittore in pelle e ossa. Non servono morti eclatanti.

 E non si sa perché deve far finta di morire come tutti gli altri e poi invece lo deve fare per lavoro, forse solo per dare l'impressione che lo Scrittore recentemente estintosi fosse un uomo comune, perché alla gente in genere piace pensare che qualcuno che abbia fatto cose belle e importanti fosse una persona apparentemente qualsiasi, e con le stesse capacità che hanno sempre avuto tutti gli umani.
Molti scrittori però si sono rovinati la Morte, nella sua attesa, scrivendo cose ridicole cioè molto molto seriose: una delle cose più divertenti è vedere una persona che si crede esperta in qualcosa. Quindi si sono buttati su argomenti tradizionalmente seri o a trattare stupidaggini con metodo letterario, in entrambi i casi rovinandosi la reputazione. Hanno sprecato la loro occasione (Vita) perché facendo gli esperti seri, questi scrittori saranno odiati dal pubblico, che desidererà anzitempo la loro dipartita, e li eviterà durante e dopo la Vita.

 Invece non si fa così: uno Scrittore "vince" cioè fa il colpo grosso in letteratura, se mentre vive nessuno si accorge di lui. Deve rimanere sconosciuto fino alla morte perché altrimenti non è esattamente uno scrittore. Giuseppe Tomasi di Lampedusa oppure Italo Svevo sono stati lavoratori esemplari sotto questo punto di vista. Oppure uno Scrittore serio lavora ogni giorno anche se in realtà non ha mai scritto niente in vita sua.

 È un lavoro olistico, nel senso che coinvolge tutta l'esistenza di una persona, che se è scrittore fa lo scrittore durante tutta la sua vita anche quando non lavora e anche quando non vive, è un progetto a lungo termine.

 Ora, ci si può confondere e, poiché tutte le persone muoiono, è difficile dire quale defunto recente fosse stato Scrittore e quale non lo era. Molti furbetti, per fingersi Scrittori, ricorrono alla scelta professionale del suicidio, ma se si viene a scoprire che la loro morte è stata programmata e non avvenuta per incidente, allora si comincerà a dubitare delle loro capacità letterarie; ma, d'altra parte va ricordato che non bisogna subito buttare tutto perché anche molti bravissimi scrittori e poeti, accorgendosi della futilità della loro vita e di quanto fosse necessario morire, scelsero di suicidarsi non per scelta professionale autoriale, ma perché non sopportavano questa prospettiva così lontana.

Giugno e piove fuori ma steso

Giugno e piove fuori ma steso
sul letto l'aria mi tocca è fresca
e viene dai monti lontani oltre
il mio golfo. Mi ha raggiunto venendo
tra le foglie di declivi boscosi
piovendo sui funghi e sulle fragole
bagnandosi i piedi nei freschi fiumi
piedi leggeri per farci dei salti
pieni di polveri e strane leggende
senza che io me lo aspettassi
è riuscita a venirmi a trovare.
Sembra vuota ma è già piena di cose
ora qui, prima erano altrove.

L'oltraggio al Sole

Con i cieli putrefatti ma le strade lastricate
oltre, il sole che oltraggiato
ci raggiunge ma rimbalza
nessuno che lo piange infatti
tutti ridono perché forti.
Questa luce lascia bruciature
e ride, ride sulle pietre complici
della strada lastricata e la indora
e veste da signora sofisticata
o strada cittadina questa laida di provincia
che ci cuoce - cosa ride? - brucia!
È un incendio così lento che pare
ovvio - non innocuo -
che ci pensi a fare?
Stai fresco
e solleva questo caldo stellare
si suda e ci serve del ghiaccio.
Per le strade di provincia trattate
da puttane sbattute e calpestate
da ruote sozze di mezzi pesanti
discorsi inutili, comunicazioni
inefficaci. Poi case lustrate
confetti turchesi o marroncine
e dentro gente che vuole dormire.
Dove nessuno può entrare, non serve
fingersi attenti. Dove si accelera
uno si immagina non fare danni.
Qui nessuno scende dalla macchina
né ha una testa per stare nel mondo
si perde, si stanca, si sente svanire.
Dove siete andati?
Giocavamo e mi ero nascosto
ma voi ve ne siete andati
senza trovarmi
o vi siete nascosti?
Facevate tanto chiasso felice!
E adesso silenzio
e non so dove sono
né dove siate.
Mi chiedo - chi ha vinto? -
e se la partita sia terminata.
Questa poesia ha ricevuto la segnalazione di merito dalla giuria del Premio "Penna d'autore XXV edizione" nel dicembre 2021.

Quelle ombre del rosmarino
che riposano sulle rocce
bianche come barbe di santi

soltanto un lampo traluce
ed è un falco rapido che ascende
poi gira intorno e là rimane.

Sento il caldo che oscilla il terreno
perché l'aria profuma di aranci
e da lontano, c'è il suono del rivo

campestre che scorre sereno
umilmente a lavoro nei campi
bagnato dal sole placido estivo.

Vorrei stare per sempre
in questa terra non umana
dove il mondo si specchia nel cielo.
Tra i colli scrivo e il mare
Dove corro con la bici nei campi
E i miei nonni lavoravano

Domenica. Aprile.

Strade bianche di sole
ruote di bici poggiate
ai muri. È ora di pranzo
la domenica in aprile
il cielo a sud si bagna nel mare
e riposa sotto gli alberi di arance,
si distende sulle acque dei torrenti
campestri sfiorato da foglie.
Ora attende un po' cammina piano
perché dormono i bambini nelle case storte.
Luce e lenti soffi di vento
Dominano tutta la città.
Tre e trenta. Ricomincia il traffico...
In genere chi vive male, non si sforza per migliorare, ma vuole che tutti vivano nelle stesse condizioni. Vuole schiacciare gli altri.
Chi davvero vuole migliorare invece, vede cos'hanno di buono gli altri e ne fa tesoro. (Presto, prima che i primi schiaccino gli altri!). Rispetta e aiuta gli altri.
Chi vive male non vuole dialogo ma solo ignoranza e violenza. Chi vuole migliorare vuole dialogo, pace e conoscenza.

Retorica di destra: guarnitura torte

Le retorica di destra deve essere molto "poetica" per diventare convincente e riuscire a convincere, per ottenere consensi e voti dalle masse.
Non avendo nessuna proposta di miglioramento per le masse, perché la politica di destra avvantaggia i pochi ricchi, per averne voti è necessario che si trovi parole belle per argomenti meschini.

Gli argomenti preferiti fanno leva sugli istinti di superiorità che hanno tutti i bambini e i ragazzini di meno di tredici anni, che sognano di avere il dominio del mondo sotto di sé. Ogni persona, nei primi anni di vita vuole essere l'unico dominatore del mondo. Questo significa essere bambini: egoisti ed egocentrici che si divertono a combinare parole solenni e altisonanti di cui non colgono il significato. Quando sentono una frase modellata sulla retorica, cioè fatta a tavolino con lo scopo di piacere, gli piace così tanto da prenderla come legge.
La loro mente è ferma a cinque secoli prima della venuta di Cristo, hanno la loro tavola delle dodici leggi tutte incomprensibili e scritte come formule magiche, il vecchio linguaggio giuridico.
La retorica di destra si fonda ancora sul linguaggio di quei maghi truffatori, dei finti profeti, dei raggiratori che circolavano agli albori della civiltà, e sul pensiero passivo e limitato tipico dei bambini.
L'adulto, senza alcun reale motivo, solo per questioni di età e di cronologia, afferma di essere meglio di un primitivo e di un bambino, perciò non è capace di accorgersi e non si offende minimamente di come viene preso in giro, della bassa reputazione che i suoi modelli hanno di lui.

La banalizzazione delle masse, la caduta del pensiero critico o capacità di pensare, procede di pari passo con lo svuotamento dei contenuti del discorso, e, quindi, con il loro abbellimento esteriore. Prendi un po' di D'Annunzio, quel poco da Carducci se vuoi, molte onomatopee marinettiane e impari a infarcire quelle poche bestialità rendendole appena presentabili, cioè solo dandogli l'aspetto esteriore che hanno i discorsi importanti che significano qualcosa.
Far apparire un discorso che è vuoto, complicato e dal suono simile a quello che hanno i discorsi che significano qualcosa è la tecnica principale della retorica di destra. I discorsi di destra sono una grottesca parodia senza senso dei discorsi comuni, così come li intendiamo. Sono, praticamente truffe. Che altra strategia ha un'élite che si vuole arricchire alle spalle delle masse e ha interessi contrari ai suoi?
Truffa come truffa il ladro novecentesco, che fa credere alla sua vittima di comprare qualcosa di buono e di fare un affare, ma lo raggira e gli vende qualcosa di somigliante per forma ma diverso. Come vendere pietre invece di telefonini: somigliano al telefonino per la forma e il peso, sono necessarie per far credere alla vittima di avere il prodotto (che crede) in mano. In poche parole deve esserci un "fantoccio" che somigli al "prodotto" desiderato per mettere in moto la truffa.
Gli esponenti di destra non fanno altro che abbellire con creme, panna e marmellate, dei fetenti tortini di sterco e venderli come torte ai fessi. Che ci credono, la comprano, sono contenti e a casa loro la offrono a tutti.
Così i discorsi incomprensibili dei fascisti vecchi e nuovi sono guarniture a tortini di sterco. Se vuoi far mangiare feci a qualcuno, ricoprile di condimento: i bambini se ne riempiranno le tasche e diranno pure "Mmm buona la torta! Che signore gentile". Gli piacerà mangiare merda perché gli hai insegnato a chiamarla torta.

Le destre fondano i loro programmi politici su morali e ideologie elaborati all'interno delle élites, cioè di gruppi ristrettissimi e inaccessibili, perciò non possono permettersi di far riferimento ad argomenti reali, deve in tutti i modi distrarre le persone dalla realtà vissuta e dagli eventi accaduti; e, infatti, li evita (ovviamente non evita certi argomenti che estrapolati dal loro contesto e raccontati come vogliono loro, possono sembrare confermare le loro fantasie). Non alla realtà, i discorsi di destra si riempiono di balle fatte di magia, di finta religiosità, di preghiere e di buoni auspici, promettono benessere e ricchezza futuri (cosa che, chi si propone il miglioramento della vita vissuta e reale, in termini più verosimili e rispettosi del "popolo", non fa). Tecnica davvero perversa e pervertitrice, capace, ad esempio, di far odiare i veri amici e di stimolare violenza verso i propri sostegni, aiuti, istituzioni, servizi...

Basta poco per ingannare chi non si sente portato per la politica, né si reputa in grado di capire i discorsi politici: il primo discorso che seguono diranno che l'hanno capito e gli piace. Perciò basta parlare con linguaggio vicino al quotidiano ma molto più trattenuto e limitato, magari con voce autoritaria e sguardo fermo (da pesce) e essere vaghi quel tanto che basta sulle questioni più svantaggiose per tutti. Cosa profondamente elaborata per gente che non è "comune" ma che appartiene o cerca di accedere alle elite al vertice, ai gruppi per loro natura e presunzione inaccessibili.

Prendiamo i rampolli attuali di queste élites reazionarie: i vari Salvini e Meloni, ricchi e ambiziosi di potere, con interessi che la nazione in cui lavorano, non ha. Ogni volta fanno uso di queste tecniche retoriche con cui si approcciano a gruppi sociali enormi ben distinti dalla loro élite di appartenenza, gruppi sociali estranei. Come ogni straniero, i due aristocratici si fanno idee su come è quell'altro gruppo, idee che non esplicitano ma che travestono per piacere. Non possono esplicitarle perché sono idee grottesche offensive per la gente, i soliti pregiudizi di inferiorità delle masse infarciti di qualche conoscenza di psicologia sociale e di massa. Perciò si devono sforzare, con la creatività, di ornare argomenti per loro turpi o insignificanti, e via! pronti a esaltare la patria quando ne hanno bisogno e a infangarla quando hanno un altro bisogno.

Aprile

Quando il gallo ruotato dal vento
Che cigola in cima a casa mia
Punta il becco ai campi e al mare
È accesa la neve su cime di monti
Dai fianchi invisibili e fatti di cielo.
Balla, a volte, nel silenzio della notte
quando tutto è fermo completamente
un demone sepolto dall'asfalto o Astolfo
alato dal mondo tolto, e in cielo sale:
quel che sia, s'ode un tonfo continuo
di onde telluriche venir dal profondo
e tutto vibra per lui all'unisono
svegliatevi a vedere che balla davvero!
e poggia i suoi grandi passi tra le case
larghe o strette, alte e basse,
suo palcoscenico di salti e volute.
Doveva essere già lì prima
che noi venissimo ad abitare.

Se scendi da noi il sole è più arso

(In questo periodo di quarantena soprattutto) i luoghi devono essere visti diversi da come sono sempre stati. Come ri-vedendoli per la prima volta, quando si cerca un significato/giudizio da attribuire.
Le cose, così viste, saranno uniche e ognuna diversa dall'altra come in un ornamento grottesco senza simmetria: bello perché complesso.
Il Sole, la Luna, le Stelle fisse, il cielo, la terra, la città, le case non saranno gli stessi di prima perché vivremo diversamente e più attentamente di prima: anche prima l'ambiente cambiava a seconda dei nostri spostamenti sulla superficie terrestre. A seconda del tempo, e delle esperienze collettive culturali "storiche". I significati storici si annullano autonomamente.
E quante ancora le cose superficialmente tralasciate dall'abitudine contemporanea, e che oggi stiamo riscoprendo vita vera?
Le azioni non possono essere ripetute, ma si possono fare tentativi migliorativi.
Le menti devono essere variegate e aperte all'impossibile.
Combattere l'abitudine all'interno della banalità stessa, come è avvenuto spontaneamente oggi a pranzo:

Strano, ma non troppo questo salotto
lo stesso di quando ero bambino
ma oggi ci facciamo il viaggio di Pasquetta
io e i miei genitori
oggi così diversi dal solito
che mi sembra iniziare a conoscerli,
come se mi fossi perso qualcosa
perché non me ne ero accorto.

COVID-19: società meno liquida

Gli effetti sociali della "quarantena"? Eccone alcuni:

- Riduzione inquinamento, riduzione dei consumi. Non si sprecano soldi per cose non essenziali.
- L'isolamento in casa rende inutili meccanismi sociali non essenziali come quello della moda. I gruppi sociali tornano quelli "reali" della famiglia o del gruppo di persone in contatto tra loro per prossimità fisica-spaziale.
- Sviluppo sostenibile.
- La pandemia ferma la liquefazione della società, ferma la liquefazione del tempo, della morale e dei valori.



Riduzione dell'inquinamento, riduzione dei consumi: gli effetti sull'ambiente e sull'economia sono evidenti. La "quarantena" forzata a cui sono sottoposti tutti gli italiani, e pian piano tutti i cittadini europei e oltre, fa rimanere tutti a casa, e, sebbene la causa sia spaventosa, il risultato è cinicamente magnifico: non si sprecano più risorse per cose non essenziali, mentre le attività consentite sono solo quelle, appunto, indispensabili. Nonostante la vendita di merci online sia ancora attiva, e rappresenti l'unica modalità di acquisto di altra merce meno essenziale, gli italiani scelgono di spendere meno, di acquistare poche cose, forse spaventati da inquietanti scenari futuri di crisi dell'euro.
I meccanismi sociali sorti negli ultimi due secoli, e basati sulla vita metropolitana, sono in crisi.

Le mode sono in crisi: non siamo costretti ad adeguarci a modi di fare che non ci appartengono per essere rispettati. Non ci sentiamo obbligati a vestirci nella maniera che giudichiamo più fastosa, al contrario, ci basta mantenere il minimo della decenza. La tuta e il pigiama insieme alle pantofole sono la divisa che tutti stiamo indossando più spesso nelle nostre giornate. Vestirsi per piacere agli altri, invece, che senso avrebbe in questi giorni?

I gruppi sociali con cui veniamo a contatto sono ritornati quelli "reali" della famiglia o del gruppo di persone in contatto tra loro a causa di prossimità fisica spaziale.

L'estraneo cittadino su cui avremmo voluto far colpo, o da cui avremmo voluto essere rispettati, non ci sta guardando, ma possiamo pensarlo sereno nel suo pigiama e nelle sue pantofole, umanamente, proprio come noi adesso, un nostro eguale, qualcuno di cui perciò possiamo comprendere i bisogni e i pensieri. Proprio come noi, anche quell'altro, estraneo, ha dimesso gli abiti sociali e finti, è tornato un nostro simile, abbiamo meno di cui vergognarci. La moda è superata perché inutile: ci troviamo già tutti allo stesso livello sociale, non occorre apparire per essere giudicati positivamente.

I mass media sembrano goffi, obsoleti, inadeguati. Lontani da tutto e da tutti, esprimono il mondo della metropoli e della moda, seguono la moda, tentano di creare altre mode in un circolo senza fine il cui scopo non si riesce a individuare. Ma noi oggi abbiamo internet, che, nonostante i social network, può dar voce ai singoli in maniera potenzialmente globale: oggi quindi possiamo essere noi a sostituire i mass media.
Una volta aboliti i visi e l'approvazione estetica del pubblico, abbiamo tutti la stessa opportunità di far valere le nostre voci: se c'è una buona idea, in questo momento è più facile che la si riconosca, in confronto a prima dell'inizio dell'epidemia.

Evolvendo in pandemia, costringendoci all'isolamento, il COVID-19 sta bloccando la liquefazione della società, del tempo, della morale e dei valori, riportandoci a uno stato di disillusione nei confronti dell'attualità che è stato scoraggiato e messo a tacere soprattutto nel secolo scorso. Ormai, prima del virus, le buone idee non servivano se non presentate in forma accattivante. Era proprio questo il problema delle città: che vinceva l'accattivante, ciò che colpisce maggiormente i sensi. I sensi, e non la mente, non l'intelletto né l'immaginazione. Solo la contemplazione acritica, il massimo dell'impersonalità aveva successo. Così le capacità personali, i talenti, diventavano ormai insignificanti, proprio come i contenuti ovviamente.

Ferma la liquefazione della società anche nel senso che ridà la giusta "solidità" alle istituzioni, a cui ci affidiamo completamente in questi giorni, e che, fortunatamente, sembrano aiutare concretamente i cittadini, che a loro volta si sentono assistiti e perciò inclusi nella società. Le istituzioni riacquisiscono un significato e dei doveri che sembravano aver perso completamente.

La preoccupazione principale delle istituzioni in questi giorni, potrà ancora essere quello economico, certamente lo è, ma sembra che si preoccupino anche dello stato di salute dei cittadini, e di non lasciarli senza assistenza.

Le migliori idee che possono emergere in questo momento potrebbero essere rivolte ad esempio allo sviluppo sostenibile e all'apertura delle culture, ultimamente tendenti alla chiusura in loro stesse. In poche parole, non torniamo a come eravamo, sforziamoci di migliorare, di eliminare i comportamenti dannosi, falsi, inutili per tornare a essere umani come eravamo un tempo.

L'esser di tutto suo contento giace (Par. II, 106-114)

  Or, come ai colpi de li caldi rai
de la neve riman nudo il suggetto
e dal colore e dal freddo primai,
  così rimaso te ne l’intelletto
voglio informar di luce sì vivace,
che ti tremolerà nel suo aspetto.
  Dentro dal ciel de la divina pace
si gira un corpo ne la cui virtute
l'esser di tutto suo contento giace.

( Adesso, così come una persona
resta senza neve addosso quando è colpita dal sole
che [alla neve] muta colore e temperatura,
  così nudo voglio scolpirtelo in mente
questo concetto così vivace,
che ti sembrerà una luce tremolante.
  Dentro al cielo della pace divina [l'Empireo]
si rigira un corpo nella cui virtù
giace l'essenza di ogni suo contenuto )


Mi ha sempre affascinato l'ultimo verso di queste tre terzine, quello che dice l'esser di tutto suo contento giace, il numero 114. Non chiarisce quale sia il soggetto della frase: cos'è che giace? L'esser di tutto oppure suo contento? Credo che lo facciano un po' entrambi, che giacciano sia l'essere di tutto che il suo contenuto. Ma questi sostantivi a quale cosa si riferiscono della realtà concreta? Qual è il loro referente?

Interpretare Dante è un'opera mai terminata, è impossibile limitare la portata del significato della sua Poesia, che è capace, a distanza di otto - ben otto - secoli, di aprire interpretazioni sempre originali.

Come per la Scienza nel suo rapporto con i fatti reali, come per la filosofia per il suo campo di studi, anche l'Opera di Dante non è mai stata una dottrina unica e univoca. Al contrario, proprio come l'esperienza viene vissuta in maniera diversa da ogni soggetto, che ne trae i suoi significati soggettivi, così anche l'approccio al testo di Dante (ma a qualunque testo letterario) giustifica molteplici e differenti letture e interpretazioni. In particolare, alcune parole, frasi, espressioni, alcuni episodi, discorsi e personaggi, possono dar luogo ad ambiguità: non solo cortocircuiti tra campi del sapere che producono meraviglia, ma veri e propri sistemi interpretativi tra loro differenti che strutturano e spiegano gli elementi in maniera diversa. L'ambiguità è un effetto non casuale, ma anzi voluto da Dante, che se ne serve in diversi luoghi della Commedia.

Il modo in cui ci viene introdotto, presentato, questo essere (nominalizziamolo) è così pacato e piacevole da aspettarcelo vivace come una luce che non riesce a star ferma, tanta è la sua voglia di muoversi. "Tremola", cioè non semplicemente "trema", ma si agita come un bambino felice di qua e di là senza mai fermarsi. Freme dalla gioia di girarsi intorno.

Via il ghiaccio freddo del dubbio, dell'errore, via le false immagini: la Verità che riscalda e innalza l'animo e lo spirito è giocherellona!

Quest'essere pare che si comporti come un bambino o una bambina, gioca proprio come loro.
Mi piace pensare che quest'Essere sia proprio una bambina; altre volte mi sembrava che fosse una gatta che giace in una cesta, tutta contenta, per riposare. Ogni tanto si gira a pancia in su e per il resto del tempo ozia contenta.
Certo, in questa maniera si forza il significato di "contento", il cui significato è "contenuto" - le terzine hanno senso solo se "contento" significa "contenuto" e non "felice", "allegro" - ma, diciamo che la lettura è portata a questa interpretazione (di "felice" e soddisfatto) quasi spontaneamente dal contesto di calore, luce, serenità con cui è introdotto l'essere. Forse è un modo di descriverlo che a noi oggi ricorda ambientazioni domestiche rassicuranti.

E se il soggetto fosse contento nel senso di 'contenuto'? Anche in questo caso potremmo ottenere letture a loro modo coerenti, in quanto lascerebbe pensare che il contenuto di tutto l'Essere (nominalizziamolo ancora) sia rinchiuso in quella sfera. Perciò verrebbero in mente le corrispondenze medievali tra individuale e universale, tra micro e macro, della presenza dell'Uno all'interno delle infinite varietà di essenti, dell'uguale nel diverso.

L'ha fatto apposta (quel briccone) a non specificare che cosa volesse dire, cioè a legittimarci queste letture. Molte volte Dante rimane sul vago, facendolo apposta per stimolare i lettori a interpretare. La vaghezza è una tecnica che nella Commedia l'autore impiega in modi diversi per ottenere rispettivamente diversi obiettivi.

È importante tenere a mente la sottotraccia della precisione e della vaghezza presente nella Commedia, è un tratto basilare che nel testo interviene in diversi punti e su differenti livelli. Partendo dalla vaghezza che contraddistingue un ricordo, dalla imprecisione della mente umana nel capire l'ambiente ultraterreno, la vaghezza rapisce anche lo stile poetico, quando il poeta rinuncia a descrivere sensazioni e visioni perché non spiegabili a parole: è impossibile. Anche quando in un secondo momento si siederà a mettere per iscritto queste esperienze nell'aldilà, Dante non si sente capace di dare spiegazione a tutto quello che gli è accaduto.

 Ci sono due modi fondamentali di interpretare le parole e frasi più vaghe e ambigue della Commedia. Ad esempio quando lo fa nell'Inferno, la vaghezza è usata in maniera da rendere legittime letture non solo maliziose, ma addirittura vituperanti e tragiche, come nel discorso interrotto del Conte Ugolino, uno dei più alti esempi di reticenza. Lì si trovano parole interpretabili in diverse maniere, dove la lettura non letterale comporta un'interpretazione "peggiore" di quello che viene raccontato. È l'ambientazione, cioè il contesto infernale a consentirci di pensare al peggio: sappiamo che chi è condannato nell'Inferno ha scelto sempre l'alternativa sbagliata perciò peggiore.

Perciò nel Paradiso dovremmo aspettarci il meccanismo/i significati opposti: cioè che questo meccanismo poetico, di rimanere sul vago, non comporti letture maliziose, significati nascosti "peggiori" di quelli esplicitati. Anzi, la beatitudine delle entità paradisiache dovrebbero lasciar pensare a situazioni ancora più piacevoli di quelle esplicitamente narrate.

La Commedia non è un'enciclopedia. Essa non vuole insegnare ai viventi tutto dell'aldilà, la descrizione potrebbe non essere fedele. Anzi, vuole aprire squarci di ignoto nella realtà squallida medievale dominata dalla forza dei signorotti più potenti. Apre la Terra spaccandola, scende e sale dalla sua superficie come in un viaggio meraviglioso.

È meraviglioso per chiunque, infine, che non sia ancora nato il critico letterario capace di sapere e di spiegare tutte le sottotracce presenti nella Commedia, trovare i suoi significati è una missione ancora aperta, che accende l'entusiasmo di tutti.

Quando il subconscio non vuole mangiare

L'inconscio prevede che si seguano abitudini e procedure standard praticamente sempre per evitare traumi, cioé eventi detestabili che le abitudini vogliono escludere. Non è aperto a tutte le esperienze, ma solo a quelle che lui vuole, escludendo le altre.
Abbiamo un dispositivo che ci fa fare le stesse esperienze ogni giorno e che tende a evitare quelle dannose o detestate. Sta dentro l'istinto vitale.

Se trasgredisce un'usanza consolidata, un'abitudine, una sequenza di comportamenti e intenzioni, reagisce negativamente. Le malattie mentali vengono da un disordine derivato da schemi mentali non seguiti regolarmente. È un difetto o un limite umano al suo stesso agire. Le abitudini si formano, assumono, modificano e perdono in periodi lunghi.

L'arte, la Letteratura, l'immaginazione, i sogni, sono però spazi in cui vivere virtualmente esperienze, altrimenti impossibili. Lì si può interrompere qualunque ordine senza conseguenze per forza patogene, anzi, rinforzanti e rigeneranti per la mente e per lo stato d'animo generale. Sono esperienze-esercizi per acuire intelligenza e allargare campi mentali, acquisire conoscenze e competenze altrimenti negate dal nostro sistema psicobiofisico.

Il tentativo di corruzione

Cerca il tempo spiraglio in sfacelo per farsi spazio e reggere il mondo tuttavia. Solamente sbraita il traditore che vuole corromperlo e non...