Il re nudo

Che sogno irreale trovarsi vivi

sapendo che resta di oggi quel nulla

sommerso dal mare dei tuoi ricordi.




La vita un sogno e il sogno reale

ogni discrimine ormai è perduto

un giorno non crederai oggi vero.




I sarti del sogno si danno da fare

ad ingannarci d'autentici orditi

il re non sapeva di essere nudo.

Ricordo a Capri

Ricordo a Capri colori inattesi
da anfratti nascosti palpabili d'ombra
sulla mercanzia dei negozietti
in basso alle vie di pietre e ciottoli

mai visti altrove talmente vivaci
e penso che anche se andai bambino
è indubbio che li ritroverei tali
sull'isola al fluoro della mia infanzia.
I giovani teste di sole
tuffarsi avanti nel fiume
i tori muggiscono a giugno
flauti di là dai fusti di canne.

Le schiene ritagli di cielo
argentee nelle alghe ed incuranti
di tutti gli scrosci che fanno sordina
a quel che c'è dopo e che c'era prima.

Dove sei stato

Dove sei stato? Dove il pensiero
erratico e vestito di stracci
giunge infine a un porto sicuro
città di pietre preziose e di oro?

Ci si arriva per le onde marine
poetiche e uno stretto passo
che sale non può esser che reale 
il sentiero che porta al sostrato

Oppure volando su una canzone
che parla di un altro destino comune
scritto indelebile nel firmamento
negli astri al silenzio e nel nostro sole

La meta coincide con il tramonto
rosso di un fuoco che ancora non arde
che tutti inseguiamo come in un sogno
dove non brucia toccare le fiamme

E quando ci arrivi tutti t'applaudono
perché aspettavano che venissi
e tu hai sentito che ti chiamavano
lasciasti tutto, e corresti lì

All'ascolto

La carrucola nel pozzo non cigola
da un pezzo. Né al silenzio rimangono i giorni
squassati dalle onde di un mare di gomma
che oggi i bambini chiamano case.
Ma ricordi quanto strano
quel mistero nascosto dai palazzi
e su quel che c'era dentro, quei rumori
da nient'altro che ombre delle piante
che ci sono ma non ascoltiamo?
E se dentro le fattezze contornate di bordi
altro fosse un demone informe
- da dove venuto, da quando
e che voglia non badiamo -
né lo dice, omertoso mostro?
Ti apra la strada a conoscenza
la cura d'un curativo ascolto.

De pigrizia X

Siamo tornati al Rinascimento quando la gente scambiava i romanzi per avventure vere e nascevano i Don Chisciotte; alcuni partivano "alla ventura" soltanto perché ispirati dalle narrazioni cavalleresche. La fantasia era scambiata per qualcosa di reale e l'immaginazione valeva tanto quanto la ragione. 

Proprio adesso che non si crede più al sacro, al mistero dentro le cose, che sia tutto chiaro ed esplicito, non si riesce più ad avere contatti con la realtà. La società si è idealizzata, tende all'ideale e non vede tutto ciò che c'è intorno. Non ci si interroga più sul senso della realtà (dimensioni spaziale e temporale, natura della materia; chi siamo, dove, se ci sono degli altrove, e verso dove andiamo; le consuetudini delle diverse culture e motivazioni) e lo si banalizza dandolo per scontato e risaputo. Non si vuole guardare in faccia la realtà, come se la realtà fosse troppo deludente e soltanto nella distorsione razionale-immaginativa si possa trovare soddisfazione. Nel modello e nella propria convinzione di essere uguale al modello. Infatti non c'è più la spinta alla conoscenza, la curiosità verso le cose reali: vengono giudicate entità tanto umili e dimesse da essere messe sotto il sé centro dell'universo, sottovalutate in relazione al sé: non degne di attenzione quanto il sé.
Il sé viene sopravvalutato perché tendente all'idealità, come essere superiore che non ha niente da spartire con il reale. 
Infatti ecco che ognuno si proclama ridicolmente uguale al modello che segue. Se a qualcuno piacciono gli eroi dei fumetti si proclamerà eroe da fumetto (ma in versione seria, almeno secondo i suoi propositi); se a qualcuno piacciono i trasgressori dell'ordine e della legge, si proclamerà uno di loro (e non è raro che ciò accada, perché non avendo più la visione della realtà, non ci si interroga più neanche sul perché la Giustizia sia preferibile alle ingiustizie). Un bracciante calabrese che non è mai uscito dal suo paese e non ha mai sentito parlare del fuori, si proclama interista, milanista, juventino e si comporta con seria convinzione, uno della squadra.
Ogni fascia d'età, ceto sociale, livello di istruzione partecipa a insignificanti cortei in macchina quando una squadra vince lo scudetto; ma nessun corteo trionfale è stato fatto per i pochi e ormai disperati miglioramenti, nessuna grande azione davvero eroica è stata celebrata.
Cosa guarda e cosa pensa l'occidentale che ha chiuso i contatti con la realtà? Accende la tv, e non esita a criticare la bruttezza di vestiti, trucco, rughe, capelli ovviamente dimessi di quelle persone che cercano di comunicare informazioni (=non chiacchiere ma dati sull'ambiente che aggiungono qualcosa a ciò che già sappiamo).

La comunicazione non può avere luogo perché non è ad essa che l'individuo è interessato: tutto ciò che secondo lui c'è da sapere si ferma al dato visibile.

O non è capace di ricevere comunicazioni. Oltre le apparenze non c'è niente di interessante e che valga la pena di conoscere? Per un verso non ci aspettiamo più niente di bello da niente e da nessuno, è tutto piatto e ugualmente insignificante; per un altro non ci si pone più neanche la domanda. Colpa di noi apatici e degli altri che non hanno niente da dire e parlano. L'ascolto viene negato a priori per pregiudizio viziato. Ma anche la parola non esprime né comunica, non scopre né trova né informa. Orna e vorrebbe dilettare, riempie i silenzi. Forse esprime soltanto il fallimento della ricerca di qualcosa di autentico, una ricerca che qualche parte di noi pur insiste a svolgere per bisogno psicofisico. 

Parola vuota e comunicazione assente, gesti vani e teatrali, comportamenti non necessari o inspiegabili. Tutto è irrazionale nella Vita contemporanea, e per questo da decenni l'intera popolazione mondiale che tende verso l'omologazione e appiattimento e svuotamento di significati e di sacralità, è la più facilmente manipolabile che sia mai esistita. Far badare soltanto all'immediato presente rende motivazioni e necessità del tutto indesiderate. Basta agire sull'immaginario per manipolare gusti e (semplici) sistemi di pensiero (insicuro), non occorre più neanche agire concretamente, lo sforzo dei manipolatori è ridotto al minimo. 
La popolazione non conosce più criteri di valutazione, sparita ogni certezza e tradizionale metodo in base ai quali valutare la sfuggente contingenza. Non c'è una Giustizia in cui crediamo più, ne rimane soltanto qualche vago e confuso ricordo di essa nel passato; ma il passato lo si vuole cancellare perché lo si crede ridicolmente antiquato, obsoleto, errato. La perfezione verrà nel futuro e sarà l'efficienza e la velocità, la quantità; e mai più la qualità che rallenta e costa, mai più l'attenzione alla Vita, ai processi naturali, all'ambiente, alla realtà. Li daremo, tutti, sempre per scontati e chissà se sapremo vederli più.

Non devi mai insultare il vento

Non devi mai insultare il vento
che insiste a sferzarti la faccia
e cade davanti ad una porta
né le stelle che se ne stanno mute
con la Luna curiosa che guarda
e che non sa sempre essere tonda.
Non insultare i fili dell'erba
che calpesti o che non puoi più
o che strappi e poi getti in aria
non gli animali, non i bambini
che si scambiano un tenero bacio
e parlano già di fughe d'amore.
Non insultare adulto formidabile
i morticelli impotenti e il tempo
troppo semplice in cui furono vivi
l'ingenuità delle età premoderne,
e di un sistema non molto complesso.
Nelle notti trasparenti d'estate
concentrato sulle onde del mare
dopo un poco mi gira la testa
sapessi che festa nel firmamento
quando i numeri vanno a dormire
prima che arrivi il loro turno
del moto casuale indietro ed avanti
avanti e dietro e dietro ed avanti.
Chi sono i loro sorteggiatori?
Come ti dico le notti a seguire
che dicono stolto a chi le data?
Come le voci di chi non galleggia?
Senza Poesia la Notte
non sarebbe neanche stata.

I vestiti stesi

In questo silenzio del sole i vestiti
stesi a rovescio, senza di te
li vedo gonfiarsi come ci fossi
e li indossassi come d'incanto:
di una carezza ti muovi nel vento.
Leggo la voce e cerco i tuoi occhi
tra i versi distesi sopra il foglio
dove rimani lo sappiamo in pochi
rinasci solo se strappo la carta.

Vorrei essere un giorno normale

Vorrei essere un giorno normale
di quelli a cui nessuno fa caso
o un soffio di vento che ti accarezza
e dove si poggia l'ala di un falco,
vorrei essere un effimero lampo
il rosso di un singolo tramonto
ed un'ombra che assume i colori
della campagna che vi si riposa,
una nuvola in passaggio
verso la dissoluzione
o vorrei essere un rumore
che non sai da dove viene
tu ti giri, anche gli animali
ma non vedete niente. Vorrei
mi si credesse in cima ai monti
dove taluno traode la voce
non essere diverso da ciò
a cui non si fa caso, uguale
a quello che in vita non sono stato
e come in incanto comunicarti
con delle parole fatte di segni
che se mi cerchi dovrai decifrare.

C'era

Dietro un armadio? Ho visto e non c'era.
Dietro la tenda? Ho visto e non c'era.
Ho visto per ore fuori alla finestra
ho visto per giorni per terra e nel cielo
e sempre non c'era, ho visto e non c'era.
Forse all'ombra nascosta da un muro?
Dietro quel muro ho visto e non c'era.
Allora in un suono, in una canzone
ho visto, in ogni voce, in tutte le note
ho visto e come sempre ho visto e non c'era,
mi sentivo vicino ma ho visto e non c'era,
ci ero quasi ma proprio non c'era.
Ho visto la luce che annuncia l'aurora,
ho visto nel vivo e nella sera
un uomo che nasce ed uno che muore,
ho visto persino nel microscopio,
sia nei neuroni che nel cuoricino
ho visto tra nucleo e suo elettrone
nel tempo, se c'era, ho visto
non c'era, ma ci ero quasi, ci ero 
vicino. In questo prurito e nel mal di schiena
ho visto e non c'era, non c'era, non c'era.
Ho aperto una porta nel caso ci fosse,
ne ho aperte decine di milioni
ha bussato! ma aprivo e non c'era
e c'ero quasi, ci ero vicino, vedevo
ma vedendo lei sempre non c'era.
Dovrò cercare ancora altrove
perché colleziono i suoi indizi
e sento sempre la sua presenza.

Ontogenesi

Sarai fatto di giorni passati
dentro il tuo corpo le storie del mondo
ogni ambiente dentro la mente
e lo sguardo e le tue parole
fatte di questo cielo piovoso
di oggi, ma ieri ricordi che bello?
Dici di no, ma io ho visto: c'ero
e ho anche visto quando gli uccelli
han virato rotta senza motivo
palese, così io sorrisi loro.
Che notti di vetro si vedono al Sud
quando il vento ha lo scroscio del mare
e la luna è argento di foglie



spesso dai boschi si sentono voci
e sopra il monte si vedono luci
chi dice di morti chi nascituri

chi dice che sono la stessa cosa
e perciò non c'è da aver paura
prima o poi tutti saremo natura.

"Fratello!"

Non ero da solo sulle rovine
di case crollate sulla collina
dove il giorno sembrava una notte

neanche il merlo cantava per me
una nota che non fosse stonata
sulla collina sbuffava la nebbia

quanta paura finché nelle mura
un'eco portò la parola "fratello!"
e fu l'aprile più bello di sempre

il nostro abbraccio giunse inatteso
ci trasferimmo in un'altra casa
da quel deserto e la duna di sabbia.

Rarefazione in volo di linea

Marzo le sue bianche tele cosparse all'orizzonte
come tanti quadri ad una mostra
il mio aeroplano calpesta, e resta
contemplando la striscia di luce
dove il cielo si tuffa e il mare decolla.
Rido perché non c'è più distinzione
tra materia, aria e colore
e anche la fusoliera metallica
i passeggeri e me siamo di nuvole.




Aggiornamento 18/01/2023: Questa poesia riceve il "Gran Premio della Giuria" del 29° Premio Nazionale di Poesia Inedita «Ossi di Seppia» del comune di Arma di Taggia (IM). Partecipanti 2.122 autori italiani e stranieri. 20 gran premi della giuria, composta da Claudio Damiani, Alessandra Corbetta, Lamberto Garzia (poeti) e Chiara Cerri.

Cavalli

Vado cercando del meraviglioso
dentro le onde uguali del mare,
nel loro scroscio disordinato,
e vedo la spuma bianca avanzare
come minuscoli bianchi cavalli
veloci le zampe bianche di mare.
Anche lei mi ha detto li vedo,
smagato d’un tratto tutto l’austero
gioco alla logica dopo i risvegli.

Centobuoi

Eravamo morti e già nascemmo 

ma più miti, più cauti, più attenti,

dalle braci di un lectisternio 

e di un'ecatombe sacrificale.


Quando i nostri più vecchi amici

ci hanno lasciato senza spiragli

decidemmo per sbaglio di disperderci

né fu l'ultimo dei nostri sbagli.


Da quanta arsura dobbiamo bere,

da quanta fame nutricarci dentro

se c'è un'annata di carestia

che dà le nostre parole al vento?


Il discorso è incompleto come

una nuvola in cielo non resta

perciò ci piace saperci aperti

ed inesperti del tempo che passa.


Potesse tornare l'avrebbe fatto

se non ci pensa pensiamoci noi 

se per favore mi date una mano

a radunare cento altri buoi.

Se continueranno a spostare l'accento da Ucràina ad Ucraína, essa finirà per sgretolarsi.

Anche tu nascerai

Come tutti anche tu nascerai
dagli elementi di questo paesaggio
dai sedimenti portati dal mare
e dalla brezza dopo il ristagno.

Da dove altrimenti? Dai nostri sogni?
O dai sogni di un altro attento
a dove metterai i tuoi passi?
- Non credo che esista al di fuori,

credo esista ma dentro di noi
e di ciò a cui non si dà peso
la nostra vera cosa primitiva
che ci rende simili e speciali. -


Il tentativo di corruzione

Cerca il tempo spiraglio in sfacelo per farsi spazio e reggere il mondo tuttavia. Solamente sbraita il traditore che vuole corromperlo e non...