Lucro

 Piange se non c'è guadagno il barista

che fa caffè e che ha arredato il locale

vomitando tavolini dove cerco di passare,

slot machine, cornetti precotti.

Ecco il lucro mascherato da magnanima

passione servizievole, ecco il tuo interesse

che invade il mio, ingannato e punto

nelle sue debolezze.

Pazzia quale far confusione

tra virtù e avidità aspettandosi un premio,

che per il cliente è male minore con delusione.

La scossa II

 Madonna che ottusa che spingi passando

senza manco guardare davanti

non te ne frega dei modi educati

del rispettare gli altri e il paesaggio,

ma passa di là! È occupato, non vedi

che strillo, che ho perso la pazienza

e non reggo il dolore di te che rintuzzi

nelle mie fibre muscolari? Due e trenta

e mi contorco da burattino i cui fili muove

il regista peggiore mai nato

il solo - sospettosamente - da natura autorizzato.

Ti aspetta

 Ti aspetta.

Aveva sentito che alcuni arrivano

dopo anni che li si aspetta

perciò ci spera ancora

non sapendo fino in fondo

se tu sai che ti aspetta

e dove.

Molti infatti lo ignorano del tutto

né sanno di dover andare

in luogo alcuno

perché qualcuno lì li aspetta

e restano ignari vagando a vuoto

sprecando tutto il loro tempo.

Non so dirti chi e dove

ma sappi, ti aspetta

e tu parti a cercarlo

perché c'è e non fa altro.

Vacanze italiane

Brillando sotto il sole ad apparire
intercede il maschio inciabattato
tra innocenti telline e paguri.

La sabbia sommerge il mare e altri
residui sbriciolati di organismi
che l'osserverebbero ammirati.

Oh! la vacanza è un carnevale
che rovescia la vita quotidiana
sembra il tempo di dimenticarla.

Ha qualche occasione di mostrarsi
diverso infatti non si direbbe
esser quello che disturba la gente.

Adesso cerca il rilassamento
sì, ma poi quasi t'investe per strada
per non stancare la gamba sul freno.

La scossa

Vieni qui materia che ti controllo
mettendo un jack dentro alla porta
erogando l'energia richiesta
elettrica, ma non metterne troppa
perché non mi si intoppi il computer
alterna dentro fuori sopra e sotto
a duecentotrenta watt che è poco
sì, ma se me li scarichi addosso
lo so che stupida e grossa che pari.

De pigrizia IX: La Repubblica è fondata sull'ozio

Una repubblica seria si deve fondare sull ozio, e non sul lavoro. Proprio quello che ci è negato per guadagnare di più, ancora di più, e così non darci il tempo per riflettere su cosa stiamo facendo e cosa è meglio fare, continuiamo a essere inutilmente impegnati in un circolo senza fine che chiamate vita.

Così molti sono, non ozianti, ma pigri egoisti pronti a tradire o uccidere o a far ricorso ai birri per difendere il proprio riposo e i diritti negoziati e ottenuti a fatica (da altri che si sono impegnati).
Non abbiamo tempo per noi stessi, dobbiamo regalarlo ad altri che non conosciamo e che non se lo meritano. Proprio quello che ci fa vivere male è consueto; proprio quello che ci rende migliori e autonomi, che spinge a riflettere e ad agire, non è previsto neanche dalla costituzione.

Veniamo ammessi a lavorare per ripetere tali e quali le nostre capacità, non certo per migliorarci e innovare. Per innovazione adesso si intende un cieco avanzamento tecnologico che non cambia nulla ma moltiplica i problemi umani, allontanando sempre più l'uomo dal suo stato naturale ed ideale dove sarebbe a suo agio e svolgerebbe le attività connesse ad una vita sana e produttiva.

Un pigro che non sa cos'è la nullafacenza non sa di essere pigro, che gli manca la volontà, e non capisce cosa vogliano le persone con volontà e spirito di iniziativa.

La Scuola, sempre peggiore di anno in anno, ha significativamente sostituito la competenza della creatività con quella imprenditoriale, probabilmente condannando la creatività artistica senza scopo pratico immediato che è espressione del mondo umano, promuovendo la capacità minima di saper vendere cose. Cose tutto sommato inutili perché le persone non sapranno che farne, avendo perduto la capacità di capire le cose, di farne esperienza e metterle alla prova. Ignoranza ulteriormente sfruttata dai produttori, che fingono di aver concepito il prodotto finale (basta dirlo in pubblicità) e definitivo, immettendo l'ennesimo aggeggio o sostanza già in possesso di tutti.

L'imprenditore non sa o ignora volutamente la fenomenologia del desiderio umano: costante e non soddisfacibile, perenne, incerto, vago... per poter immettere nel mercato un generico prodotto. Si immerge in una nuvola di credulità infantile che è la stessa atmosfera psicologica che avvertiamo quando ci illudiamo di aver trovato finalmente l'oggetto dei desideri. Inoltre, pensa che tutti abbiano gli stessi bisogni (è la banalizzazione del target), e non sa cos'è un bisogno e un desiderio, perché ha avuto un'educazione deviante e sprezzante nei confronti dell'umanità: un'educazione capitalista che insegna a ingannare bene e meglio in vista di guadagni, a fare in fretta e non soffermarsi su niente, a ignorare la singolarità degli esseri e delle cose. Perché è sostanzialmente falsa, virtuale, inesistente. È una cultura non umana che svuota e svilisce l'uomo e i suoi desideri e che non si cura affatto delle persone, ma della distribuzione delle cose. Intende che la Vita sia gratis, e, ignorando intimità coscienza filosofia e religione, ignora anche il valore della Vita, o lo tace perché le sarebbe controproducente.

Gli scrittori muoiono

La morte di Marat di Jacques-Luis David: analisi 
Dante, Foscolo, Manzoni, Salvia, Sciascia... Fra le attività principali del mestiere dello Scrittore indubbiamente quella a cui è data maggior peso per valutarne l'opera è la sua Morte: un bravo Scrittore deve soprattutto essere morto, e, se è morto, tutti automaticamente mossi da pietà e dispiacere ne coglieranno, apprezzeranno e loderanno le doti artistiche e letterarie. In attesa dell'apice della loro carriera, molti scrittori passano il tempo provando la propria penna su fogli di carta, a volte per la gran noia si lasciano andare in visioni fantastiche che la loro penna segue e descrive, ma sicuramente non è questo un aspetto fondamentale dell'essere Scrittori, che abbiamo detto devono prima e soprattutto essere morti.

 Si noti il motivo centrale della Morte in tantissime opere letterarie, nelle migliori anzi: la si ritrova già in Dante e Petrarca, nei quali, se un attento lettore analizzerà la loro opera, si troverà faccia a faccia con questo antico topos letterario dell'autore che in quanto autore deve morire, e che prima di morire vuole cercare di portare a termine degli obiettivi, come, ad esempio, raggiungere la fama tra gli uomini, lasciare un vestigio di sé; tutto, appunto, in vista della sua Morte.
Un autore di letteratura sa più degli altri che egli morirà. Non solo più degli autori di libri non letterari, ma più di tutti gli altri uomini. E la sua morte non sarebbe un incidente, perché la Morte di un autore è una parte del lavoro dello Scrittore. Non per questo però sarebbe necessario morire in maniera più eclatante degli altri: cioè non esiste uno scrittore "più" morto o morto "meglio" di altri: lo Scrittore deve, anche in punto di morte, fingersi un uomo qualunque e un'anima qualsiasi, deve inscenare la morte di qualcun altro, far finta che a morire sia una persona a caso e non uno Scrittore in pelle e ossa. Non servono morti eclatanti.

 E non si sa perché deve far finta di morire come tutti gli altri e poi invece lo deve fare per lavoro, forse solo per dare l'impressione che lo Scrittore recentemente estintosi fosse un uomo comune, perché alla gente in genere piace pensare che qualcuno che abbia fatto cose belle e importanti fosse una persona apparentemente qualsiasi, e con le stesse capacità che hanno sempre avuto tutti gli umani.
Molti scrittori però si sono rovinati la Morte, nella sua attesa, scrivendo cose ridicole cioè molto molto seriose: una delle cose più divertenti è vedere una persona che si crede esperta in qualcosa. Quindi si sono buttati su argomenti tradizionalmente seri o a trattare stupidaggini con metodo letterario, in entrambi i casi rovinandosi la reputazione. Hanno sprecato la loro occasione (Vita) perché facendo gli esperti seri, questi scrittori saranno odiati dal pubblico, che desidererà anzitempo la loro dipartita, e li eviterà durante e dopo la Vita.

 Invece non si fa così: uno Scrittore "vince" cioè fa il colpo grosso in letteratura, se mentre vive nessuno si accorge di lui. Deve rimanere sconosciuto fino alla morte perché altrimenti non è esattamente uno scrittore. Giuseppe Tomasi di Lampedusa oppure Italo Svevo sono stati lavoratori esemplari sotto questo punto di vista. Oppure uno Scrittore serio lavora ogni giorno anche se in realtà non ha mai scritto niente in vita sua.

 È un lavoro olistico, nel senso che coinvolge tutta l'esistenza di una persona, che se è scrittore fa lo scrittore durante tutta la sua vita anche quando non lavora e anche quando non vive, è un progetto a lungo termine.

 Ora, ci si può confondere e, poiché tutte le persone muoiono, è difficile dire quale defunto recente fosse stato Scrittore e quale non lo era. Molti furbetti, per fingersi Scrittori, ricorrono alla scelta professionale del suicidio, ma se si viene a scoprire che la loro morte è stata programmata e non avvenuta per incidente, allora si comincerà a dubitare delle loro capacità letterarie; ma, d'altra parte va ricordato che non bisogna subito buttare tutto perché anche molti bravissimi scrittori e poeti, accorgendosi della futilità della loro vita e di quanto fosse necessario morire, scelsero di suicidarsi non per scelta professionale autoriale, ma perché non sopportavano questa prospettiva così lontana.

Giugno e piove fuori ma steso

Giugno e piove fuori ma steso
sul letto l'aria mi tocca è fresca
e viene dai monti lontani oltre
il mio golfo. Mi ha raggiunto venendo
tra le foglie di declivi boscosi
piovendo sui funghi e sulle fragole
bagnandosi i piedi nei freschi fiumi
piedi leggeri per farci dei salti
pieni di polveri e strane leggende
senza che io me lo aspettassi
è riuscita a venirmi a trovare.
Sembra vuota ma è già piena di cose
ora qui, prima erano altrove.

L'oltraggio al Sole

Con i cieli putrefatti ma le strade lastricate
oltre, il sole che oltraggiato
ci raggiunge ma rimbalza
nessuno che lo piange infatti
tutti ridono perché forti.
Questa luce lascia bruciature
e ride, ride sulle pietre complici
della strada lastricata e la indora
e veste da signora sofisticata
o strada cittadina questa laida di provincia
che ci cuoce - cosa ride? - brucia!
È un incendio così lento che pare
ovvio - non innocuo -
che ci pensi a fare?
Stai fresco
e solleva questo caldo stellare
si suda e ci serve del ghiaccio.
Per le strade di provincia trattate
da puttane sbattute e calpestate
da ruote sozze di mezzi pesanti
discorsi inutili, comunicazioni
inefficaci. Poi case lustrate
confetti turchesi o marroncine
e dentro gente che vuole dormire.
Dove nessuno può entrare, non serve
fingersi attenti. Dove si accelera
uno si immagina non fare danni.
Qui nessuno scende dalla macchina
né ha una testa per stare nel mondo
si perde, si stanca, si sente svanire.
Dove siete andati?
Giocavamo e mi ero nascosto
ma voi ve ne siete andati
senza trovarmi
o vi siete nascosti?
Facevate tanto chiasso felice!
E adesso silenzio
e non so dove sono
né dove siate.
Mi chiedo - chi ha vinto? -
e se la partita sia terminata.
Questa poesia ha ricevuto la segnalazione di merito dalla giuria del Premio "Penna d'autore XXV edizione" nel dicembre 2021.

Quelle ombre del rosmarino
che riposano sulle rocce
bianche come barbe di santi

soltanto un lampo traluce
ed è un falco rapido che ascende
poi gira intorno e là rimane.

Sento il caldo che oscilla il terreno
perché l'aria profuma di aranci
e da lontano, c'è il suono del rivo

campestre che scorre sereno
umilmente a lavoro nei campi
bagnato dal sole placido estivo.

Vorrei stare per sempre
in questa terra non umana
dove il mondo si specchia nel cielo.
Tra i colli scrivo e il mare
Dove corro con la bici nei campi
E i miei nonni lavoravano

Domenica. Aprile.

Strade bianche di sole
ruote di bici poggiate
ai muri. È ora di pranzo
la domenica in aprile
il cielo a sud si bagna nel mare
e riposa sotto gli alberi di arance,
si distende sulle acque dei torrenti
campestri sfiorato da foglie.
Ora attende un po' cammina piano
perché dormono i bambini nelle case storte.
Luce e lenti soffi di vento
Dominano tutta la città.
Tre e trenta. Ricomincia il traffico...
In genere chi vive male, non si sforza per migliorare, ma vuole che tutti vivano nelle stesse condizioni. Vuole schiacciare gli altri.
Chi davvero vuole migliorare invece, vede cos'hanno di buono gli altri e ne fa tesoro. (Presto, prima che i primi schiaccino gli altri!). Rispetta e aiuta gli altri.
Chi vive male non vuole dialogo ma solo ignoranza e violenza. Chi vuole migliorare vuole dialogo, pace e conoscenza.

Retorica di destra: guarnitura torte

Le retorica di destra deve essere molto "poetica" per diventare convincente e riuscire a convincere, per ottenere consensi e voti dalle masse.
Non avendo nessuna proposta di miglioramento per le masse, perché la politica di destra avvantaggia i pochi ricchi, per averne voti è necessario che si trovi parole belle per argomenti meschini.

Gli argomenti preferiti fanno leva sugli istinti di superiorità che hanno tutti i bambini e i ragazzini di meno di tredici anni, che sognano di avere il dominio del mondo sotto di sé. Ogni persona, nei primi anni di vita vuole essere l'unico dominatore del mondo. Questo significa essere bambini: egoisti ed egocentrici che si divertono a combinare parole solenni e altisonanti di cui non colgono il significato. Quando sentono una frase modellata sulla retorica, cioè fatta a tavolino con lo scopo di piacere, gli piace così tanto da prenderla come legge.
La loro mente è ferma a cinque secoli prima della venuta di Cristo, hanno la loro tavola delle dodici leggi tutte incomprensibili e scritte come formule magiche, il vecchio linguaggio giuridico.
La retorica di destra si fonda ancora sul linguaggio di quei maghi truffatori, dei finti profeti, dei raggiratori che circolavano agli albori della civiltà, e sul pensiero passivo e limitato tipico dei bambini.
L'adulto, senza alcun reale motivo, solo per questioni di età e di cronologia, afferma di essere meglio di un primitivo e di un bambino, perciò non è capace di accorgersi e non si offende minimamente di come viene preso in giro, della bassa reputazione che i suoi modelli hanno di lui.

La banalizzazione delle masse, la caduta del pensiero critico o capacità di pensare, procede di pari passo con lo svuotamento dei contenuti del discorso, e, quindi, con il loro abbellimento esteriore. Prendi un po' di D'Annunzio, quel poco da Carducci se vuoi, molte onomatopee marinettiane e impari a infarcire quelle poche bestialità rendendole appena presentabili, cioè solo dandogli l'aspetto esteriore che hanno i discorsi importanti che significano qualcosa.
Far apparire un discorso che è vuoto, complicato e dal suono simile a quello che hanno i discorsi che significano qualcosa è la tecnica principale della retorica di destra. I discorsi di destra sono una grottesca parodia senza senso dei discorsi comuni, così come li intendiamo. Sono, praticamente truffe. Che altra strategia ha un'élite che si vuole arricchire alle spalle delle masse e ha interessi contrari ai suoi?
Truffa come truffa il ladro novecentesco, che fa credere alla sua vittima di comprare qualcosa di buono e di fare un affare, ma lo raggira e gli vende qualcosa di somigliante per forma ma diverso. Come vendere pietre invece di telefonini: somigliano al telefonino per la forma e il peso, sono necessarie per far credere alla vittima di avere il prodotto (che crede) in mano. In poche parole deve esserci un "fantoccio" che somigli al "prodotto" desiderato per mettere in moto la truffa.
Gli esponenti di destra non fanno altro che abbellire con creme, panna e marmellate, dei fetenti tortini di sterco e venderli come torte ai fessi. Che ci credono, la comprano, sono contenti e a casa loro la offrono a tutti.
Così i discorsi incomprensibili dei fascisti vecchi e nuovi sono guarniture a tortini di sterco. Se vuoi far mangiare feci a qualcuno, ricoprile di condimento: i bambini se ne riempiranno le tasche e diranno pure "Mmm buona la torta! Che signore gentile". Gli piacerà mangiare merda perché gli hai insegnato a chiamarla torta.

Le destre fondano i loro programmi politici su morali e ideologie elaborati all'interno delle élites, cioè di gruppi ristrettissimi e inaccessibili, perciò non possono permettersi di far riferimento ad argomenti reali, deve in tutti i modi distrarre le persone dalla realtà vissuta e dagli eventi accaduti; e, infatti, li evita (ovviamente non evita certi argomenti che estrapolati dal loro contesto e raccontati come vogliono loro, possono sembrare confermare le loro fantasie). Non alla realtà, i discorsi di destra si riempiono di balle fatte di magia, di finta religiosità, di preghiere e di buoni auspici, promettono benessere e ricchezza futuri (cosa che, chi si propone il miglioramento della vita vissuta e reale, in termini più verosimili e rispettosi del "popolo", non fa). Tecnica davvero perversa e pervertitrice, capace, ad esempio, di far odiare i veri amici e di stimolare violenza verso i propri sostegni, aiuti, istituzioni, servizi...

Basta poco per ingannare chi non si sente portato per la politica, né si reputa in grado di capire i discorsi politici: il primo discorso che seguono diranno che l'hanno capito e gli piace. Perciò basta parlare con linguaggio vicino al quotidiano ma molto più trattenuto e limitato, magari con voce autoritaria e sguardo fermo (da pesce) e essere vaghi quel tanto che basta sulle questioni più svantaggiose per tutti. Cosa profondamente elaborata per gente che non è "comune" ma che appartiene o cerca di accedere alle elite al vertice, ai gruppi per loro natura e presunzione inaccessibili.

Prendiamo i rampolli attuali di queste élites reazionarie: i vari Salvini e Meloni, ricchi e ambiziosi di potere, con interessi che la nazione in cui lavorano, non ha. Ogni volta fanno uso di queste tecniche retoriche con cui si approcciano a gruppi sociali enormi ben distinti dalla loro élite di appartenenza, gruppi sociali estranei. Come ogni straniero, i due aristocratici si fanno idee su come è quell'altro gruppo, idee che non esplicitano ma che travestono per piacere. Non possono esplicitarle perché sono idee grottesche offensive per la gente, i soliti pregiudizi di inferiorità delle masse infarciti di qualche conoscenza di psicologia sociale e di massa. Perciò si devono sforzare, con la creatività, di ornare argomenti per loro turpi o insignificanti, e via! pronti a esaltare la patria quando ne hanno bisogno e a infangarla quando hanno un altro bisogno.

Aprile

Quando il gallo ruotato dal vento
Che cigola in cima a casa mia
Punta il becco ai campi e al mare
È accesa la neve su cime di monti
Dai fianchi invisibili e fatti di cielo.
Balla, a volte, nel silenzio della notte
quando tutto è fermo completamente
un demone sepolto dall'asfalto o Astolfo
alato dal mondo tolto, e in cielo sale:
quel che sia, s'ode un tonfo continuo
di onde telluriche venir dal profondo
e tutto vibra per lui all'unisono
svegliatevi a vedere che balla davvero!
e poggia i suoi grandi passi tra le case
larghe o strette, alte e basse,
suo palcoscenico di salti e volute.
Doveva essere già lì prima
che noi venissimo ad abitare.

Se scendi da noi il sole è più arso

(In questo periodo di quarantena soprattutto) i luoghi devono essere visti diversi da come sono sempre stati. Come ri-vedendoli per la prima volta, quando si cerca un significato/giudizio da attribuire.
Le cose, così viste, saranno uniche e ognuna diversa dall'altra come in un ornamento grottesco senza simmetria: bello perché complesso.
Il Sole, la Luna, le Stelle fisse, il cielo, la terra, la città, le case non saranno gli stessi di prima perché vivremo diversamente e più attentamente di prima: anche prima l'ambiente cambiava a seconda dei nostri spostamenti sulla superficie terrestre. A seconda del tempo, e delle esperienze collettive culturali "storiche". I significati storici si annullano autonomamente.
E quante ancora le cose superficialmente tralasciate dall'abitudine contemporanea, e che oggi stiamo riscoprendo vita vera?
Le azioni non possono essere ripetute, ma si possono fare tentativi migliorativi.
Le menti devono essere variegate e aperte all'impossibile.
Combattere l'abitudine all'interno della banalità stessa, come è avvenuto spontaneamente oggi a pranzo:

Strano, ma non troppo questo salotto
lo stesso di quando ero bambino
ma oggi ci facciamo il viaggio di Pasquetta
io e i miei genitori
oggi così diversi dal solito
che mi sembra iniziare a conoscerli,
come se mi fossi perso qualcosa
perché non me ne ero accorto.

"Devi spiegare ai bambini la guerra"

Bimbi, la guerra la fanno le vittime colpa di quelli che le hanno decise: vincono solo se rubano il premio e non si può più giocare felici.