Distensio animi

Poesia vincitrice del GRAN PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA nella 5ª edizione del concorso internazionale di Poesia "Le occasioni" 2022 - sezione A (poesia singola a tema libero). Organizzato da Associazione Mondo fluttuante - Sanremo (ASSOCIATI ONORARI: Alba Donati, Alessandro Ceni, Andrea Caterini, Angelo Tonelli, Bianca Garavelli, Claudio Damiani, Daniele Bollea, Davide Rondoni, Fawzi al Delmi, Giancarlo Pontiggia, Giovanni Giovannetti, Giuseppe Conte, Luigi Olivetti, Marino Magliani, Mario Baudino, Massimo Maggiari, Massimo Morasso, Milo De Angelis, Paolo Ciampi, Renzo Paris).



 Dentro il tempo io mi spalmo
col coltello su una fetta
che lima le mie superfici
di crema di frutta a grumi altrimenti.

Medioevo giustizia da ridere

 Oggi leggevo Dario Fo. Nel mistero buffo uno dei temi dominanti è la cultura del popolo, si parla anche dei misteri medievali e dei finti processi burla contro i notabili, gli equestri e anche i vescovi che nella vita vera godevano di un'indisturbata libertà oltre qualsiasi legalità.

Beh quei processi farsa erano davvero significativi dei sentimenti che il popolo nutriva nei confronti dell'autorità crudele, si può immaginare come si dovesse sentire un paesano a sentire lo sputtanamento dei più alti e intoccabili rampolli che venivano caricaturizzati e accusati.

Ma, a una persona che vive in un mondo senza giustizia, questi processi comici aspettati tutto l'anno e possibili solo durante le feste, rappresentavano la forma più vicina alla giustizia che essa poteva riuscire a immaginare, in primo luogo perché non erano presieduti da qualcuno davvero autorizzato a farli: essendo finti processi ci si poteva concedere persino di annullare le assurde cavillosità giuridiche che si rivelavano un ulteriore strumento nelle mani dei dottori, ma poi anche perché ci si sentiva anche in grado di esercitarla, per finta, per ridere, questa giustizia.

Dunque più ci si allontanava dalla realtà, più ci si poteva avvicinare paradossalmente ad una giustizia vera.

Con le leggi medievali, i potenti erano difficilmente limitati, perciò è facile immaginare come ogni cosa andasse, comicamente e tragicamente, a loro favore, stravolgendo inverosimilmente i fatti a loro piacimento nei momenti più delicati.

La giustizia non esisteva, e il sistema che allora la rappresentava, vero e in funzione, era già di per sé assurdo e inverosimile, oggetto di paura e di riso, come la presunta giustizia che sbandierava; crudeltà travestita da giustizia, e presentata a tutti come tale e tutti, obbligati, come tale la riconoscevano.

I processi farsa invece tennero vivo nei loro partecipanti un germe di desiderio di vera giustizia e fine degli abusi, di libero accesso ad essa quando necessario, che nella vita vera gli era negato.

Naturalmente questo desiderio si può realizzare nella realtà solamente a patto di farlo per scherzo: nel riso si attenua ogni spinta aggressiva e distruttiva nei confronti del sistema che non si è assolutamente in grado di mettere realmente in discussione.

Si rientra dunque nel genere della satira politica, teatralizzato, che è di per sé una discussione su come dovrebbe essere e com'è la giustizia.


 Vetro pastello nelle arcate di Aprile
ingiallito tra le pagine di un libro
ma l'inchiostro è ben inciso
fu già finemente miniato 

Cielo acquerello, sei di oggi
e sembri antico, cielo romano
sembri autentico, un amico
cielo mio mediterraneo

degli eterni e metafisici mattini
nei monti, nei boschi, nei borghi

Che t'han montato gli scenografi
 a fare? Lo spettacolo è finito.

Endecasillabi senza cliché

 Amo l'Artista
non pubblicizzato
quando rifiuta la fama tra i posteri
e sa che i Poeti
davvero famosi
sono scesi a lordi compromessi
come scrivere
degli endecasillabi
solo per vendere a degli imbecilli

che comprano "un libro"
solo se famoso
- sì, poi non leggono neppure un verso -
gli fanno una foto
accanto a un caffè
per far credere di essere critici.

Ci fossero i critici
parlanti,
veri lettori, qualcuno che pensa
cosa la Vita
di oggi sa fare
mentre si ignora perché banale
non recensita
e senza cliché
che a nessuno interessa davvero.

La notte di festa

 Corri: è festa questa sera
accendono falò nelle campagne
la gente accorre e nel buio
sembrano dei
chiamati a raccolta
dalle ombre azzurre
e meno nere.

Non si può di certo dire
chi sia quel tale che stia superando
volando ai lati del sentiero,
sembra un angelo
ma di ombre
e festeggia quell'arcano
che si compie nella festa
in questa e in ogni ricorrenza.

Fresca è la notte
qui fuori il paese
le vie sono più scure
ma piccolette fiamme
scorrono lievi e
scorrono leste,
odo i rumori di piccoli sassi
calpestii di ciottoli calciati
qualcuno che parla a un suo compagno
mentre scende alla campagna
e racconta com'è che andata oggi.

Son quindi voci felici
distese, pacate, che fanno
dolci arcate musicali
salendo dal basso e scendendo di toni,
perché oggi son più dolci
è forse la festa che informa le frasi
perché sa chi le pronuncia
che oggi è diverso da tutti gli altri.

Ecco, lontani, i caldi bagliori
tra il nero dei campi e l'argento
di ulivi, che i passi costeggiano
e sembra che guardino
chiunque attraversi.
Sono di oro, di luce
e vogliono canti,
che dunque si danzi
a piedi scinti, sporchi e lievi!

Sin qui si sentono i canti,
si alzano sempre
voltata ogni curva,
rotati da voci di donne
contente, di maschi rapaci
che tuttavia fanno i signori
e finalmente le invitano al ballo
che è un gran cerchio
fatto di persone altrimenti
divise, e sconosciute
tra cui cercare, scoprire, confondersi
giocando a rincorrersi,
non prendersi mai.

Da dove venite
che non vi ho mai visti?
Sono lontani i paesi vicini
non riesco a credere
che siate così uguali a noi
e sembrate
che aspettaste il giorno di festa
e la conosciate meglio di noi,
da dove venite,
figure ridenti,
fiammelle danzanti,
ragazze selvagge,
col viso che dal fuoco vi rosseggia,
uomini svelti e leggerissimi?

Ed i meno esperti che sognano
una notte nei campi
tal quale a quella,
dar sfoggio di sé
baciare la più bella,
e i vecchi che guardano
e ridono sempre
suonando, e così vanno suonando
i muscoli si riaccordano
col cuore irrequieto,
sommerso, che spinge,
ed esce
a far la magia della notte di festa.

 Io mi domando se adesso riposi 

perché sei lontana e non posso saperlo

Ma non ho da riflettere molto

Perché te lo chiedo scrivendoti in chat.

Tu mi rispondi perché lasci acceso

Anche di notte mi dici se batte 

Il cuore per me, e forse un po' menti 

Perché dici sempre ridendo di sì.

Guerra mondiale 2021

  Incollavano avvisi sui muri
delle viuzze del nostro pensiero
di piccole pietruzze, dicendo,
chi era dei nostri e chi fosse il nemico,
non solo le vie: perfino le scale,
i corridoi attraverso le case,
il nostro soggiorno, la stanza da letto,
i sogni notturni e i discorsi spontanei,
il cielo, finestre: coperti
da istruzioni chiare e funeste,
chi è dentro s'aiuti, chi è fuori s'ammazzi
senza timor di natura legale
(né, tantomeno, di legge morale).

  Non solo! I piccoli stati armati
si sono schierati in grandi alleanze
triplici, intese, molteplici accordi,
un dispiegamento di diplomazie
e inchiostro in trattati difensivi:
- Colpiscine uno, ti assalgono tutti! -
S'è fatto il fronte ed è pieno di eventi.

  Molto da fare sul fronte in trincea:
eserciti opposti in sfida, e fratelli
che si contendono le paterne eredità
dentro le case di ogni fratello
e in due file di case parallele
ci si trincera né molto s'avanza;
eppure non vedo neanche una bomba
si lanciano solo come razzi
freccette di odio ma piccole e insulse
coretti d'insulti davvero infantili
se non ci si ammazza, si fa propaganda.

  Ed il ragazzo che sogna la pace
l'amore, lo sforzo solidale,
è costretto ad attendere
che le schiere s'annientino
da sé a colpi di frasi infamanti:
infamino anche il disertore
che tanto rifiuta la guerra
e scrive poesie che inneggiano altro.

Non gl'importa. Non importa,
ciò che cerca non è quella gloria,
lui la deride perché vuole coerenza.

 Che miracolo incredibile è trovare
in te qualcuno con cui parlare 
la stessa lingua, che mi parla 
o che mi ascolta, insieme
andare nelle stesse contrade lontane 
che altrimenti avrei potuto pensare 
non reali, da me inventate:
ci vediamo lì senza dirci quando,
senza dirci dove, né come 
saremo vestiti, o a chi dovremo chiedere 
notizie per venirci a trovare.
O Poeta, non so che aspetto hai,
tu neanche mi conosci 
ma sapevi come io adesso so 
che un giorno 
lì 
ci saremmo incontrati 
e, chissà come, riconosciuti.
E che sarei venuto a domandare
Perché avesti già risposto.

"Confessioni d'un italiano" di Ippolito Nievo

 Ippolito Nievo (1831 - 1861) è stato un autore molto prolifico, che ha consumato la sua breve vita per realizzare con la penna e col servizio militare gli ideali di cui si sentiva portatore. Ippolito è tragicamente rimasto un ragazzo per sempre, fatto che però gli ha permesso di non rinnegare mai, ma di esplorare con costante entusiasmo le sue genuine idee sul Bene comune.

Esperimento molto interessante e originale è il suo Storia filosofica dei secoli futuri (1860) saggio romanzesco e fantasioso sulle vicende sociali e morali italiane ed europee che postulava sarebbero occorsi da lì a trecentosessantatré anni. Il libro anticipa sorprendentemente il genere fantascientifico europeo, nella sua (ri)costruzione del paesaggio e delle città del futuro, assieme a quell'interesse per la tecnologia che caratterizzerà il Positivismo francese, a patto di escluderne ogni lato negativo e controproducente. Non solo: sorprende anche la sua lucida previsione della vittoria del capitalismo e della pubblicità, della vita comoda irresponsabile e della ricerca del minimo sforzo. Si può quindi intravedere un filo comune che lega Nievo e questa sua strana opera ad autori successivi come Gadda, Pasolini, il gruppo Celati-Cavazzoni-Benati-Cornia, i quali però conoscono senza incertezza quali sono state le reali conseguenze di quei processi corrosivi. Ha sorpreso anche la previsione di una pandemia mondiale che in questi anni assume particolare rilievo.

Nel 1858, prima di dedicarsi al futuro, Ippolito ha concluso le sue Confessioni d'un italiano, in cui, al contrario, il narratore è un anziano ottuagenario, che ricorda la sua vita a partire dagli ultimi decenni del XVIII secolo, quando cioè l'autore reale, Nievo, non era neppure nato. Mette in pratica la magia della Letteratura: costruisce mondi ed epoche che l'Autore reale non ha conosciuto né conoscerà mai.

Il motivo centrale, comunque, qual è? È costituito, appunto, dagli ideali dell'autore reale Nievo.

Ideali che anche oggi non annoiano, in quanto si presentano ancora incredibilmente sani e indubitabili. Il mazziniano e garibaldino Ippolito, era infatti una persona cordiale e che mostrava aperte simpatie per il popolo e per gli strati sociali più bassi: si mescolava a loro ed era pronto a combattere per dargli giustizia, quando necessario. Odiava i codardi, i traditori, chi si arricchiva e si garantiva un futuro stabile attraverso la violenza e la guerra a scapito di tutti.

Sono stati anni difficili ed ingiusti quelli in cui si manifestava il dominio della Ragione, la penisola italiana poi era divisa in staterelli che venivano puntualmente conquistati e saccheggiati da stati stranieri. La rovina peggiore che Nievo potesse immaginare l'hanno avuta gli stati italiani proprio in seguito alla Rivoluzione francese e alla discesa di Napoleone. Le Confessioni seguono il veloce declino della penisola italiana, ma non da una prospettiva esterna ed astratta dal contesto come quella dello storico che ricostruisce a posteriori: il narratore, che si chiama Carlino Altoviti, è un personaggio interno alla storia e vive le vicende storiche, non solo attraverso fatti ed incontri con le principali personalità (nel romanzo c'è anche un suo colloquio col Bonaparte) ma anche nelle ripercussioni che quelle vicende hanno avuto nella vita intima e privata. A parte il fatto che piace, per un lettore di oggi, leggere di queste epoche in cui i paesini erano ancora limitati ad una esistenza provinciale, in cui le case erano basse e robuste, le stradine piene di terra, fango, animali e poveri uomini meno arroganti di noi; in più ci affascina quello stato di cose in cui gli eventi non sono ancora "accaduti", le storie non sono ancora finite e si può lottare per realizzare tutte le infinite possibilità alternative. In altre parole, andiamo a leggere dei libri anche soltanto per poter pensare a un'epoca fatta così, per conoscerla e per interpretarla.

Su un libro di storia è difficile capire che la storia ha davvero cambiato tutto: le persone, le cose, l'ambiente; è più facile accorgersene in un buon romanzo.

Certo, bisogna anche sceglierselo bene il romanzo: di certo a questo punto dell'Ottocento i buoni libri storici con riflessioni sociali obiettive scarseggiano, e non ci si può fidare molto dell'altro romanzo storico ottocentesco, più famoso e venduto, i Promessi sposi di Manzoni, pregno della visione aristocratica e conservatrice dell'autore, che condivide ben poco (=niente) con gli strati sociali non borghesi. La differenza principale è proprio nel modo in cui gli autori guardano al popolo (lo strato sociale basso): alcuni fanno come Manzoni che lo deride e rende inaccettabili/irrazionali le sue richieste; pochissimi fanno come Nievo che in esso vede comunque un barlume di bontà, non realizzata a causa del caos dell'ignoranza o della mancanza di mezzi.

Per Nievo bisogna dare al popolo i mezzi per realizzare il Bene comune. Per Manzoni... no, non se lo merita.

Ecco perché Manzoni è così cauto e deve ogni volta dare spiegazioni per dirigere l'interpretazione dei lettori verso le mete che egli ha previsto, mentre Nievo non indugia a far nomi e ad informarci in maniera esplicita delle colpe o dei meriti di ognuno. E, forse, sempre per lo stesso motivo Manzoni è cauto nel parlare di Napoleone nel suo Cinque maggio mentre Nievo ne presenta senza fronzoli tutto il lato meschino, egoista e cinico, disposto ad abbassarsi a qualsiasi infamia che può rimanere segreta pur di fare il suo interesse.

Forse è stata sua esatta intenzione il ridimensionare l'immagine di Napoleone, dopo che era stata eccessivamente innalzata dall'ode in suo onore di Manzoni. Nelle Confessioni c'è il Napoleone vero, e ci sono anche tutti quei traditori che, per assicurarsi un posto nell'amministrazione imperiale, hanno ceduto territori e tesori italiani agli aggressori francesi, senza combattere. Hanno procurato la rovina di ciò che prima c'era di Buono, per guadagnarsi, dall'infamia, la gloria.

Ecco perché un veneziano, deluso dalla "cessione" di Campoformio (attraverso cui la ex Repubblica di Venezia passa in mano agli austriaci, loro vecchi dichiarati nemici) è il personaggio più adatto a raccontarci con realismo (non solo del narratore) i reali sentimenti degli italiani tra fine Settecento e inizio Ottocento, e a spiegare i motivi dei sentimenti patriottici nell'Ottocento, giustificabili dalle ingiustizie che l'Italia subì per mano degli stranieri avversari, e oggi altrimenti incomprensibili. Si trattava di un patriottismo sano, non ancora degradato ai soliti prevedibili nazionalismi immotivati di fine Ottocento.

Non bisogna neanche pensare, come può accadere leggendo queste riflessioni, che il popolo sia ritratto con ingenuità idealistica! Gli si riconoscono i meriti, ma anche i limiti: limiti mentali e di mezzi che creano quella stupenda comicità contenuta nel decimo capitolo, che gli fanno credere che Carlino, solo perché capitato a cavallo in piazza mentre si festeggiava la Rivoluzione, fosse un suo liberatore a cui affidarsi per chiedere "Pane pane! Polenta polenta!" innescando un felice gioco di scambi e incomprensioni comiche.

Nel romanzo si legge più facilmente la stupidità della classe della borghesia, felice della Rivoluzione francese vista come opportunità di scalata sociale, tanto da farle ignorare l'involuzione autocratica in cui è presto sfociata. È la storia degli italiani delusi dall'ingiustizia al potere, disillusi.

Mica tanti, questi disillusi! Nievo è uno dei pochi intellettuali e scrittori aderenti alla possibilità della Repubblica Democratica voluta anche da Mazzini, molto interessante perché mirante all'allargamento dei diritti su scala nazionale, e non solo ai nuovi ricchi. La maggior parte degli scrittori ottocenteschi è stata dalla parte della borghesia ed ha esaltato i suoi modi di vita egoistici: dalla parte di quelli che, scalato il grado sociale, diventano a loro volta conservatori sordi a ogni allargamento di diritti al corpo nazionale.

Questo perché ogni intellettuale italiano ottocentesco proveniva proprio dalla borghesia e la voleva per questo difendere ed esaltare. In questo contesto Nievo è un outsider che col suo atteggiamento di denuncia si schiera al fianco di Leopardi, ed usa come lui la cultura (la conoscenza) per giudicare con obiettività il presente, senza illusioni e veloci o opportunistiche prese di parte.

Evasioni

  Quanti piccoli sotterfugi
speri restino nascosti
per poter tirare avanti
e mangiare un altro piatto?
Le isole di plastica
con colpevole lentezza
si son sedimentate.
Così i rifiuti alle discariche.
E vivevano gli inurbati
dimentichi nelle case.

Natura sorella

Piove se vuole,
se azzurro approfitta
c'è vento anche forte
vai, prova a insultarlo
e ridere perché ingenuo
e non soddisfa 
i tuoi requisiti.
A suo tempo
metti un virus si espanda
che devi fare?
La Natura che torna
e mostra il vero
non si è certo assopita:
Sei tu - dice 
- che dispiaciuto
dopo il pianto dormi,
t'acquatti e sogni,
levitando in grosse auto
dove sparisce il mondo, giochi
e i doveri son degli altri.
Mi fai ridere e distrai
quando anche cercassi
di soffrire se tu soffri.
Mi meraviglia invece assai
qualche umano dignitoso
che non scorda perché impara
tutto ciò che ho da dire
e lo ascolta chiaramente,
e non parla e non si permette
di dirmi come è che dovrei fare:
se a qualcuno mi descrive
viene escluso, detto pazzo -.

Il mondo gemello

 Certo che un certo 

mondo nel mondo 

parla e riparla, 

prova e riprova,

e per quanto provi e per quanto faccia

giace sospinto all'ombra dei margini,

e già sappiamo che fine farà

sottoposto alla legge 

monologica

dei più forti virgulti

che lo calpestano

d'infami pneumatici.

Smuove,

comunque commuove

che venga a sfidarli

per farsi conoscere

o aprire spiragli, lesti spariti 

né fatti vedere.

Cos'è che succede

 Più lustre le scale di lastre marroni
passa nel vico perfino una bici 
che aspettava il momento ideale
imprevisto. Eccolo. È ora di punta
odore di sugo e di fumo di carne 
canti di uccelli in un cielo selvaggio
e anche le vecchie colline 
ridono sovrastano e per poco
non si avvicinano. 
Si sentono anche i sussurri 
del vento che odora 
di salvia umida e rosmarino 
e viene dal profondo delle cavità
sommerse di piante polvere e terra
che dicono cos'è che intanto succede.
È questo che succede  
benché noi distolti 
dai rumori delle macchine pesanti 
e da quei gesti prepotenti 
eseguiti così, senza pensare;
è questo
che cercavo di figurarmi dentro
attraverso un libro
che non riuscivo a leggere.
Invece eccoli i suoni dolci desiderati, 
le voci fresche 
dei cespugli bagnati
e quelle dei vicini, che parlano piano
e spesso ridendo nelle loro case
sentivo quand'ero bambino
la domenica mattina a pranzo:
bastava chiuderci, restare
su un balcone, su un bel terrazzo
e aspettare un cielo azzurro,
quando a sud riposa il mare.
Adesso la chitarra 
suona a suo capriccio
curiosa di vedere 
cos'è che succede
premendo un tasto
lontano dagli altri:
che suoni di gusto
e che percorra le sue scale.

Il giorno

A dall'alba alla mattina

E le ore nel mezzo

I i pigri meriggi

O, si fa notte

U: notte oscura.

Il coro universale

Nell'universo intero

Tra le galassie

Anni luce distanti,

Dalle spirali

E dalle ellissi,

Su Andromeda tu, 

nella Lattea io 

Un coro si espande:

Porco di un D**!


Sara

 Sara, nel deserto piove musica di luce

questo sogno ti si avvera 

quando pensi non riuscirci, e piangi 

e pensi che nel mondo non c'è spazio

dove metterci comodi tra noi.

 

 Quanta strada percorsa è crollata,

vedi, Sara, giù in fondo alla scarpata,

non cadrai con lei se corri 

e se spandi le tue ali.

 

 Tracci invece un sentiero tortuoso, 

sì, ma ricco e veritiero 

che passa nel buio di una foresta

 

 ma non temere, Sara, questi anni

li hai vinti. Chi ha perso è quel mondo.

Quel mondo ladro, e disonesto.


L'entusiasmo delle arti

 Invano ti cerco se chiamo quel nome:
giochi nascosta giacendo tra l'erba
delle mie pieghe cerebrali, e scuoti
le fibre, le ossa, mi muovi, m'ispiri
respiri quest'aria ma il vento che soffi
è un vento diverso dal vento che è nostro.
 E tocca montagne, boschi mai visti
dagli occhi aperti al sole che abbaglia
e sbaglia la mente che vede nient'altro.
 C'è spazio abbastanza per i nostri sogni
mai stato di più, né recintato,
venduto, comprato, mai devastato,
è da lì che vieni - quel posto lontano
non riesco a pensare sia dentro di noi.
 E parli suonando la lingua di archi,
sembra uno scherzo - lo è, ma anche
lo scherzo nascosto del mondo che vive
e ride, fingendosi zitta materia.

Tempo. Risorse. E denaro

 Noi costretti ad arrangiarci

dei prodotti scadenti venduti

solo dietro pagamento

senza poter distruggerli


non siamo i pessimisti, siamo

chi pretende si rispetti sempre

la parola. Puniamo chi truffa

e non fa il suo dovere.


Contenti siete voi

che fingete il paradiso

o di avere ciò che spetta


sprecando tempo. Risorse. 

E denaro.

Veicolo

 Non bastava cadere insú di giorno

mollare la terra e il contatto

scavare, andare insomma lesti

senza veicolo di sorta, via?


Poesia la mia astronave chiamo

di matematica tarlo e materia 

che spiana mentre erode, ghiacciaio

giusto, ghiacciaio furioso. Ritorna


In fondo mai davvero parte. Ruota

per la galassia e viene dai tempi

e dai punti impossibili dove è.


Ho avuto da fare, molto impegnato

quest'anno davvero poco viaggiavo

e temevo di aver perso il decollo.

Lucro

 Piange se non c'è guadagno il barista

che fa caffè e che ha arredato il locale

vomitando tavolini dove cerco di passare,

slot machine, cornetti precotti.

Ecco il lucro mascherato da magnanima

passione servizievole, ecco il tuo interesse

che invade il mio, ingannato e punto

nelle sue debolezze.

Pazzia quale far confusione

tra virtù e avidità aspettandosi un premio,

che per il cliente è male minore con delusione.

Il tentativo di corruzione

Cerca il tempo spiraglio in sfacelo per farsi spazio e reggere il mondo tuttavia. Solamente sbraita il traditore che vuole corromperlo e non...