La città della musica

La chitarra fa la sua scala armonica
e questa stanza dove mi riparo
squarcia un fugace soffio di vento
sono in una città deserta
ed una stoffa svolazza per strada
sopra il marmo di una fontana 
fino alla piazza asciutta dal sole
di una mattina tersa, e persa
fra sogni e ricordi della mia infanzia
ma l'ho vista, e il cielo turchino
ai viventi è un fluido mantice
dove si bagna chi esce di casa,
e, sospinto dai gorghi di corrente
diventa un fantasma dentro al mio sogno.



Sul fondale

In apnea nei mari di schiuma
si precipita eterni in abisso
se non che il piede giunga a toccare
granelli di vita depositata.

Come il silenzio soggiace ai rumori,
scheletro bianco a sembiante vermiglio
così il nulla sull'arido vero
che giace sommerso dimenticato.



La mia stanza

Da casa vedo il cielo di notte
come qualsiasi animale esistente
come chiunque finora vissuto:
si schiude la porta della mia stanza.

(A chi ha voglia) Lo stupido

Il più ignobile errore imprevisto
può rovinare la Vita per sempre,
stupido è farne, ma volutamente.
Non vedrai altre schiene d'argento
non un poeta, non un suonatore
mentre nel sangue la sera dilava
le strade di buche coperte d'asfalto 

Quale poesia non nasce da altro
quale canzone, quale romanzo
sento la noia della mia stagione
come una rosa che non ha un odore

Bel planetoide senza un anfratto
che un satellite possa ignorare 
quante persone che oltre un involucro
hanno un ripieno di carne sintetica

Abituate a non credere a niente
quante speranze rimosse per sempre
e chi non si ferma al primo gradino
fa come il ronzio di un moscerino

C'è un solo lavoro che conviene fare
solo uno è degno, lui solo nobilita
chi più si impegna meno guadagna
e chi guadagna per primo è radiato.
Il sole, con le dita tutte dorate,
pizzica le corde delle chitarre
poi ti accarezza i capelli biondi
come al mattino le spighe del grano

verrebbe a giocare ma è troppo alto
perché da vicino ti scotterebbe 
fa finta di sparire e poi torna
perché vuole starti accanto, ancora.
Non puoi vedere il mondo che cambia
è lento il tempo se campi cent'anni
tu lo sapevi, fai finta di niente,
già c'era la storia, tu arrivi tardi 

E ridi sul podio del vincitore
senza una gara, senza iscrizione
ma chi ti spodesta l'hai nella carne 
quanto colui che hai spodestato.

A chi ha voglia

Perfino una svista involontaria 
può essere il seme d'un cataclisma
non sai che lo inneschi, non sai che succede,
stupido se l'hai voluto innescare.

Tara

Come una pietra nel letto del fiume
son steso nel gelo dell'acqua del Tara 
il cielo è sommerso e senza rumori:
sono io il fiume, l'acqua il mio corpo.

Vangelo

Non è normale questo tuo soffrire
vinto dai forti venti di oriente
non è a questo che ci si abitua
e quando l'ultimo avrà guardato
deformi le orrende teste dei figli
avrai pace e il vestito di un santo.

Dalla fine dei faticosi giorni
si illuminò la stella polare
da allora fu sempre la stessa storia
ma dimmi che hai la sua conclusione
come si volta chiamata al suo nome
solo una donna tra mille per strada.

Respiro

Ero nel giugno e sorgeva l'estate
tuffai la mia testa nell'acqua del fiume
e perché forme e colori mutavano
senza lottare mancò il mio respiro.

Bologna

Se m'avviluppa e mi svelle la pelle
città di serpente addormentato
paura e mistura di commozione
alle tue strade di Irnerio e poi me.

Che non sono tale qual conoscesti
ma sempre serbai quel che non serbasti:
averti in me sempre. Vederti adesso
come scintilli passati tre anni.

E pure tu o i tuoi passanti guardi
ricambi, mi trovi bene, diverso
mi riconosci e, sì, mi ricordi 
mi percorrevi ad ogni mio passo.

Le strade, non io mi camminavano
e mi portavano dove volevano
e adesso mi trovo di mura e di torri
finestre di archi romanici e gotici.

Nel fiume

Lasciatemi qui sdraiato nel fiume
che smussi i miei fianchi come ad un sasso 
lasciate i capelli al gelo nell'acqua
come le alghe che smuovono il fondo.

Lasciate che qui il pensiero gorgogli
dal seno di una possibile madre
che sa il mio passato e anche il futuro 
ma che neonato io stento a capire.

Il re nudo

Che sogno irreale trovarsi vivi

sapendo che resta di oggi quel nulla

sommerso dal mare dei tuoi ricordi.




La vita un sogno e il sogno reale

ogni discrimine ormai è perduto

un giorno non crederai oggi vero.




I sarti del sogno si danno da fare

ad ingannarci d'autentici orditi

il re non sapeva di essere nudo.

Ricordo a Capri

Ricordo a Capri colori inattesi
da anfratti nascosti palpabili d'ombra
sulla mercanzia dei negozietti
in basso alle vie di pietre e ciottoli

mai visti altrove talmente vivaci
e penso che anche se andai bambino
è indubbio che li ritroverei tali
sull'isola al fluoro della mia infanzia.
I giovani teste di sole
tuffarsi avanti nel fiume
i tori muggiscono a giugno
flauti di là dai fusti di canne.

Le schiene ritagli di cielo
argentee nelle alghe ed incuranti
di tutti gli scrosci che fanno sordina
a quel che c'è dopo e che c'era prima.

Dove sei stato

Dove sei stato? Dove il pensiero
erratico e vestito di stracci
giunge infine a un porto sicuro
città di pietre preziose e di oro?

Ci si arriva per le onde marine
poetiche e uno stretto passo
che sale non può esser che reale 
il sentiero che porta al sostrato

Oppure volando su una canzone
che parla di un altro destino comune
scritto indelebile nel firmamento
negli astri al silenzio e nel nostro sole

La meta coincide con il tramonto
rosso di un fuoco che ancora non arde
che tutti inseguiamo come in un sogno
dove non brucia toccare le fiamme

E quando ci arrivi tutti t'applaudono
perché aspettavano che venissi
e tu hai sentito che ti chiamavano
lasciasti tutto, e corresti lì

All'ascolto

La carrucola nel pozzo non cigola
da un pezzo. Né al silenzio rimangono i giorni
squassati dalle onde di un mare di gomma
che oggi i bambini chiamano case.
Ma ricordi quanto strano
quel mistero nascosto dai palazzi
e su quel che c'era dentro, quei rumori
da nient'altro che ombre delle piante
che ci sono ma non ascoltiamo?
E se dentro le fattezze contornate di bordi
altro fosse un demone informe
- da dove venuto, da quando
e che voglia non badiamo -
né lo dice, omertoso mostro?
Ti apra la strada a conoscenza
la cura d'un curativo ascolto.

De pigrizia X

Siamo tornati al Rinascimento quando la gente scambiava i romanzi per avventure vere e nascevano i Don Chisciotte; alcuni partivano "alla ventura" soltanto perché ispirati dalle narrazioni cavalleresche. La fantasia era scambiata per qualcosa di reale e l'immaginazione valeva tanto quanto la ragione. 

Proprio adesso che non si crede più al sacro, al mistero dentro le cose, che sia tutto chiaro ed esplicito, non si riesce più ad avere contatti con la realtà. La società si è idealizzata, tende all'ideale e non vede tutto ciò che c'è intorno. Non ci si interroga più sul senso della realtà (dimensioni spaziale e temporale, natura della materia; chi siamo, dove, se ci sono degli altrove, e verso dove andiamo; le consuetudini delle diverse culture e motivazioni) e lo si banalizza dandolo per scontato e risaputo. Non si vuole guardare in faccia la realtà, come se la realtà fosse troppo deludente e soltanto nella distorsione razionale-immaginativa si possa trovare soddisfazione. Nel modello e nella propria convinzione di essere uguale al modello. Infatti non c'è più la spinta alla conoscenza, la curiosità verso le cose reali: vengono giudicate entità tanto umili e dimesse da essere messe sotto il sé centro dell'universo, sottovalutate in relazione al sé: non degne di attenzione quanto il sé.
Il sé viene sopravvalutato perché tendente all'idealità, come essere superiore che non ha niente da spartire con il reale. 
Infatti ecco che ognuno si proclama ridicolmente uguale al modello che segue. Se a qualcuno piacciono gli eroi dei fumetti si proclamerà eroe da fumetto (ma in versione seria, almeno secondo i suoi propositi); se a qualcuno piacciono i trasgressori dell'ordine e della legge, si proclamerà uno di loro (e non è raro che ciò accada, perché non avendo più la visione della realtà, non ci si interroga più neanche sul perché la Giustizia sia preferibile alle ingiustizie). Un bracciante calabrese che non è mai uscito dal suo paese e non ha mai sentito parlare del fuori, si proclama interista, milanista, juventino e si comporta con seria convinzione, uno della squadra.
Ogni fascia d'età, ceto sociale, livello di istruzione partecipa a insignificanti cortei in macchina quando una squadra vince lo scudetto; ma nessun corteo trionfale è stato fatto per i pochi e ormai disperati miglioramenti, nessuna grande azione davvero eroica è stata celebrata.
Cosa guarda e cosa pensa l'occidentale che ha chiuso i contatti con la realtà? Accende la tv, e non esita a criticare la bruttezza di vestiti, trucco, rughe, capelli ovviamente dimessi di quelle persone che cercano di comunicare informazioni (=non chiacchiere ma dati sull'ambiente che aggiungono qualcosa a ciò che già sappiamo).

La comunicazione non può avere luogo perché non è ad essa che l'individuo è interessato: tutto ciò che secondo lui c'è da sapere si ferma al dato visibile.

O non è capace di ricevere comunicazioni. Oltre le apparenze non c'è niente di interessante e che valga la pena di conoscere? Per un verso non ci aspettiamo più niente di bello da niente e da nessuno, è tutto piatto e ugualmente insignificante; per un altro non ci si pone più neanche la domanda. Colpa di noi apatici e degli altri che non hanno niente da dire e parlano. L'ascolto viene negato a priori per pregiudizio viziato. Ma anche la parola non esprime né comunica, non scopre né trova né informa. Orna e vorrebbe dilettare, riempie i silenzi. Forse esprime soltanto il fallimento della ricerca di qualcosa di autentico, una ricerca che qualche parte di noi pur insiste a svolgere per bisogno psicofisico. 

Parola vuota e comunicazione assente, gesti vani e teatrali, comportamenti non necessari o inspiegabili. Tutto è irrazionale nella Vita contemporanea, e per questo da decenni l'intera popolazione mondiale che tende verso l'omologazione e appiattimento e svuotamento di significati e di sacralità, è la più facilmente manipolabile che sia mai esistita. Far badare soltanto all'immediato presente rende motivazioni e necessità del tutto indesiderate. Basta agire sull'immaginario per manipolare gusti e (semplici) sistemi di pensiero (insicuro), non occorre più neanche agire concretamente, lo sforzo dei manipolatori è ridotto al minimo. 
La popolazione non conosce più criteri di valutazione, sparita ogni certezza e tradizionale metodo in base ai quali valutare la sfuggente contingenza. Non c'è una Giustizia in cui crediamo più, ne rimane soltanto qualche vago e confuso ricordo di essa nel passato; ma il passato lo si vuole cancellare perché lo si crede ridicolmente antiquato, obsoleto, errato. La perfezione verrà nel futuro e sarà l'efficienza e la velocità, la quantità; e mai più la qualità che rallenta e costa, mai più l'attenzione alla Vita, ai processi naturali, all'ambiente, alla realtà. Li daremo, tutti, sempre per scontati e chissà se sapremo vederli più.

Non devi mai insultare il vento

Non devi mai insultare il vento
che insiste a sferzarti la faccia
e cade davanti ad una porta
né le stelle che se ne stanno mute
con la Luna curiosa che guarda
e che non sa sempre essere tonda.
Non insultare i fili dell'erba
che calpesti o che non puoi più
o che strappi e poi getti in aria
non gli animali, non i bambini
che si scambiano un tenero bacio
e parlano già di fughe d'amore.
Non insultare adulto formidabile
i morticelli impotenti e il tempo
troppo semplice in cui furono vivi
l'ingenuità delle età premoderne,
e di un sistema non molto complesso.

Il tentativo di corruzione

Cerca il tempo spiraglio in sfacelo per farsi spazio e reggere il mondo tuttavia. Solamente sbraita il traditore che vuole corromperlo e non...