L'ipermetro

Continueremo a ridere così
non ci sta dentro un verso canonico
ma non mi importa, è un verso bellissimo:
l'hai chiesto tu a me temendo il domani 
e io che guidavo ho tolto la mano 
dal cambio, non era tanto importante,
per poggiarla sulla tua
ho detto di sì, noi continueremo
ma non potevo distrarre la vista
per farti capire che non scherzavo.

                        . . . .

Adesso che siamo arrivati a casa
la differita mi ha solo bruciato
solo annientato da quanto abbia voglia
di vedere gli occhi tuoi che amo,
e dirti ti amo, ridiamo. Prometto.
Una sillaba in più ma è necessaria
e non importa: è un verso bellissimo.

Il giorno più antico

L'attimo esatto mentre tu leggi

mentre ricordi questa poesia

l'ultimo attimo nuovo affiorato,

è così distante dal nostro ritorno

ch'è oggi il giorno più antico del mondo.

Concessivi

ma ruggito deflagrante tremore 
che tuttora sebbene e tuttavia 
in quest'altra nuova noia sperdente
splendente e deliziosa di dolce requia
e distensiva su lenzuola a più piazze
che grazie e buon giorno al mattino
tutto il liquido sembra sia solido 
come perimetro ma non contenuto
senza ristare alla mia tema
beffarda e immatura vegliarda
che vortica in turbine quando non passa
serrature fessure aperture di porta
il fiume su esonda l'acqua si annera
per quanto eroda ogni parete
e scava riscava si cerca un percorso
da cui sgorgare in falde profonde
e lì a tal punto l'acqua è chiara
che ti sembra trasparente quasi aria 
di volare in mezzo al niente
dove tutto si incolora 
e maturano i sapori ma non c'è stagionatura 
verace l'acquatile agile guizzo 
scorre sebbene tuttora talmente
per quanto a tal punto
più niente di lui affiori alla luce
che piace talmente e tuttavia
vibri il tremore di un do minore

L'interiezione

Mi è scappata una poesia
come scappano tosse e starnuti
come un bisogno fisiologico,
o a casa o in strada, nei parchi;

a volte, mi scuso, non le tengo a freno
mi scappano come gli strafalcioni,
o le parolacce, o le risate,
come mi scappa di bocca un segreto.

È vero, per molti sono un disturbo
- se tutti i poeti son disturbatori -
ho un manuale di buone maniere
ma io non credo a una sola parola.

Rima baciata

Siamo due versi in rima tra loro 
le sillabe tue son come le mie 
io sarò A se anche tu lo sarai
tu dirai B se una B dico anch'io.

A volte siamo divisi, in strofe
diverse molto lontane, tra versi
sciolti senza legami sonori:
allora siamo degli echi lontani.

A volte staccati in due poesie,
un tempo forse persino in due libri
poi uno scrittore ci ha letti, evocati,
e ci ha legati in un solo contesto:

anche se fosse, le nostre parole,
usate solo in rime difficili,
lo stesso rimavano anche se ignare
le une delle altre prima di allora.

Il nostro testo è come una danza:
siamo una rima alternata, a distanza
siamo incastrata, incrociata. Poi interna:
la nostra sede si sposta e si alterna.

Le altre rime e le strofe famose,
i versi sciolti o con sola assonanza
come ci applaudono quando ci vedono 
già si ricordano tutti di noi.

Poi la magia: ci siamo incontrati
nella Poesia che ci tiene legati.
Messi vicini due timidi versi
si sono fusi in rima baciata.

La Poesia II

Ho trovato la Poesia per strada,
era sola, silenziosa, guardava
tutti quelli che neanche "buongiorno"
andavano via, come se fosse
consueto vederla, giusto ignorarla.
Sono stato fermo a guardarla,
dietro un muretto che a lei mi celava,
vedevo come, anche umiliata,
lei sorridendo diceva "buongiorno".
Quelli di fretta "parliamo dopo"
come si scansa una scocciatrice,
ma invece lei aspetta. Che pazienza.
Tornavo da lei di tanto in tanto
dicevo "buongiorno" senza guardarla
emulo del malcostume locale
e poi correvo a spiarla dal muro
sempre e solo nascosto ai suoi occhi.
Faticai anch'io a rendermi conto
come potevo infatti pensare
che quella in strada che ci salutava
fosse colei di cui parlano i libri?
Poi venne un giorno, scrivevo poesie,
non avevo da dire e scrivevo
pagine vuote perché mancava
lei l'umiliata, ignorata e paziente
davanti a tutti e tralasciata
da chi crede che sia qualcun'altra;
mi dissi "scrivi di lei, poltrone"
(cosa non facile, a stile sublime,
fare iperboli a insulsi dettagli)
"dì che si vede e l'hai vista, trovata
come si vede e si trova un'amica,
come un aiuto per strada, una guida
per i passanti che si sono persi".

Se non ci fossero stelle

Se non ci fossero stelle nel nero
buio di notte: allora il cielo
sarebbe un confine, non più una strada,
la fine del Mondo che il Mondo rifugge.

Eccole invece, belle e splendenti
quanto evidenti sul nero di notte!
La notte non è un incarto al presepe,
ma questo Mondo. È casa, quartiere.
Dopo millenni ci riaccorgiamo 
che parlare è diretto a uno scopo,
sempre lo stesso a cui è diretto 
ogni possibile umano lavoro,
aiuto a chiunque per superare 
i problemi reali dell'esperienza 
tra gli individui e i loro contesti
tra gli individui e i vari contesti
tra gli individui e i contesti reali.
La retorica non è vuota, la lingua
stessa è contenuto e forma. Grazie tv,
grazie serie fatte non certo per comunicare!
Grazie a voi ho capito che io 
non farò parte del vostro raggiro
che fa della lingua una cosa complessa
e così il mondo, feticci impenetrabili.
Quello che c'è di obsoleto è questo 
nuovo
stanco e annoiato, svogliato, ignavo
dei vostri insensati allestimenti.
Grazie a voi definisco il modello
da evitare: tutto quello
che non fate è il giusto. E io lo faccio.
Quando si è estinto il comunicare
retorica morta
morto il pensiero.

Emoji Poesia

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Legenda
⚛️ Atomo, molecole, materia 
🌍 Mondo, Natura, Spazio-tempo 
🧠 Cervello, sistema nervoso, corpo 
👥 Persone, popolazione, cultura 
🗣️ Parlante, comunicazione 
❤️ Sintonia, parentela, =, cura, ascolto 


Possibili criteri di lettura
- Ogni verso è una frase, composta da minimo due o tre o cinque o nove o dieci elementi (parole, simboli).
- Ogni verso ha elementi del verso successivo o del precedente che danno continuità e coerenza ai versi, ma in ognuno il tema è sviluppato con variazioni. Non ci sono due versi uguali.
- La Poesia indagherebbe la stretta relazione tra Mondo e Lingua, che porterebbe a sintonia e reciproca assistenza: tanto tra persone, quanto tra individui e Mondo.

Impronte di una marcia cerimoniale

Fertilizzanti azotati nei fiumi 
plastica nelle carote di ghiaccio 
con l'anidride carbonica all'apice 
terre rare i circuiti nei campi.

L'impronta ecologica di suole sporche
da cui poter riconoscere presto
la breve gran marcia cerimoniale
dell'animale dal grande cervello.

Note e parole II. L'ascolto

Non hai ancora finito di parlare
che applaudo forte le note che enunci
conformi alla lingua del cuore. Tu
allestimento da compositore.

Il periodo ipotetico

Un parlante non può sapere
se la sua parola raggiunge una mente.

Può solo supporre una tesi
tra le ipotesi infinite.

Il destinatario è ipotetico.
Cosa so io del Mondo?

Allora parlo al vento.
Forse è il Mondo che porge un orecchio.

Tutto è Poesia

Poesia, poesia, tutto è Poesia!
Ma non siamo più i Poeti.
Guardiamo serie esclusive sul premium.

Note e parole I. L'eloquio

Che bello possa enunciare le note
come quelle con cui sono composte
le più belle musiche al Mondo,
perché io senta il tuo cuore parlare.

Figli dell'ambiente

I corpi comunicavano tra loro già prima che nascesse la lingua. 
Tuttora organismi molto meno evoluti dell'uomo, unico animale dotato di lingua, addirittura creature non dotate di sistema nervoso come le piante, comunicano con loro. Ed anche in maniera efficiente.
La comunicazione è nata prima del pensiero tipico dell'uomo; o piuttosto il pensiero è nato prima della lingua umana?
L'albero pensa quello che comunica? Soprattutto è cosciente della sua intenzione comunicativa? Nonostante non possa pensare, essendo il pensiero un'abilità cognitiva che necessita quanto meno di un sistema nervoso.
E la lingua umana è capace di interpretare questa protolingua? Forse deve dimenticare la sua grammatica e interpretare la più complessa grammatica non umana, "abbassarsi" secondo un'ottica antropocentrica; ma invece aprendosi alla scoperta dell'ambiente, da cui l'uomo si è allontanato evolvendo il suo sistema nervoso. Non è abbassamento: è liberazione dai pregiudizi umani, eravamo noi a guardare troppo in alto, troppo in là, trascurando tutto ciò che intanto c'era sotto. Trascurando cosa siamo noi. Nient'altro che corpo, organo, muscolo ossa e nervo, materia, atomo: come qualsiasi oggetto. 
Tutto ciò che l'uomo ha ottenuto finora, l'hanno ottenuto in effetti l'atomo, la materia, nervo ossa e muscolo, l'organo, il corpo.

Per comunicare il pensiero (attività neurale) non è necessaria la lingua umana ma la grammatica sì. Una grammatica universale e non più antropocentrica. La grammatica umana viene in qualche modo da quella "senza cervello" del Mondo (che non ha un sistema nervoso. È l'ambiente). D'altronde il linguaggio comprende la grandissima area del non verbale che è istintivamente elaborato da parte del cervello quasi immediatamente. La lingua (verbale) richiede uno sforzo cognitivo in più perché è meno immediata.

Ecco chi siamo dunque: Mondo. E Mondo è quel mistero che chiamiamo Natura, fatta di forze che tengono coesa la realtà e la fanno così com'è al di fuori del corpo: siamo il fuori da noi. Siamo l'ambiente.

E se siamo quello, allora che senso ha ancora distruggerci tra di noi? Non siamo Mondo che distrugge, ma che salvaguarda, che si prende cura. Siamo nati dal Mondo e per questo il Mondo vive in noi. E viceversa. Non è vero quindi che siamo nati da noi stessi e che il mondo è nato solo dal Mondo, e che noi e Mondo ci conciliamo: ci eravamo soltanto distratti guardando altro, cercando altrove, se per caso ci fosse altro. Adesso gli strumenti scientifici, i nuovi telescopi, ci dicono che, fin dove si può guardare, tutta la realtà è in sé rivelata, non c'è nascosto niente e nessun altro, dobbiamo solo sviluppare ulteriori progressi alla tecnologia per aver contezza di quello che succede in ogni atomo e fuori in tutto l'universo.
Probabilmente la tecnologia farà progressi in questo senso: di andare a vedere ogni più nascosto anfratto, minuscolo o mastodontico che sia.

Ben venga, si spera di conoscere l'ambiente, con precisione crescente.
È conoscere l'ambiente che significa conoscere noi figli dell'ambiente. È la fenomenologia la passione del dettaglio in comune ad archeologia, scienza, storia, letteratura poesia e arte, geografia, sport, attualità, ecc... gli elenchi di ritrovamenti archeologici, elenchi di brevetti, almanacchi di storia, sport, attualità, storie di filosofia letteratura cultura medicina...

È così che dobbiamo lavorare? Che fare se siamo ambiente? 
Fermando la distruzione, l'annullamento dell'essere, conservarlo e salvaguardandolo, ogni suo dettaglio e manifestazione per quanto condannabile dal più paziente saggio mai esistito finora.
Facciamo come l'uomo trovatosi avanzato e libero alla fine dell'età del bronzo, dobbiamo ricreare le condizioni che hanno reso possibile le prime antiche civiltà, libere da vincoli morali pilotati e distorti dai pregiudizi accumulatisi nel tempo, da etiche immotivate, arbitrarie e imposte, che hanno reso l'uomo sempre più sofisticato.
Se noi siamo Mondo, e noi Mondo ci creiamo, e il Mondo se crea rifugge il non essere in cui comunque è diretto, allora dobbiamo solo creare e salvaguardare tutto dalla sua estinzione/annullamento. Fare tutto ciò che non è distruggere, fare violenza, odiare, negare, ignorare. Ciò che distrugge è proprio ignorare i dati dell'esperienza provenienti dalla percezione, inconsciamente fingiamo di non avere corpi, di essere più che corpi, e vantandoci di possedere presunte alte capacità che ci innalzano al di sopra della Natura. Natura indicante un referente non chiaro, vago confuso e indefinito: non esistente. Natura è nient'altro che ambiente che è noi, e noi siamo creati nel senso che siamo nati dal Mondo. Quindi il Mondo produce, noi siamo Mondo e noi perciò lavoriamo producendo. Il prodotto viene poi conservato più a lungo possibile, finché si consuma da solo.

Dobbiamo lavorare perché ogni dettaglio esistente resista più a lungo possibile prima che davvero si consumi da solo, scompaia per sempre annullandosi. L'unico modo per conservare qualcosa destinato ad annullare il suo corpo è simbolizzato, togliendone il corpo. Ma il simbolo dev'essere davvero concentrato e ricchissimo di informazioni, come una poesia e più di una poesia, deve dire tutto di noi. Deve contenere l'intera cultura e rievocarla nel pensiero dei viventi futuri. C'è davvero chi si sta facendo ibernare sperando di essere resuscitato tra centinaia di anni, quando si scoprirà la cura alla morte. Ecco che pensa l'uomo razionale contemporaneo 🤣
Mentre invece è così economico e naturale e scientificamente più probabile rimanere nella cultura. Anche se magari non verrà ricordato il nome di un individuo, il suo aspetto, eccetera, abbandonare il corpo quando muore non è che un gran vantaggio. L'uomo di oggi invece è già uscito dal corpo e dall'ambiente senza neanche morire quando li ha ignorati e stabilito nuove verità ideali, e stabilito che fossero più vere delle cose vere del Mondo. "La mia idea è più vera di quello che mi sta davanti" è in sé contraddizione, follia.
È una distorsione dei nostri scopi perché si sceglie non solo di ignorare ma di eliminare ogni dettaglio che contraddice quell'idea. Ogni idea ha un suo opposto esistente e individuabile, perciò se una cultura sceglie di istituzionalizzare una idea vuol dire che ogni manifestazione contraria a essa è nemico pubblico.

E questo è assolutismo, dispotismo, violenza esercitata direttamente sul pensiero, che è per sé figlio del Mondo (attività neurale) e Mondo stesso, e che avendo la lingua si esprime in qualsiasi creatura, secondo la sua grammatica.

Comunicare è il nostro unico lavoro, fare che la comunicazione, vero e proprio miracolo, vada a buon fine. Dunque dare peso al contesto e alla situazione comunicativa, all'ascoltatore se si parla. Ascoltare se si è ascoltatore, nel senso di sacrificare lo sforzo cognitivo, effettivamente dispendioso, necessario ad ascoltare e comprendere: fare attenzione. Alla comunicazione, al contesto alla situazione. Oltre al messaggio, che deve essere veicolato in forma chiara cioè adatta al contesto e alla situazione comunicativa. Il nostro jolly tra le diverse abilità cognitive, forse il nostro libero arbitrio, l'attenzione. Forse il Mondo che fa attenzione a sé. Ma che si ritrova imprigionato in un cervello materico, limitato e pur sempre orientato al risparmio energetico e alla conservazione di sé, al riposo, pur sempre necessario. Al non ascolto e altre pigrizie, che per quanto innocenti sono di per sé violente e distruttive, volontarie e educabili tramite esercizio, l'ascolto. La disponibilità a cooperare per stabilire comunicazioni a buon fine tra corpi e sistemi nervosi di persone ed entità diverse.

Fare attenzione è il nostro lavoro. Fare le esperienze piuttosto che impedirle a tutti, e permettere che gli altri facciano la loro attività neurale, l'esperienza del mondo attraverso il mondo stesso. Il nostro lavoro è che noi facciamo questo lavoro che consiste nel fare nient'altro che far fare il lavoro-esperienza che consiste nel far fare esperienze ad altri, in un circolo pienamente sostenibile ed autorigenerante. La comunicazione dell'attività neurale è il nostro lavoro. Ora siamo troppo distratti da altro di molto sofisticato, che forse per questo motivo reputiamo più degno di essere pensato, anche più di ciò che esplicitamente abbiamo intorno a noi. Una specie più evoluta dell'uomo avrebbe le stesse capacità di analisi dei dettagli dell'ambiente di animali come i felini, le scimmie e i primati, ma anche degli insetti, dei rettili, e delle piante e dei funghi e dei microbi, ecc... e sarebbe perciò capace di fare più attenzione, in maniera sempre più efficiente.
Mia sorella, quanto tempo
da quando ho preso una casa diversa
posso baciarti il tronco, le foglie?
Andrebbero bene, i cespugli, le guance
tue su rocce verdi come le mie.
Posso baciarti il cielo? Avvicinati
vengo con te, non ho le valigie, 
cammineremo allo stesso andamento
mano per mano come da piccoli
io verso il cielo, tu alla mia testa,
le suole bianche dei piedi di nuvola
dove il sole passeggia di giorno 
io mi tuffavo, tu dissetavi
tu mi allattavi, io ti mangiavo,
mi pensi ancora o ti sei arrabbiata?
Mi hanno detto infatti "sta male"
sei malata? Ti do parola, giuro 
in qualche modo, non troppo tardi,
non così tanto da farti rimpiangere 
troverò il modo di farti guarire,
studierò ogni cosa che serve
ti donerò i miei anni migliori 
lavorerò anche tutte le notti
perché mi manchi e sto male anch'io.
La mia malattia è la casa diversa.
Torniamo a vivere noi insieme
io guarisco se tu mi guarisci
e ti guarisco se tu mi guarisci,
perciò guariamo se entrambi guariamo 
come volevano i tuoi genitori.

Lode alla mente

Lode alla mente animale 
semplice e intuitiva
logica a modo suo
e a modo suo vera.
Lode a un limpido specchio
che non distrugge o distorce il creato
dal creato è nato lo specchio 
e dallo specchio lo stesso creato.
Il mondo cade all'infinito nel mutamento e nuova creazione da nuove distruzioni, sostituzioni.
Crea il sistema nervoso centrale e, dopo varie evoluzioni, la mente umana, e chiede loro di aiutarlo a mantenersi, cioè trovare assoluti anche se relativi e momentanei: adatti e geniali (=congeniali) al loro particolare contesto (spazio, tempo, occupanti, disturbo, risorse materiali e culturali, strumenti...).
La mente perciò sviluppa la logica, sistema di pensiero coerente, tendente alla perfezione: all'assoluto infinito ed eterno idealista. Le grammatiche, le tecniche, corrette in quanto i loro costituenti non si contraddicono. La logica rispecchia il mondo e ne scopre l'assenza di assoluto infinito ed eterno; il relativismo quindi, l'accettazione delle infrazioni alle convenzioni formali sacrificate in nome della inclusione delle diversità, che è fatta delle varie manifestazioni di uno stesso principio, finalizzate al soddisfacimento momentaneo degli stessi bisogni. Ci si aspetta che ogni animale dotato di sistema nervoso abbia sviluppato una sua logica, delle grammatiche, delle tecniche a loro modo vere, a partire dalle sue proprie abilità cognitive. Il sistema nervoso più elaborato e sofisticato è attualmente quello umano, per cui non c'è dubbio che gli animali vivano una esperienza più immediata e spontanea del mondo rispetto a quella umana. L'uomo è certamente meno efficiente (veloce, bravo, preciso) ad elaborare l'esperienza e ad interagire con la realtà rispetto a una lumaca o una gallina o una scimmia ad esempio; perché il suo pensiero elabora più dati e a confronto è più lento durante il processo della cognizione. L'idealismo non può che essere soltanto umano, vizio dovuto al suo sistema nervoso complesso tanto potente da interagire nella cognizione, ad esempio distorcendola con pregiudizi non volontari ma tuttavia arbitrari.
La Storia mostra brevi periodi di apertura dell'assoluto-idealismo dominante al riconoscimento dell'effettivo relativismo in cui si presenta il mondo. Quest'ultimo è interesse dell'autorità dominante che sia normato e istituzionalizzato, prevedibile e controllabile, frenato quando necessario per la conservazione dello stato di cose che essa domina. A volte l'autorità è obbligata a scendere a patti con novità per divenire più efficiente (nel bene e nel male), accettando nuovi punti di vista che fanno emergere dettagli non nuovi ma certamente prima non emergenti. Chiaro che quest'ultimo caso è richiesto o nella democrazia (diretta) o quando un monarca o partito politico cerca consensi.
Una mente che rispecchia la realtà non può che partire dalla considerazione della materia, dall'esperienza che aggancia il nostro corpo all'ambiente, e la mente alla materia. La realtà è totale ma varia, non c'è omogeneità tra corpi e individui distinti (verosimilmente anche ogni atomo cellula o unità singola che li compongono possono essere molto diversi tra loro se osservati ingranditi), ma c'è il resistere e persistere dell'unione spazio-tempo (dimensione reale) che fa da minimo comune denominatore dei fenomeni.
La realtà è rivelata e solo ciò che è rivelato è reale: non più di quanto rivelato, né più di quanto sia realmente esistente/esistito/futuro. Ora e qui, ma anche ora e lì, ma anche allora e qui, e anche allora e lì.
Perciò la mente non può far altro che rivolgersi alla varietà delle manifestazioni reali per trarre insegnamenti e modelli di condotta (si intende anche di pensiero).
Il mondo per frenare la caduta nel non essere (che esiste necessariamente ma il mondo rifugge, perciò non possiamo averne esperienza, almeno - sicuramente - in vita) verso cui il tempo tende, ma anche lo spazio, attratto dai gravi fino a non essere (e contemporaneamente continuare essere!) nel buco nero, ci dà gli strumenti per cogliere la sua richiesta di aiuto ed elaborarla.
L'episteme non è umana (l'umano sa solo ipotizzarne e assumerne che esistano solo spazio e tempo fuori la mente), la doxa lo è e contemporaneamente e paradossalmente è più verosimile dell'episteme stessa. L'ipotesi è probabilmente più vera delLa Verità. È dal primo termine che il mondo si aspetta che noi troviamo il punto fermo "minimo comune denominatore" a cui aggrapparsi e frenare la caduta. Lavoriamo per il mondo, altrimenti destinato a perdersi - continuamente - per sempre; la sintonia di interesse uomo-mondo è la vera strategia per non perdere sempre per sempre noi né, tantomeno, il mondo.

Mi viene in mente Allacci e sleghi dei Bud Spencer Blues Explosion (Adriano Viterbini e Cesare Petulicchio). Testo di Umberto Maria Giardini ("Moltheni"):



Storia (più o meno l'aggettivo possessivo)

tentativi di comunicazione
frustranti. letto. domani di nuovo

Interruzione pubblicitaria

Problemi di linea?
Vuoi vestire capi aderenti di seta?
Vuoi aderire alla forma ideale?
Ridurre la vita di dieci centimetri?
Vuoi eliminare gli scarti che il corpo
non brucia e mette da parte?
Sgombra ora i tuoi magazzini:
Bruciano sillabe e versi da anni. Poeti. 
Né corpi né eccessi e imbarazzi.

"Devi spiegare ai bambini la guerra"

Bimbi, la guerra la fanno le vittime colpa di quelli che le hanno decise: vincono solo se rubano il premio e non si può più giocare felici.