Pellegrinaggi contemporanei


Giove Possente autore
alla domestica reggia all'Olimpo
infila le dita nei guanti arancione
e dispone la macchia di detersivo
che emette un ruggito di zebra
spremendo il contenitore plastificato
di marchio "Svelto" vivace e cerchiato.
Spia con un ghigno quei semidei
oltre le tende alle finestre
versare quel gel in lavastoviglie
così tracotanti che un giorno di questi
gli staccherà la corrente saettando.
Giove superno, legittimo abitante
non in affitto, nella cucina
strizza la spugna sagomata
sgocciola acqua e bollicine
e, con la schiuma ben montata,
strofina e stride sui piatti detersi.

A te ogni due mesi
temendo d'incorrere
in una punizione furiosa,
prima che scada,
dannandomi i giorni,
sacrifico - o do in dono -
l'importo richiesto
nel "totale bolletta"
per ricambiare il servizio
di erogazione corrente elettrica nazionale
attraverso cui nel microcosmo
del mio cucinino senza soggiorno
né finestra con vista,
anche a me concedi l'uso
di fornetti, lavatrici e aspiratori.

Giove, che fare
se un giorno di questi
apro il frigo trovandolo vuoto?
Mandami un buono
Mandami un buono.
Un buono pasto da spendere
di 25 o di 30 euro
nei tuoi ristoranti
o nei tuoi supermercati,
per lo meno nei punti vendita
aderenti all'iniziativa.

Da terre lontane
mi son messo in cammino
per venirti ad adorare,
Giove l'anziano non devi pensare
che a noi provinciali non siano arrivate
voci che tramandino la tua fama,
guarda dove sono arrivato
soltanto per inchinarmi
davanti al tuo altare:
la santissima corsia
della cassa numero nove.

Giove, prenditi cura di noi
sottomessi alle tue leggi
giuste non giuste a noi poco importa.
I tuoi clienti fidelizzati.

Gloria nell'alto dei cieli!
Evento mirabile degno di fama
illustre, che mai non muoia
ma accresca nei secoli dei secoli
e così pure sia!
Giove, da oggi in poi tu sai
a quanto sia giunta
la mia venerazione,
ho richiesto in cassa
la card magnetizzata
per la tua raccolta punti.

Ripotenziamento della Letteratura degradata nel corso dei secoli

La Letteratura è stata degradata nel corso dei secoli, si può dire che oggi sopravviva una sua forma più ridotta dove a predominare è la tendenza didascalico-morale. Perciò il lettore medio cerca uno sforzo minimo di partecipazione: ascolta passivamente le verità mostrategli dalla voce del narratore, riguardo a un argomento di attualità o in una storia ambientata nell'attualità, in un mondo cioè che il lettore già conosce, e quella voce le rende in maniera tanto realistica da farle sembrare vere, tanto da fargli esclamare "quanto è vera questa cosa che c'è scritta!".
Secondo una corrente anti-moderna e anti-contemporanea, proprio "Il realismo – o il neorealismo – è la più grande truffa letteraria di ogni tempo. Un modo di fuggire agli inganni del realismo è quello di allontanarsi nel tempo" (1).
La Letteratura infatti è una forma d'Arte, e non può essere confusa con un "banale" resoconto di una esperienza che ha mostrato una Verità oggettiva e comune. Un buon libro è più di una conversazione piacevole e ammaestrante, più di una lezione scolastica. C'è più di una fotografia, anche nelle descrizioni dello spazio, o delle cose e persone in esso immerse.
Essa non può mostrare conclusioni o dimostrare verità oggettive o noumeni. La Letteratura deve invece ricreare le condizioni del pensare, così come esse si presentano nella vita quotidiana. Nei casi migliori riesce a scalfire e abbattere il pensiero o le convinzioni di un individuo, non ad esaltarle o compiacerlo come preferiscono i lettori occidentali. Una buona Letteratura fa uscire l'individuo fuori dai suoi panni e gliene fa indossare di nuovi, lo sgomenta rendendolo consapevole dei suoi limiti e, contemporaneamente, dell'arbitrarietà di tali limiti, della loro per così dire fortuità.
L'unica esperienza del mondo che un uomo può fare e ricordare, dunque l'unica che per lui abbia valore, è l'esperienza del lavorìo della sua mente, e mai dei fenomeni in se stessi, mai di una verità oggettiva. Il problema è che il corpo umano funziona così e non altrimenti, i suoi sistemi cognitivi sono anche sintesi, riduzioni, copie "virtuali" della realtà esterna. Ecco, le copie della realtà. Mai la realtà autentica è l'oggetto dei nostri pensieri, ma la nostra costruzione ("artificiale") del mondo e della realtà; e solo essa la nostra coscienza può tentare di conoscere, solo alla copia ci possiamo rivolgere per capire qualcosa del mondo. Mondo che perciò non vediamo mai, ma che in realtà costruiamo noi continuamente, e verrà meno una volta scomparso l'individuo che lo costruisce dalla faccia della Terra; tanto che in futuro tutte le altre persone potrebbero addirittura negare la possibilità che un mondo e una realtà, che per uno di noi oggi è la Verità, siano esistite per davvero. Come in un film, la pellicola impressionata va in avanti, e tutto ciò che prima vedevamo scompare dallo schermo, mentre arrivano nuove immagini in movimento e scene, sempre in arrivo. Seguendo questa metafora, ognuno è chiuso in una sala diversa di un cinema, ed è l'unico spettatore di quel film, che verrà distrutto alla sua fine. Inoltre non può uscire dalla sala, solo poche volte si chiede cosa succede fuori, perché è talmente immerso nella proiezione di quel film, che raramente distoglie i suoi pensieri.

(1) Luigi Malerba, Parole al vento, 2018, p. 241.

Possiedi banconote?

Possiedi banconote?
Vuoi che diventino merda?
Invia le tue banconote al numero di carta che ti fornirò privatamente e io te le rispedirò (a tuo carico) sottoforma di vera merda*.

*La merda può essere di produzione non umana, a seconda della disponibilità.

Penitenza al monaco che verrà (e per un nuovo Rinascimento dal medioevo postmoderno)

Al monaco cui verrà sottoposta
come penitenza la lettura
di un mio verso, per dovere
e non per profanare scrivo
queste parole, tu sta' a sentire:
culo rotto, merda, fica e altre
cose che mettano in imbarazzo
tutti, non solo voi, non solo me,
entrambi costretti a un esame
problematico di coscienza
con lo strato di realtà
e non menzogna
che si schianta contro il sistema sensoriale
sputato poi fuori da un volto espressivo.
Questo è reale, che penetra
forse anche godendo
le menti e i corpi interi.
Ogni cosa, basta che sia tu sincero
caro monaco non devi far finta come non
deve ogni cosa o uomo esistente.
Che inutile vergogna il dirvi
quali sogni la notte
m'imbrattano le mutande
ma questo dirvi è un esercizio
per amare davvero il mondo e il presente.
Gli uomini in avanti
torneranno a non sottovalutare
le voci dileguate
in strada, tra case
riposte dentro
ai loro ed altrui corpi.

Argento

Se ogni giorno avesse un suono
io vorrei che fossero
tintinni di argento
delicati, come al mattino che il sangue
mescola, e di una carezza fresca
notturna.
Vi si insinua un gatto nascosto
e bianco e arancione, guarda fuori
un po' si stira, muove la coda
e ascolta canti
che diresti non ci sono.
Ecco quindi è tutto perfetto
Un mattone perfetto
Una scatola perfetta
Un modello di perfezione
Successo assicurato
Niente sprechi di elaborazione
Lungaggini pericolose
Né slanci d'immaginazione
Nel catalogo tutto ha posto
C'è un repertorio di frasi già fatte
C'è un armadietto di vesti consunte
Una lista di cose da fare
Manuali d'istruzioni accettati
Con refusi scusabili per fretta editoriale
Ma zeppi di errori che mamma mia santa
Eh che ci sono quelle voci testimoni
Di un tempo lungo e lontano
Che non te ne accorgi che stava scorrendo
E tenti sempre di ignorare
Perché leggere un libro è faticoso
È antieconomico e tanto più futile
Quanto lontano è scritto nel tempo
In lingue ora morte perciò ignorabili
Sì ma una voce che viene da fuori
È una fonte di realtà
Artigiana lavorata a fatica
È vera, non più di noi
Né più della nostra ma pari
Perciò vera
Perciò insieme falsa
Di quando non c'erano le cerimonie
Dietro le quali avide e nascoste
Le coscienze dimesse
Delle persone.

Cosa dice la letteratura

Come disse il primo uomo
Guarda qui che c'è di nuovo
Come disse anche Omero
Questo qui è il mondo intero
Come forse disse Socrate
Io non voglio fa' il burocrate
Come disse Aristotile
Forse il riso è anche utile
Come disse Giulio Cesare
Non venirmi a fare prediche
Come disse Gesù a Mefisto
Non bestemmiare, e Cristo!
Come disse Dante Alighieri
Non mi alzo oggi, l'ho fatto ieri
Come disse il Boccaccio
Se mi metto non ce la faccio
Come disse a lui Petrarca
Non pensarci e fai la cacca
Come disse il Burchiello
Ingrasso peggio di un vitello
Come disse l'Aretino
su coraggio e fai il cretino
Come disse Luigi Pulci
Oggi io vi prendo a calci
Come disse il Boiardo
Questo uomo è un bastardo
Come disse l'Ariosto
Questo è proprio un bel posto
Come a lui disse il Bembo
Il tuo viso è proprio orrendo
Come disse un giorno il Tasso
ho dormito come un sasso
Come disse il Tassoni
ho dormito come sassoni
Come disse il Marino
allora dormo, ma era mattino
Come disse anche Goldoni
Siete tutti dei coglioni
Come Boiardo disse Leopardi
Siete tutti dei bastardi
Citando Ariosto disse Pirandello
Comunque il posto è molto bello
Come disse Montale
Vi mando a fanculo e io vado al mare
Citando Petrarca disse Gadda
Anche quest'oggi ho fatto la cacca
Come disse Pasolini
Nvedi a sti du o tre burini
Come disse il buon Calvino
Manco uno che porta il vino
Come disse Camilleri
EgGgsda duddri e Dante Alighieri
Come dice Cavazzoni
Mamma mia quanti zozzoni

Nullacentrico (Giano bifronte Giano biculo)

Troppo abbiamo perso
sprecando tutto il tempo
nell'attualità
nel leggere i saggi scientifici
la critica contemporanea
ai modi di fare ridicoli
alla magia africana:
"Viviamo in tempi evoluti
Siamo i campioni della realtà..."
Se metti via il sistema di segni
a cui sei abituato
non c'è anno
non c'è centro:
non c'è
un riferimento.
Universo nullacentrico
e noi Giano bifronte
Giano biculo
dobbiamo rifare il caos
mischiare i libri in soffitta
spargere polvere dalla paletta
disfare letti muri tetti
dormire al cielo, sognare
mangiare e far sesso da porci
migrare fino a perderci.

Forse un giorno chiudendo la porta

Forse un giorno
Nessuno intorno
Chiudendo la porta
Sei quasi morta
Non te ne sei accorta
Ci hai chiuso il dito
Appena guarito.
Lo stesso mattino
Non vedi il gradino
Cadi per terra
Una mano ti afferra
Ti stacca la mano
La porta al suo piano.
Per strada di corsa
Ti ruban la borsa
Tu cadi sui vetri
E mentre ti arretri
Un'auto ti investe
Ti viene la peste
Ti stupra un vecchio
Va un'ape nell'orecchio.
E quando poi alla fine sei stanca
Ti metti seduta
E si spezza una gamba.

Dieci secondi prima di sera a gennaio 2

Come la luce che non ti aspettavi di trovare
il mondo finge, e cela
con apparenze davvero noiose
i buffi misteri dentro alle cose.

Che è come trovare intatta
la cameretta quand'eri bambino
adesso, larga tutto quanto il cielo
che se ridi ti ritrovi dentro.

E non è solo il cielo son proprio
le cose la botola nascosta
per cadere nel gioco assurdo
le guardi: non ridono perché lo sanno.

Dieci secondi prima di sera a gennaio

Non pensavo di sentirmi tanto appagato
quando a tenda scostata aprii la porta:
piano alzai, piano, gli occhi e l'azzurro
sfumato in blu mi riempì di vera gioia.

Morti lanciati nel cielo

I morti paurosi
non sono più intorno
come le tombe
erette da etruschi
li abbiamo lanciati
in terra o nel cielo
però adesso sembrano lontani.

Dove ho nascosto i miei soldi (studio n.2)

Guardati intorno, se non c'è nessuno vai avanti dritto per un po', al buio sulla sinistra scendi: c'è un grande corridoio con tanti passaggi laterali. Avanti a sinistra. C'è una scala, scendi. Quando la scala si biforca vai a destra. Scendi, scendi, scendi. Arrivato trovi delle porte ai lati, prendi la quarta a sinistra e aprila. Attento alla bestia feroce. Accendi la luce, vedi sotto: apri e prendi la chiave.
Torna indietro, gira a destra e prendi la scala dritto in fondo: attento al dodicesimo gradino che può crollare, sali sali sali sali. Devi saltare quella fossa oceanica che si apre nel pavimento, prendi la rincorsa e salta dritto. Dritto, entra, dritto a sinistra. Attento alla bestia feroce. Sei in una stanza con tende bianche e drappi rosso porpora piena di specchi dalle cornici dorate come se fossi a Versailles. Dritto.
Dritto, dritto, dritto, dritto, dritto in fondo in fondo. La porta a destra: usa la chiave. Entra nell'armadio: c'è la Norvegia. Entra in Norvegia e cerca indicazioni per il più vicino aeroporto. Torna dov'eri.
Prendi un po' d'aria nelle strade del borgo e visita case e chiese che ti consigliano i viandanti. Fatti due settimane in Sardegna e vai avanti, dritto a sinistra. Scendi le scale e ti ritrovi a Kathmandu dove puoi facilmente rotolare a valle. Fatti una doccia e mangia un budino e quando il sole è basso senza farti vedere apri la porta vetrata ed esci nel vicolo.
Lì c'è una vecchietta e una bambina, fagli un inchino e loro ti portano dentro una casa dove scendi le scale e c'è un paesino sotterraneo illuminato da fiaccole e pieno di omini. Ti portano in una stanza scavata nella roccia e ti fanno sedere a un tavolo: parla col capo e lascia che ti dia un pezzo di roccia in cui abitare, vacci a vivere e fai come loro, non farti notare e scava una buca nella tua celletta.
Scendi, scendi, scendi: la pietra diventa sempre più calda. Dovresti trovare una falda acquifera: tuffatici e lasciati portare dalla corrente.
Sbucherai da un geyser in Islanda, quindi parti sempre con un telo abbastanza resistente da farti planare senza mai toccare terra fino all'Argentina, dove puoi sempre affittare un asino e andare dritto, dritto, dritto, dritto, sinistra, dritto, un po' a destra, dritto in fondo, sinistra. Sotto un albero c'è la valigia: prendi la valigia e dalla al meccanico baffuto addormentato: lui imploderà generando un passaggio temporale. Sprofondaci insieme a un materasso perché dura tanto e potresti annoiarti. Guarda sulla tua sinistra perché lì ci sono io: salutami con la mano e prosegui dritto.
Sbuca in fondo a sinistra e apri la porta. Piano!!! C'è una bestia feroce. Piano, piano! Piano!!! Attento!
Nooooo!!!

Dove ho nascosto i miei soldi (studio n.1)

Destra, dritto in fondo.
Ancora destra e di lì per un po',
sinistra, dritto, destra.
Sali sali sali sali sali sali sali
sinistra, sinistra
sali sali sali sali sali sali sali
sinistra, sinistra
dritto dritto dritto dritto dritto dritto
in fondo a destra.
Apri sotto.
Dietro, sinistra
dritto dritto dritto dritto dritto dritto indietro
destra, destra,
scendi scendi scendi scendi scendi scendi scendi
avanti.
Sono sulla sinistra, salutami e continua dritto.
Avanti avanti avanti sinistra:
a destra o a sinistra:
a destra?: avanti, destra, destra, avanti, scendi, dritto, a sinistra.
A sinistra? Sali sali sali sali sali sinistra sinistra sali sali sali, sinistra.
Piano, piano!!! Attento!
Noooooo!!!

Vera rivoluzione

La Rivoluzione? Questa è vera:
sulla terra niente cambia,
niente c'è di nuovo da vedere,
ma quell'uomo che la guarda
vede i fuochi e le chimere.

Il mondo è grande - Ogni cosa è spazio

Il mondo è grande
certo non ci sono più tanti posti
in superficie inesplorati
ma dimentichi cosa c'è sotto
cosa sopra e prima, dopo,
e si alza, non si allarga,
si appiattisce solamente
se guardi l'orizzonte.
Guarda ogni cosa
che si posa sul pianeta:
se il pianeta è una cosa
ogni cosa allora è spazio
incastonata in qualcos'altro
mondi in mondi
nel mistero coesistenti
sono amici e parenti.
Il mondo è grande
e un po' monotono a volte
soltanto se quello che non cambia
è chi ci vive, e non si sposta
a incontrare tutti gli altri
come lui stipati in fondo
e detta legge pensando
e pensa di averne potere.
Qualche volta si restringe
diventa anche un calzino
ma se cadi ci sprofondi
e continui a sprofondarci.

Stacca, stacca

Stacca, stacca i contatti
stacca i fili stacca gli occhi
stacca i tuoi discorsi
stacca la crosta dalla padella
stacca la crosta della ferita
stacca l'esile pellicina del dito
stacca il telefono, stacca il pc
stacca lo spirito dal corpo.
Stacca, stacca il discorso
guardati dall'alto,
che poi sai tornare
tirando i fili.

De pigrizia III: tecniche per uscire

I filologi-etimologisti vivono in una condizione molto particolare, fuori dal normale, sono completamente altrove...

L'attività della coscienza rielabora i dati sensoriali dell'esperienza e ne fornisce significati o punti di vista diversi a seconda della personalità e dell'esperienza pregressa degli individui. Quindi è inutile dire che tutti vivono la stessa vita, sarebbe solo un'astrazione molto semplicistica delle reali esperienze di vita. Che si somigliano solo esteriormente, ma ognuna è diversa proprio perché possiede una personalità caratteristica. Ognuno capisce le cose a modo suo, un modo altrettanto valido quanto quello di tutti gli altri senza distinzioni.

Anche gli etimologisti sono persone, e vivono come tutti gli altri: interpretando secondo i loro schemi appresi. L'unica cosa che non può essere un etimologista o un filologo è una persona pigra. Si sono sempre sforzati per comprendere altri mondi, anche non direttamente connessi con quello della loro vita contingente, immediata del presente: sono abituati a uscire dal momento contingente e ad entrare in altri mondi. Sono altri mondi non tanto perché è cambiato lo spazio (le esperienze di vita si svolgono tutte sul medesimo sfondo terrestre), ma perché è cambiato il tempo, l'epoca.

E così hanno scoperto, senza dirlo a nessuno, quanto grande sia il potere della mente umana, capace di interrompere l'esperienza concreta - fatto incredibile nella storia - e di attivarne altre, non immediatamente presenti, attraverso alcune tecniche.
Sia chiaro che è ancora valido per tutti ovunque che nessuna epoca passata può tornare nel presente in complicate sovrapposizioni di spazi temporali, ma non è escluso che una persona, dal presente, torni a viverle e a esplorarle. Troverà però che ogni cosa è già fatta e non può intervenire - al contrario del presente - ma può cercare in esse tutto quello che nel frattempo è stato dimenticato.

Gli etimologisti non vivono fuori dal nostro stesso mondo né distruggono rifiutandolo il nostro stesso tempo. Ma i nostri stessi mondo e tempo, sono nella loro vita allargati.

Infatti una tecnica per "vedere oltre" è sapere la storia delle parole. E, ascoltandole o pronunciandole, riattivare nella loro mente - e quindi nella loro esperienza - i tempi passati, quei casi che conoscono e ricordano in cui quella parola è stata usata, quando, dove, da chi e a chi, perché. Gli etimologisti riattivano il passato. In maniera generica, ma poco diversa dall'originale. È un passato inautentico quello degli etimologisti, ma non del tutto finto. E comunque, capace di creare nel tessuto temporale del nostro presente, piccoli  e innocui squarci che lo aprono e rendono meraviglioso.

Così, all'improvviso, gli etimologisti possono scoprire che quella del Tempo così come ce la dicono oggi è una bugia, perché stiamo vivendo altri tempi di diversa natura: meno fisica e più sacra, o misteriosa. Stiamo vivendo in realtà altri tempi tenuti segreti e coperti dalla bugia del Tempo occidentale. Il consueto contemporaneo è una bugia, e l'atavico e arcaico indefinito una realtà ben più consistente e che ha sempre retto al di sotto dell'apparenza, o delle spiegazioni moderne-contemporanee. Non è una cosa che fa paura se è sempre stata qui sotto e non ci ha mai fatto male, ma il conoscerla fa tornare nel grigio mondo monotono e scontato, il meraviglioso, il gioco in cui la mente è piacevolmente sconfitta ma crede di innalzarsi dalle illusioni, il mistero della vita in comune.

Perché tutta la vita assume così aspetti diversi, aspetti che per tutta la vita l'educazione che ci hanno dato ci ha fatto sottovalutare e ignorare, e tornano nel presente che viene allargato.

De pigrizia II

In un mondo dove non si approfondisce niente, tutti pigri a non voler uscire dal proprio guscio e a non voler rompere i gusci degli altri, se non l'Amore, la simpatia aiuta a spingerci verso l'Altro, l'Ignoto, il "Tu", a smentire i nostri assiomi, ad allargare i nostri parametri e sistemi di valutazione. Quando le persone sono svalutate occorre trovare di nuovo in loro un interesse (non "vantaggio", ma atteggiamento di apertura e accettazione dell'Altro), dimenticare le Verità, o supposte tali, scientifiche, i metodi di calcolo scientifico, la tendenza a cercare il nostro vantaggio, la nostra tranquillità. Occorre lasciare la pigrizia e i suoi strumenti.

Ma la pigrizia a volte prende il controllo della mente, contro ogni volontà. Ci chiude, e ci fa sentire diversi e forse superiori agli altri che non capiscono la verità, perché ci fa sentire di avere la verità a cui altri non potrebbero arrivare. La pigrizia è involontaria, è un sentimento che ci prende e ci dà un certo atteggiamento insopportabile per gli altri. Ci esclude.
Viene da un eccesso di comodità, di stasi prolungata, di assenza di legami e relazioni che ci costringerebbero ad "abbassarci" spesso agli altri. Viene cioè da eventi vissuti, o meglio, dall'astensione agli eventi vivibili.

Non è volontaria, ma possiamo esercitarci in qualche modo a reagire? Allenarci a resistere alla pigrizia?
La risposta non sarebbe scontata come "Basterebbe iniziare a fare qualcosa", se per "pigrizia" intendiamo uno stato mentale simile alla noia. La pigrizia è mancanza di critica, accettazione passiva di tutto ciò che siamo abituati ad avere; assunzione meccanica di schemi di pensiero, di azione, di consumo, di interpretazione della realtà... È credersi individui unici nonostante l'evidente omologazione totalmente accettata.

Cioè bisogna cominciare proprio con la parte più difficile: riconoscere la propria imperfezione, in fondo uguale all'imperfezione di tutti gli altri...

Il tentativo di corruzione

Cerca il tempo spiraglio in sfacelo per farsi spazio e reggere il mondo tuttavia. Solamente sbraita il traditore che vuole corromperlo e non...