- Ricordo quando i ghiacciai si sciolsero e il mondo di adesso che galleggiava. Adesso siamo sopra fondali profondi di un tempo: e le conchiglie dentro ai tufi erano una volta vive e succose. Questo accadeva prima delle regole di comportamento, regole civili, qualunque discorso, qualunque idea. C'era il niente sotto forma di silenzio e acqua dove adesso è rumore e aria.
- E il niente?
- Il niente è rimasto sotto forma di materia anche dove ora non si vede. È trasparente o senza estensione: non si può vedere. Il modo migliore per godersi il presente è tornare indietro all'inizio di tutto, quando era solo possibilità, e si preparava la sua realizzazione (miliardi di anni dopo).
- Perché non si guarda mai al futuro?
- Ci hanno provato intorno alle due guerre mondiali...
- E lo spazio, invece?
- Per lo spazio c'è da fare il ragionamento con le stesse premesse e schemi, ma senza le coordinate temporali. Pensa che tutt'ora esistono grandezze che per te sono inconcepibili, troppo piccole o smisuratamente grandi e se le pensi ti gira la testa. Un po' ti senti sperduto.
- Lo sento. Perché? Da dove viene questo brivido?
- Perché ti accorgi che il pensiero è insufficiente e un po' bugiardo: per esistere devono esistere tanti diversi quanti di spazio neanche immaginabili, altrimenti si spaccherebbe. E tutto deve correre in maniera incessante, altrimenti finisce.
- Non credo che questo movimento incessante e necessario alla vita dell'esistenza nasca da un suo stesso "volerci" essere. Dico che non può essere lei causa di sé stessa. Deve essere più qualcosa di materiale, una forza fisica che innesca quel movimento. Come il risucchio di acqua dentro un sistema di tubazioni dove tutto scorre a pressione. Anche il tempo dev'essere così.

Un po' di silenzio e di guardarsi intorno.

- Non trovo nulla che neghi questo tuo pensiero. Ma il trucco che viene usato è che il tempo è una cosa che non c'è, è piccolissimo, preso tutto insieme è neanche un millesimo della durata di un fulmine. Non c'è passato presente e futuro, ma tutto coesiste in un minuscolo istante solo. Ce ne accorgeremmo infatti se fossimo molto, molto più grandi di così, grandi di più di tutto l'Universo.
- Ma non mischi certe volte il tempo e lo spazio?
- Sono legati uno all'altro: se fossi grande più dell'Universo, allora sarebbe piccolissimo e velocissimo. E tu ti muoveresti e penseresti e faresti ogni possibile cosa molto molto più lentamente di quanto fai ora. Se vedessi sopra di te un fulmine che brucia e scompare in un istante, a noi piccolissimi sulla Terra sembrerebbe una luce eterna, tanto a lungo ci illuminerebbe.
- Quindi il pensiero mente perché ci rende normale la nostra dimensione, che in realtà è un nulla. Se assumiamo un pensiero universale-eterno allora siamo nulla; invece se ci isoliamo allora qualcosa la siamo, e ci sta anche bene, e possiamo pensare a un prima e un dopo; totalmente arbitrari. Se assumiamo il pensiero universale-eterno, però, allora siamo tutti individui soli, pietre o minerali; invece, se assumiamo quello isolato dall'Universo, ci vediamo tutti uniti, più umani e socievoli: è la base delle società, si chiudono e lasciano fuori, appunto, il fuori! E infatti ci definiamo: "Umani" piuttosto che cose e animali. E raggruppiamo tra loro - differenziandole in gruppi - le cose, gli animali e noi.
- Un fuori arbitrario anch'esso.
- Ma vedremo mai cosa succede fuori da tutto? Ne vedremo di fulmini dalla durata superiore alla nostra esistenza?
- Vedere, non credo. Noi per vedere abbiamo solo occhi, al massimo qualche tecnologia fatta in modo da rendere apprezzabile ai nostri stessi occhi dei dati o dei segni. Noi vediamo solo quello che possiamo, il resto no. Ma c'è. Non possiamo vedere niente di troppo grande e troppo piccolo, ma possiamo benissimo sperimentare le loro esistenze dentro di noi.
- È interessante questo, perché viene meno anche la distinzione tra dentro e fuori i nostri corpi.
- È ancora il pensiero che mente.

Cose intorno: definizione

In questa radura vengono cose
a tenermi in piedi e a farmi un po'
di compagnia. Care e umili vivide cose,
sempre poche ma vive

mi venite attorno quando io piango,
cercate di ottundere il vago pensiero
fermarlo un istante e dargli conforto,
tenerlo per mano siate voi enormi

siate minuscole, o trasparenti
che attaccano sillabe come nei versi
di una poesia: per un secondo
siete giganti, corpi, non cose,

e vi rivelate come tradendo
le disposizioni che vi furono imposte
(ma sì, come ogni tanto si deve essere onesti)
e fate un sorriso, istantaneo per dopo
riprender l'aspetto di stupidi blocchi.

Io vi ringrazio, tenere cose
autentiche voci che io abbraccio
ma il terrore, quello

che lasciate col vostro sorriso
che è quello onesto,
cose piccoli orribili blocchi.
- Come devo sistemare
il cammino della vita?
Ci fossero regole sarebbero care
date da chi ha autorità.

- Senti bene: il mondo è tanto (grande)
che un filo tolto dall'erbe
assomiglia a quello accanto
ma spegne del prato quel verde (di fronde).

- Mi dici allora
che ogni filo è una mia scelta
e che non cambia
quale prenda?

- Dico che si rassomigliano
e che vanno bene uguale. Se anche
un filo solo ingiallisse
tutto il prato ancora verdeggia.

- Riempirò questo prato
di tante e grandi difficili azioni
che sia bello e prosperoso
sia foresta e non giardino!

- Non ti serve fare a niente
per ingrandirlo azioni;
ogni prato è fatto di scelte
e delle stesse dimensioni.

- Le scelte silenziose come ognuno
continuerò a fare. Se son grandi uguali,
loro uguali però - due prati -
non lo saranno mai.

Tasso: AMINTA (I, 245 - 253)

Al magazzino delle ciance: ah fuggi,

fuggi quell' incantato alloggiamento."

"Che luogo è questo?" io chiesi; ed ei soggiunse:

"Quivi abitan le maghe, che incantando

fan traveder, e traudir ciascuno.

ciò, che diamante sembra ed oro fino,

è vetro e rame; e quelle arche d' argento,

che stimeresti piene di tesoro,

sporte son piene di vesciche buge.
Ricordo una casa in pianura
lì a farmi paura in mezzo alla nebbia.
Quando il buio calava le mura
crollando spandevano un'eco
di boati, di lamenti. Il corridoio
cadeva a decine di metri dall'alto.
E quanti giorni bloccato passati
sopra il solo mattone restante!
Uno spazio che cresce
se diminuisco
mi faccio minuscolo
e mi adatto all'ambiente.
No! Perché pensi male? Minuscolo è grande
ogni atomo glorioso e mistero eminente,
siamo uno per uno e come
ogni altra cosa raggiante
e nelle sue forme contenta
segno di tempi sbalorditivamente grandi,
grandi e reali, non di un piccolo atomo
muto.

Album buoni buttati a casaccio

Trovare un intero album fatto coi controcoglioni è motivo di stupore e capita poche volte nella vita. (Conosci qualcuno degli album qui pubblicati? Allora prova anche tutti gli altri!)

Pneu - Highway to health (2011) math/noise/jazzcore/punk
Magma - Attahk (1977) zehul/progressive/funky
Calibro 35 - Calibro 35 (2008), Ritornano Quelli di (2010), S.P.A.C.E. (2015) spaghetti funk
Zu - Carboniferous (2009) metal/jazzcore
Verdena - Requiem (2007) grunge/art-pop
Meat Puppets - II (1983), Up on The Sun (1985), No Joke (1995) grunge/art-pop
Morkobot - Morbo (2013) metal/jazzcore
NoMeansNo - Wrong post-hardcore/art-punk/jazzcore
Jesus Lizard - Head e Goat post-hardcore
Barkmarket - Vegan Throat post-hardcore/grunge
Perigeo - La Valle Dei Templi progressive/funky/zehul
Microwave With Marge - Cow Licks Cow (2008) post-hardcore/noise/punk
Boys On Dolls - Ruined Youth (demo) (2008) punk hardcore/grunge/metal
Omar Rodriguez Lopez - Old Money (2008) math/noise/art-pop
Osanna - Milano Calibro 9 spaghetti funk
Jimi Hendrix - Electric Ladyland art-pop
Nirvana - Incesticide (1993) e In Utero (1994) grunge/pop-punk
Air - Premiere Symptomes progressive/art-pop
Alterjinga Lepers - Ghost Friends noise/art-pop
Bastro - Sing The Trouble Beast e Diablo Guapo grunge/post-hardcore
Bitch Magnet - Ben Hur grunge/post-hardcore
Guapo - Five Suns progressive/metal
Splatterpink - Industrie Jazzcore; #3; Mongoflashmob (2014) metal/jazzcore/prog
Le Singe Blanc - Bai Ho (2008) regressive rock
Qui - Love's Miracle grunge/post-hardcore
Gong - Angel's Egg progressive/canterbury
Red Hot Chili Peppers - Mother's Milk funk
Rage Against the Machine - Evil's Empire funk
Sloy - Plug e Planet of Tubes post-hardcore/punk
Helmet - Strap It On e Meantime metal/post-hardcore
Edible Woman - Spare me/calf math/post-hardcore
Skiantos - MonoTono (1978) art-punk
Zeus! - Zeus! (2012) metal/math/jazzcore
Turing Machine - Zwei math/noise/art-pop
Maserati - Inventions For The New Season math/art-pop
Yawning Man - Rock formations math/art-pop
Minutemen - Double Nickels on The Dime post-punk/art-punk
John Zorn and Bar Kokhba Sextet - Lucifer, The Book of Angels vol.10 (2010) progressive/zehul
John Zorn - The Gnostic Prelude (2012) e The Mysteries (2013) progressive/zehul
Egle Sommacal - Legno (2007) acoustic/art-pop
Stereolab - Dots and Loops (1997) pop
Jannick Top - Soleil D'Ork progressive/funk
Tied and Tickled Trio - Observing System (2004) art-pop
The Lounge Lizards - Big Heart, Live in Tokyo (1991) progressive/art-pop
Pantera - Cowboys From Hell (1990) trash metal
Musica Per Bambini - Dio contro diavolo (2008) art-pop
Area - Maudits (1976) progressive/funky
Bombino - Nomad (2013) art-pop
Picchio dal Pozzo - s/t (1976) progressive/canterbury
Eterea Post Bong Band - Bios (2013) art-pop
Barberos - OOO (2012) math/noise/jazzcore
Brainiac - Bonsai Superstar art pop/punk
Frank Zappa - Sleep Dirt (1979)
Getatchew Mekurya and The Ex - Moa Anbessa jazzcore
Lebowski - The best love songs for the love... art-pop
Pull my daisy - E.P. (2008) grunge/art-pop
Reevoluto - Reevoluto jazzcore/pop
Tom Waits - Rain Dogs (1985) art-pop
Traffic - Mr. Fantasy progressive/canterbury/art-pop
Squadra Omega - Le nozze chimiche (2011) progressive/math/noise
Surgical Beat Bros - S.B.B. (2014) post-hardcore
Caboto - Nauta (2001) progressive
Lleroy - Juice of Bimbo (2009) metal/post-hardcore
Old Time Relijun - Witchcraft Rebellion pop
Beastie Boys - Licensed to Ill (1986) rap/pop/punk
Hüsker Dü - Zen Arcade (1984) post-hardcore
Tougsbozuka & La Confraternita del Purgatorio - split (2015) jazzcore/post-hardcore
Bo Diddley - Where it all began (1972) funky / blues / soul
Bo Diddley - The black gladiator (1970) funky / blues / soul
Flying Lotus - You're Dead! (2014) art pop/trip hop/electronic jazz
Preston Reed - Ladies' Night (2004) art pop/funk/blues
Aquefrigide - Un Caso Isolato (2006) industrial/grunge
Tar - Jackson (1991) grunge/post-hardcore
Alberto Camerini - Cenerentola e il pane quotidiano (1976) pop/prog/punk
The Stooges - Raw Power art-pop
Exuma - Exuma (1970) art-pop
Porcupine Tree - Deadwing (2007) pop/grunge
Igor Stravinsky - The Rite of Spring (1913) classica/avantgarde
Richard Wagner - (Die Walküre) La Valchiria (1889) classica/romantic
Ludwig van Beethoven - Symphony 9 (Op. 125) (1824) classica
King Crimson - Red (1974); VROOM (1994) prog/industrial/grunge
CAN - Soon over Babaluma (1974) prog/art-pop



Avete album buoni da buttare a casaccio?
Scrivete i loro titoli nei commenti, verranno giudicati da un'apposita commissione d'inchiesta e, su discrezione di quest'ultima, buttati qua (a casaccio) se ritenuti meritevoli.

P.S. La commissione d'inchiesta non indagherà nei vostri crimini privati.
Quelli potete confessarli qui: http://www.servizisegreti.com/

La vita ridotta

La vita ridotta è come la voglio
evitare. È come la vuole con vigore
la mia viva sovrastruttura che non sa
a che pensare e vaneggia tutto vano.

Ahi nulla davvero necessario
ogni vita un vaso vuoto
tanto per gli altri si muore!
Folle voce la tua che vagheggia!

Vedi? Che voce viva è vivace,
vedi quanto rinverdisce?
È volo in Natura, non vanitoso
soffocare d'evidenza.

La vita bigotta non si può attaccare
sulla vista, tipo occhiali di vetro
oh Poesia m'invaghisci, volgi lo sguardo
verso verdi versi vividi.

Esperimento voce-pensiero

La notte scorsa ho dormito poco, perché ho provato un esperimento.

Dovevo semplicemente pensare una forte "OOOO..." gridata nella mia testa dalla voce della mia testa ogni volta che mi veniva un pensiero in mente.
Mi sono ritrovato, non so se 13 o 17 minuti dopo, a non poter parlare e ad avere delle immagini strane e fantasiose, e alle brevi frasi in lingua che ancora riuscivano a comparirmi nella testa opponevo un fermo "OOO...", a volte i due suoni si sovrapponevano. Mi sembrava proprio in quei momenti di sentire quella (mia) voce continuare a parlare, mentre io le chiedevo di fare silenzio... Niente! Ma io, zitto e nascosto nell'angolo la sentivo blaterare frasi brevi, semplici. Frasi brutte, proprio da vergogna: uno di sé si vergogna solo a notte fonda, quando ormai non serve a niente. Niente di orrendo e da tenere segreto: soltanto mi sembravo un vecchio rompicoglioni sempre a giudicare con sufficienza ogni piccolo evento che in quel momento mi veniva in mente o tornava alla memoria. Non volevo più sentirmi. Pensai a quando le persone scappano quasi per lasciare il loro presente, la loro vita, corrono in stato di incoscienza lontano, fuori di casa, fuori città, nelle periferie, in campagna, lontano da chiunque per sentire di essere soli, altrove, senza poi neppure sapere come ci sono arrivate: si pensa solo a scappare e seminare ogni eventuale inseguitore. La dissociazione da sé a volte è necessaria all'equilibrio della propria mente, e a volte è giusto scappare, lasciare tutto e correre incoscienti, senza poi saper spiegare come ci si è ritrovati nel posto in cui si arriva. Fuga psicogena la chiamano, terribile, ultimo sfogo di un'anima stanca e in pena, pura e maltrattata, si dissocia dal presente e scappa, anche fisicamente scappando come quando in un sogno si scappa MA il corpo non segue l'intenzione: qui il contrario, il corpo si muove senza intenzione, come sonnambulo, ma pienamente risvegliato, cosciente delle cose che gli sono successe, sempre presenti. In realtà si scappa dai propri pensieri (è la situazione più drammatica che si possa palesare?). E l'intenzione? Vuole il nostro bene, ci vuole bene, ci ama moltissimo, teneramente, in un modo che tra persone diverse è raro, in grado di sacrificarsi per noi stessi, eroica, magnanima.
È bene che me lo ricordi che certe volte cerco anch'io di andare lontano. Insomma, di giorno conviene meditare su ciò che è successo di notte, e non il contrario. Semmai il contrario giace nel profondo, e il nostro sogno ce lo rigetta, o ce lo rinfaccia; come se non fossimo stati abbastanza tempo con lui, geloso. Per questo iniziai a giudicarmi da lontano, in silenzio ad ascoltarmi.
Non accettavo di essere così petulante, ma è dura lezione: è lezione per quanto dura. Si impara, come io imparo che sono petulante e che ho le mie ragioni. Se vi interessa, se no passate avanti: ricordo sempre che qualcosa non va e ci rende schiavi, anche inconsapevoli e persuasi di non esserlo, schiavi o finti-liberi; e la cosa migliore che ho trovato per far fronte è andare contro (pensare - dire - fare - significare) le cose evidentemente ingiuste.
E ora che sono sveglio ci ripenso e dico che le cose dell'oggi cui io sono contro sono quelle che si spacciano come antidoti, e invece sono veleni. (È metafora per: tecnologia, mercato, industria, lavoro. Cose che si spacciano per antidoti universali). Se mi accorgo che per qualche motivo sono nocive, la prima cosa è parlarne male, giustamente, senza eccedere, spiegandone i motivi, in maniera coerente. Disprezziamo ciò che ci fa male, e vorremmo annullarlo, eliminarlo definitivamente. (Sia giusto? Ma non facciamo altro...) (Pensa che tristezza Machiavelli, il genio al servizio del padrone ignorante! Lui ha accettato, non è scappato).
Pensa allora, che tristezza Machiavelli provava, il disgusto con il quale scriveva, il suo rifiuto, dissociato eppure scriveva, disse tutto, lo ha rivelato. Tutte le cause del suo disgusto... tu pensa...
Devo fuggire allora dentro. Com'è possibile? Non c'è vera res anche interna che non sia solo extensa (parole di Spinoza da cercare su wikipidia). Fuggire allora sarà un simbolo che la mente dà per significare che dobbiamo accettare che la sua legge non è universale, e c'è da rompere il paradigma, tutte le nostre conoscenze sul mondo: riconoscere che c'è qualcosa che non va, ma dentro ad un punto di vista isolato, dentro alle nostre abituali interpretazioni dei fatti, entrambi chiusi e non comunicanti con il resto della Vita. Come chiamarla? Forse un'infanzia mai finita? ma "infanzia" in un senso non stretto, no, non va, ma forse è l'unica parola che più si avvicina. ("Primitività" o "Originalità/originalezza"). Un richiamo. Non so se diretto a me, ma che io ascolto. Voce dolce di donna angelica, che parla come da un lontano megafono, con i confini dei suoi suoni indefiniti, o come sfumati tra i rumori di una mattina qualunque. Anche se non parla a me, come faccio a non stare inebetito ad ascoltarla? tuffando tutto il resto del mondo in una nebula indistinta, lontana: sento solo lei, voglio solo sentire quelle parole, qualunque esse siano, qualunque cosa esse significhino, non farebbe differenza: non sono le parole. È il suono della sua voce che rapisce e rallenta il tempo, eleva la terra su cui sono (e dove dovrebbe essere lei) solleva, alza, verso luoghi fatti di nuvole. Non finte, ma antiche nuvole.

Poeti cessi

Ho visto poeti guardarsi attorno per sapere di non essere guardati, entrare nel retro di un gran supermercato. Si toglievano i vestiti nelle agenzie dei pubblicitari, facce lesse scolorite corpi magri e debolucci, si lasciavano immobili mettere abiti nuovi dagli agenti. Quei gran cessi d'incapaci a vestirsi dalle strade, dalla vita quotidiana, in fila indiana a lasciarsi indottrinare. File di traditori e ciarlatani, di buffoni in scalata sociale, parassiti dei benefattori! Usciva questa fila dall'ingresso principale con sguardo da scrutatore, profondo e affabulatore, di uno che non sente neanche se dieci tenori lo stordissero. Che differenza c'è tra loro - forse il moto? - e le scatole di cibi chimici del supermercato? E quale dai pisciatoi di un aeroporto? Da chi ama in cambio di soldi? Da chi ammazza per un suo sogno?
Anche voi! No!
Insomma non ci sente nessuno quando il peso che ci opprime e la noia dell'inefficienza continuano a sprecare il nostro tempo di vita? A chi daremo i nostri conati, i rantoli riflessi incondizionati della morale, dell'umanità?? Ancora ai subdoli del super - mercato, per giocare coi bisogni?
Spero che in passato gli autori non fossero stati come voi.
O perderei l'ultimo appiglio che mi resta con quel mondo di autenticità che ho nella testa - e che mi serviva quando dovevo decidere in maniera libera; finita questa epoca, non voglio credere sia inutile. Spero che voi siate tra pochi che tradiscono e si arrabattano su bubbole, spero che la tradizione letteraria sia autentica, non una cazzata.

Compratevi il vostro Andri Snær Magnason e andate in silenzio a fare in culo.

Corpo: definizione (Breve Storia della Voce Mentale)

Dove è che la mattina
ogni mattina mi trovo?
Questa casa mi è familiare
e una voce sgraziata
che conosco
dispone altoparlanti
dietro i timpani
interrompe il sogno
con un vivace jingle
è sicuro leitmotiv
di compositori moderni
minori o sconosciuti
pressoché sconosciuti.
Nello stesso istante
sento sul corpo calore
penetra luce pupilla
viene? io la sento
sento? lei è che viene
ci parliamo l'uno sull'altra
non ci siamo capiti mai.

Ricordo che ieri pensai
scomparsa la luce:
"Stasera io muoio"
ma mi sono soltanto perso
come succede ogni notte
tra sera e mattina
tra vuoti e pilastri in cemento
tra infiniti sconosciuti
che si litigano i panni
come me per travestirsi.
In segreto mi tolgo i vestiti
e tutto è come avevo lasciato:
stanza buia e nera
comoda, discreta, silenziosa
tengo il corpo
sotto i piedi
come tavola da surf.
Che si cela
sotto la pelle quando
il giorno passeggiando
il corpo, travestito, 
emette i suoi segnali?
Si gioca i ruoli d'una vita
le posizioni simboliche negli altri
costruisce relazioni
che la notte poi canti
con le lacrime
dai rimorsi o dai piaceri.

Un giorno ho letto un verso
lunghissimo diceva:
le vite sono come
un corpo unico disintegrato
che sopravvive in ogni istante
cambiando le cellule-individui
che siamo e si serve di noi
per stare al passo coi tempi:
è tua la voce degli altoparlanti?
Ma allora non smetti mai,
vivi e parli da miliardi
di miliardi di anni, miliardi
di piccoli piccoli istanti
e te ne vai in giro per la materia
vestendoti di noi
elogiandoti in versi.
Ti venissi a presentare!
Ci mettessimo a parlare
senza impedimenti
o con chiarezza
mi provassi a spiegare.
No? Niente?
allora dammi un giorno

Nirvana - Nirvana (2002)

A pensarci sono 15 anni che è uscito NIRVANA, il primo cd non truzzo che comprai, uscì nel 2002, in piena epoca hit mania dance.

15 anni fa, a 12 anni feci una scelta. Mi trovavo davanti a un banchetto di cd masterizzati. Hit mania secondo me aveva perso originalità tra l'Hit mania dance autunno 2001 e l'hit mania dance inverno e estate 2002, e avevo letto articoli molto buoni su due album appena usciti. Che sarebbe successo se avessi comprato la ristampa di Dark side of the moon? Mi sono perso una vita in cui forse mi sarei lavato e mi sarei tagliato i capelli un po' più spesso, e i jeans si sarebbero strappati da soli col passare del tempo secondo il loro naturale ciclo vitale? O sarebbe stato esattamente lo stesso? Fatto sta che comunque non mi faccio una doccia da 15 anni (senza ascoltare quest'album), mi sono appassionato sempre di più agli anni 90 e a quell'ambiente convinto che fosse proprio quello che faceva per me, ho preso la chitarra elettrica, ho fatto schifo. Ma oggi (che i Pink Floyd li posso scaricare quando c. mi pare, e conoscere) posso dire ancora che mai mai mai mi è scaduto, e che ho fatto proprio bene e, se avessi potuto, avrei dovuto comprarlo qualche anno prima.



Ma com'era essere umani ai tempi pre-moderni? (A me piace come dice Leopardi)

Ma com'era essere umani ai tempi pre-moderni? (A me piace come dice Leopardi)
Qualcosa di non artificiale è rimasto? O ci hanno lavato il cervello e non siamo più animali?
Troppe distinzioni portano nel nostro sguardo troppe differenze, e vediamo nei nostri giorni quanto questo crei violenza, rabbia, come se nessuno possa essere inquadrato. Forse scopriamo che le leggi fatte apposta per gruppi specifici ci ammazzano. Ammazzano i più deboli. Forse scopriamo che la "massa" è qualcosa che esiste, e viene scritta la loro storia, non di quella dei pochi (dei reali), che perdono.
No. Forse essere umani deve essere qualcos'altro, non il progresso della civiltà.
La civilizzazione non sostiene più la civiltà com'è ancora concepita.
Forse noi tutti siamo un branco. Come ogni specie, abbiamo bisogno di un branco, e ci uniamo spontaneamente. Forse stare nelle caverne è essere umani, stare col branco intorno al fuoco a raccontare storie incredibili - tutte divenute realtà - e non dividerci in pareti.
Ho visto grotte nel mio paese dove gente come noi abitava in gruppo. Venti trenta persone? Le grotte sono strette una affianco all'altra, tutte addosso per farsi coraggio e proteggersi dal bosco intorno, in superficie. Loro, lì dentro, sono sopravvissuti.
Oggi si fa un gran parlare della tecnologia, che ci avrebbe reso tutti in contatto.
Vi pare? In superficie!
La tecnologia ci dà un focoso abbaglio che ci coglie in furore perché ci mette nelle mani una piccola fetta del potere, ma non ci serve a niente per migliorare qualitativamente le nostre condizioni di vita. Il modo di affrontare la vita è sempre lo stesso da milioni di anni, e perciò lo sarà in fondo sempre, misterioso e insensato ma incessante. Il livello della quantità di strumenti in questo periodo non coincide con quello scarsissimo della loro qualità: non solo spesso, dietro grandi nomi o marchi, acquistiamo fregature, ma, indipendentemente da noi, i prodotti ideati, progettati e realizzati, anche se funzionanti, poi non sono in grado di offrire tutte quelle performance che la pubblicità raccontava (anche solo "l'immagine", il simbolo che fa lo status) non ci servono a molto se non allo svago. Basti ricordare questo, per innescare un desiderio di tecnologia fatto non per il mercato ma per le esigenze dell'uomo, per sviluppare le sue potenzialità e cercare di rispondere alle nuove creazioni della sua mente, guidato dalla sua curiosità e dai bisogni, dall'esperienza concreta e quotidiana. Sarebbe una tecnologia "umana" una tecnologia che non rispondesse agli ordini del mercato; che non ci trattasse come pecore almeno, con tutta questa globalizzazione. Sarebbe utile la tecnologia che arrestasse la globalità del potere, che lasciasse alle comunità il diritto di decidere e di agire sul proprio territorio. Basta scempi ambientali. Basta oggetti non fatti per noi. È tutto scadente. Non vale la pena sprecare il proprio denaro per qualcosa che diventerà obsoleto dopo poco tempo, in pochi anni; e dovete vedere però con quanta soddisfazione ognuno compra il suo nuovo prodotto innovativo... Lo chiama "l'ultimo" ma poi lo sostituirà con un altro: dovrebbe chiamarlo "il corrente".
È così che vogliamo essere descritti? acquirenti creduloni? Il bersaglio della retorica politica - pubblicitaria? La tecnologia di questi anni va soltanto a livellare gli standard di aspettativa (di prodotti tecnologici) e dunque critici. Lo standard critico, o il senso comune. Mutiamo i valori che diamo alle cose, dandogli nuovi significati. Riusciamo veramente a dimenticare il passato (ciò che hanno fatto prima di noi. Anche dimenticare i propri cari defunti, il proprio passato) in nome di un prodotto bellissimo?

Grotta in gravina

C'è una caverna

che cela mistero

inaccessibile lungo

una rupe scoscesa.

Di che parla

la tua bocca

cavernosa, se non di noi

a noi, costante.

E guardandoti

lontana

sentiamo solo dei canti

di notte

con le cicale

fra gli ulivi contorti

straziati nel tronco.

Dov'è la pietra

interrata che sveli

i tuoi giorni

dentro i millenni

come tu intorno

incastrata in sedimenti

lenti, calmi, irregolari

che vengono solo

se loro vogliono

quando lo vogliono

e decidono

- ormai stanchi

di guardare il mondo

di avere funzioni

in corpi diversi,

una volta per tutte -

di posarsi lì

cavo giaciglio

tana e riparo

sarcofago e lapide

e onesta dimora

per il minerale?

C'è il sacro nelle grotte

dei giorni antichi

non scritti dentro un diario,

che ha solo le consonanti

più dure

che dicevano i tamburi

del nostro seme.

Sono persi i ricordi

o sono

tra i ricordi

e persi

e noi andiamo

a ricercare.

Durante la notte

si muove il detrito

che crolla in gravina

ad altro sito, pigro,

e ad altra officina

ed ogni volta

che la pietra

fa un passo

sente il paese

un forte boato

soltanto se, al bordo,

c'è chi si affaccia

e guarda in basso.

C'è chi

dormendo lontano

non sente vita

scorrerti dentro

credo perché

lei debba celarsi

dietro decine

di metri di arbusti.

Daniele Benati - Cani dell'inferno, 2004

E poi sono partito insieme a lei ma ancora adesso non so dove siamo andati. L'eternità ha una forma circolare e ripetitiva: uno crede di andare avanti mentre invece torna sempre nello stesso posto - dei cani neri gli stanno alle calcagna.

Che precipita

Il pescatore dispone mollica oppure dei vermi sul filo dell'amo
In una visione miracolosa passa il pasto davanti agli occhi
Innocente. Indifeso. Pare un bambino in gabbia di tigri
Il desiderio di una giornata è il pasto, nutrire le carni
con altre carni strappate da altri a proprio vantaggio.
Piccola orata dal dorso squamato senza opinione
né cognizione sei fatta proprio in modo che abbocchi
Abbocchi il trofeo, ne vale la pena? Ti strappi
le fauci ridotte a brandelli vibranti nell'onda
non avrai più pasti da oggi vale la pena?
Poter farne a meno, o questo è l'errore
ma non si è mai visto caso in natura
di orata lasciare la propria famiglia
per intraprender strada monastica
abbandonando i suoi beni terreni.
Abbandònati semmai alle leggi
della pesca. Abbocca all'esca
compi il ciclo che ti assegna
la catena alimentare. Va'
all'amo, dal pescatore
finisci dentro al suo
secchio. Un amore
universale sempre
guida i suoi figli
se la famiglia è 
lontana.
Dentro il vuoto un antivuoto pieno
di solido cemento
pieno di sabbia di deserto
dove non si può respirare.
Dentro l'essere e nelle cose
però un vuoto che dissipa
buchi neri senza luce
dove non si può vedere.
Siamo in bilico salvifico
e non c'è neanche un divano.
Siamo un fiume o fiamme
sappiamo solo cambiare forme.

Zygmunt

Addio Zygmunt, esploratore fragile. Mostro Maestro.





  • Questo è invece il mio articolo apparso sul periodico "Sensificio":


BAUMAN e MASSAFRA
Di Mario Mottolese
L’ospite più illustre che Massafra abbia avuto negli ultimi anni ci ha da pochi giorni lasciati. Zygmunt Bauman (1925 – 2017) è stato autore di una vasta bibliografia nella quale, filtrando le letture che lo hanno formato, spiega con chiarezza e profondità i più significativi aspetti sociologici del mondo di oggi. Ce lo ha raccontato diviso in due macro-classi: quella dei produttori che prende decisioni e quella passiva degli acquirenti, i quali mutano valori, gusto e immaginario a seconda degli orientamenti che la prima classe è in grado di dirigere, attraverso una retorica “aumentata” dagli attuali usi della tecnologia. I suoi studi dunque sono continuatori di una linea già affermatasi in passato presso altri filosofi e autori di area marxista, tra cui Simmel, Benjamin, Adorno, Lukàcs, Gramsci, tesi alla definizione dell’identità di una qualsiasi comunità a partire dalle sue condizioni materiali. Anche i concetti di Bene, Giustizia e Libertà mutano a seconda delle condizioni materiali e del modo di approcciarsi all’ambiente che ha una certa comunità; e nel mondo contemporaneo diventano liquidi, perché, proprio come fanno i liquidi, mutano la forma a seconda del “contenitore” che gli viene dato dalla prima classe. Questo comporta diverse conseguenze: se i produttori con campo di azione globale in epoca neo-capitalista hanno più peso nei processi decisionali rispetto agli individui con campo di azione (nel Bauman “mobilità”) limitata alla sfera locale, essi possono più facilmente intervenire sull’ambiente e sulla società e mutarne valori, gusto e immaginario: l’identità di un luogo. E molti esempi di scempi ambientali sono riscontrabili nel Sud Italia, perpetrati non soltanto dai grandi capitalisti, ma anche da più “piccoli” locali che ne assecondano gli scopi e i significati propagandati, con l’illusione di trar profitto dalla globalità quando, di fatto, finiscono per tradire la loro comunità. Bauman ha investigato anche la rovina dei rapporti personali derivati dal modo di vivere contemporaneo: la de-responsabilizzazione degli individui nei nuovi flussi virtuali. Allo stesso modo dell’ambiente, anche le tecnologie, gli oggetti e l’uso che ne facciamo modificano le nostre idee e il nostro modo di approcciarci a chi e a cosa ci circonda. La coscienza storica è costantemente messa in pericolo dal continuo arrivo di interpretazioni e punti di vista esterni ad una comunità, che continua ad inseguire un’ormai obsoleta idea di sviluppo-globalità in nome della quale poter sacrificare i propri ricordi e la propria terra. Massafra dal grande filosofo ha imparato che la Retorica esiste anche da noi.

La mia poesia nasce dallo scontro tra me e l'esterno, mai pacifico, mai equilibrato. L'Umanità recentemente ha scoperto che il mondo non è come quello che appare al nostro organismo: noi lo elaboriamo, lo distorciamo in base alle nostre diverse personalità. Noi siamo incompleti, non solo perché limitati dalla cultura del nostro tempo, ma anche perché non siamo individui slegati dal resto dell'esistenza: noi+ambiente siamo un tutt'uno: siamo una somma di contrari, dentro+fuori, pieni+vuoti, tutto+niente, ogni opposizione è sempre presente, e l'esistenza presuppone il Nulla. La materia poi, eternamente cangiante, non è solida come pensavano gli antichi, né autonoma e indipendente (bisogna che per ogni atomo esista un "contro"-atomo di materia oscura). Anche la luce non è di per sé "luminosa", la luce è indice di calore e movimento, dunque le immagini non appartengono al mondo, ma al cervello. Così i suoni/rumori, non nascono così come li avvertiamo noi, noi per elaborarli dobbiamo ridurli a quel suono che avvertiamo. I suoni indicano che nell'ambiente almeno due entità sono entrate in contatto tra loro, producendo attrito, da cui le onde sonore. Ma per alcuni sono sinonimo di rimprovero, o di gioia o di vita. E il tatto? E l'olfatto? Il colore? Noi nasciamo come esseri viventi, predisposti all'evoluzione, in funzione adattiva all'ambiente; ma molte esperienze sono oggi - dopo l'età moderna - negate a chi come noi cerca nuovi usi della mente. Ci viene detto con perentorietà cosa si può e si deve fare, e cos'altro no: ci viene insegnato a cosa credere e quali stimoli sensoriali avvertire. Lì, fuori di noi, invece c'è tutto, l'esistenza è tutto, e noi ci adattiamo pian piano ad essa, mai cogliendola in pieno: è lecita la Ricerca. Da qui il bisogno di una rilettura "filologica" (in senso ampio e non tecnico) della Storia degli usi mentali. La mia poesia nasce dal modo di interpretare la Fisica, ed esplora quel mondo con cui veniamo ogni momento in contatto, ma del quale non possiamo fare esperienza, se non molto limitata, filtrata e depurata di quelle caratteristiche che il corpo non può elaborare. Il contatto tra la Poesia e quel mondo "buio" e "nero" perché senza luce - e quindi immagini - senza rumori e fatto di materia cieca, è un legame molto produttivo, tanto da permettermi di esplorare la realtà con occhi diversi, e ricreare il mondo grazie alle parole portatemi dal dettato interiore-mentale. Così come hanno fatto molti prima di me, in altri modi. Ad ogni punto di arrivo, o teoria-scoperta, il mio animo può reagire con stupore, o paura e sbigottimento, o - raramente - con piena padronanza e sicurezza di sé. Infatti da un lato c'è l'angosciante evidenza del Nulla, dall'altra la consolante potenza della poiesis (=creazione). L'utilizzo dei personaggi letterari, della prima e terza persona poetiche, permette un'investigazione senza paura: "disinteressata" (cioè non tesa a dimostrare o affermare un mio pregiudizio o ideologia) perché sia più efficace e rivelatrice, e meno personalistica e autistica. Una ricerca personale, piena di spunti da approfondire per negare o confermare le mie teorie è la mia Poesia, che tenta di appianare i tormenti e adattarmi all'ambiente.
Senza più finestre aperte
io ti so portone grande
riempire largo i cieli.
E non serve un indirizzo
per sapere dove è
l'importante è l'orologio.
Grande fresca ottusa aria
va' e accedi alle sue soglie
strofina avvolgi le sue spalle.
Brevi e fragili parole
fluite a cresta d'onda,
senza canto tutto muore.

Il tentativo di corruzione

Cerca il tempo spiraglio in sfacelo per farsi spazio e reggere il mondo tuttavia. Solamente sbraita il traditore che vuole corromperlo e non...