Forse quando siamo vivi siamo più lontani possibile da noi stessi, in cui torniamo una volta morti. Siamo "vissuti" da qualcun altro?

Certo, in vita abbiamo identità e ruoli predeterminati dall'ambiente e dalle persone già presenti quando nasciamo, che ci "fanno" o formano l'identità e l'idea che abbiamo di noi stessi; e in base a queste ci comportiamo.

La vera libertà è far vivere l'altro in ogni se stesso, non assecondare la propria volontà.
Vaffanculo a te che dici che si è ammazzata per paura di perdere la bellezza. Esiste davvero la paura di invecchiare legata al tempo e alla morte, non di non essere più carine. Fanculo tu e lei se vi piace l'apparenza momentanea, la moda, se è motivo di ammazzarvi. Ve ne dovete andare tutte e due se vivete soltanto se pensate di portare addosso la bellezza. Non parlate con la gente, non ditelo a nessuno, vergognatevi e basta se la vostra idea di vita si ferma ad "essere carina". E se non si è ammazzata per quel motivo, allora muoia la commentatrice di turno capace di ammazzare la seconda volta una stessa persona, già morta. Fai più schifo di quella morta che non ha spiegato niente a nessuno, quindi decidi tu che fare. Che vita di merda hai avuto da riuscire a indicare la causa della sua morte nello sfiorire della bellezza dal suo viso? Possiamo dire che non ci interessa e non è un nostro problema l'aspetto di qualcuno di cui non sentiremo mai parlare, o che non vedremo mai in vita nostra.
Seconda considerazione: le femmine alla moda e la loro stupidità.
Non bisogna appartenere per forza al genere femminile per rientrare nelle "femmine alla moda": diversi uomini diventano grandi esperti di apparenza. È gente che spreca la sua vita a voler apparire in un modo perché dentro hanno ben poco, e sarà tanto più appariscente quanto meno ha da mostrare della sua personalità. Che si può dire di una personalità "di classe"? Che è terribilmente banale e noiosa, e piuttosto lontana dall'originalità, dalla creatività, dal lavoro dell'intelligenza. Si accontentano, adeguandosi a quello che c'è già intorno. Devono avere tutto già fatto perché sono dei grandi inetti che si lamentano dell'inettitudine del mondo che loro stessi contribuiscono a creare, formando un vero circolo vizioso dovuto al fatto che rivolgono le critiche all'esterno e verso gli altri, piuttosto che verso se stessi. È facile pensare che abbiano avuto delusioni nel corso della vita e che si siano abbandonati perdendo la loro personalità; ma le delusioni capitano a tutti, anche a chi arriva per lo stesso motivo a rifiutare la moda, gli sciatti non di moda che da loro vengono odiati.
La stupidità consiste nell'affermare un'apparenza autoreferenziale, arbitraria, che vorrebbero racchiudesse la loro identità. La loro leggerezza o incapacità di riconoscere cosa è Buono e giusto e cosa è Cattivo o sbagliato, contribuisce alla decadenza del pensiero, che non viene allenato; perciò difficilmente una persona alla moda può rendersi conto di essere ridicola.
È quasi impossibile che la commentatrice social si renda conto di essere così stupida. È impossibile che una persona si sia tolta la vita per una questione così stupida e scontata, soprattutto se ha lottato tutta la vita per cancellare quella stupida idea, ma quella rimasta in vita poveretta sta peggio.
Quale meraviglia quando apprese che quel concetto così astratto e innaturale rappresentato dalla cifra "uno", esisteva davvero, in maniera così nettamente chiara ed evidente, nel gesto di sollevare il dito indice della sua mano.

Il luogo della notte

Notte è il luogo dove si scrivono le parole e questa voce che si sente lei viene da sé. Si insinua nelle molecole d'aria e fluttua tra i fili di polvere galleggianti nel buio della stanza. Notte è un posto che tu ci vai e dentro è notte, e fuori notte. Notte è il luogo della passione, dove vai se sei sveglio e fai le cose che davvero vuoi fare, e quelle riescono. Non ti sono riuscite tutta la mattina perché eri altrove dalla notte, e poi la notte viene, tu ci vai, e quelle cose, loro riescono naturali. Vi incontrate lì, o lì le avevi lasciate e poi ci dovevi tornare, nella notte vai e poi ritorni indietro da noi come se non fossi andato da nessuna parte. C'è quella voce nella notte che prende i fili del discorso e continua lei a fare come vuole, ti mette da parte e ti spinge in fondo e la lasci fare.
Ora è lei che controlla il corpo. La voce che urla, non bisbiglia sommessa dal suono della strada rumorosa della mattina, ormai è andata nella notte. Notte è il luogo dove la voce strilla e il corpo scrive le parole che lei strilla. E lei ci va, al buio di notte quando sei quasi per dormire e ti distacchi dal resto - il giorno dopo neanche ricordi - prende le chiavi e già è lì fuori per strada che adesso è deserta ed è una pace passeggiarci anche soltanto nel sogno che mostra i marciapiedi accarezzati dal vento in una sera di luna. Entra nelle case che non conosce e non chiede permesso, la gente che dorme e lei entra senza curarsene, facendo rumore, si cambia i vestiti mettendosi i loro, decide di fermarsi ad abitare anche lei qui in quest'altra casa con le cantine sommerse di polvere - dove ti porta che tu vuoi dormire - non si può chiudere gli occhi un secondo: semplicemente non lo si può fare. Vede i lampioni nelle strade silenziose e si lancia ad accendere quelli rotti, con i fili staccati o fulminate e vorrebbe accendere una candela con una semplice fiamma. E allora è meglio essere nel secolo Seicento, e lei incurante, la voce, ci va, non le interessa sentire ragioni: "Non si può fare" direbbe sua madre "di andare nel Seicento" dov'è che è andata e ha lasciato il bambino qua dentro - qui dici dentro il tuo corpo - che forse è meglio lasciarlo andare. Decidi che domani mattina appena sveglio vai a denunciare il ritrovamento di un bambino "Dov'è il bambino" e tu gli dici qui ce l'ho addosso, o io è che lo indosso e poi quelli "Ma dov'è che ha visto un bambino che le sta dentro?" e tu te ne dovresti addirittura tornare con un niente di fatto, senza successo di procedura di denuncia. Dovresti allora chiedere in giro ma hai perso tu un bambino? perché eccolo è qui e l'ho trovato e mi strilla di notte e mi porta ad essere persone che io non sapevo, cioè non sono mai. Mi ricordo di persone che sono stato in cui io ero proprio come... è quasi l'alba e la voce non parla più, fa rumore ma non finisce più le frasi o le parole. Non ha più bisogno di frasi o parole, in pigiama dorme accanto a te.

Peso

Il peso è una di quelle cose che genera calore nei corpi molto molto grandi, come nelle stelle; e pensiamo che abbia qualche misterioso effetto anche su di noi. Anche se in noi a livello molto più blando, nelle stelle invece necessario alla fusione nucleare. Il peso è necessario alla fusione nucleare, nel diffondere energia, nell'emanazione della luce. La gravità crea quegli eventi significativi per noi, che ci fanno dire "qui c'è qualcosa, perché qualcosa succede", ci rende cioè consapevoli dello spazio intorno perché lo mantiene unito mentre lo attraversa. A contrasto però, ipotizzare zone senza alcun peso né gravità-energia né corpi, apre lo sguardo all'assenza assoluta, al nulla, all'estrema leggerezza. La materia pesante crea lo spazio e le galassie con le sue forze, ma mette in moto anche il tempo, il processo di degradazione della materia, rende possibile la fusione nucleare, la disgregazione della materia in energia, che richiederà la formazione di nuovi atomi con cui andrà ad interagire...

Il peso è profondamente ambiguo: anche per Einstein la gravità co-agisce con il suo opposto: l'inerzia; rende concrete le cose mentre accompagna la mente allo spazio "astratto" senza peso né materia: al limite sempre precario e mobile tra inesistente ed esistente in cui insiste e, perciò, in cui è contenuta la possibilità della sua esistenza.
Stranamente, cioè, la nostra immaginazione torna al "luogo" astratto in cui non esiste materia; il nostro modo di pensare, il Pensiero, con quel luogo condivide la non-concretezza, l'impossibilità di esistenza, l'irrealizzabilità. Caratteristiche tuttavia aggirabili: il nulla può essere riempito e divenire "spazio" e il pensiero può di conseguenza tradursi in azioni concrete, in eventi in quello spazio reale, l'ambiente.

Morte: definizione

Quando muori diventi universo
e non hai più le vertigini del cielo
come ora luna nitida, pianeti
che ti sembra di cadere, e intanto voli.
Non accadrà più che mi dimentichi
di voi, di me e dei giorni passati
insieme per preparare il giorno
di oggi. Sarete presenti in tutti
i discorsi e le vostre figure
pure presenti nello spazio, siete
pure presenti nascosti dal tempo,
e mi sbagliavo: individualista
è contro la vita, contro natura,
senza neanche un motivo valido,
c'è l'ozio, non tempo libero, c'è il
rifiuto, non una pausa riposo,
che oltraggio non esserci oggi.

Ognuno fa quello che fanno tutti
è illusione sentirsi isolato.

Membrana

Se mi sporgo
da qui
ti vedo:
leggi questi versi
e ti concentri
a cercare i miei occhi.
Tento di uscire e raggiungerti sporgendomi più
che posso e ricado.
Se il foglio
si alza,
deforma, si strappa,
se taglia il dito
tuo o di tua figlia
scusa,
è colpa mia che tuttavia lo forzo da qui.
Affacciati anche tu!
Ci vediamo
su membrane. (Il resto ce lo immaginiamo)

(E mentre tu mi accarezzi
con le dita, anche io
accarezzo la membrana su cui incido
faccio finta che sia te).

Sei già altrove. "L'infinito" di Leopardi e l'antirazzismo.

Piace sempre qualcosa che non si ha, ma anche qualcosa che non si è, piace sempre "l'altro", qualcosa che non si conosce o non si possiede a pieno ma che c'è, lontano, oltre l'orizzonte fisico e culturale: altrove ne è pieno, come "dietro un colle" a cui siamo troppo affezionati per poterci allontanare; o che in realtà ci costringe a rimanere al di qua, dove abbiamo stabilito la nostra sede da secoli o millenni...
Il pensiero colmerà sempre quel vuoto (anche della conoscenza) ipotizzando un mondo uguale al nostro, illudendosi, perché il mondo non è mai così come lo ipotizziamo: ne sappiamo sempre troppo poco, non possiamo arrivarci, il mondo è grande e vario. Siamo attratti da quel vuoto che non conosciamo, non vediamo mai direttamente, ma sappiamo che c'è. Questa attrazione rende "belle" le cose che non abbiamo direttamente sotto lo sguardo, a cui non siamo abituati, che non possediamo materialmente né astrattamente.
Così è bella una poesia se non ci si sofferma molto a leggerla e studiarla, analizzarla.

Ogni cosa bella rimane tale se non la si conosce-comprende-possiede a fondo.

Una ragazza la amiamo veramente quando è vestita, non nuda. Lei può essere bella in entrambi i modi.
Quando ci aspettiamo che faccia qualcosa, ma non possiamo prevedere il suo comportamento.
Quando rimane qualcosa che non sappiamo né vediamo direttamente di lei.
Quando non la conosciamo ancora del tutto e ci piace scoprire suoi nuovi comportamenti e reazioni, e vogliamo ancora conoscerla, «e alla fine in realtà quindi non desideriamo quella persona, visto che non sappiamo neanche chi è, ma desideriamo tutti i nostri desideri» (Ugo Cornia). In caso contrario si ricorre a un metaforico incesto con la madre: amare qualcuno di cui si sa tutto, che non può cambiare e che ci ama incondizionatamente, che siamo abituati ad avere attorno.

Un incesto sociale: odiare il diverso significa che un individuo chiude ogni sua disponibilità a crescere e imparare, si rintana nel tanto sognato o mitico passato sicuro della tradizione, della propria cultura, della propria società. La paura per il diverso la si può spiegare come strategia per la conservazione della cultura. Di un singolo sistema culturale; ma ogni cultura si costruisce intorno a questa tendenza presuntuosa, etnocentrica.
In realtà la cultura è un bagaglio di esperienze sedimentate nei millenni, in periodi di fioritura come di stasi culturale, si è aperta e si è richiusa in continuazione; spinte in avanti, rotture e normalizzazioni cicliche...

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e rimirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo, ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s’annega il pensier mio:
E il naufragar m’è dolce in questo mare.

Non può che rimanere caro questo colle immaginario che ci separa dal resto del mondo, che limita il nostro mondo. E quella misteriosa attrazione verso l'ignoto? Come spiegarcela se non come una voce portata dal vento? Una voce che ci annuncia che c'è altro, mondi impensabili. Una meraviglia ancora da scoprire. Da qui il rischio, la paura di allontanarsi dal solito piccolo mondo, di non essere adatti ad altro. Il rischio lo si affronta sfidando e sbugiardando le proprie paure, o assecondandole e rimanendo dove si è, inesperti del mondo, a vagheggiare di esso ma sostanzialmente temendolo, allontanandosi dalla vita del presente.

In fondo, fare esperienza dell'altro - proveniente dall'altrove - non può che farci crescere e scoprire altre parti di noi che non erano mai venute fuori. Allarghiamo il nostro (inevitabile) limite conoscitivo a quello degli altri, per far nascere sistemi, insiemi di cose meravigliose e ancora sconosciute: nuove frontiere. Nuove forme di umani. Nuove verità.

Non solo, serve affermare la convinzione di non sapere ancora tutto, di non aver visto, sperimentato, conosciuto ancora tutto per mettere in moto dentro di sé il "proprio" divenire: crescere in un percorso coerente verso la Verità. Il non conosciuto stimola l'immaginazione, il ragionamento, la capacità di adattamento: l'intelligenza, l'apertura dell'intelligenza. Stimola l'azione, la volontà di azione e l'amore verso sé stessi e verso gli altri e il mondo. La stupida presunzione di conoscere già tutto così "edipica" e infantile, viceversa, chiude ogni contatto tra individuo e mondo. Ma è così cara...

Fascisti su Marte

Trovo molto più contronatura e pericoloso che l'Uomo colonizzi altri pianeti (come ho sentito dire anche al telegiornale qualche giorno fa) e non che ad esempio si cloni o abortisca, cazzate a confronto. Ci vorrebbero obiettori di coscienza per queste ipotetiche appropriazioni indebite. Tutti contro il marketing e la presuntuosa mentalità possessiva occidentale.

È facile aspettarsi che gli altri pianeti verranno sfruttati per arricchirsi da parte di pochi (i singoli Elon Musk ad esempio). Non dobbiamo evolverci in un altro senso, dobbiamo superare il capitalismo e condividere le risorse. Quando ognuno cerca il massimo del profitto, non si può che consumare ogni risorsa e rovinare la Natura e le sue creature, in formazione e in "vita" da miliardi di anni terrestri. Non voglio che l'uomo raggiunga Marte se non riesce a vivere neanche sul gigantesco pianeta natale: non si è rivelato capace, deve evolversi e uscire dall'attuale primitività bruta. Non voglio che l'uomo si allontani dalla Terra per soldi: non è giusto, significa che sarà un privilegio per pochi, non ne beneficerà nessuno oltre gli imprenditori - per forza già ricchissimi tanto da permettersi astronavi. Stiamo sbagliando direzione.
Io selezionatore di video
condivisore, diffusore virale
o timido superbo
non mi devo più cercare
affezionàti alle mie parole
chiamatemi come presentatore fisso
commentatore seriale
accetto umorista
in fondo ho autorità
sapete che io so scegliere bene
il giusto, me pieno di buon gusto
riconosciuto
non credo da me solo
è impossibile, mi sottometto
alle ciarle vostre.

Davide Rondoni - Blues stasera del vento (2003)

Carezza vento questi tetti
piatti, le piastrelle e i bambini sulle terrazze, il mio
bicchiere, dimmi
qualcosa d'amore
non tralasciare nulla
lascia indietro solo i lamenti, ma
proprio tutto il resto della vita
canzoni, chiasso di godere, silenzio e maestà,
lunghi sospiri e fiato mozzato
proponi, vento, proponi!

[...]

Ma tu vento che nessuno sa dove
dimmi qualcosa di chiaro bene
qualcosa che entri nel midollo
spinale e in quel silenzio nativo
sia difeso, veloce
più dei riflessi sul vetro del treno
che cattura nella luce il mio volto
un istante come un istante
qualcosa più veloce del non esser più niente.

In questa età del feeling
gli scrittori più noti arrivano
alle stesse conclusioni dei pubblicitari,
e tutto è aperto, i musei, i pub e le chiese,
e la domenica le aule parlamentari
per la visita confusa di gente che dice
a tutto è carino! ma non sa più
che cosa è : domandare.

[...]

Ma il fuoco chiaro, febbrile del giorno
che scende tra gli alberi
- chi lo guarda? chi è esperto
dell'aria,
del dolore?
chi segue le linee sulle mani della betulla
e avverte lo slegarsi di molecole,
la notizia minuscola in cronaca
come qualcosa che riguarda il suo amore?
Dove sono bestemmia e visione,
rompere i gusci delle buone maniere.
Far di sé
un ufficio reclami
dove si sfogliano riviste ed è vietato fumare
non è dignitoso e nemmeno dà gusto

far di sé un silenzioso, placido
acquario non so se valga la pena,
preferisco all'equilibrio il viaggiare
su quel che resta d'un vecchio fusto
che in pericolo inclina
inseguendo lei, Moby, ballerina
balena che ci trema al centro degli occhi.

[...]

Eh, che cosa
afferrare se non quello
da cui siamo sempre afferrati?

La semplice conoscenza del movimento
nel camminare in viali trafficati,
come l'uomo che si arresta per le scale
e non ne ricorda il motivo,

la sorpresa
di lavorare nel medesimo lavoro
che muove tutte le ore nella creazione,
il fiore delle figure in cui si tengono
i pianeti e quelle sulla scrivania
lasciata in ordine dalla segretaria
prima di spegnere la luce, andare via.

[...]

Migliora la tua memoria con questa strategia a costo zero

Se vuoi conservare un ricordo, la strategia migliore è quella di vivere con una particolare attenzione il presente. Andando più nello specifico, per conservare un ricordo è necessario cogliere di ogni evento un suo significato che lo collochi pacificamente nel nostro sistema cognitivo. Il "significato" da cogliere è di tipo intuitivo, esso è il modo in cui l'oggetto, dall'esterno, viene tradotto nella mente, ed in questa veste può essere in essa conservato. La strategia è vivere (=pensare) in maniera attiva e critica nei confronti dell'ambiente, la curiosità ci rende più attenti a intuire ciò che non è visto, ci aiuta a tradurre le cose in pensiero, la materia in pensieri impalpabili. Il significato che ognuno (guidato dalla sua cultura, certo) "sperimenta" negli oggetti è l'esperienza interiore che di essi si fa. Gli eventi esterni sono duplicati nella nostra coscienza sotto forma di informazioni sensoriali, esistono fuori e (virtualmente e sinteticamente) dentro di noi.
Perciò continuare a vivere cercando di provare la stessa sensazione che si prova quasi abitualmente e ormai inconsciamente ogni giorno, riconoscerla quando si presenta. Ricordare la sensazione, la rappresentazione interna, e non cercare inutilmente di ricordare fatti esterni così come a noi si presentano prima della loro sintesi operata dalla coscienza.

Dialogo degli opposti sistemi

Potendo scegliere che vorresti potere avere?
Eh?
Avendo potuto scegliere cosa vorresti aver potuto avere?
Eh?
Scegliendo cosa si può avere tu puoi volere?
Eh?
Che voglia puoi scegliere di avere?
Eh?
Che voglia vorresti poter scegliere di avere?
Ah...
Cosa vorresti aver potuto scegliere?
Potere...
Con la chitarra, l'Arte la Poesia, mi è capitato di avere un rapporto veramente tormentato: erano l'unico sfogo durante lunghi mesi in cui fui completamente solo, senza amici in un'altra città, senza nessuno con cui riuscivo a legare veramente. Avevo tanto da lamentarmi e nessuno a cui potevo raccontare che mi succedeva, che mi aiutasse a fare chiarezza. Nessuno ad ascoltarmi quando ne avevo bisogno. Così tornavo a casa da lezione e mi sfogavo con l'unico strumento che avevo in camera mia, suonando con rabbia o scale pentatoniche rabbiose, o insistenti fino all'esasperazione, fino alla paranoia, con mille ghirigori che insistevano intorno a pochi tasti della chitarra, la solita decina di tasti. Erano gesti di sfogo, come una scarica di rabbia durante una rissa, mossi da un'autentica e viva passione, da entusiasmo. Perché bisogna crederci in quello che fai se vuoi suonare bene. Questo per quanto riguarda lo sfogo fisico; per quello psico-emotivo invece ricorrevo alla scrittura. Scrissi molto, davvero molto in quei mesi. Cercai di realizzare il mio sogno che avevo fino ad allora, cioè scrivere storie divertenti e intelligenti, spesso con riflessioni sulla vita, sull'arte, sullo scrivere stesso, sul tormento. Non riuscii a realizzare niente di veramente soddisfacente però, così ripiegai sulla Poesia: la bellezza della lingua, l'arte della parola che con il materiale più economico e abbondante è in grado di realizzare forme bellissime, che sono caratteristiche appunto del linguaggio. La contemplazione mentale della bellezza, la ricerca della bellezza mi facevano stare bene; le consideravo esercizi o esperimenti per rendere migliore anche me, la mia intera mente. La musica e la Poesia hanno in comune il fatto che colui che le fa è il capo assoluto e unico responsabile degli elementi di base (note o parole) e del mondo che crea. Il mondo che uno crea ed espone agli altri è distaccato dall'autore, che tuttavia in esso si cela, in esso l'autore si presenta implicitamente sotto una certa veste: gioca secondo le sue regole o è onnisciente, si lascia trasportare o è personaggio di una trama, la subisce passivamente o è estraneo dalla storia. Ogni altra Arte è così, e a ben vedere anche ogni stile di vita può essere così. Lo scopo è raggiungere livelli alti, qualcosa di bello. Bello, non "grazioso". Bello è qualcosa di ben formato, non qualcosa di buon gusto, stucchevole. È raro trovare qualcosa di bello a partire da materiale stucchevole, forse più facile in musica e in alcune poesie, quasi mai in racconti o romanzi. Lo scopo è sempre fare qualcosa di ben formato, che realizzi in maniera apprezzabile dai sensi una forma. E dietro l'apparenza di questa forma, inserire dei buoni motivi che giustifichino la sua esistenza - slegata dalla vita reale - nel mondo metafisico dell'Arte. Fare una forma coerente, ben definibile, un sistema coerente di elementi (note e parole) che seguono regole appositamente individuate per una singola composizione. Dare regole a una pulsione per renderla apprezzabile ai sensi di altri individui: espressione di sé. Dei bei gesti possono produrre molto più di una bella melodia nel mondo reale e sociale; una bella poesia può consolare delle anime tormentate come quella del suo autore.
Comporre un'opera di questo genere di arti, per gli umani, ha uno scopo simile a quello che hanno gli abiti, o l'architettura. Un simbolo della cultura, sì, un valore antropologico. Pura esibizione di un'intenzione. Ostentiamo vestiti, orpelli, ma anche musica, poesia. Bellezza, anche se non ce ne accorgiamo, anche se volessimo distruggere la bellezza fin'ora conosciuta; cioè se volessimo fare un bel, maestoso, ammirevole Brutto. La quotidianità non è poi così vana, se l'ostentazione di questo niente che non interessa a nessuno ha significati così profondi dagli albori dell'umanità. Allora ogni singolo gesto assume in realtà il ruolo di esperimento per il miglioramento delle proprie tecniche e capacità. Anche se non lo cerchi intenzionalmente. Anche vestirsi malissimo è un'arte che cerca un sistema coerente di vestiti per insultare in maniera più esplicita possibile il bello del buon gusto. E anche questo è bello, perché si vuole un abbigliamento conforme allo scopo, quindi completo, perfetto. Il valore antropologico dell'ostentare la propria interiorità, del lasciarla sedimentare nella vasta cultura di un popolo potenzialmente infinito in veste di forme, del dialogo in cerca di conforto, di approvazione... viene tutto dal credersi distanti dagli altri, distinti dagli altri (e in realtà lo siamo o lo eravamo quando viviamo in branchi separati nella savana o nelle città) e dunque dal bisogno di trovare i propri interlocutori ideali.
Ci sarà qualcuno al mondo che la pensa come te? Certo, bisogna solo andarlo a trovare, conoscere il suo stile di vita, i luoghi, i mezzi che usa per comunicare. Lo stavi solo credendo di essere lontano e distinto dagli altri, vedi? che pensavi? siamo tutti così come te, stiamo sempre insieme e collaboriamo come amici, come fratelli, come pari, e parliamo, parliamo finché non colmiamo le crepe che ci tormentano, sì, siamo semplici e lo sapevi che eravamo sempre tutti qui dietro.

I Controvento (The Upwinds)

I Controvento abitano sotto una collina, esposti agli schiaffi del vento putrido, viscido, melmoso, un brodo di minestra minerale che ingoiano se non tengono chiuse le labbra sporche: bocche chiuse per girare in strada o quelle aperte di chi ha fame e mangia l'aria tossica pesante dal sapore di carcassa decomposta. I pasti microsottili cotti in pentoloni ad elevate combustioni, zuppona minerale che mortifica ogni ingrediente; che ricette malvagie inventa chi di cucina non capisce niente: fa solo abbondanti piatti tossici per tutti di merda trita digerita sminuzzata e di quello che raccolgono nella paletta della polvere. Sedimenti di merda nei loro corpi, sacchi di merda dei Controvento, di spazzatura, discariche di rifiuti nocivi industriali che sono i corpi dei Controvento. Da smaltire sotterrandoli. Filtri depuratori sulla soglia della saturazione. Fognature, discariche, cimiteri, fiumi neri, accumulo di puss; diossina nelle cellule, sangue sporco nelle vene: sono i corpi dei Controvento. Inceneriteli e sotterrateli in profondità, perché messi in acqua affonderebbero quei corpi pesanti, riempiti, malati. Insabbiate e dimenticate bene tutta la storia dei loro atomi, distogliete lo sguardo ed ogni pensiero. Adesso ignorateli. Sprecateli. Senza accennarne né farvi vedere, ridete di loro in segreto a ricordarli presi a schiaffi dal vento; disgustosi a inquinare da morti.

Acqua di rose

Signora! Ti prego ti sposti più in là?
Non gradisco e mi tormenta l'odore
dell'acqua di rose - sia maledetta!
Fammi giudicare ciò che proponi
lascia che dica che cosa ne penso
visto che tu non mi chiedi permesso.
Mi investe come un treno impazzito
mi vengono in mente scene pietose
di vecchie truccate per essere belle.
Di vecchie angosciate dalla morte
che incombe, si sentono sole e fanno
ancora attenzione a colpire i sensi.
Ma a bastonate.
Mentre io scanso naziste stronzate
che ti rendono grande ai tuoi occhi
e s'alza fierissimo il sopracciglio
tanto grande ti vedi negli occhi
che non c'entri in un occhio a riposo
e mi entri nel naso e spalanchi quegli occhi!
È come l'odore che effonde un cadavere.
Ricordi, signora, la Morte in persona.

Trucioli

Minuscoli trucioli, è carta di fogli
strappati lasciati al vento una volta 
riuniti saranno una musica assordante
altro che timida melodia neoclassica.
Sui marciapiedi discariche aperte
quei pezzetti di fotografie mescoli
e ne fai nuovamente momenti
finché non rimossi da un aspiratore.

I viaggi della morte

Che si fa al cimitero? Che si fa con i morti?
Li si ignora, o non li si vuole andare a trovare;
o si va e si prega per loro, e si piange o si ride ai bei ricordi: si prende forza dal passato, ma dalla distanza nasce anche la nostalgia: un bel passato contro un brutto presente (che può essere rovesciato in bello): il presente è instabile e può essere sia bello che brutto.
Che strana quella voglia inutile di andare a parlare ai morti sulle loro tombe, raccontare pensieri, storie, accadimenti più recenti, chiedere consiglio ai morti sulle loro tombe. Il presente che cerca il contatto impossibile da realizzare con il passato, ma l'immaginazione/memoria svolge questa funzione "virtuale".
I primi uomini inventarono l'immaginazione per disperazione? Erano troppo soli e angosciati, slegati dal resto dell'Essere; e con uno sforzo enorme hanno conquistato i viaggi virtuali e impossibili. [Nota bene: cos'è la "realtà presente"? Niente, vuota: sfugge, non può essere determinata intera. Ognuno può partire ovunque, basta che se ne convinca di farlo: v. passim]. Partire in crociera verso l'impossibile, viaggio tutto compreso, vacanza 5 stelle. [Nota bene: se uno tornasse indietro nel tempo da un punto preciso del pianeta si ritroverebbe nello spazio vuoto oltre l'atmosfera: la Terra non sarebbe ancora arrivata al punto preciso in cui l'individuo del presente è, sarebbe ancora indietro. Non si può tornare indietro neanche nello spazio! Noi per orientarci facciamo riferimento alla materia che compone il nostro pianeta, ma non corrisponde allo spazio: di fatto, gli atomi delle cose in realtà cambiano posizione incessantemente, trascinate dai moti della Terra. O facciamo riferimento alle stelle, lontanissime e, perciò, riferimenti più duraturi, ma di fatto loro e noi siamo in continuo movimento. Immagina invece di rimanere fermo in un punto dello spazio: vedresti il pianeta allontanarsi sempre più velocemente e rischieresti di essere investito da altri oggetti vaganti e corpi celesti].
E la morte?
Il corpo non si ferma, ma viene insieme a "noi", coinvolto nello stesso vortice di lavatrice che è il nostro pianeta. I corpi immoti (non assolutamente) sono immersi in questa enorme centrifuga (non possono far altro), ci piace affidarli a lei, ci piace affidarci a questa enorme antichissima perfetta macchina.
A fermarsi è però la possibilità-potenza di agire nell'universo che un corpo ha. La sua storia, il suo catalogo di azioni (anche 'pensare' è un'azione).
In cosa si può tornare indietro? I vivi possono tornare alla materia conservatasi in resti di corpi del passato; i fantasmi hanno perso la materia del passato, il tempo è passato e lo spazio in cui sono vissuti, anche, sono molto distanti da dove sono adesso (sempre di più inevitabilmente, incessantemente).
A questo punto posso solo sperare nell'immaginazione si possa tornare!
Dove potremmo veramente incontrare i vivi, una volta che siamo morti, nei sogni dei vivi che dormono e si approssimano quanto più possibile, per la loro condizione di vivi, alla morte. Questo è realmente possibile anche se non provato, e forse è l'unico modo ammettendo che saremo anime senza corpo-spazio-tempo. Incredibile che il Tutto-Essere si trasformi magicamente in un momentaneo passeggero Nulla che è il precipitare continuo del presente! La realtà si svuota - e può far paura se non si continua a vivere normalmente con le proprie piene facoltà: l'immaginazione la rende veramente "reale" come la intendiamo abitualmente noi. E allora l'immaginazione è davvero più reale di quanto non si pensi adesso.

"Devi spiegare ai bambini la guerra"

Bimbi, la guerra la fanno le vittime colpa di quelli che le hanno decise: vincono solo se rubano il premio e non si può più giocare felici.