L'esser di tutto suo contento giace (Par. II, 106-114)

  Or, come ai colpi de li caldi rai
de la neve riman nudo il suggetto
e dal colore e dal freddo primai,
  così rimaso te ne l’intelletto
voglio informar di luce sì vivace,
che ti tremolerà nel suo aspetto.
  Dentro dal ciel de la divina pace
si gira un corpo ne la cui virtute
l'esser di tutto suo contento giace.

( Adesso, così come una persona
resta senza neve addosso quando è colpita dal sole
che [alla neve] muta colore e temperatura,
  così nudo voglio scolpirtelo in mente
questo concetto così vivace,
che ti sembrerà una luce tremolante.
  Dentro al cielo della pace divina [l'Empireo]
si rigira un corpo nella cui virtù
giace l'essenza di ogni suo contenuto )


Mi ha sempre affascinato l'ultimo verso di queste tre terzine, quello che dice l'esser di tutto suo contento giace, il numero 114. Non chiarisce quale sia il soggetto della frase: cos'è che giace? L'esser di tutto oppure suo contento? Credo che lo facciano un po' entrambi, che giacciano sia l'essere di tutto che il suo contenuto. Ma questi sostantivi a quale cosa si riferiscono della realtà concreta? Qual è il loro referente?

Interpretare Dante è un'opera mai terminata, è impossibile limitare la portata del significato della sua Poesia, che è capace, a distanza di otto - ben otto - secoli, di aprire interpretazioni sempre originali.

Come per la Scienza nel suo rapporto con i fatti reali, come per la filosofia per il suo campo di studi, anche l'Opera di Dante non è mai stata una dottrina unica e univoca. Al contrario, proprio come l'esperienza viene vissuta in maniera diversa da ogni soggetto, che ne trae i suoi significati soggettivi, così anche l'approccio al testo di Dante (ma a qualunque testo letterario) giustifica molteplici e differenti letture e interpretazioni. In particolare, alcune parole, frasi, espressioni, alcuni episodi, discorsi e personaggi, possono dar luogo ad ambiguità: non solo cortocircuiti tra campi del sapere che producono meraviglia, ma veri e propri sistemi interpretativi tra loro differenti che strutturano e spiegano gli elementi in maniera diversa. L'ambiguità è un effetto non casuale, ma anzi voluto da Dante, che se ne serve in diversi luoghi della Commedia.

Il modo in cui ci viene introdotto, presentato, questo essere (nominalizziamolo) è così pacato e piacevole da aspettarcelo vivace come una luce che non riesce a star ferma, tanta è la sua voglia di muoversi. "Tremola", cioè non semplicemente "trema", ma si agita come un bambino felice di qua e di là senza mai fermarsi. Freme dalla gioia di girarsi intorno.

Via il ghiaccio freddo del dubbio, dell'errore, via le false immagini: la Verità che riscalda e innalza l'animo e lo spirito è giocherellona!

Quest'essere pare che si comporti come un bambino o una bambina, gioca proprio come loro.
Mi piace pensare che quest'Essere sia proprio una bambina; altre volte mi sembrava che fosse una gatta che giace in una cesta, tutta contenta, per riposare. Ogni tanto si gira a pancia in su e per il resto del tempo ozia contenta.
Certo, in questa maniera si forza il significato di "contento", il cui significato è "contenuto" - le terzine hanno senso solo se "contento" significa "contenuto" e non "felice", "allegro" - ma, diciamo che la lettura è portata a questa interpretazione (di "felice" e soddisfatto) quasi spontaneamente dal contesto di calore, luce, serenità con cui è introdotto l'essere. Forse è un modo di descriverlo che a noi oggi ricorda ambientazioni domestiche rassicuranti.

E se il soggetto fosse contento nel senso di 'contenuto'? Anche in questo caso potremmo ottenere letture a loro modo coerenti, in quanto lascerebbe pensare che il contenuto di tutto l'Essere (nominalizziamolo ancora) sia rinchiuso in quella sfera. Perciò verrebbero in mente le corrispondenze medievali tra individuale e universale, tra micro e macro, della presenza dell'Uno all'interno delle infinite varietà di essenti, dell'uguale nel diverso.

L'ha fatto apposta (quel briccone) a non specificare che cosa volesse dire, cioè a legittimarci queste letture. Molte volte Dante rimane sul vago, facendolo apposta per stimolare i lettori a interpretare. La vaghezza è una tecnica che nella Commedia l'autore impiega in modi diversi per ottenere rispettivamente diversi obiettivi.

È importante tenere a mente la sottotraccia della precisione e della vaghezza presente nella Commedia, è un tratto basilare che nel testo interviene in diversi punti e su differenti livelli. Partendo dalla vaghezza che contraddistingue un ricordo, dalla imprecisione della mente umana nel capire l'ambiente ultraterreno, la vaghezza rapisce anche lo stile poetico, quando il poeta rinuncia a descrivere sensazioni e visioni perché non spiegabili a parole: è impossibile. Anche quando in un secondo momento si siederà a mettere per iscritto queste esperienze nell'aldilà, Dante non si sente capace di dare spiegazione a tutto quello che gli è accaduto.

 Ci sono due modi fondamentali di interpretare le parole e frasi più vaghe e ambigue della Commedia. Ad esempio quando lo fa nell'Inferno, la vaghezza è usata in maniera da rendere legittime letture non solo maliziose, ma addirittura vituperanti e tragiche, come nel discorso interrotto del Conte Ugolino, uno dei più alti esempi di reticenza. Lì si trovano parole interpretabili in diverse maniere, dove la lettura non letterale comporta un'interpretazione "peggiore" di quello che viene raccontato. È l'ambientazione, cioè il contesto infernale a consentirci di pensare al peggio: sappiamo che chi è condannato nell'Inferno ha scelto sempre l'alternativa sbagliata perciò peggiore.

Perciò nel Paradiso dovremmo aspettarci il meccanismo/i significati opposti: cioè che questo meccanismo poetico, di rimanere sul vago, non comporti letture maliziose, significati nascosti "peggiori" di quelli esplicitati. Anzi, la beatitudine delle entità paradisiache dovrebbero lasciar pensare a situazioni ancora più piacevoli di quelle esplicitamente narrate.

La Commedia non è un'enciclopedia. Essa non vuole insegnare ai viventi tutto dell'aldilà, la descrizione potrebbe non essere fedele. Anzi, vuole aprire squarci di ignoto nella realtà squallida medievale dominata dalla forza dei signorotti più potenti. Apre la Terra spaccandola, scende e sale dalla sua superficie come in un viaggio meraviglioso.

È meraviglioso per chiunque, infine, che non sia ancora nato il critico letterario capace di sapere e di spiegare tutte le sottotracce presenti nella Commedia, trovare i suoi significati è una missione ancora aperta, che accende l'entusiasmo di tutti.

Quando il subconscio non vuole mangiare

L'inconscio prevede che si seguano abitudini e procedure standard praticamente sempre per evitare traumi, cioé eventi detestabili che le abitudini vogliono escludere. Non è aperto a tutte le esperienze, ma solo a quelle che lui vuole, escludendo le altre.
Abbiamo un dispositivo che ci fa fare le stesse esperienze ogni giorno e che tende a evitare quelle dannose o detestate. Sta dentro l'istinto vitale.

Se trasgredisce un'usanza consolidata, un'abitudine, una sequenza di comportamenti e intenzioni, reagisce negativamente. Le malattie mentali vengono da un disordine derivato da schemi mentali non seguiti regolarmente. È un difetto o un limite umano al suo stesso agire. Le abitudini si formano, assumono, modificano e perdono in periodi lunghi.

L'arte, la Letteratura, l'immaginazione, i sogni, sono però spazi in cui vivere virtualmente esperienze, altrimenti impossibili. Lì si può interrompere qualunque ordine senza conseguenze per forza patogene, anzi, rinforzanti e rigeneranti per la mente e per lo stato d'animo generale. Sono esperienze-esercizi per acuire intelligenza e allargare campi mentali, acquisire conoscenze e competenze altrimenti negate dal nostro sistema psicobiofisico.

De pigrizia VIII: Pigrizia e/è società

No, oggi la società è il luogo dove è permesso dare il peggio di sé senza paura di essere ripresi da altri. Facebook, le strade, i mass media, fanno degenerare tutto in merda, qualunque cosa, qualsiasi argomento. Vale solo il giudizio di bellezza. Si segue la logica più becera e vaga, quella che attrae perché individua i colpevoli negli altri, sempre al di là di tutto. Questo è semplificare. Come se ciò che ognuno fa non avesse ricadute nel mondo e nella società, che vengono scambiati per meccanismi autonomi e automatici. La legge e la scienza stanno e provengono da un altro mondo, tutto appare impersonale e difficile: questo è semplificare. Perciò si segue l'istinto o senso comune continuando a fare i furbetti egoisti.

Tutti scolarizzati, e nessuno che sappia vivere sfruttando le cose che ha a disposizione. Non si accresce nessuna abilità utile.

In questa società non cresce nessuno e non si diventa empatici nè persone complete. Anzi bisogna rinunciare a parti essenziali di sé per farne parte, in primo luogo la morale, il senso di giustizia e del dovere per poter rimanere solo pigri approfittatori.

Le società potrebbero essere nate per perseguire le attività più criminali del passato, legittimarle. Così si è potuto continuare a sfruttare le masse senza che potessero reagire.

Alla società bisognerebbe arrendersi, non assumerla come modello o ideale di socialità.

In essa è consentita soltanto la mobilità sociale cioè economica, che incoraggia a perdere valori morali soggettivi, famigliari in nome dell'arricchimento (limitato al campo) economico, del benessere materiale, dello stato pigro di inattività e di egoismo. Se non ti importa nulla degli altri né dell'ambiente puoi raggiungere il vertice della classifica sociale.
E la società non avrà bisogno di te.

Anzi, avrà bisogno della tua estinzione. Sarai un problema sociale perché una volta risolti i tuoi problemi materiali individuali, soddisfi il tuo bisogno di risorse e puoi sprecarne quante ne vuoi senza paura di rimanere senza. Sei tu il vero problema a quel punto, il parassita spregevole da eliminare.

La verità è che noi subiamo la società, non è vero che ci aiuta a crescere o a migliorare. Semplicemente, non si può volerla e si vivrebbe meglio senza. Senza parassiti, ladri, potenti prepotenti...

Si potrebbe obiettare che la società ci ha dato la cultura che altrimenti non esisterebbe. Peccato che invece la società è più interessata a privatizzare la cultura che altrimenti non avrebbe senso in un sistema capitalista: bisogna che sia un prodotto che si venda. Nessuno ha una Conoscenza oggettiva da tramandare, non interesserebbe. La società privatizza la cultura e pretende di venderla: ciò che non è comprato non sarebbe culturale! Se non sta in un museo, se non è scritto su un libro, se non l'ha detto un professore non sarebbe culturale! È un sistema che vuole mettere a tacere la cultura perché gli è contraria. La cultura vorrebbe proprio mettere in guardia dai suoi inganni. Gli intellettuali la criticano, i filosofi vedono la fine dell'Uomo, i sociologi ne parlano come di uno stato fuori del mondo: la società è il problema.

Univerro e Univero

La nostra perfetta Ragione, neanche lei può negare la possibilità che l'Universo, la Vita e tutto quello che è stato creato e distrutto nel corso del Tempo, non siano altro che esperimenti di Dio in vista di una sua futura creazione migliore e perfetta.
È filosoficamente vero in questi anni che la caratteristica propria dell'Essere, della Vita e perfino della percezione umana, sia nient'altro che l'errore, l'approssimazione. L'errore è dentro e fuori contemporaneamente al soggetto, lo trascende ed è nell'ambiente.
L'unità dell'Universo è dentro l'Errore, che si manifesta in molti modi, generalmente nel momento in cui viene effettuata una scelta da agenti tanto animati quanto inanimati, perciò più o meno in coscienza.
L'esperienza umana, che sta alla base della Conoscenza, è motivata da un continuo processo di prove, fallimenti, nuove prove, successi, fallimenti, ecc., che mira all'adattamento all'ambiente dell'individuo e delle sue capacità. Perciò Conoscenza, Cultura e se vogliamo anche Scienza non sono mai monoliti fermi nel tempo ma teorie temporanee, perennemente imperfette perché non ci si può accordare su autorità o verità affidabili una volta per tutte, tutte destinate ad essere superate.

[comunque è bello che non trovino mai la verità definitiva o tutto cesserebbe di vivere/errare=esistere. Dev'esserci sempre lo stesso squilibrio o lontananza per fare esistere il tempo].

Questo non vuole dare conferma né all'esistenza di Dio né alla sua non esistenza, però presupporrebbe che Lui esista e che si dia molto da fare nella costruzione, gestione e perfezionamento di modelli di Universo. Diciamo che costruisce prototipi (Universi paralleli) uno dopo l'altro che dovrebbero migliorare quelli precedenti e intanto vede come funziona. Sicuramente vede che cosa adesso non va nel nostro universo e sviluppa modifiche o tecnologie completamente nuove per rendere il prossimo Universo più vicino alla sua idea di Perfezione.

Ciò rende noi fratelli di Windows 10 che si aggiorna frequentemente e invia feedback al suo sviluppatore, destinati ad essere soppiantati dal prossimo software, che non sappiamo quando e se davvero uscirà. Si dice che tanto Dio quanto Bill Gates si siano entrambi ritirati per dedicarsi ad altro.
Rende noi fratelli dei computer, degli smartphone, degli hardware che vivono tutta la loro esistenza credendo nella programmazione contenuta nei loro rispettivi software, alle illusioni che esso offre, e che non riescono per colpa loro a guardare cosa c'è fuori della platonica caverna dell'Informatica.
Non capirebbero la Vita, non riuscirebbero a sopportare il disordine e lo schiacciamento del Mondo esterno senza un software che regolasse le loro capacità.

Eppure già i più antichi sapevano senza dubitare di questo lavoro "notturno" di Dio, e che verrà il tempo dell'avvento del software definitivo che sostituirà il nostro sistema obsoleto.

Solo che prima deve fare molte prove e piccoli aggiornamenti di sistema.

Sicuramente il problema principale che gli si pone per costruire questo nuovo Universo è l'eliminazione dell'Errore dalla Vita. Quando non c'è errore non succede niente e niente può nascere. Questo vanifica ogni suo tentativo, e forse è proprio per questo che ci sta mettendo tutti questi anni (13 mld)? Non dico che addirittura Dio stia sbagliando a costruirlo (è il nostro Universo ad essere l'universo per gli esperimenti e quindi anche per gli errori), solo che è bloccato e non riesce ad andare avanti a risolvere questo difficile problema. La spiegazione alternativa è che ci abbia rinunciato. O che non esiste, ma questo renderebbe tutto logico, prevedibile e noioso, uguale e per noi indifferente, privo di significato. Ogni cosa che guarderemmo ci apparirebbe l'unica stessa cosa che si guarda sempre e in tutte le altre direzioni. (Cosa? Forse niente, inteso come materia delle cose). E quanto tempo durerebbe un Universo in cui domina soltanto una Verità, mezzo secondo, mezzo minuto? Insomma, solo il tempo di enunciarla, questa Verità, e poi tutto si dilegua.

Se posso permettermi, consiglierei l'Altissimo - no, permettetemi di dirglielo - di affrettarsi a distruggere il nostro mondo, e, nel prossimo, di enunciare una Verità complicatissima e lunghissima, cioè infinita, piena di particolari e personaggi tutti diversi e sempre nuovi in modo che non si esaurisca mai. Deve essere molto ma molto più grande di tutta l'Enciclopedia, di tutta la Letteratura mondiale, di tutta la Storia, del Diritto, della Chimica, Biologia, Neurologia, Psicologia messe insieme, deve durare di più. Ad esempio, se uno studente universitario volesse mettersi a preparare un esame sull'argomento ("L'Argomento" con la maiuscola) ci dovrebbe impiegare 13 miliardi di anni a studiare, 26 miliardi per ripetere un paio di volte e altri 13 miliardi per esporre tutto ciò che ha imparato, converrebbe dunque che iniziasse subito senza perdere altri anni che gli peserebbero molto sul carico di studio. Anche se ci riuscisse, a imparare 13 miliardi di anni di Verità, finirebbe 52 miliardi di anni dopo aver iniziato e, quando avrà finito, sarebbe terribilmente indietro, anzi obsoleto per i suoi tempi, si accorgerà di aver sprecato tutti quei miliardi di anni inutilmente. Peraltro avrebbe un mucchio di difficoltà a trovare i libri in programma, perché nessuno sarebbe mai stato tanto saggio da conoscere una Verità talmente complicata, perciò non esisterebbe libro che la enunci una volta per tutte. Dio deve avere la fantasia di un bambino o di un ragazzino geniale, diciamo di un poeta che però ha studiato molte cose e anche qualche scienza, come un misto di Leopardi, Gadda, Dostoevskij, Pascoli, Einstein, Parmenide, Bauman... Questa Verità deve essere contraddittoria e a volte suonare falsa proprio come le storie di un bambino, discontinua cioè che passa da una Storia all'altra come l'Orlando furioso e lascia in sospeso alcuni eventi perché deve crearne altrove degli altri. Dio deve avere l'oratoria di un attore, la fabulazione di uno schizofrenico, la voglia o entusiasmo di un amante.

Anti-chi?

Lì fuori è pieno di antimateria.
L'antimateria è costituita da anti-atomi contrari ai nostri, che se si incontrano si annullano, trasformandosi in energia.

Quindi:
- noi siamo l'antimateria di qualcuno che non è mai nato;
- esiste una zona dove esistono anti-noi che però non sono nati;
- se qualcosa esiste qui, non può esistere altrove, perciò neanche lì;
- quello che esiste in quella zona però qui non esiste;
- gli anti-noi non esistono cioé non sono mai nati, ma non importa o forse è meglio così perché avrebbero un altro nome, il sesso opposto, idee contrarie a quelle dei nostri corrispettivi, ecc...;
- meglio non incontrarli perché ci annulleremmo all'istante trasformandoci in energia (scoppieremmo);
- ma poi, se due anti-fra-loro si volessero annullare e far esplodere, a quale distanza devono incontrarsi? Bisogna stringersi addosso l'uno contro l'altro? E in che posizione, uno in piedi e l'altro a testa in giù e gambe in alto?
- potremmo benissimo incontrare l'anti-persona di qualcun altro e parlargli di lui, che l'anti-lui detesterebbe;
- questo può spingere alcuni a volersi annullare con l'anti-sè corrispettivo?
- in caso contrario non vorrebbero incontrarsi mai perché si detestano? O perché si annullerebbero all'istante?

Grazie.

Ebook: facili per giorni difficili

Siccome siamo in emergenza, e tutta l'Italia non può uscire ormai da più di una settimana, trovate qui i migliori archivi online di ebook (pdf, epub, mobi):



- Libri.me (ora libri.xyz , il dominio cambia spesso, cercare su google l'indirizzo aggiornato) per la narrativa;

- Ladri di Biblioteche il più grande archivio italiano di libri. Narrativa, poesia, critica, saggistica, riviste anche di alto livello. Un po' complicato accedervi: bisogna che l'amministratore vi aggiunga nella cartella condivisa su mega.nz seguendo queste istruzioni;

- Soulseek programmino molto leggero, peer2peer dove si trova davvero di tutto. Musica, video, epub e pdf anche molto rari.

- Mostroblog che vi posta tutto gratis non è mica da meno!



Perciò affrontate e vincete le paure e la noia: leggete un più igienico ebook in quarantena!

(Approfitto per ringraziare i gestori di Libri.me e LadriDiBiblioteche del loro aiuto, e per invitarvi a donare loro qualcosa)


Vi saluto con un'immagine molto simpatica trovata su LDB:

Stupido come un morto degli ultimi quattro secoli e mezzo

Fai sempre tutto male e arrangiato
e vieni a dirmi
in questi giorni
di dover fare come dici tu
e non altrimenti
anche se non hai capito un cazzo

Ma se sei stupido come un morto

come al solito,
non impari mai.

[Stupido come un morto: non accorgersi di niente e come il Mastorna di Fellini e Silenzio in Emilia o Cani dell'Inferno di Benati, non essere in grado di categorizzare la realtà: essere incapaci di elaborare una mappa mentale dello spazio, incapaci di relazionarsi con altri, incapaci di apprendere o elaborare conoscenze utili che non si rivelino puntualmente false. A malapena rimane il controllo sulle emozioni e sul linguaggio che è comunque sgrammaticato e pare modellato sul parlato attraverso infrazioni all'ordine logico dei sintagmi, ad esempio attraverso l'anacoluto, il cambio improvviso di soggetto, la sua sospensione un momento dopo esser stato citato.
Ma è condizione anche della Vita, non solo della Morte.
I vivi sono più stupidi perché ancora dotati di dispositivi per produrre e credere alle illusioni, i morti dunque dovrebbero sapere più cose o meglio. Ma è così?
Le cose acquistano più senso quando vengono a mancare - dice ottocentescamente una scimmia di facebook. Direi invece che era proprio l'Essere ad avere un senso quando noi non c'eravamo. Le cose ci riempiono e sarebbe meglio liberarcene il più possibile, mentre è il pensiero della nostra fine che dona alle cose un'importanza trascendentale.
I vivi vivono chiusi nelle loro menti creatrici di (imperfette) mappe cognitive, che ognuno scambia per la Realtà così com'è. Presumono di avere il controllo e di essere al centro dei fenomeni, di conoscerli enciclopedicamente; non si accorgono di vedere sentire accorgersi soltanto di quello che la loro mente proietta alla coscienza. Questo è come "ognuno vive come dentro la sala di un cinema mentre si proietta un film di cui è l'unico spettatore". (Ci si può chiedere perché non ci alziamo mai per andare in bagno; meglio non farlo: evitate di accorgervi dei vostri metafisici pantaloni cacati). Poi, come all'uscita di ogni cinema si sentono i commenti idioti tipo "Quant'è vero questo film!" come quelli che leggono Coelho o i sentenziatori e gridano "Quant'è vera questa cosa che c'è scritta!".
I vivi hanno torto per forza e si vantano di vivere nella coscienza del Vero, cioè senza illusioni o magie.
I morti più umilmente si approcciano al mondo. O almeno così appare, perché se dovessero continuare a comportarsi come da vivi anche dopo essere morti farebbero davvero la figura dei coglioni, sempre a sbagliare previsioni, con le loro conoscenze limitate e per forza errate.
La morte sbeffeggia tutti ugualmente, ci priva di ogni orgoglio legato al presunto possesso di abilità che tuttavia ci servono per rimanere in vita.
Secondo me, se esiste, non lo so davvero, in Paradiso non entra più nessuno almeno dal 1630. Per il semplice motivo che tutti i successivi morti, o almeno la stragrande maggioranza sono dei vanagloriosi coglioni con pantaloni cacati.
I fantasmi a partire dall'epoca moderna fanno paura. Non perché siano entità super-intelligenti e dotate di saggezza, ma perché continuano a comportarsi come da vivi, sconvenientemente alla loro attuale situazione, cioè commettendo una marea di errori e dicendo soltanto idiozie, proprio da gran coglioni.]

Libri: i più divertenti

Ecco una lista di libri che vi faranno cadere dalle poltrone:

1. Il pensatore solitario di Ermanno Cavazzoni
2. Favole da riformatorio di Ugo Cornia
3. Disastri di Daniil Charms
4. Metamorfosi di Apuleio
5. Decameron di Boccaccio
6. Il più grande uomo scimmia del Pleistocene di Roy Lewis
7. La galassia dei dementi di Ermanno Cavazzoni
8. Il limbo delle fantasticazioni di Ermanno Cavazzoni
9. I sette cuori di Ermanno Cavazzoni/Edmondo De Amicis
10. Il Pataffio di Luigi Malerba
11. La secchia rapita di Alessandro Tassoni
12. Novelle fatte a macchina di Gianni Rodari
13. Baldus di Teofilo Folengo
14. Vita e opinioni di Tristram Shandy, gentiluomo. Di Laurence Sterne, 1759
15. Guida galattica per autostoppisti (tutta la saga) di Douglas Adams

(Disposti in ordine casuale)

Problemi di Editoria Italiana

I giornali hanno lo scopo di informare.
Regola semplice, basilare, stabilita già agli albori della sua Storia: che senso ha investire su un prodotto basato sulla condivisione delle informazioni, se poi neanche informa? Un giornale non ha nessun senso, nessuno scopo se non fa Informazione.

L'Informazione è lo strumento principale per educarsi. Considerata come nozione o notizia, infatti offrirebbe a un individuo l'occasione per imbattersi in situazioni, eventi, contesti nuovi non noti; e quindi a elaborare pensieri (per lui stesso) inediti. Nei migliori dei casi, cioè in presenza di materiale editoriale efficace e di qualità, un individuo può sviluppare un sistema di pensiero analitico e critico grazie alla lettura di testi, tanto su libri quanto su giornali.

Un sistema di informazione efficace presuppone il rispetto nei confronti del lettore, un rispetto profondo che il redattore dimostra attraverso le sue scelte.

Tenendo conto di queste premesse, un italiano del 2020 può sconcertarsi dall'approccio con le testate giornalistiche nazionali. Come è possibile che una editoria che si vorrebbe al passo con i tempi offra materiale privo di qualsiasi contenuto informativo che sia capace di educare gli individui a comportamenti civili, come invece si stanno orientando tutti gli altri sistemi educativi occidentali? 

Lo sconcerto diventa profondo una volta considerati argomenti come gli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile  che si sono dati i 193 Stati dell'ONU, e le loro motivazioni: nella sezione riassuntiva  "Come salvare il mondo per persone pigre" del loro sito, si legge:
Porre fine alla povertà estrema. Combattere le disuguaglianze e le ingiustizie. Contrastare il cambiamento climatico. Gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile sono obiettivi importanti, che cambiano il mondo e che richiedono la cooperazione tra governi, organizzazioni internazionali e leader mondiali. Sembra impossibile che una persona comune possa avere un impatto. Dovreste arrendervi?
Esistono giornali nazionali (certo salterà subito in mente Libero Quotidiano e le sue infinite fake news, già molte volte escluso dall'autorevole Ordine dei Giornalisti) che puntualmente remano contro questi requisiti basilari per la democrazia unita allo Sviluppo sostenibile, ignorando i problemi della povertà e dell'insostenibilità dei contemporanei cicli di produzione-commercio-consumo, la qualità critico-letteraria degli articoli e la dedizione alla legalità, la parità tra generi o gruppi maggioritari e minoritari, la ricerca della pace, la collaborazione tra individui, gruppi, nazioni; e, non ultimo, ignorando le responsabilità (l'impatto) dei singoli, delle loro scelte e azioni.

Ecco la tabella con i 17 obiettivi:


Giornali diseducativi quindi, ben oltre il limite della legalità, appaiono senz'altro inutili, se non dannosi. Dannosi in quanto diseducativi, e perciò fuorvianti. Diseducativi in quanto non perseguono la crescita culturale della persona e lo sviluppo di un senso di comunità e di socialità. Diseducativi in quanto razzisti e discriminatori. Certi giornali perseguono solamente il profitto del vendere sillogismi puerili a cervelli lenti, difendendo strenuamente il paradigma dell'ignoranza. "È colpa degli ignoranti, non prendetevela con noi" si difendono spesso i loro redattori, che hanno trovato polli da spennare attraverso il minimo sforzo.

Luigi Malerba, nel suo divertente Il giornale offre una vasta gamma di intelligenti utilizzi di questo tipo di prodotto, altrimenti inutile (culturalmente, informativamente, educativamente inutile). Se un giornale nazionale tratta con sufficienza o disprezzo i suoi lettori, e ai loro occhi perciò si rivela come una truffa, sarà facile aspettarsi che gli unici vantaggi traibili sarebbero soltanto quelli di tipo igienico e fisiologico. Possono anche essere usati per la combustione: per accendere un fuoco e riscaldarsi o cucinare; oppure per fare carri di cartapesta. Questi utilizzi sono utili agli individui per diversi motivi: sia il piacere fisico, sia quello mentale provato ad esempio dal veder bruciare discorsi controproducenti.



*Aggiornamento 17 marzo 2020:
Interessanti anche le riflessioni di Dalla disinformazione a un nuovo giornalismo. Position paper di Mario Morcellini presentato in occasione del Ventennale Agcom, 15 gennaio 2019. Contiene argomenti come "Un paradosso: la crisi del giornalismo al tempo della società dell’informazione" ma anche "La crisi come cambiamento culturale e professionale".

Suppellettili che devasterei

Stretto tra le porte dei negozi attaccate
prospicienti a fatica io mi muovo
"Dammi spazio per andare in strada"
con rabbia grido a uno inorridito
dalla mia strana inciviltà.
Ma che viene
tutto intorno, e che
stringe come un boa?
"Io da voi non compro un cazzo
e togli dai piedi quel tavolino
che blocca a tutti il passaggio".
Ma al di là han distrutto il paesaggio.
Non c'è più niente si possa raggiungere.
"Vieni da noi, l'offerta è speciale!"
almeno consola qualcuno di loro
appioppandomi di sana pianta
bisogni e voglie
che non sono i miei
ai quali mi dovrei adeguare,
sì, come fossi un trattino sottile
che non riesce a guidare il suo Io.
No,
non è per strada che oggi riesco
a trovare un senso allo spazio
a meno che non sia domenica
sera e non ci sia nessuno,
perché altrimenti ancora le ombre
e le pozzanghere, i colli, i boschi
e le aiuole, le stanze sotterranee
oscure e nascoste dentro botole,
abita qualcosa che sfugge
e ride, e vive un piede poggiando
sulla nostra, l'altro nella
dimensione parallela.

Platonico-satanica

Se tu fossi un'altra persona dalle tue stesse fattezze, se il tuo corpo fosse stato abitato da qualcun altro, mi sarei innamorato mai di te?

Non voglio saperlo,
penso
che il tuo aspetto non sarebbe più bello, non lo amerei più
infatti adesso amo anche il tuo corpo, e da esso sono attratto
ma lo sarò anche quando un giorno il tempo apparirà sui capelli e il volto
amerò il fatto
di esserti accanto a guardarti la pelle ornarsi di rughe
come fossero pietre preziose e il tuo crine argentarsi
come quando indossi un vestito elegante
e vieni nel mio studio a mostrarmelo e per me scintilla. Sei così bella
che la mattina sarebbe uno strazio
accorgermi e pensare
che non ti vedrò invecchiare.

Pedagogica

La scuola fa diventare ogni persona migliore di quello che è in partenza, perché il suo obiettivo è di tipo educativo: quello di far crescere ogni parte della personalità, di dargli sviluppo e offrire agli individui occasioni di metterle alla prova. È un progetto che prevede delle prove pratiche, un graduale processo guidato di approccio e di padroneggiamento sia delle diverse parti della personalità, sia delle nozioni contenute in ogni materia. La scuola rende possibile infatti proprio l'approccio dell'individuo con le varie cose su cui si fonda la coscienza contemporanea, e questo la rende un laboratorio di esperienza della realtà; e, contemporaneamente, come per meccanismo automatico, questa esperienza con le cose del mondo, che fa conoscere agli individui il mondo, fa crescere anche gli individui stessi perché sviluppano parti della personalità che sarebbero altrimenti rimaste allo stato embrionale. In questo senso, l'obiettivo della Scuola è essenzialmente duplice: fare apprendere e formare. Funziona perfettamente quando fa lavorare la creatività degli alunni, che dimostrano di apprendere nozioni e di saperle riutilizzare a proprio piacimento; invece non funziona quando l'alunno passivamente subisce dall'esterno pure nozioni senza che gli sia data la possibilità di metterle in pratica: questa maniera sbrigativa di fare scuola può anche accrescere la conoscenza che un individuo ha del mondo, ma di certo non sviluppa le diverse parti della personalità, non stimola alla comprensione approfondita necessaria per riutilizzare quelle conoscenze apprese a nuovi contesti e situazioni, non sviluppa la creatività dell'individuo. Una scuola così fatta sarebbe difettosa, e meglio evitarla piuttosto che iscriversi.

Molti infatti apprendono nozioni senza sapere poi cosa farne, si limitano a dare un giudizio sugli argomenti del genere bello/brutto, come fossero argomenti di talk show televisivi: la gente è abituata a fare da spettatore distante che raramente si interessa o approfondisce. A queste persone manca qualcosa: la capacità di mettere in relazione tutti gli argomenti tra loro, che vengono invece presi per campi completamente separati l'uno dall'altro. Un buon insegnamento deve essere eseguito in modo che di ogni argomento vengano sottolineati anche quei "trucchetti" che permettono di legarli ad altri argomenti e materie, o il modo in cui concretamente quelle conoscenze possono essere applicate.
I "trucchetti" sarebbero quei piccoli segreti nascosti che in genere i più bravi a scuola hanno appreso e gli permettono di padroneggiare una quantità più ampia di dettagli. Sono quei discorsi intimi attraverso cui il pensiero ricostruisce in maniera verosimile degli stati di realtà. Insomma la conoscenza dei più bravi comprende anche il modo di memorizzare i dettagli, affinché si possa parlare di loro in maniera isolata, ma all'occorrenza anche riunirli per visioni generali sullo stato delle cose. Uno stato di realtà o stato di cose può essere ad esempio un periodo storico vissuto in una particolare regione, quindi già di per sé pieno di cose da dire, tanto che sarebbe impossibile spiegarle tutte.

E proprio in questo stadio di percorrimento "silenzioso" dei pensieri, senza farsene accorgere, si verifica la crescita personale, ovvero lo sviluppo della personalità nella forma più possibilmente ampia.

Insomma il vero merito della scuola è quello di fare in modo che non sprechiamo le nostre vite seguendo opinioni false o limitate e incoerenti. Da un altro punto di vista, non è uno spreco di tempo ed energia perché ne fa anzi risparmiare molto, rende consapevoli della realtà e offre gli strumenti più adeguati per approcciarsi ad essa.

L'invenzione della scrittura

Non lo sapevi? Ma sta scritto su un libro!
E dove sennò?
- Perché devo leggere su libro quello che dovrebbe stare scritto sui muri?
Perché sui muri leggo cose che dovrebbero essere bandite dalla legge?
(scavalca i confini tra pubblico e privato, la scrittura)
Necessito un supporto o biglietto di viaggio per approcciarmi al mondo
perché qui ne sto lontano.
Le cose parlano e la lingua si impara, perché le parole sono vaghe
e noi tutto sommato stupidi e ignoranti e guidati da pregiudizi sciocchi.

Il bue, l'asinello, il cane e il gatto

Gli uomini credono che gli animali abbiano una mente superiore alla loro, che percepiscano i segnali emessi da una fonte misteriosa, forse dalla Natura, che non coincide con nessun essere vivente ma che egli identifica come una dea che lo osserva e che reagisce ai suoi comportamenti, spesso modellati come se la dea realmente li considerasse giusti o sbagliati.
Tutto ciò che non è umano si accorgerebbe immediatamente della sua mistica forza. Spesso gli animali (molto più che le piante) vengono scambiati per sacerdoti in comunicazione con questa dea, ed è bello perché gli uomini non possono parlare con gli animali per sapere cosa pensano, perciò si può credere - nonostante la logica ferrea umana - che in qualche modo siano esseri mezzi divini o sovrannaturali maltrattati o sottovalutati dall'umanità che in genere si sente superiore. Agli animali si adatta in qualche maniera la vicenda della vita di Gesù Cristo crocifisso dagli uomini che invece avrebbero dovuto riconoscere e venerare la sua discendenza divina.
Come nell'Asino d'oro di Apuleio, la vita da animale potrebbe avvicinare al divino e creare percorsi umanamente non intelligibili di comprensione del mondo, della vita e della morte. La saggezza dell'asino, ratificata pubblicamente alla fine del libro, è idealmente opposta alla ragione umana, che degli asini tradizionalmente ride. Agli asini succedono cose che gli umani non possono neanche immaginare o credere, la loro ragione sarebbe totalmente inutile se trasmessa a un asino che è già saggio di natura, perché sopporta lavori pesanti e una vita tutto sommato pessima da cui trarre insegnamenti duri e crudi.

Questo per spiegare che l'idea degli animali divini ha in realtà origini molto antiche, ben più antiche del libro di Apuleio, e sorprende che questo aspetto della cultura arcaica, che apre squarci di ombra e di mistero nel bel mezzo della realtà, sia ripreso nella cultura contemporanea. Il divino non ci ha mai lasciati, né in epoca illuministica né oggi in cui giuriamo fede soltanto alla scienza e a ciò che è tangibile e visibile, ma si è dovuto adattare sotto altre forme, appunto, più ragionevoli. Che non contrastassero troppo con le verità scientifiche o ritenute tali.

Gli animali per gli uomini oggi sono soltanto uno di quegli accessi al mondo allargato o moltiplicato a cui si riferiva quella antichissima cultura, sono portali verso l'incoscienza e l'obnubilamento delle facoltà intellettive, sono un'incrinatura nel sistema apparentemente saldo, serio e vero della scienza e della razionalità a cui gli uomini di oggi credono di partecipare e che credono dunque di possedere nella loro pienezza.
Dio
non lo so proprio ma se esistesse
sarebbe un bambino che impara
da quello che guarda e passandoci
attorno continuamente, probabile
che diventi cattivo come noi.
Occhio quindi a quello che fai,
prima che usi la natura male
ad esempio lui ti deruba
ti truffa, o ti tradisce lasciandoti
l'amaro dell'ingiustizia subita:
e poi non lo trovi un tribunale
disposto a darti risarcimento.

Il bosco che ho dietro casa

L'impero del bosco che ho dietro casa
riempie lo spazio in alto e in basso
se vede un varco vuoto vi si adagia
se è troppo pieno però si dilegua:
nel bosco - io dico - degli occhi non vedono
cosa è che smuove le folte chiome
percorre i sentieri, ci insegue ci spia
fin sotto le lenzuola
dove noi siamo sdraiati
rivolti in quella direzione.
Alle spalle possiamo lasciarci
le campagne e il mare piatti
diurni dove abbiamo eliminato
le creature più mostruose
e ora domina Ragione,
nella notte dall'impero
provengono dei suoni...

Cielo minerale

Gli aranci negli occhi hai e i capelli
gli ulivi che inondano
il rivo campestre di un canto
amaro al tiepido sole.
Ma sono i soli e coraggiosi
con un lontano bosco.
I falchetti soltanto ricuciono
brani di cielo sparsi nei pini
pezzi di un puzzle
che loro san decifrare.
A casa mia
dietro ho i colli di macchia,
se guardo avanti, il mare.

Rupofobia

Vedo che la tua morale igienica
si rassegna ad abitudini malsane

di chi parla
e non conosce

lavandoti spesso le mani
perché le credi sporche.

Severino

Non è per forza
come pensi
il sole rinasce a gennaio
i morti tornano al mondo
come in passato!

Non per forza
dilegua
che cosa sparisce
si è solo celato
in altri pertugi.

Ignaro te assiste
che lo scambi per sfondo
e paghi il biglietto
andando a teatro.

"Devi spiegare ai bambini la guerra"

Bimbi, la guerra la fanno le vittime colpa di quelli che le hanno decise: vincono solo se rubano il premio e non si può più giocare felici.