Cammino solo per strada
strada buia, fredda, dritta, lunga
è piena di voragini, è franata.
Non cammina nessuno oltre me.
Di sera mi perdo, lascio le gambe
superarsi senza una meta
fermandomi ogni passo a dubitare
della mia strategia e del suo senso.
Avrò già superato tutti?
O tutti mi aspettano al traguardo?
Voltandomi c'è il mondo che affonda
in abissi profondi e si allontana nel nulla:
la strada è franata e non so dove sono,
non riesco a tornare da dove provengo
luogo dove si svolgono le mie meritate pause,
lavoro ai miei progetti
e conservo ciò che mi appartiene.
Io cerco te, casa mia.
Io non ti trovo, e ancora più mi perdo.


Tutti vorrebbero essere come te

Tutti vorrebbero essere come te
il bambino che ti vede camminare
con i tuoi gesti precisi ben calcolati
il vecchio dal molo sospeso sul mare.
Il morto nella tomba darebbe via tutto
 l'uomo non nato si dispera dove sta,
quello che può esserci e che c'è
e quello che non può esserci che non c'è,
tutti ti invidiano perchè sei desiderabile
perchè cogli il buono e lo sai usare
perchè ora sei abile e sai comandare.
Io vorrei essere te per sapere ciò che sai
tu vorresti me per sapere chi sono io.

Ecco mio figlio (Ode a una roba greca)

La differenza tra me e te è nelle nostre molecole.
Ma è possibile ogni volta ricominciare lì dove tu lasciasti?
Dover rifare ciò che da sempre è stato rifatto?
Mio figlio faccio nascere senza corpo per non tornare.
Gli faccio solo la persona e non gli faccio solo il corpo
- tanto, che ci vuole? -
così che avanzi ciò che è iniziato e sempre interrotto.
Non mi ero accorto ma quel figlio mi è già nato!
Non occupa spazio: è nato imparato e appunto perché
non lo si vede, ancora in più lo percepirete.
Guardate che bello mio figlio, signori
Lo vedete qui come in foto
che portamento, che spalle, che bei colori!
metafisico, appassionato, e perseverante.
Fatelo crescere, io ve lo affido: non strilla di notte
non scappa al mattino, fa come voi ma è ancora un bambino
che ha bisogno ogni tanto di essere ascoltato
ma crescerà da solo e lo vedrete camminare
penserete com'è diverso da quando era nato
adesso che è uomo ed ha la sua vita
che è dottore e maestro in retorica
che parla con tutti e comprende gli umori
- morirà contento e avrà figli straordinari.

Marrone Vermuomo: favola splatter

Marrone si svegliò per il freddo dell'alba sulla terra umida della campagna piena di lombrichi, stretti che sembrano cannucce rosa, e lunghi quanto tutto il torace di Marrone, completamente nudo e infangato sotto le stelle che iniziavano a scomparire nella luce sbiadita. Se ne stava rannicchiato lì a terra ricoperto di lombrichi che gli strisciavano addosso lenti, e lui li lasciava fare, li prendeva in mano, li guardava, poi li mangiava come spaghetti, succhiandoli ad uno a uno. Si girò di scatto sul fianco destro muovendo la testa con spasmi verso l'alto, urlando. Delirava, ululava. Sbatteva la faccia contro la terra con violenza, insistentemente; gli uscì sangue da una narice che gli scolò su tutto il lato destro della faccia e delle spalle. Sbatteva, e la sua faccia diventava sempre più simile alla melma che si stava creando nella terra fredda e umida. Nella terra si era creata ormai una piccola pozzanghera di sangue e fango in corrispondenza del suo mento e Marrone si fermò a guardarla con attenzione, sfiorando con le dita la sua circonferenza anche, e ritirando subito la mano come intimorito. Dopodichè dispose il suo corpo quasi a cerchio tutto intorno alla pozzanghera e iniziò a strisciare seguendo il cerchio, come un verme. Si fermò per alzare la testa e prendere lo slancio per lanciarsi, come se si tuffasse, a bocca aperta nella pozzanghera di sangue, terra, bava e lombrichi, più friabile della terra intorno, nella quale Marrone adesso aveva incastrato completamente la sua testa. Intanto inginocchiato, spingeva con le gambe in avanti, facendo scorrere nella melma anche le spalle, e tutto il torso. Fin quando di Marrone in superficie si vedevano solo le gambe che scalciavano forte in aria; e poi, dopo poco, scomparve interamente sotto terra.
Marrone strisciava dentro tunnel che scavava mangiando la terra che trovava davanti, la quale scorreva dentro il suo corpo e veniva defecata subito dopo essere passato, quasi esattamente dov'era quando lui l'ha mangiata. La terra, le radici e la ghiaia gli raschiavano la pelle e gli organi interni, lasciandoglieli screziati e pieni di graffi. Lui scavava e strisciava, e velocemente scendeva sempre più in basso, dove la terra fredda e umida pesa e schiaccia le ossa.
Arrivato al limite delle sue forze, Marrone mangiò la terra intorno a lui in modo da creare una cavità, dalla forma che ricordava quella di un uovo e delle dimensioni tali da contenere a malapena il suo corpo rannicchiato come un feto: con le gambe piegate e strette tra le braccia e la testa volta in basso, spinta dal peso delle decine e decine di metri di terra che la sovrastavano e che premevano forte contro ogni punto del suo corpo. Il tunnel che aveva scavato per arrivare fin lì si era ormai richiuso. Marrone urlò alla terra il suo arrivo ridendo come un ossesso e lanciando grida più forte che poteva; e da lì non uscì mai più.

Ciò che c'è

Ero vivo, sentivo il vento in faccia e nei capelli, il sole bruciava e tutto era splendente, troppo splendente e correva veloce sotto le mie ruote. Mentre ci superavamo le nostre traiettorie mi ricordavano le braccia di mia zia in cucina che impastavano acqua e farina e tutti stasera avremmo mangiato focaccie e panzerotti fritti; e poi le braccia di mia nonna che sciacquavano, sbattevano e giravano con scosse e movimenti secchi e veloci, secchi e veloci il bucato sulla tavoletta e quel ritmo non dava respiro, non c'era possibilità per lei di sbagliare, non perdeva un battito,e poi accelerava, e il bucato si faceva sempre più bianco e pulito. Il mio sguardo sugli alberi secolari delle campagne che fanno un muro di verde continuo ai bordi della stradina, solo a volte bucato da quelle palle arancioni e gialle che sono i loro frutti dolci e insieme leggermente aspri; le due ruote che sbattono sull'asfalto gonfiato dalle radici che gli scorrono sotto che cercano di distruggerlo con la loro forza vegetale, ma riescono solo a deformarlo formando piccoli dossi fanno quel rumore sbam sbam che mi fa ripensare al coltello che sbatte sul legno dopo aver attraversato e tagliato a metà l'anguria fresca sul bordo del fiume da mio padre. E tutto capita continuamente contemporaneamente sempre e dappertutto fin nel minimo dettaglio sotto il sole sulla terra e tutt'intorno e io dovevo essere lì per godermi la mia periferia di mondo e correre e ricordare e senza rendermene conto dare un'importanza fondamentale e dignità assoluta a cose che ero abituato a vedere e che scambiavo per cose banali, ad ogni minimo mutare delle cose, alle loro interazioni reciproche, ai gesti delle braccia di mia zia, di mia nonna, al coltello di mio padre e all'anguria.

i morti tuoi




Cadeva d'impatto la luce, non  gradualmente
forse la Terra cadeva o forse era il Sole
nascosto veniva il morto strascicandosi
dentro alla grotta artificiale in cui io sto
conforme al Piano Regolatore vigente, approvato con deliberazione GRL n° 29471 il 26/02/1980
mi voltai schifato dal puzzo che le carni putride
blu cadavere in penobra ostinate emanavano.

Questo invece continuava a venire e voleva
darmi il perdono per l'osceno mio suo delitto
accennando un ghigno con sguardo sereno
veniva a guidarmi fuori dalla mia buia gabbia.
Ti ho già ucciso perché eri antico - dissi io -
Non ho freni inibitori, sono solo un funzionario
dell'impero in cui sono nato, che pertanto io diffondo.
- Ma io torno per salvarti, non fai altro che occultarti
se tu fossi nei miei panni quanta pena in tanti anni
siete stati fuorviati, noi possiamo collaborare
non sai cosa manca se non mi conosci - Zitto straniero -
interruppi la frase - tu qui non puoi stare: c'è una legge
a proposito di ciò che è normale. Non so bene quale
l'ho vista in tv approposito inizia lo show domenicale. -

Gli presi la testa con entrambe le mani
e si frantumò. Lo sbattei sul muro
con un colpo animale di cui posso vantarmi
lo uccisi due volte e ancora lo farei.
Adesso non so se persi lì un'occasione
in guerra con gli altri, anche nel tempo
lontani, siamo eroi dell'inesistente.

Massafra:

pensi come un vecchio mulo stanco
mi dici le cose e non finisci mai
confondi necessari e relativi
e per le strade non ti ritrovi più.
Vorrei ti accorgessi che noi speriamo:
abbiamo le ali oltre alle mani.

Giuro che io ti ho vista volare
di notte, di nascosto dagli sguardi
eri bella e volteggiavi nobile
parlavi di leggi universali
le traiettorie le più armoniose.
Salito il sole torni a dormire
per non mostrare le tue ferite.
Nessuno più vola di giorno
ma zitto aspetta la notte vibrando.

Ευφορία

Amo le tue esplosioni di vita
fammi ridere ridere ridere
tanto da finire tutta l'aria
fino ad ingoiare tutto l'universo.
Fammi vivere o fammene accorgere
perchè soli non si può stare
almeno non per sempre
non farmi rimpiangere di non
essere da qualche altra parte
o in un tempo da me mistificato.

Amo quando agiti le braccia danzando
disegnando nell’aria le note vuote
ma espressive del mio entusiasmo.
Amo quando hai tutta la vita
dentro di te e sai maneggiarla
come se avessi studiato anni
per dimostrarlo in quel momento
con quel tuo gesto prepotente e
del tutto legittimo verso il mondo.

Noi

 [voce di vecchietta: ]

"Sto per morire co-
me mi ricorderanno

come quella che pre-
parava brodi minestre
proverbiali pietanze
allattava puliva ogni gi-
orno a lavoro annoiavo
parlavo ero io così?

come quella genti-
le affettuosa vecchina
ficcanaso ossessiva
qui buona e lì cattiva
amata carina vestita
viziosa ero io così?

come quella nata
nel giorno due marzo
del trentasei spo-
sata vissuta in via n
num. mah due figli
gemelli ero io così?

come quella con
nome cognome che è
terza figlia nella fa-
miglia nipote di zia e
trisavola morte di ge-
nerazioni ero io così?

Scivolo piano andan-
do via io non ricordo
se io sia mai stata quel-
la che sono adesso".

Dicotomico me

Porto vita e dò vita.

Ho un calore naturale

forza della natura.

Mi han creato, ed anch'io

so creare. Ho riflessi

e istinti, sangue nei

vasi, e pulsazioni.

Cellule nascono poi

lavorano, e vanno.

Ho occhi ed ho mani. 

Ho i brividi ho sonno.

Ho la potenza ho l'atto.


Io, apro, ed io chiudo.

Io monto e seleziono.

Io sono un tutt'uno

di diverse entità

risultato e presupposto

di atti ed idee mobili.

Un giorno di questi devo andare a buttare uno schiaffo in faccia ad Einstein

Saltiamo a piè pari i pasti e veniamo al dunque. Avevo un migliore amico di una grossa persona in tasca, ma cadde quando la tasca si strappò. Prima di ciò, però, mi disse che il suo amore che aveva raggiunto livelli di alta metafisicità {alla platonica [neoplatonica (aristotelica),(nonchè Saffo), Catullo]e Venere} era saltato in aria provocando un sacco di morti.
Tra i morti ci sono anche un paio, ma che dico, un centinaio, di persone (-se non parlo delle persone poi loro ci rimangono male-)(-non voglio difendere le persone, ma vi giuro che sono esseri innoqui. E comunque sono amici miei…fanculo-). 
Un giorno di questi devo andare a buttare uno schiaffo in faccia ad Einstein, credo di avere già preso un appuntamento con la sua segretaria.

12 ago 2010

Superboh

Non ricordo la mia faccia

Tanto meno il mio nome.

Non mi vedo più le mani

Nè la mia stanza.

Non sento più la musica del disco;

Non ricordo per niente il giorno.

[Devo essermi perso dentro
qualche fossa oceanica.
Sembrano secoli ormai
Ho costruito una capanna].

Qui è tutto bianco.

E io non credo di esserci.

Il proposito e il caso

Neri, verdi, grigi, i fili si diramano. Tu ci scorri dentro inesorabile: inarrestabile
mi strappo la carne che sbrani - fermati - accartocciati.
Non ne avevi la minima idea, ma tutto capita e scorre e spezza
le corde che ho messo a contrasto.
Tutto inutile: non te ne accorgerai.
E poi squillano le trombe all'aria; il mondo fermo opaco opaco
Non cambierai, non riuscirai. Sta' fermo; entri nero verde grigio.

26/1/2011

Dovrebbero esistere delle esperienze che viviamo tutti insieme allo stesso momento

Il miglior mondo possibile è quello in cui ognuno costantemente osserva tutti gli altri ed è costantemente osservato da tutti.
Telecamere di sicurezza, non a vantaggio di pochi o della polizia, ma per tutti.

Quello che ci frega tutti quanti è proprio l'informazione: è impossibile per noi ora sapere esattamente cosa succede in ogni parte del mondo, o cosa succede nei vertici della società: abbiamo solo notizie filtrate.
Non solo: ora saremmo già tutti felici se sapessimo esattamente cosa è successo nei millenni di storia già trascorsi, se sapessimo quali effettive ragioni hanno spinto uomini di governo, militari, ecc... a fare ciò che hanno fatto.
Non essendo visti, uno si comporta nel modo più meschino e vergognoso (può permettersi di farlo), e non vedendo cosa fanno gli altri, rimane senza esempi da seguire.
Ma se ogni individuo sapesse di essere sempre osservato da tutti, sarebbe anche spinto ad agire nel modo migliore possibile. E viceversa, se tutti osservassero ogni individuo, non avremmo più inganni, frodi o ignoranza... nè pudore o tabù.

Io posso (!/?) La creatività ha scopi pratici

Notevoli sviluppi di flussi di coscienza sono avvenuti dal mesolitico/neolitico ad oggi. Li abbiamo tutti nel sangue.
Gli sviluppi, le evoluzioni, le derive, le distruzioni, le creazioni.
Abbiamo la creatività: il potere, i mezzi, le possibilità.

"Devi spiegare ai bambini la guerra"

Bimbi, la guerra la fanno le vittime colpa di quelli che le hanno decise: vincono solo se rubano il premio e non si può più giocare felici.