"Confessioni d'un italiano" di Ippolito Nievo

 Ippolito Nievo (1831 - 1861) è stato un autore molto prolifico, che ha consumato la sua breve vita per realizzare con la penna e col servizio militare gli ideali di cui si sentiva portatore. Ippolito è tragicamente rimasto un ragazzo per sempre, fatto che però gli ha permesso di non rinnegare mai, ma di esplorare con costante entusiasmo le sue genuine idee sul Bene comune.

Esperimento molto interessante e originale è il suo Storia filosofica dei secoli futuri (1860) saggio romanzesco e fantasioso sulle vicende sociali e morali italiane ed europee che postulava sarebbero occorsi da lì a trecentosessantatré anni. Il libro anticipa sorprendentemente il genere fantascientifico europeo, nella sua (ri)costruzione del paesaggio e delle città del futuro, assieme a quell'interesse per la tecnologia che caratterizzerà il Positivismo francese, a patto di escluderne ogni lato negativo e controproducente. Non solo: sorprende anche la sua lucida previsione della vittoria del capitalismo e della pubblicità, della vita comoda irresponsabile e della ricerca del minimo sforzo. Si può quindi intravedere un filo comune che lega Nievo e questa sua strana opera ad autori successivi come Gadda, Pasolini, il gruppo Celati-Cavazzoni-Benati-Cornia, i quali però conoscono senza incertezza quali sono state le reali conseguenze di quei processi corrosivi. Ha sorpreso anche la previsione di una pandemia mondiale che in questi anni assume particolare rilievo.

Nel 1858, prima di dedicarsi al futuro, Ippolito ha concluso le sue Confessioni d'un italiano, in cui, al contrario, il narratore è un anziano ottuagenario, che ricorda la sua vita a partire dagli ultimi decenni del XVIII secolo, quando cioè l'autore reale, Nievo, non era neppure nato. Mette in pratica la magia della Letteratura: costruisce mondi ed epoche che l'Autore reale non ha conosciuto né conoscerà mai.

Il motivo centrale, comunque, qual è? È costituito, appunto, dagli ideali dell'autore reale Nievo.

Ideali che anche oggi non annoiano, in quanto si presentano ancora incredibilmente sani e indubitabili. Il mazziniano e garibaldino Ippolito, era infatti una persona cordiale e che mostrava aperte simpatie per il popolo e per gli strati sociali più bassi: si mescolava a loro ed era pronto a combattere per dargli giustizia, quando necessario. Odiava i codardi, i traditori, chi si arricchiva e si garantiva un futuro stabile attraverso la violenza e la guerra a scapito di tutti.

Sono stati anni difficili ed ingiusti quelli in cui si manifestava il dominio della Ragione, la penisola italiana poi era divisa in staterelli che venivano puntualmente conquistati e saccheggiati da stati stranieri. La rovina peggiore che Nievo potesse immaginare l'hanno avuta gli stati italiani proprio in seguito alla Rivoluzione francese e alla discesa di Napoleone. Le Confessioni seguono il veloce declino della penisola italiana, ma non da una prospettiva esterna ed astratta dal contesto come quella dello storico che ricostruisce a posteriori: il narratore, che si chiama Carlino Altoviti, è un personaggio interno alla storia e vive le vicende storiche, non solo attraverso fatti ed incontri con le principali personalità (nel romanzo c'è anche un suo colloquio col Bonaparte) ma anche nelle ripercussioni che quelle vicende hanno avuto nella vita intima e privata. A parte il fatto che piace, per un lettore di oggi, leggere di queste epoche in cui i paesini erano ancora limitati ad una esistenza provinciale, in cui le case erano basse e robuste, le stradine piene di terra, fango, animali e poveri uomini meno arroganti di noi; in più ci affascina quello stato di cose in cui gli eventi non sono ancora "accaduti", le storie non sono ancora finite e si può lottare per realizzare tutte le infinite possibilità alternative. In altre parole, andiamo a leggere dei libri anche soltanto per poter pensare a un'epoca fatta così, per conoscerla e per interpretarla.

Su un libro di storia è difficile capire che la storia ha davvero cambiato tutto: le persone, le cose, l'ambiente; è più facile accorgersene in un buon romanzo.

Certo, bisogna anche sceglierselo bene il romanzo: di certo a questo punto dell'Ottocento i buoni libri storici con riflessioni sociali obiettive scarseggiano, e non ci si può fidare molto dell'altro romanzo storico ottocentesco, più famoso e venduto, i Promessi sposi di Manzoni, pregno della visione aristocratica e conservatrice dell'autore, che condivide ben poco (=niente) con gli strati sociali non borghesi. La differenza principale è proprio nel modo in cui gli autori guardano al popolo (lo strato sociale basso): alcuni fanno come Manzoni che lo deride e rende inaccettabili/irrazionali le sue richieste; pochissimi fanno come Nievo che in esso vede comunque un barlume di bontà, non realizzata a causa del caos dell'ignoranza o della mancanza di mezzi.

Per Nievo bisogna dare al popolo i mezzi per realizzare il Bene comune. Per Manzoni... no, non se lo merita.

Ecco perché Manzoni è così cauto e deve ogni volta dare spiegazioni per dirigere l'interpretazione dei lettori verso le mete che egli ha previsto, mentre Nievo non indugia a far nomi e ad informarci in maniera esplicita delle colpe o dei meriti di ognuno. E, forse, sempre per lo stesso motivo Manzoni è cauto nel parlare di Napoleone nel suo Cinque maggio mentre Nievo ne presenta senza fronzoli tutto il lato meschino, egoista e cinico, disposto ad abbassarsi a qualsiasi infamia che può rimanere segreta pur di fare il suo interesse.

Forse è stata sua esatta intenzione il ridimensionare l'immagine di Napoleone, dopo che era stata eccessivamente innalzata dall'ode in suo onore di Manzoni. Nelle Confessioni c'è il Napoleone vero, e ci sono anche tutti quei traditori che, per assicurarsi un posto nell'amministrazione imperiale, hanno ceduto territori e tesori italiani agli aggressori francesi, senza combattere. Hanno procurato la rovina di ciò che prima c'era di Buono, per guadagnarsi, dall'infamia, la gloria.

Ecco perché un veneziano, deluso dalla "cessione" di Campoformio (attraverso cui la ex Repubblica di Venezia passa in mano agli austriaci, loro vecchi dichiarati nemici) è il personaggio più adatto a raccontarci con realismo (non solo del narratore) i reali sentimenti degli italiani tra fine Settecento e inizio Ottocento, e a spiegare i motivi dei sentimenti patriottici nell'Ottocento, giustificabili dalle ingiustizie che l'Italia subì per mano degli stranieri avversari, e oggi altrimenti incomprensibili. Si trattava di un patriottismo sano, non ancora degradato ai soliti prevedibili nazionalismi immotivati di fine Ottocento.

Non bisogna neanche pensare, come può accadere leggendo queste riflessioni, che il popolo sia ritratto con ingenuità idealistica! Gli si riconoscono i meriti, ma anche i limiti: limiti mentali e di mezzi che creano quella stupenda comicità contenuta nel decimo capitolo, che gli fanno credere che Carlino, solo perché capitato a cavallo in piazza mentre si festeggiava la Rivoluzione, fosse un suo liberatore a cui affidarsi per chiedere "Pane pane! Polenta polenta!" innescando un felice gioco di scambi e incomprensioni comiche.

Nel romanzo si legge più facilmente la stupidità della classe della borghesia, felice della Rivoluzione francese vista come opportunità di scalata sociale, tanto da farle ignorare l'involuzione autocratica in cui è presto sfociata. È la storia degli italiani delusi dall'ingiustizia al potere, disillusi.

Mica tanti, questi disillusi! Nievo è uno dei pochi intellettuali e scrittori aderenti alla possibilità della Repubblica Democratica voluta anche da Mazzini, molto interessante perché mirante all'allargamento dei diritti su scala nazionale, e non solo ai nuovi ricchi. La maggior parte degli scrittori ottocenteschi è stata dalla parte della borghesia ed ha esaltato i suoi modi di vita egoistici: dalla parte di quelli che, scalato il grado sociale, diventano a loro volta conservatori sordi a ogni allargamento di diritti al corpo nazionale.

Questo perché ogni intellettuale italiano ottocentesco proveniva proprio dalla borghesia e la voleva per questo difendere ed esaltare. In questo contesto Nievo è un outsider che col suo atteggiamento di denuncia si schiera al fianco di Leopardi, ed usa come lui la cultura (la conoscenza) per giudicare con obiettività il presente, senza illusioni e veloci o opportunistiche prese di parte.

Evasioni

  Quanti piccoli sotterfugi
speri restino nascosti
per poter tirare avanti
e mangiare un altro piatto?
Le isole di plastica
con colpevole lentezza
si son sedimentate.
Così i rifiuti alle discariche.
E vivevano gli inurbati
dimentichi nelle case.

Natura sorella

Piove se vuole,
se azzurro approfitta
c'è vento anche forte
vai, prova a insultarlo
e ridere perché ingenuo
e non soddisfa 
i tuoi requisiti.
A suo tempo
metti un virus si espanda
che devi fare?
La Natura che torna
e mostra il vero
non si è certo assopita:
Sei tu - dice 
- che dispiaciuto
dopo il pianto dormi,
t'acquatti e sogni,
levitando in grosse auto
dove sparisce il mondo, giochi
e i doveri son degli altri.
Mi fai ridere e distrai
quando anche cercassi
di soffrire se tu soffri.
Mi meraviglia invece assai
qualche umano dignitoso
che non scorda perché impara
tutto ciò che ho da dire
e lo ascolta chiaramente,
e non parla e non si permette
di dirmi come è che dovrei fare:
se a qualcuno mi descrive
viene escluso, detto pazzo -.

Il mondo gemello

 Certo che un certo 

mondo nel mondo 

parla e riparla, 

prova e riprova,

e per quanto provi e per quanto faccia

giace sospinto all'ombra dei margini,

e già sappiamo che fine farà

sottoposto alla legge 

monologica

dei più forti virgulti

che lo calpestano

d'infami pneumatici.

Smuove,

comunque commuove

che venga a sfidarli

per farsi conoscere

o aprire spiragli, lesti spariti 

né fatti vedere.

Cos'è che succede

 Più lustre le scale di lastre marroni
passa nel vico perfino una bici 
che aspettava il momento ideale
imprevisto. Eccolo. È ora di punta
odore di sugo e di fumo di carne 
canti di uccelli in un cielo selvaggio
e anche le vecchie colline 
ridono sovrastano e per poco
non si avvicinano. 
Si sentono anche i sussurri 
del vento che odora 
di salvia umida e rosmarino 
e viene dal profondo delle cavità
sommerse di piante polvere e terra
che dicono cos'è che intanto succede.
È questo che succede  
benché noi distolti 
dai rumori delle macchine pesanti 
e da quei gesti prepotenti 
eseguiti così, senza pensare;
è questo
che cercavo di figurarmi dentro
attraverso un libro
che non riuscivo a leggere.
Invece eccoli i suoni dolci desiderati, 
le voci fresche 
dei cespugli bagnati
e quelle dei vicini, che parlano piano
e spesso ridendo nelle loro case
sentivo quand'ero bambino
la domenica mattina a pranzo:
bastava chiuderci, restare
su un balcone, su un bel terrazzo
e aspettare un cielo azzurro,
quando a sud riposa il mare.
Adesso la chitarra 
suona a suo capriccio
curiosa di vedere 
cos'è che succede
premendo un tasto
lontano dagli altri:
che suoni di gusto
e che percorra le sue scale.

Il giorno

A dall'alba alla mattina

E le ore nel mezzo

I i pigri meriggi

O, si fa notte

U: notte oscura.

Il coro universale

Nell'universo intero

Tra le galassie

Anni luce distanti,

Dalle spirali

E dalle ellissi,

Su Andromeda tu, 

nella Lattea io 

Un coro si espande:

Porco di un D**!


Sara

 Sara, nel deserto piove musica di luce

questo sogno ti si avvera 

quando pensi non riuscirci, e piangi 

e pensi che nel mondo non c'è spazio

dove metterci comodi tra noi.

 

 Quanta strada percorsa è crollata,

vedi, Sara, giù in fondo alla scarpata,

non cadrai con lei se corri 

e se spandi le tue ali.

 

 Tracci invece un sentiero tortuoso, 

sì, ma ricco e veritiero 

che passa nel buio di una foresta

 

 ma non temere, Sara, questi anni

li hai vinti. Chi ha perso è quel mondo.

Quel mondo ladro, e disonesto.


L'entusiasmo delle arti

 Invano ti cerco se chiamo quel nome:
giochi nascosta giacendo tra l'erba
delle mie pieghe cerebrali, e scuoti
le fibre, le ossa, mi muovi, m'ispiri
respiri quest'aria ma il vento che soffi
è un vento diverso dal vento che è nostro.
 E tocca montagne, boschi mai visti
dagli occhi aperti al sole che abbaglia
e sbaglia la mente che vede nient'altro.
 C'è spazio abbastanza per i nostri sogni
mai stato di più, né recintato,
venduto, comprato, mai devastato,
è da lì che vieni - quel posto lontano
non riesco a pensare sia dentro di noi.
 E parli suonando la lingua di archi,
sembra uno scherzo - lo è, ma anche
lo scherzo nascosto del mondo che vive
e ride, fingendosi zitta materia.

Tempo. Risorse. E denaro

 Noi costretti ad arrangiarci

dei prodotti scadenti venduti

solo dietro pagamento

senza poter distruggerli


non siamo i pessimisti, siamo

chi pretende si rispetti sempre

la parola. Puniamo chi truffa

e non fa il suo dovere.


Contenti siete voi

che fingete il paradiso

o di avere ciò che spetta


sprecando tempo. Risorse. 

E denaro.

Veicolo

 Non bastava cadere insú di giorno

mollare la terra e il contatto

scavare, andare insomma lesti

senza veicolo di sorta, via?


Poesia la mia astronave chiamo

di matematica tarlo e materia 

che spiana mentre erode, ghiacciaio

giusto, ghiacciaio furioso. Ritorna


In fondo mai davvero parte. Ruota

per la galassia e viene dai tempi

e dai punti impossibili dove è.


Ho avuto da fare, molto impegnato

quest'anno davvero poco viaggiavo

e temevo di aver perso il decollo.

Lucro

 Piange se non c'è guadagno il barista

che fa caffè e che ha arredato il locale

vomitando tavolini dove cerco di passare,

slot machine, cornetti precotti.

Ecco il lucro mascherato da magnanima

passione servizievole, ecco il tuo interesse

che invade il mio, ingannato e punto

nelle sue debolezze.

Pazzia quale far confusione

tra virtù e avidità aspettandosi un premio,

che per il cliente è male minore con delusione.

La scossa II

 Madonna che ottusa che spingi passando

senza manco guardare davanti

non te ne frega dei modi educati

del rispettare gli altri e il paesaggio,

ma passa di là! È occupato, non vedi

che strillo, che ho perso la pazienza

e non reggo il dolore di te che rintuzzi

nelle mie fibre muscolari? Due e trenta

e mi contorco da burattino i cui fili muove

il regista peggiore mai nato

il solo - sospettosamente - da natura autorizzato.

Ti aspetta

 Ti aspetta.

Aveva sentito che alcuni arrivano

dopo anni che li si aspetta

perciò ci spera ancora

non sapendo fino in fondo

se tu sai che ti aspetta

e dove.

Molti infatti lo ignorano del tutto

né sanno di dover andare

in luogo alcuno

perché qualcuno lì li aspetta

e restano ignari vagando a vuoto

sprecando tutto il loro tempo.

Non so dirti chi e dove

ma sappi, ti aspetta

e tu parti a cercarlo

perché c'è e non fa altro.

Vacanze italiane

Brillando sotto il sole ad apparire
intercede il maschio inciabattato
tra innocenti telline e paguri.

La sabbia sommerge il mare e altri
residui sbriciolati di organismi
che l'osserverebbero ammirati.

Oh! la vacanza è un carnevale
che rovescia la vita quotidiana
sembra il tempo di dimenticarla.

Ha qualche occasione di mostrarsi
diverso infatti non si direbbe
esser quello che disturba la gente.

Adesso cerca il rilassamento
sì, ma poi quasi t'investe per strada
per non stancare la gamba sul freno.

La scossa

Vieni qui materia che ti controllo
mettendo un jack dentro alla porta
erogando l'energia richiesta
elettrica, ma non metterne troppa
perché non mi si intoppi il computer
alterna dentro fuori sopra e sotto
a duecentotrenta watt che è poco
sì, ma se me li scarichi addosso
lo so che stupida e grossa che pari.

De pigrizia IX: La Repubblica è fondata sull'ozio

Una repubblica seria si deve fondare sull ozio, e non sul lavoro. Proprio quello che ci è negato per guadagnare di più, ancora di più, e così non darci il tempo per riflettere su cosa stiamo facendo e cosa è meglio fare, continuiamo a essere inutilmente impegnati in un circolo senza fine che chiamate vita.

Così molti sono, non ozianti, ma pigri egoisti pronti a tradire o uccidere o a far ricorso ai birri per difendere il proprio riposo e i diritti negoziati e ottenuti a fatica (da altri che si sono impegnati).
Non abbiamo tempo per noi stessi, dobbiamo regalarlo ad altri che non conosciamo e che non se lo meritano. Proprio quello che ci fa vivere male è consueto; proprio quello che ci rende migliori e autonomi, che spinge a riflettere e ad agire, non è previsto neanche dalla costituzione.

Veniamo ammessi a lavorare per ripetere tali e quali le nostre capacità, non certo per migliorarci e innovare. Per innovazione adesso si intende un cieco avanzamento tecnologico che non cambia nulla ma moltiplica i problemi umani, allontanando sempre più l'uomo dal suo stato naturale ed ideale dove sarebbe a suo agio e svolgerebbe le attività connesse ad una vita sana e produttiva.

Un pigro che non sa cos'è la nullafacenza non sa di essere pigro, che gli manca la volontà, e non capisce cosa vogliano le persone con volontà e spirito di iniziativa.

La Scuola, sempre peggiore di anno in anno, ha significativamente sostituito la competenza della creatività con quella imprenditoriale, probabilmente condannando la creatività artistica senza scopo pratico immediato che è espressione del mondo umano, promuovendo la capacità minima di saper vendere cose. Cose tutto sommato inutili perché le persone non sapranno che farne, avendo perduto la capacità di capire le cose, di farne esperienza e metterle alla prova. Ignoranza ulteriormente sfruttata dai produttori, che fingono di aver concepito il prodotto finale (basta dirlo in pubblicità) e definitivo, immettendo l'ennesimo aggeggio o sostanza già in possesso di tutti.

L'imprenditore non sa o ignora volutamente la fenomenologia del desiderio umano: costante e non soddisfacibile, perenne, incerto, vago... per poter immettere nel mercato un generico prodotto. Si immerge in una nuvola di credulità infantile che è la stessa atmosfera psicologica che avvertiamo quando ci illudiamo di aver trovato finalmente l'oggetto dei desideri. Inoltre, pensa che tutti abbiano gli stessi bisogni (è la banalizzazione del target), e non sa cos'è un bisogno e un desiderio, perché ha avuto un'educazione deviante e sprezzante nei confronti dell'umanità: un'educazione capitalista che insegna a ingannare bene e meglio in vista di guadagni, a fare in fretta e non soffermarsi su niente, a ignorare la singolarità degli esseri e delle cose. Perché è sostanzialmente falsa, virtuale, inesistente. È una cultura non umana che svuota e svilisce l'uomo e i suoi desideri e che non si cura affatto delle persone, ma della distribuzione delle cose. Intende che la Vita sia gratis, e, ignorando intimità coscienza filosofia e religione, ignora anche il valore della Vita, o lo tace perché le sarebbe controproducente.

Gli scrittori muoiono

La morte di Marat di Jacques-Luis David: analisi 
Dante, Foscolo, Manzoni, Salvia, Sciascia... Fra le attività principali del mestiere dello Scrittore indubbiamente quella a cui è data maggior peso per valutarne l'opera è la sua Morte: un bravo Scrittore deve soprattutto essere morto, e, se è morto, tutti automaticamente mossi da pietà e dispiacere ne coglieranno, apprezzeranno e loderanno le doti artistiche e letterarie. In attesa dell'apice della loro carriera, molti scrittori passano il tempo provando la propria penna su fogli di carta, a volte per la gran noia si lasciano andare in visioni fantastiche che la loro penna segue e descrive, ma sicuramente non è questo un aspetto fondamentale dell'essere Scrittori, che abbiamo detto devono prima e soprattutto essere morti.

 Si noti il motivo centrale della Morte in tantissime opere letterarie, nelle migliori anzi: la si ritrova già in Dante e Petrarca, nei quali, se un attento lettore analizzerà la loro opera, si troverà faccia a faccia con questo antico topos letterario dell'autore che in quanto autore deve morire, e che prima di morire vuole cercare di portare a termine degli obiettivi, come, ad esempio, raggiungere la fama tra gli uomini, lasciare un vestigio di sé; tutto, appunto, in vista della sua Morte.
Un autore di letteratura sa più degli altri che egli morirà. Non solo più degli autori di libri non letterari, ma più di tutti gli altri uomini. E la sua morte non sarebbe un incidente, perché la Morte di un autore è una parte del lavoro dello Scrittore. Non per questo però sarebbe necessario morire in maniera più eclatante degli altri: cioè non esiste uno scrittore "più" morto o morto "meglio" di altri: lo Scrittore deve, anche in punto di morte, fingersi un uomo qualunque e un'anima qualsiasi, deve inscenare la morte di qualcun altro, far finta che a morire sia una persona a caso e non uno Scrittore in pelle e ossa. Non servono morti eclatanti.

 E non si sa perché deve far finta di morire come tutti gli altri e poi invece lo deve fare per lavoro, forse solo per dare l'impressione che lo Scrittore recentemente estintosi fosse un uomo comune, perché alla gente in genere piace pensare che qualcuno che abbia fatto cose belle e importanti fosse una persona apparentemente qualsiasi, e con le stesse capacità che hanno sempre avuto tutti gli umani.
Molti scrittori però si sono rovinati la Morte, nella sua attesa, scrivendo cose ridicole cioè molto molto seriose: una delle cose più divertenti è vedere una persona che si crede esperta in qualcosa. Quindi si sono buttati su argomenti tradizionalmente seri o a trattare stupidaggini con metodo letterario, in entrambi i casi rovinandosi la reputazione. Hanno sprecato la loro occasione (Vita) perché facendo gli esperti seri, questi scrittori saranno odiati dal pubblico, che desidererà anzitempo la loro dipartita, e li eviterà durante e dopo la Vita.

 Invece non si fa così: uno Scrittore "vince" cioè fa il colpo grosso in letteratura, se mentre vive nessuno si accorge di lui. Deve rimanere sconosciuto fino alla morte perché altrimenti non è esattamente uno scrittore. Giuseppe Tomasi di Lampedusa oppure Italo Svevo sono stati lavoratori esemplari sotto questo punto di vista. Oppure uno Scrittore serio lavora ogni giorno anche se in realtà non ha mai scritto niente in vita sua.

 È un lavoro olistico, nel senso che coinvolge tutta l'esistenza di una persona, che se è scrittore fa lo scrittore durante tutta la sua vita anche quando non lavora e anche quando non vive, è un progetto a lungo termine.

 Ora, ci si può confondere e, poiché tutte le persone muoiono, è difficile dire quale defunto recente fosse stato Scrittore e quale non lo era. Molti furbetti, per fingersi Scrittori, ricorrono alla scelta professionale del suicidio, ma se si viene a scoprire che la loro morte è stata programmata e non avvenuta per incidente, allora si comincerà a dubitare delle loro capacità letterarie; ma, d'altra parte va ricordato che non bisogna subito buttare tutto perché anche molti bravissimi scrittori e poeti, accorgendosi della futilità della loro vita e di quanto fosse necessario morire, scelsero di suicidarsi non per scelta professionale autoriale, ma perché non sopportavano questa prospettiva così lontana.

Giugno e piove fuori ma steso

Giugno e piove fuori ma steso
sul letto l'aria mi tocca è fresca
e viene dai monti lontani oltre
il mio golfo. Mi ha raggiunto venendo
tra le foglie di declivi boscosi
piovendo sui funghi e sulle fragole
bagnandosi i piedi nei freschi fiumi
piedi leggeri per farci dei salti
pieni di polveri e strane leggende
senza che io me lo aspettassi
è riuscita a venirmi a trovare.
Sembra vuota ma è già piena di cose
ora qui, prima erano altrove.

L'oltraggio al Sole

Con i cieli putrefatti ma le strade lastricate
oltre, il sole che oltraggiato
ci raggiunge ma rimbalza
nessuno che lo piange infatti
tutti ridono perché forti.

Basta un soffio

Cerco quel soffio che svegli la brace mi basta quello, il suo fugace tentare col fuoco un cambio di stato una fenice già abbrustolita che sc...