La riserva (L'educazione di un umanista)

Sono in panchina, una riserva. 
Il mister mi ha detto preparati
e acceso speranza di partecipare
sono stato puntuale, sono qui pronto
maglietta nuova di zecca non quella
piena di fango degli allenamenti
strappata di usura e sudore,
né quelle calze marroni né scarpe
lise. In divisa, immacolata provo 
orgoglio pensando quella infangata.
Ripenso agli anni di fatica
e sacrificio che mi fanno essere qui,
alla mia vecchia scelta di fede nel calcio
non ho rinunciato come quegli altri, dovrei
promettere prove d'alta prestazione
se ne avessi occasione, chissà che farei
perché nessun altro è più preparato:
chiamami dentro almeno al recupero,
arma del mister, dopo fanti il cavaliere.
E vado pensando e l'arbitro canaglia 
dà tre fischi, mi vuota lo stadio.

Non sono uguale

Non sono, no, non sono uguale
ai giorni uguali, vuoto, no son vuoti loro.
Spazio e tempo per me son supporti,
non sono io quello, non sono io loro.
Il mio nome non è una data
che si ripete, e cambia ma un momento
che passa inosservato e lascia
tracce sempre più in là 
ma anche gli astronomi
emanano onde radio nel cielo
e attendono risposta - la gente ride - che fa?
Non prendermi per prodotto marchiato
ma per prototipo da collezione
il mio nome non è una marca
ma il titolo di un quadro d'autore.

Il pensiero dominato

Le cose che so saranno duecento
due e cinquanta, ben sotto trecento,
forse di più, o forse un po' meno
io le so perché dicono lo stesso

la vita non ha pregi senza l'affetto

fraterno, sola discolpa che abbiamo
davanti al tribunale del fato.

Sala da concerto

Nella sala da concerto
al suono si dà spazio
tempo e persona.
Discende i gradini, incespica
e cade, percorre corridoi, accarezza 
pareti e superfici, volti
capelli, membrane uditive
da fuori investe i pensieri 
si scioglie in essi: è parte di noi.

La Poesia

Lei viene di notte o mentre mi sveglio, 
si stende sul fianco e comincia a guardarmi
e so che mi è accanto dall'aria che trema,
parla in silenzio, ma forte abbastanza

e quello che dice lo sento nei sogni
ne fa lo scenario, un mondo diverso.
Il suono esterno della sua voce
controlla adesso ogni parte di me.

Mi sveglio. Si dilegua e non la trovo,
non risponde se la chiamo e penso
fosse solo un'apparizione
ma ancora non so fuori o dentro di me.

Ma come Psiche accendo candele,
come Euridice ed io il suo Orfeo.

Spunti per prossime evoluzioni di specie

Come fanno le specie animali
a nascere le une dalle altre?
Anche noi ci differenzieremo
in almeno due, e più, gruppi.
I miei discendenti non avranno 
più occhi, orecchi, nervi, né lingua,
gambe, né, si spera, avranno un corpo
tanto oggi portano svantaggi.
Basterà sviluppare il sistema
di radar dei pipistrelli che al buio
sfuggono ai falchi predatori
e sentire suonare le forme del mondo.

Degli altri lo so come muteranno.
Avranno tasche per soldi nel ventre, 
corpi grossi e molli e ognuno 
avrà anzi perfino due corpi.

Una ha ammiccato ridendo

Dopo le ore un tempo eterno
minuscolo iridescente, ridon
le stelle e s'inseguono giocando
e poi un due tre: ferme, le vedi

anche se una ha ammiccato ridendo!

ancora a tendermi il tranello
che tutto sia uguale, tutto fermo
o in movimento senza senso.

Caro poeta

Caro poeta ecco siedi: su questa
sedia sdrucita e piena di briciole
che umile curi il tuo affanno,
scomoda ma quel tanto che basti
a darti riposo per il tuo tragitto,
lo sai che se ci scoprono...
Colore nel buio, pioggia nel deserto
sarai presto vapore, sposa nel fango,
unica luce tra nuvoli pregni
colata piroclastica, gas, ceneri.
Da lontano venire a trovarmi
è un rischio in questi tempi
perché allora l'hai fatto
e parli figurato,
lo sai, se ci scoprono 
moriamo prigionieri.
Giorni antichi nell'oro che hai in bocca
nei nuovi declini di un sole in ritardo
sempre, che tutto dà poco
starne a parlare ci costa la vita
e tu sei venuto da dove vivevi
sapevi anche che io fossi qui,
chi ero e come mi avresti notato,
a che ora lavoro, a quale rincaso,
perché ogni giorno di più soffro
perché niente ha senso 
per tutti, per me.

La chitarra

A che notti ventose d'oriente
sta pensando la chitarra
che da una stanza pastello
come nuvola plana la volta
del suo soffitto e del cielo?
A che bella ragazza muoversi
tra i tavoli di un bar
quell'assolo assomiglia
che ondeggia e resta in aria?
Fuori o dentro la corteccia,
da dov'esce questa vita
voluta tra legno e dita
che proprio la vita sovrasta?
Lascia il demone che la prenda
e che parli la sua lingua:
come si sforza il chitarrista
che in silenzio risponde.



Dialogo

A che serve se continuo
a svelarti le scoperte
il silenzioso mio invisibile cammino
se mi fermi e dici i fatti tuoi
divagando in ogni modo
pecchi di banalità,
vai lontano, sei lontano,
non mi vedi, sono a piedi.
A che parli? A che parlo?
Che facciamo sul palchetto
di questo noioso teatrino
senza trame, né uno sviluppo
che spinga almeno a restare?

Corrado Alvaro - L'uomo è forte (Romanzo distopico, 1938)

 Corrado Alvaro è stato uno dei migliori scrittori italiani del Novecento, e non sarà difficile accorgersene attraverso questo suo capolavoro, L'uomo è forte, così intitolato dalla censura fascista che non reputò pubblicabile il titolo originale Paura sul mondo.

La prosa di Alvaro è poetica nei rimandi a dimensioni metafisiche, esistenziali superiori, che esistono parallelamente alla nostra realtà, al di là di essa, ma che esse circondano e comprendono. Il risultato è uno straniamento della realtà, uno splendido esito del Realismo magico italiano. 

Il peso dei corpi, degli edifici, della materia, non scompare ma rimane in questa atmosfera da sogno, in cui non riconosciamo più lo spazio, i dettagli delle cose, e ci sembra di non ricordarcene. Le strade e le case assumono un inquietante e verosimile lato tragico, dato dalla loro longevità, dalla loro testimonianza alla Storia. Esse stesse hanno vissuto (o visto vivere) tempi migliori, in relazione ai quali oggi non sono altro che cadaveri in lentissima (secolare) decomposizione, perché si è spenta o svuotata la vita a cui facevano da scenario.

Alvaro, in particolare, in questo libro individua la causa dello svuotamento dell'umanità in manichini, nella negazione dell'individualità voluta dai regimi totalitari, che miravano al livellamento omogeneo delle masse in un modello medio, senza rimandi alla soggettività appunto, ma alla collettivizzazione. In questo atteggiamento si scorge l'antifascismo di Alvaro, non puntato verso orizzonti decisamente socialisti-comunisti ma verso una basilare Giustizia, che può rendere questo scrittore "convincente" anche a un pubblico di lettori contemporanei, ben più individualisti e disposti al riconoscimento delle singole differenze individuali.

Il desiderio di "compattezza" del corpo sociale è un'ingiustizia quando comporta il desiderio di annientamento del differente, delle minoranze, di quello di volta in volta visto come avversario. In un mondo non retto da alcuna logica, sarà del tutto arbitrario, da parte di un decisore nelle cui mani è riposta tutta l'autorità, stabilire i caratteri medi, normali e non abnormi, fuori regola e fuori misura, sbagliati: delinquenti. Le normalità mutano nel corso degli anni e delle mode: gli uomini non se ne accorgono, pensano che sia naturale, e di migliorarsi costantemente in vista di un futuro migliore e più semplice. Il mondo, lo spazio, le strade, le case ben più vecchie e sagge di noi invece lo sanno bene, che ci comportiamo come i bambini, che la logica che spacciamo è assurda.

Nel mondo assurdo in cui vive l'ingegnere Dale, la regola sociale è di evitare qualsiasi rimando e chiusura nella propria intima, segreta, profonda individualità, e di mostrare raccontare e dire qualunque cosa di sé, dimostrare di non avere segreti e di non nascondere nulla (né oggetti, né pensieri o ricordi). Chi disattende è arrestato, processato e condannato a morte quasi all'istante, perché c'è sempre l'Inquisitore ed i suoi mandati in incognito che spiano e si informano continuamente di tutti gli aspetti della vita delle persone della città. Nella città di ***, dove la storia del romanzo è ambientata, ormai gli abitanti si sono abituati all'appiattimento della loro vita alla sola sfera sociale e condivisa; ma uno straniero, trasferitosi dall'estero, si accorge subito delle differenze del modo di vivere. La regola infatti impone modifiche dell'intera personalità, che gli abitanti hanno acquisito col tempo, con la paura di essere condannati, ma uno straniero assimila accumulando esperienze ed impressioni in cui improvvisamente l'effetto di quella regola appare. Uno straniero porta straniamento, e rovina la sua vita in uno Stato simile.

Ecco i reati di quella città: interessarsi al passato, all'estero, al singolo individuo; parlarne, pensarci. Ogni istante deve essere ispirato al "mondo nuovo" (e si pensi ad Huxley) e inteso alla sua realizzazione, mediante l'applicazione di quell'unica regola.

Il sistema politico-sociale da regime spegne dunque il vitalismo insito nella Natura stessa, nega lo scorrere del tempo, la relatività dei punti di vista (sostituiti da un'oggettività impersonale, assoluta, perfetta...); come se ognuno fosse una macchina programmata che invece di vedere ciò che la circonda, risolve problemi virtuali non suoi, e così non si accorge della fine, della morte che avvolge il presente. Perché altro che uomo forte! Tutti i cittadini sono grigi manichini senza vita e senza volontà, che devono continuamente dimostrarsi buoni, incapaci di fare del male.

E, contemporaneamente, ognuno sa dentro di sé di poter essere il prossimo condannato, perché è facile: ogni uomo ha fatto e nasconde qualcosa di cui si pente. Ognuno è effettivamente capace di fare il male. Perciò ognuno è il potenziale condannato, si sente potente e cura di nascondere ogni suo strappo alla regola, mentre affina lo sguardo con cui cerca le colpe nascoste altrui. Questa è la vita intima e sociale in un regime totalitario.

L'innaturalità della forma entro cui si tenta di inscrivere il libero fluire della vita (la negazione del vitalismo) rende il meccanismo assurdo sotto un punto di vista assoluto dell'Esistenza in generale, appare un'ingiustizia, e a sua volta il seme di ogni altra ingiustizia. Naturalmente, l'amore è la vittima privilegiata di questa caccia, e con lui il libero pensiero, la libertà di opinione e critica, il diritto di pensare e di creare un proprio sistema di pensiero indipendente.

Proprio a questo porta la citazione delle Metamorfosi o l'Asino d'oro di Lucio Apuleio, nel centrale capitolo VIII, di un libro basilare per la tradizione letteraria da cui Alvaro può aver tratto ispirazione, in cui il protagonista subisce un gran numero di eventi a lui sfavorevoli, senza la possibilità di tirarsi fuori o porvi rimedio secondo le sue stesse capacità: sarà salvato soltanto grazie a un intervento divino, che lo farà tornare uomo - da bestia in cui si era trasformato - e diventare più saggio e accorto degli altri uomini. Ma questa salvezza, "credibile" nel II secolo, non torna più ai giorni d'oggi, e questo condanna il povero Dale, che cede a "subire" il ruolo che la società gli ha cucito addosso.

Nella stessa tradizione letteraria, anche Dostoevskij e la sua "scoperta" del male; Kafka e i suoi rovesciamenti delle attese create, le atmosfere di incertezza e incredulità; la letteratura non ufficiale e carnevalizzata; altri realisti magici italiani (il "novecentismo" di Bontempelli e i suoi manichini), Svevo, Pirandello, Saba.

Lacerato tra il desiderio di essere parte di quel meccanismo sociale a cui tutti si sono adattati, e quello di agire in libertà in un clima opprimente; Dale è inadeguato e perde, subisce, compie delitti proprio quando tenta di inserirsi in quella società senza più opporvisi.

Ma il suo ruolo è quello di colpevole: è quello che tutti si aspettano da lui, straniero che non si accorge di infrangere regole sociali ormai accettate da tutti. Dunque non può che rendersi colpevole di qualcosa di terribile...

La maestria di Corrado Alvaro tiene uniti diversi piani della realtà: il sociale, il politico, lo psicologico, l'ordine e il caos, giustizia e colpa; li vede persino nelle abitudini, nei costumi, nei gusti, nell'abbigliamento. Trova il riflesso concreto di quelle dimensioni che assumono tratti inquietanti e totalizzanti, negli oggetti, comportamenti e nella vita di ogni giorno. La vita quotidiana si carica di lati misteriosi e oscuri perché sulla loro normalità incombono le decisioni delle autorità, in un regime dispotico. Da loro e dalla propaganda assumono significati che li rendono diversi da ciò che sono, in molti casi tabù. Da loro quindi provengono i sentimenti "leciti" e quelli "illeciti". Emblematico è il ritratto dello Stato in cui il protagonista arriva, la sua intuizione di come vive la gente lì, ricavata soltanto dall'osservazione di una grande statua. In ogni particolare Alvaro trova una seconda dimensione, ci mette il riflesso di qualcosa di più grande e oscuro, che decide tutto, anche l'esserci stesso di un oggetto in un dato luogo e per qualche oscuro motivo.

Insieme a questa oscura paura, nella narrazione (nei pensieri di Dale) si inseriscono anche riflessioni metafisiche, come al di là del tempo e della Storia, in cui appare ogni assurdità del potere e della repressione, del controllo e della censura, che tentano di bloccare il naturale svolgersi della vita. Da qui un messaggio proveniente dalla sofferenza del ventennio nero fascista ma valido universalmente, che fa sentire Alvaro ancora più vicino a noi, e che fa sognare a tutti un mondo semplice e autentico.

Il bellissimo finale capovolge le attese create. Dale è stato ingannato, manovrato, sfruttato da qualcosa che avveniva in sottofondo, e il lettore con lui...

Le note in un coro

Il mondo è uno solo e pare migliaia
uno è il vero nel fondo e miliardi di noi
oggi, di noi passati in circa cinque secoli,
formiche in fiumi di frasi arbitrarie
di punti di vista verissimi e giusti
tacciati d'ingenuo, di vile, di turpe,
di cantare stonate le note in un coro.
Oggi è un giorno già censurato
travestito da mattina duemilaventuno
(con la gente che strombazza
senza pentimento alcuno)
queste menti mutilate 
hanno protesi a petrolio
che non elaborano segnali
dagli impulsi sconosciuti
per cui non programmate.

Rossa luna di agosto

Grande e rossa luna di agosto
riverberi l'eco del sole al tramonto
come di giorni deposti nel nero
cielo trapunto di agosto
che dove può versa il suo bronzo,
e i paffuti bambini sgomenti
vedendo tremeranno di paura
un sole sanguigno che vive di notte
non può esserci, non può essere vero
forse che sia questa la notte che risorge
forse stanotte è eterna e agosto
agosto forse non è vero.

Luci e rumori

Tanti rumori, luci numerose
più che stelle placide
la strada oltre la parete
e le possibilità di azione
oltremodo potenziate,
vivo secolo delle apparenze
per finti vivi che sono fantasmi,
vicolo cieco e malfamato
pure apparire è fatto male
coperti appena vizi e pigrizia
il nulla vestito malissimo
poi piange perché disprezzato.
Ma brevi saranno i lamenti
che i nulla ciechi lo divoreranno
gettandosi addosso, lottando tra loro,
per accaparrarselo, amarlo e sposarlo.
Faranno le cose che fanno i migliori,
vacanze, lusso, divertimento
fingendo almeno fortuna. Da ridere e rabbia.
Ma io qua dietro al mio muro
che devo ancora aspettare,
che altro fare se non sperare
e quando mi stanco cos'altro poi aspetto?
Il rumore mi raggiunge, vano è evitarlo.
Le visioni mi circondano, idiota è imitarle.

Natura e normali

 Natura/vizi umani

Il falco volteggia in aria
Tu acceleri su asfalto.
È il cielo una cupola vasta
Casa tua è alta 3 metri.
Ogni giorno nascono fiori
Tu ti svegli da 30 anni
La fotosintesi e i tuoi vizi
Il caso e i pregiudizi
Le foglie d'erba e le pettinature
Figli mangiati e vestiti alla moda
Predatori in agguato e tempo libero
La fame e gli auguri a capodanno
Le mutazioni e i tuoi "io sono questo"
Estinzioni di specie,
Offerte speciali,
Che sia nato un esemplare,
La marca di cibo.
Simbiosi, vicini rabbiosi.
Scrosci di fiumi, motori rombanti.
Lasciarsi mangiare, chiuder la porta.
Odiare sporco, poveri e immigrati.


Mito della libertà o segreti

Libero amore senza legami
Soldi in nero senza esborsi
Piccoli abusi rimasti nascosti
Nessuno che sbraiti per le mancanze.
Parole comuni, media condotta:
Vacanze. Lusso. Divertimento.
Ruoli, promesse, parole tradite
Parco giochi, paese dei balocchi
Scuola, lavoro, famiglia, carriera
politica o in azienda, solo
a dare rifugio ai segreti.

I ladri

 Quando i ladri crudeli
avran cancellato case, persone,
gireranno per le strade ieri nostre
senza più incontrar nemici.

Depennato è il destino dei vinti,
depennato il destino di ognuno,
prima di far nascere figli,
per far nascere i figli a loro.

 Voglio bene soltanto a ciò che non si vede, ma sento, conosco, ricordo e poi associo, e così distinguo.
In questa forma io vi penso, e voi a me, d'altronde, vi approcciate, dietro muri spessi di apparenze che distorcono le vostre fattezze.
Apparenze fastidiose, ostacoli, impiccione; che mentono e il pensiero è costretto ad aggirare. Ma che almeno così fate lavorare. Le usa solo come simboli, per riferirsi a voi, ma intanto le deve ignorare: guardando loro, guardare invece altro.

Cos'altro fuori c'è ricordo, e non voglio ricordare. Triste, orrendo, là in fondo, e vero. Tutto - tutto! - orrendamente s'assomiglia; non vive, no, ma che viva pare.

Ma qui dentro chi mi può sentire parlare, se non emano le mie apparenze? Due finzioni, approssimazioni, e far finta di capirci: com'è stata anche oggi la mia giornata.

Vengo qui dietro, sperando di capirci, perché io qui capisco voi, e voi qui parlate a me, senza i vostri orpelli da fantocci, qui si vede chi - davvero - si è, più chiaramente si vede non soltanto guardando.

Lascia parlare. Non me, chiunque, lascialo dire, lascialo fare: non perdere un attimo, ascolta, assisti, tu non parlare se non alla fine. Aspetta e non stare a giudicare. E quando ha finito parla soltanto per ripetere ad altri, senza imbrogliare.

Agente naturale

Sono un agente naturale, cioè il mio capo è la Natura: il Sole, il mare, il vento, il Tempo... quella lì. Il mio lavoro consiste in diverse mansioni. 

La notte devo svegliarmi ogni mezz'ora circa per assicurarmi che gli elettroni girino ancora intorno al nucleo, e nel caso uno smettesse io stak! lo spingo col dito. In pratica faccio controlli su campioni random, cioè fisso un atomo a caso e mi assicuro che ci sia ancora e non si sia disintegrato in particelle, poi un altro, poi altri... Questo assicura anche la persistenza del Tempo.

Nottetempo ho già stabilito la data del giorno successivo, della settimana e del mese. Le mie date sono le migliori, lo sapete già, visto che in tutto il mondo si adottano proprio le mie. Sono io l'autore. Non posso saltare un numero né un giorno per evitare eventuali lamentele da chissà quale sperduto paesino del mondo.

Conosco a perfezione le ultime novità sull'orario. Che diamine, per lo meno sul mio fuso orario.

C'è da controllare ogni mattina che la forza di gravità esista ancora. A volte infatti sento che essa cala in qualche punto della Terra e bisogna rimediare, devo mettermi chiavi, telefonini, collane, pietruzze nelle tasche e così andare a piazzarmi per ore in quel punto carente per metterci anche la mia massa. 

Fatto questo, vado in collina a spingere il vento con le mani. Intanto dico - sì, sono io a occuparmene personalmente - dico al Sole di continuare ad alzarsi e gli consiglio un itinerario del giorno. Lui mi ascolta e non l'ho sentito lamentarsi mai ma nonostante questo non ho avuto mai riconoscimenti o una promozione. Ingrati tutti. Non vi converrebbe più trattarmi così, ora che lo sapete, eh?

Intanto mi occupo di lasciare le piante compiere la fotosintesi, e ci vuole molta pazienza perché le piante sono disobbedienti e sabotatrici tanto che si lascerebbero morire di fame, sfaticate maniache del suicidio come sono.

Ovviamente bisogna andare a versare la prima secchiata d'acqua nelle cascate per mettere in moto il ciclo mondiale dell'acqua e delle maree. I fiumi non vanno mica a corrente elettrica. A proposito, menomale per poco oggi dimenticavo di accenderla, l'elettricità. Ieri c'era temporale e l'ho staccata per sicurezza.

Facciamo altre cose in azienda, ma non esistono parole né grammatiche adatte a descriverle, non saprei come dirvelo... Un po' di tutto insomma.

Certo. Sì questo lavoro mi piace molto ma richiede una disponibilità continua, io lo faccio però molto volentieri.

No, in passato ho iniziato provando a lavorare nel sociale ma non ci sono riuscito. Ho provato a far smettere le persone di fare sbagli ma non ci sono riuscito, e continuavano a mantenere comportamenti egoistici, immorali, anche criminali. Sulle persone non ho alcuna autorità, nessun potere, non fanno per me. Mi deridevano tutti finché non sono stato assunto in Natura, cosa che dà lustro e gran dignità.

Per questo adesso mi piace ciò che faccio, le cose che non pensano sono tutte acutissime menti, tutte d'accordo con me e condividono le mie idee.

È bene che faccia questo lavoro. Altri dicono di essere agenti della Natura e giocano a uccidere altre persone senza farsi scoprire. Ma si divertono soltanto perché lo fanno di nascosto, fingendosi appunto agenti naturali... controllategli la licenza, imbroglioni abusivi che sono! Loro a divertirsi e io fuori a sgobbare e tirare avanti baracca e burattini...

Congo

 Se ritorno nel villaggio
corro subito da lei,
a vedere se c'è ancora,
abbracciarla, darle baci.

La foresta d'equatore
scorre alla sponda del fiume:
remerò per fare presto
già si sentono gli spari.

Il quartiere è bombardato
da ribelli e regolari
per un cumulo di polvere
e di pietre a costo medio.

Ecco lei, ed i piccoli con lei
dalle guance soffici e grandi occhi:
vivi tutti per fortuna
per un pelo, per mistero.

Corremmo ad abbracciarci
finalmente, dopo un anno,
trenta morti - lei mi ha detto -
noi siamo vivi. E loro morti.

E vivono pure quelli
venuti a devastarci
ridendo perché i figli
nasceranno a loro.

Riflessioni di un insegnante

Voglio esser diverso il mio contrario senza nessuna contraddizione. Solo non posso esser felice, lo sono solo se non sono solo. Siamo al mom...