Titiro e Melibeo, dialogo

Titiro all'ombra del faggio radici
ti tirano a terra e ti corichi
placido e mediti dee dell'avena:
dimmi che solo non zittirai il canto,
Titiro resta nel suono dei flauti
proteggi e sorveglialo, fallo perpetuo.

Meli Melibeo vuoi che il rito
dai mani inventato, che già bambini
riuniva noi e le nostre famiglie
a quelle di tutti i villaggi rispetti
e non spezzi: l'arte non parte
se il tuo partire non è una rinuncia.

La fabula

Quel sentimento di vuoto che genera
lasciare un momento entrando in un altro
come una casa che non si è mai vista
porta a pensare che voltare pagina
sia la metafora propria di un libro
con titolo e autore, rilegatura
a filo refe per farlo durare,
e la sua lettura se non è distratta
saprebbe portarci la ricostruzione
dei nessi reali di causa e di effetto
da cui si ricava ciò che ci manca.
Io per lavoro ad esempio farei
colla economica della brossura
tra due o più istanti, 
l'addetto che lega tra loro i secondi.
L'intreccio confonde: le strade vuote
sono più dritte di quelle in cui vivo.

L'intreccio

Il fato è incolpato soltanto
considerando il proprio passato
e quello degli altri, si scopre 
siamo uguali o equivalenti
infatti per caso i nostri passati
sono diversi ma chi se ne importa,
conta trovarci allo stesso momento
di questo intreccio dei fili di trama.

Il mondo che esiste

Vanno a raccogliere l'oro caduto
come spazzini della savana
nel loro crudo di morso accanito
al grido scorbutico del dominante
Ma le radiose mattine evidenti
aprono nuovi insperati sentori
come di un mondo di là dalle storie
sempre sentite e dai nuovi finali

Lingua di fuoco

Lingua di fuoco m'infiammi le idee vieni dagli altri, non sei nata in me, mi sfiori, mi sfuggi, mi lasci l'odore se con le mani desi...