Eccolo il glicine

Non vivo e vivo, non scelgo ma scelgo
indosso una mente su un manichino:
eccolo il fiume, il viola del glicine,
il sacrificio del tempo al denaro:
ragli, scambiati per canti, applauditi
la frase già fatta, il ready-made,
ero una bestia di sola materia
ora una spuma che schiuma e si sperde.

Le belle bandiere

I nostri corpi le belle bandiere
e le città descritte, non viste,
sono murate nelle parole
- prendo del fiato tra la mia membrana
copro del vuoto che brucia gli alveoli
svuoto il mio pieno e poi lo ricopro -
cellette rimaste chiuse nel limbo
dove dolce la sera riceve il mio grido.

Rapido volo crollato dagli occhi
su nel cielo anche nostro cammino
ma ora il nulla, ora il nulla mi è serio
anzi divino. 
Ora il nulla mi sembra sensato
anzi tagliato sui nostri corpi.
Le bandiere riempiono il cielo,
giù la città che giace ammainata.

Come s'annega

Come s'annega mi inondi d'un mare
luminescente da una fessura
io che ti guardo mi accorgo appena 
dei pezzi di spazio che ci circondano:
lo strapperei via pur di baciarti.
Se il tempo cessasse e restassi fermo
con te davanti ne sarei contento
perché mi attende l'averti in ricordo,
gli occhi accasciati su miseri altrove.

Palloncino

Io parlo te referente introvabile
tacitamente latebra del cuore 
se parlo piano in penombra finisci 
di sole se forte più abbagli del sole
più grande d'un sole mi si - ogni molecola
la frase la strada d'un palloncino
dato a un bambino durante una festa
che non è questa. L'ossigeno in elio.
Io che non spiccico una parola 
perché nessuna parola è vera
sono una sillaba dopo una virgola,
pure mi sento una pagina intera.

Questa

Questa del fiume è la lenta corrente
insieme ai suoi pesci una storia trascina
queste le canne che crescono intorno 
nelle campagne affogate di sole
quest'acqua fredda è la sua cristallina
dove la testa immerge i sudori
e le parole non hanno più suono,
affondano al suolo i significati:
botola al limite dell'universo 
che non va oltre la sua superficie.

Tu non ci sei

Il giorno finisce d'ufficio:
tu non ci sei, l'immobile antico
nella stagione che vuole viavai
è statua pesante a lontano turista
occasionale, come casella del gioco dell'oca
a una pedina ch'è mossa dal dado
cui lei si affida e non s'è fermato 
strano riflettermi dentro gli spigoli
battere il piano e quello anelanti
mentre ancora mulinano gli angoli
per rifuggire lo stabile appoggio.
Credevo mancassero poche caselle
ma la seguente mossa fu tua.

Questa vacanza

Nelle campagne si cresce un ricamo 
tra i tuoi capelli e le spighe del grano 
che cucia di filo dorato i ricordi 
e i riflessi specchiati nel lago
dove una auto ti riempì di polvere 
e tutto l'anno è anche questa vacanza
se riposa in un'isola lontana 
per cui ho a sognare i procedimenti
per il recupero della scoperta 
dalla finestra al mio balcone.

Infinito

La cosa più grande che possa guardare 
è una piccola piccola stella
io me la devo fare bastare 
per l'infinito vedere in quella:
e lei - che brilla nel buio - che bella!

Lucrezio

Gli dei di Lucrezio passano a fianco
ma coi tuoi occhi non riesci a vedere
cosa succede al di fuori dei corpi:
dietro il tuo spazio un altro universo.



La calma

Muti contorni immutati per anni
dove esisti ed insisti non vista
ora sei sparsa per tutta la Terra 
come la luce del giorno ed è notte 
come quest'ora che riempie il silenzio 
o come il tuo passo sotto il mio passo
che affondo distratto nella nuova carne
assunta da quando il mondo sei tu:
come posso io solo vederti?
anzi il difficile è ignorarti 
chiudo la tenda e sei l'altra finestra,
gli occhi chiudo, mi tappo le orecchie;
la città, anche, ora sembra diversa:
davanti casa c'è un mucchio di foglie 
che sembra fermo e invece si muove,
il canto dei grilli, uno strano tepore;
mi sembri fatta di acqua di mare
e nel tuo mare m'immergo e m'annego.
E quella calma che affonda le cose
credo che sia la tua vera potenza,
ma se non muta niente di natura 
tu c'eri già quando il mondo non c'era.



Farsi accavallato come spunte
il mio tentativo che langue vano
e un po' gli accarezza la pelle
poi la lancia via dal fasciatoio
la pietosa, la pietra, la pigna
tutte fuse nelle ragnatele esotiche
di stucco il giugno cercare riparo.

D'altro canto

Ha il muso rapido un fremito
e le maniglie esposte, le sordide
anziane due sorelle gravide
una si cava la testa alita e sgonfia
un cartello di sacco marrone gita d'agosto
e non sposiamo la donna migliore
la geriatria praticamente sognata alle medie 
da fantasmi tredicenni.

Aver dimensione

La pietra va in corto e imprevisto
accesso nel muro, limitazione
vero battuto da sguardo violento 
intanto altrove e impercepito
nel mentre stesso deviante la rotta;
farsi millimetro d'ogni secondo 
e la sua direzione diverge.

Cyberpunk

Ronzii di lampioni nel buio astrale 
e vane speranze. Oggi due cuori
si lanciano onde radio frementi
angoscia che l'altro non le intercetti.

Sono idee le imposture degli altri,
le false dottrine, le facili lagne,
travestire anche i cani da uomo
confondere il mondo col cyberpunk.

Quanto amore è dovuto morire,
giorni futuri mandati in rovina
folle dall'odio che trova un motivo?
Fa meraviglia abbracciare un amico.

Costei che fugge

Fuggi e non voltarti non vogliamo
che sia presa ma seguire te leggera
districarti tra le fronde e il fiume
chiaro che ti annega, mentre i rami
nella corsa ti feriscono le gambe,
il sudore t'entra in gola e il respiro
non ti basta
già la mano mia t'acchiappa: corri
preda ch'io ti caccio e ti dismembro,
scuoio il vello ai tuoi lamenti
e un istante è dilatato.

Petrarca

Non qui la voglia, piacere, l'amore,
in loro vece la pace del cuore
fuor differite e affannose trasferte
ove addormentano nenie sireniche

altrove colui che risolva richieste
e lodi al succo che santo l'asperge
mentre il rovescio a infantile eresia
qui dura meno e non molesta il sonno.

25 aprile

Sangue a terra il tuo colato
vaporato sì ch'entri nelle vene
verdi ancora negli eccidi nuovi 
come un seme da nessuno piantato.

Preghiera animale

Dio uomo che sei in terra
con una guerra annienta le idiote
antiche credenze, falle fruttare
da vincitore riscrivi la Storia:
"Lo slancio dell'io lo dia l'erotismo
il pregiudizio quello in Poesia".

I cancelli del Tempo

Specchio di carta dove tu insisti
ed esisti, sollevato al suono
della tua stessa voce ovattata
talmente ottavata che si fa moto
da sé generato; se ti incendiassi
il mondo che appare incendierei
i tuoi riflessi diffonderei sparsi
come braci roventi per terra:
ciò getterebbe al sole memoria,
i cancelli abbattuti del tempo.

"Devi spiegare ai bambini la guerra"

Bimbi, la guerra la fanno le vittime colpa di quelli che le hanno decise: vincono solo se rubano il premio e non si può più giocare felici.