Artigli

Se con gli artigli afferro la terra
non è perché cado nel sole
ma è la terra a cadere in basso
ed io quassù la sostengo.

Vertigine

Credetti d'essere tanto in fondo
da cadere fuori dalla Natura
attorno a me non c'era più sfondo
per poco non morii di paura.

E non che a cadere fosse il Mondo
non che il tarlo è nella struttura:
non c'è culmine a questo pendio
dove si scivola a Vita futura.

Il problema del Mondo è il mio
non abbiamo una base sicura.
Per frenare il nostro logorio
di lui e di me mi prenderò cura.

Eppure

Amo la vita, amo le persone
- che non amano né me né la vita
ma amano sé spaventosamente -
Amo le cose in cui si mantiene
- il sole le notti l'azzurro le stelle
non le farò mai morire per me -
Amo che tutto muoia o si rompa
e sia prezioso senza saperlo,
- si frantumi e poi che io bestemmi -
La amo anche se brutta e brucia
così vestita da p**t*na stupida.

Il nostro segreto

Il sole non deve vedere
che nascondiamo ombre,
lasciamolo a pensare
sia sempre ovunque ambra.
C'è qualcuno che per lavoro
sposta le ombre al passaggio del sole:
è il patto segreto tra cose
se lo scoprisse lucerebbe meno.

Dormi addosso

Dormi addosso a me anche ora
io dormo addosso a te stasera.
Le nostre teste, non era tardi,
si congiungevano alle undici
e un quarto. Le mani intrecciate.
Gli occhi non vollero vedere altro.

Fine novembre

Mentre è autunno, la luce è poca
dei giorni lasciati da Dio a se stessi
che si dice già il prossimo anno
certo non li riprenderà, si resta al buio,
se un colore ti si accende è raro
ed è l'anno che finisce. Lontano
si vede già dicembre
caldo, dorato e luccicante
sacra fiaccola tra i fiocchi
di neve che scendono tardi,
rossissimo in penombra
che se si sfoca 
stringendo le palpebre
si fa prodigioso, vieppiù brillante.
A dicembre torna l'infanzia 
sta lì a volare verso l'alto
come un sole che vuole le stelle
ma nessuno ormai se ne importa
e le teste non si alzano,
sai mai per terra si scovi un reperto.

Imprinting

Che crudele, miei anatroccoli
farci nascere [o metterci a schiudere] davanti 
a una scimmia meccanica a sonagli
che per imprinting è nostra
madre e vivremo in un circo.
Le ali ci librano senza la e:
per essere liberi una e ci manca.
Solo una e non c'è. 


Che crudele, miei anatroccoli
lasciare i nostri gusci schiudere
davanti a una scimmia meccanica
con cappello, tamburo e sonagli
che per imprinting chiamiamo madre
(casa chiamiamo il tendone del circo).
Le ali ci librano, senza la e:
solo una per liberarci manca. 
Solo una, e non c'è.

Un'altra cosa

  Mi vendi automobili, beni di lusso,
profumi, biscotti, mia lingua preziosa
stuprata in un gruppo?
  Salivi leggera all'azzurro
cielo e alle stelle più alte
e le stelle scendevano a te,
  destasti l'amore, sgravasti la groppa
dicesti com'è fatto il di là
dove a volte qualcuno arrivava.
  Ricordo che aprivi squarci improvvisi
dove talvolta cadevo e camminavo
nei sentieri sotterranei.
  E adesso cosa sei cosa che ride
solo di ciò che non si vede?
Chi ti parla più che non crede?

Cucchi

Non rimangono che nomi, le loro
spoglie marmoree dure-ottuse
il ricordo in qualcuno che ancora ne parla:
"Non serviva a fare truffe"
ma fa confusione e non distingue
più il reale dal pensato
incerto esperto di quanto in passato
è stato fatto. Beh ma guarda
che c'è a chi basta per riconoscersi
a smentita delle convenzioni.

La Repubblica è fondata sul lavoro

La Repubblica italiana è fondata sul lavoro
ma non si dà da fare e spesso è assente
i cittadini ciò che vedono sanno
e a causa di questo son disoccupati.

Matisse

Questa poesia si è aggiudicata il PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA presso il 28° Premio Nazionale di Poesia "Ossi di seppia", che nell'edizione di quest'anno ha avuto ben 1641 partecipanti. In giuria, tra gli altri esperti, il maggior poeta contemporaneo, Claudio Damiani, e lo scrittore Marino Magliani.

Sento la vita farsi preziosa
dentro i silenzi rotti dai grilli
e nelle ombre nascoste per strada
anche al sole di giorno da un muro
e quando inizio quel gioco serissimo
che scavalco un confine di luce
ed i colori diventano strani.

Il sottoposto

Quanto vorrei che nessuno fingesse
che non fossi frenato per ragioni economiche
che ciò che conta valesse denaro
che non si ridesse più del tragico
che l'uomo più ricco non fosse importante
che il lavoro fosse impegno fruttuoso
che anche gli altri lavorassero per me
e non fossi io solo ad avere scadenze
senza parità io sono lo schiavo
il sottoposto senza diritti, io
pure esigo ricompensa.

L'errore

Ero dentro quell'errore del mondo
non accidentale ma necessario
nel foglio che cade spinto dal vento
ma soprattutto non molto più tardi
nel cellulare dal gomito, rotto
senza volerlo, e porca miseria:
poteva fermarsi! o evitare!
andare a due passi lì sul divano?
No! doveva accadere l'incidente
immeditato
- che sgancia le parti -
in fabbrica incastrate con ordine.
Così io nacqui, così la mia cara
specie difettosa sbraitante decoro.

Linea aerea

Le nostre vetture sono macchiette
colorate roride di umido nel giorno
metallico e non vanno ma ad altro
servono: l'aria bagna anche i jeans
si sentono i pesci sguazzare sul viale.
In alto alle finestre dei palazzi,
e in mezzo ad una nube calma
trascina una nave a galla una scia.
Nel sogno di oggi sembrava volassi
in sella a un veicolo ma forse nuotavo
- e infatti planavo senza affondare
alle foreste sudamericane.

Testo di canzone

Non consento di afferrare una frase stringata
che vi spieghi cosa credo ci sia in aria
come invece dicon spesso le persone senza dubbio
che ripetono parole certamente già ascoltate
quanti eroi che fenomeni che ci tagliano la strada
e nel fastidio che mi invade ecco io mi riconosco
nel sospetto di una falla celata nella natura o dalla società
supportato dalla prova che chiunque non lo afferma
ma di cosa si parla a una festa dove gente in vetrina
fa finta di fare gli auguri a capodanno?
il giorno è piccolo solo come un istante
ci fosse una schiena che brilla di sogno la riconosceresti?
I capelli fanno da ostacoli visivi alla forma del cranio
i vestiti ai difetti e ne fanno poetica e discorsi.
Stanotte non troverò una serie da guardare.
Mi serve una frase tua che sei rara
non protesto quando poi non ha senso
un saluto, uno sguardo, che mi colga sul ciglio
se lo aspetto basta questo e potrò ricordare.
Poi tacciamo o parliamo di tutto
per non disilluderci l'ennesima volta.

La divina tragedia

I.
Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
nel mezzo del cammin di nostra vita
e questa siepe, che da tanta parte
mi ritrovai per una selva oscura,
dell’ultimo orizzonte il guardo esclude
ché la diritta via era smarrita.

Ma, sedendo e mirando, interminati
Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
spazi di lá da quella, e sovrumani
esta selva selvaggia e aspra e forte
silenzi, e profondissima quiete
che nel pensier rinova la paura!

Io nel pensier mi fingo; ove per poco
tant’è amara che poco è più morte;
il cor non si spaura. E come il vento
ma per trattar del ben ch’i’ vi trovai,
odo stormir tra queste piante, io quello
dirò de l’altre cose ch’i’ v’ ho scorte

infinito silenzio a questa voce.

Io non so ben ridir com’i’ v’intrai
vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
tant’era pien di sonno a quel punto
e le morte stagioni, e la presente
che la verace via abbandonai.
E viva, e il suon di lei. Cosí tra questa
ma poi ch’i’ fui al piè d’un colle giunto,
immensitá s’annega il pensier mio
là dove terminava quella valle
e il naufragar m’è dolce in questo mare
che m’avea di paura il cor compunto,


II.
Nel mezzo del cammin di una selva oscura
mi ritrovai per nostra vita
ché la diritta via era dura.

Ahi quanto a dir qual paura
esta selva selvaggia e dura
che nel pensier rinnova cosa aspra e forte.

Tant’è amara che poco vi trovai
ma per trattar ben della morte
vi dirò delle altre cose ch'i' non so ben ridir

tant’era pien di sonno com’i’ v’intrai
che la verace via a quel punto
terminava quella valle.

Ma poi ch'i' fui al piè compunto
guardai in alto...

La riserva (L'educazione di un umanista)

Sono in panchina, una riserva. 
Il mister mi ha detto preparati
e acceso speranza di partecipare
sono stato puntuale, sono qui pronto
maglietta nuova di zecca non quella
piena di fango degli allenamenti
strappata di usura e sudore,
né quelle calze marroni né scarpe
lise. In divisa, immacolata provo 
orgoglio pensando quella infangata.
Ripenso agli anni di fatica
e sacrificio che mi fanno essere qui,
alla mia vecchia scelta di fede nel calcio
non ho rinunciato come quegli altri, dovrei
promettere prove d'alta prestazione
se ne avessi occasione, chissà che farei
perché nessun altro è più preparato:
chiamami dentro almeno al recupero,
arma del mister, dopo fanti il cavaliere.
E vado pensando e l'arbitro canaglia 
dà tre fischi, mi vuota lo stadio.

Non sono uguale

Non sono, no, non sono uguale
ai giorni uguali, vuoto, no son vuoti loro.
Spazio e tempo per me son supporti,
non sono io quello, non sono io loro.
Il mio nome non è una data
che si ripete, e cambia ma un momento
che passa inosservato e lascia
tracce sempre più in là 
ma anche gli astronomi
emanano onde radio nel cielo
e attendono risposta - la gente ride - che fa?
Non prendermi per prodotto marchiato
ma per prototipo da collezione
il mio nome non è una marca
ma il titolo di un quadro d'autore.

Il pensiero dominato

Le cose che so saranno duecento
due e cinquanta, ben sotto trecento,
forse di più, o forse un po' meno
io le so perché dicono lo stesso

la vita non ha pregi senza l'affetto

fraterno, sola discolpa che abbiamo
davanti al tribunale del fato.

Il tentativo di corruzione

Cerca il tempo spiraglio in sfacelo per farsi spazio e reggere il mondo tuttavia. Solamente sbraita il traditore che vuole corromperlo e non...